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QUALI CATTIVE ABITUDINI IMPEDISCONO DI AMARE, E QUALI BUONE ABITUDINI LO RENDONO PIÙ FACILE?

Di CuoreMenteSpirito
Abitudini buone e cattive: quali rendono più facile o difficile amare?

 

Buone e cattive abitudini: cosa sono le virtù e i vizi in generale?

 

Cosa sono e come si acquisiscono o si perdono le buone e cattive abitudini

“La vita morale non consiste in una successione di atti singoli e discontinui, mediante i quali ragione e volontà, in uno sforzo perpetuamente ripreso, imporrebbero la loro regolazione alle tendenze naturali. Essa richiede la creazione di abitudini o meglio di habitus, che rettifichino, in maniera stabile, lo psichismo sotto l’influenza e la condotta della ragione, dando alla volontà la capacità di portarsi senza esitazione verso il bene. Tali abitudini o habitus sono le virtù morali[1].

Joseph De Finance

I vizi e le virtù morali naturali sono “abiti” operativi, abitudini, dal latino ‘habitus’, qualcosa che si ha, ossia un modo di essere, di comportarsi, una disposizione, tendenza o propensione a ripetere una specie di azioni: si tratta cioè di abitudini ad agire facilmente in un determinato modo (nel bene o nel male), acquisite naturalmente mediante la ripetizione dello stesso atto[2], e che si possono perdere compiendo atti contrari al tipo di abito. Gli abiti sono attitudini stabili a compiere atti buoni o cattivi, e quindi si distinguono in:

  • buone abitudini, come le virtù cardinali;
  • e cattive abitudini, come i vizi capitali.

Essendo disposizioni psicologiche ad agire bene o male, intermedie fra la volontà e gli atti, sono tendenze che facilitano il passaggio dalla volontà agli atti stessi, buoni o cattivi.

 

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I vizi capitali e le virtù morali

  • I vizi sono generati dalla ripetizione di atti cattivi, disordinati (difformi dall’ordine della retta ragione), i quali determinano un’inclinazione a riprodurli che si rafforza con il loro ripetersi, e offuscano la coscienza morale (vedi il post COME CAPIRE QUALI SCELTE E ATTI CONCRETI BISOGNA COMPIERE PER AMARE VERAMENTE?) rendendo sempre più difficile la valutazione oggettiva del bene e del male.
    Normalmente consistono nella propensione a superare o non raggiungere la misura della ragione, la “medietà” o il “giusto mezzo” fra due estremi (il troppo e il troppo poco, l’esagerazione per eccesso e per difetto), in cui generalmente si mantengono al contrario le virtù. Sono famosi i sette vizi capitali: superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, gola e accidia (pigrizia).
  • Le virtù morali naturali (o umane) invece sono attitudini stabili a fare il bene, acquisite con l’educazione, mediante la ripetizione di atti buoni e la perseveranza nello sforzo, che regolano i propri atti, ordinano le passioni e i moti della sentimentalità e guidano il proprio comportamento secondo la ragione. Procurano inoltre facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. Una persona è virtuosa quando tende verso il bene e lo pratica liberamente[3].
    Le virtù infatti sono l’analogo spirituale della forza, resistenza, velocità e abilità che si ottengono con l’allenamento fisico. Le quattro virtù morali più famose, dette “cardinali” – perché costituiscono i cardini della vita virtuosa e le altre si raggruppano attorno ad esse – sono: prudenza (o saggezza), giustizia, fortezza e temperanza[4].

 

Le virtù cardinali

 

Prudenza

La prudenza, oggi comunemente ridotta a sinonimo di “cautela”, è in realtà molto di più: essa dispone la ragione pratica a discernere in ogni situazione il vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. Dunque tale virtù guida immediatamente il giudizio della coscienza morale, che così applica i principi morali ai casi particolari senza sbagliare, e supera i dubbi sul bene da compiere e il male da evitare[5]. Scrive S. Tommaso:

“La prudenza è la virtù più necessaria per la vita umana. Infatti il ben vivere consiste nel ben operare. Ma perché uno operi bene non si deve considerare solo quello che compie, ma anche in che modo lo compie, e così si richiede che agisca non per impulso o per passione, ma secondo una scelta o decisione retta”, e ciò “richiede il diretto intervento di un abito della ragione: poiché deliberazione e scelta, aventi per oggetto i mezzi, appartengono alla ragione”[6].

S. Tommaso d’Aquino

 

Giustizia

La giustizia consiste nella costante e ferma volontà di dare a ciascuno “il suo”, ovvero ciò che gli è dovuto per natura, uguale in tutti gli uomini, e per la sua condizione nel caso concreto, soprattutto rispettando e tutelando ciò che gli appartiene in quanto essere umano e senza cui non sarebbe pienamente se stesso, non potrebbe esistere e vivere una vita veramente umana, con la dignità propria della persona umana. Per cui tale virtù, riconoscendo la fondamentale uguaglianza delle persone e i loro bisogni, dispone a rispettare i suoi diritti e a stabilire con lui relazioni umane armoniose e giuste[7].

 

Fortezza

La fortezza assicura, nelle difficoltà, la fermezza e la costanza nella ricerca del bene, rafforzando la decisione di resistere alle tentazioni, di superare gli ostacoli nella vita morale, e dando il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio di sé per una causa giusta[8].

 

Temperanza

La temperanza modera l’attrattiva dei piaceri, assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti del giusto equilibrio personale corporeo-spirituale. Con la temperanza, la persona orienta al bene i propri sentimenti, conservando un sano discernimento, non seguendo il proprio istinto e non assecondando i desideri del proprio cuore quando sono devianti dal bene psico-fisico dell’uomo[9].

 

Quali cattive abitudini (vizi) ostacolano l’amore e quali buone abitudini (virtù) lo aiutano?

Che c’entra tutto questo con l’amore? È evidente da quel che si è detto sopra: i vizi rendono più facile compiere atti cattivi e quindi contrari al bene e all’amore, e ostacolano la pratica del bene morale e dell’amore. Mentre le virtù morali rendono più facile compiere con regolarità, prontezza e gioia atti buoni e quindi gli atti della volontà razionale di amare.

(Rivedi i post COME ATTUARE LA SCELTA DI AMARE VERAMENTE E MANTENERE SOLIDA LA RELAZIONE? Cos’è la volontà razionale di amare?, COME REGOLARSI COI SENTIMENTI? QUALI SEGUIRE PER AMARE DAVVERO?, L’IMPORTANZA DELLA TENEREZZA: COME AMARE PREMUROSAMENTE E PAZIENTEMENTE IL PARTNER?, LA GRATUITÀ: COME AMARE INCONDIZIONATAMENTE E DARE SENZA PRETENDERE? QUANDO È GIUSTIFICATA LA GELOSIA?, PERCHÉ E COME ESSERE FEDELI? – 1) Le tentazioni di tradimento, 2) Vecchi e nuovi innamoramenti, PERCHÉ E COME AMARE GENEROSAMENTE, FINO AL PERDONO E AL SACRIFICIO? SI PUÒ PERDONARE IL TRADIMENTO?).

Ciò consente alla persona di realizzare pienamente le proprie potenzialità e aspirazioni e di trovare la felicità.

Allora bisogna cercare di spezzare i “circoli viziosi” dei propri vizi, non facendo mai nulla di contrario all’amore e compiendo atti d’amore con la forza della volontà e la riflessione della ragione, e occorre coltivare le virtù attraverso la ripetizione di atti d’amore e la perseveranza nell’amore per il partner, per essere più facilitati nel compiere sempre e con prontezza tutto ciò che si addice all’amore ed evitare ciò che è contrario, risultando anche più amabili. Per amare in modo sempre più puro e perfetto servono tutte le virtù:

 

A cosa servono in amore la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza

 

Altre virtù che aiutano ad amare: disinteresse, generosità, fedeltà, pazienza, unità

Ma ci sono altre virtù morali che aiutano specificamente a ripetere gli atti della volontà razionale di amare, e si conquistano rispettando e attuando le cinque modalità per amare veramente il partner: il disinteresse, la generosità, la fedeltà, la perseveranza (comprendente la pazienza e la sopportazione), e l’unità (vedi tutti i post richiamati sopra). Queste non sono qualità innate, che alcuni hanno dalla nascita e altri non possono avere.

Sono virtù che si conquistano con la progressiva edificazione morale della persona grazie alla ripetizione di atti volontari di gratuità, generosità, fedeltà, perseveranza (pazienza e sopportazione) e unità nell’amore per l’altro. Ricordiamo pure la riflessività critica attiva, a cui spetta il controllo e la regolazione dei sentimenti (vedi il post COME REGOLARSI COI SENTIMENTI? QUALI SEGUIRE PER AMARE DAVVERO?).

 

Razionalità o irrazionalità? Quale delle due serve in amore?

 

La razionalità è l’abitudine a volere e agire razionalmente, attuando il vero bene riconosciuto dalla ragione, quindi non è una virtù, ma la virtù

Infine vorrei riflettere sulla razionalità, importantissima nell’amore come abbiamo visto finora, nonostante i pregiudizi di molti nei suoi riguardi (oltre al post appena richiamato, vedi in particolare i post VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 1) Che c’entra la ragione in amore? In cosa consiste realmente la scelta di amare?, 2) Per amare serve anche la ragione?, LA VERITÀ DELL’AMORE: COSA SIGNIFICA AMARE? – 1) L’amore è un compromesso o un dono? Di che cosa?, CUORE E MENTE POSSONO ANDARE D’ACCORDO? La ragione è in armonia con il sentimento dell’amore?).

Come detto nel post COME ATTUARE LA SCELTA DI AMARE VERAMENTE E MANTENERE SOLIDA LA RELAZIONE? Cos’è la volontà razionale di amare?, la volontà razionale è la volontà che vuole razionalmente, cioè in accordo con la ragione. La razionalità può quindi essere intesa come l’abito morale, l’abitudine a volere e agire razionalmente, cioè attuando il vero bene riconosciuto dalla ragione. Ma poiché l’attitudine a fare il bene è proprio la virtù, che è l’abito operativo buono, allora la razionalità coincide con la definizione di virtù in generale. Dunque non è una virtù particolare, ma la virtù, che poi si differenzia nelle singole virtù a seconda dell’ambito in cui si applica la razionalità, e abbiamo allora le virtù cardinali e tutte le altre che da esse derivano.

 

Anche una persona intelligente può comportarsi sia razionalmente che irrazionalmente, ad es. seguendo i sentimenti senza riflettere

Quando si dice di qualcuno che è una persona “razionale”, si intende che in genere nel comportamento e nel prendere decisioni tende a fare buon uso della ragione, e questo per l’amore è fondamentale. Invece definire qualcuno “intelligente” non implica che quella persona si serva poi adeguatamente della ragione nelle varie situazioni, perché l’uso della ragione dipende spesso dalla volontà.

Infatti una persona intelligente può comportarsi da stupida e in modo irrazionale, contrario alla ragione, quando, pur avendo a disposizione una buona intelligenza, non si affida alla ragione come mediazione rispetto ai sentimenti spontanei, che sceglie di seguire immediatamente ed acriticamente, risultando così irrazionale e impulsiva, e questo è assai deleterio in amore. Infatti quando si dice di una persona che “a volte non ragiona”, è perché non vuole ragionare, e così può fare scelte ed azioni molto sbagliate nei confronti degli altri e di se stessa.

 

L’irrazionalità è agire contro la ragione, quindi non è un vizio, ma il vizio

Perciò l’irrazionalità si rivela essere non solo un brutto vizio, ma proprio il vizio, la radice dei vizi nei vari ambiti, e infatti è il contrario della razionalità, che è la virtù.

“Distintivo della natura umana è la ragione; la virtù è conformità alla ragione: il vizio è contrarietà alla ragione e quindi anche alla natura”[10].

(Sui vizi e le virtù più in generale, vedi anche questi futuri post).

 

Ma in amore si può essere razionali e “passionali” allo stesso tempo?

Io mi sono sempre definito una persona riflessiva (o che cerca di esserlo nonostante i suoi limiti), ma anche di carattere sensibile e romantico.

Quindi certo, la razionalità è compatibile con la sensibilità e la “passionalità”, poiché non implica la freddezza, ma il sapere quando manifestare e seguire un sentimento in quanto positivo, anche con grande “romanticismo”, calore e trasporto emotivo, e quando invece non manifestarlo o seguirlo in quanto negativo (vedi il post COME REGOLARSI COI SENTIMENTI? QUALI SEGUIRE PER AMARE DAVVERO?).

Comunque la persona razionale sa cosa fare e come comportarsi nel modo giusto anche in assenza di sentimenti positivi e contrastando quelli negativi, cosa ben più difficile per quella col vizio dell’irrazionalità. La fase etica del cammino dell’amore infatti non esclude le componenti di quella estetica (vedi il post NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE? – 2) Dai problemi sentimentali al problema della scelta: restare con il partner o lasciarlo?), ma le trascende, includendole in una nuova luce: lo splendore della verità, che illumina sui sentimenti da seguire e non seguire e su cosa è giusto fare comunque.

 

Più che l’intelligenza, sta diminuendo la volontà di usare correttamente la ragione: non lasciarti sviare dalle voglie egoistiche e dal “così fan tutti”!

La razionalità e l’irrazionalità, intese come abitudini morali, si riferiscono quindi all’uso pratico e morale che una persona tende a fare della propria ragione, e non alla sua intelligenza, né al suo esercizio puramente teoretico.

Qualcuno dice che nell’epoca contemporanea gli uomini si stanno man mano “rincretinendo”. A causa di vari fattori che ora non sto ad analizzare, forse sta effettivamente diminuendo l’intelligenza, la capacità linguistica, critica e argomentativa. Ma è sicuro che sta diminuendo anche la volontà delle persone di usare pienamente la ragione per conoscere la verità in certi ambiti, volere e fare il vero bene, e che sta aumentando la volontà di piegarla alle proprie voglie egoistiche, non volendo vedere le molte contraddizioni che derivano da un uso così scorretto e limitato della ragione.

Questo perché molti la usano soprattutto per cercare di convalidare l’opinione comune e giustificare i modi di vivere più diffusi, che hanno fatto propri e intendono mantenere a prescindere dalla verità e dal bene, perché è ciò che viene più facile seguire. Ma pensino e facciano pure quel che vogliono: la verità non possono cambiarla (vedi i post VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 3) Perché commettiamo errori nelle nostre valutazioni e decisioni? Come evitarli per amare davvero?, ESISTE UNA VERITÀ OGGETTIVA? ANCHE SULL’AMORE?, COME POSSIAMO CONOSCERE LA VERITÀ (ANCHE SULL’AMORE)?), e io nel mio piccolo ho cercato di mostrarla nel corso di tutti i post che stai leggendo.

 

Nel prossimo post: CONCLUSIONE DI QUESTA SERIE DI POST SULL’AMORE: Le riflessioni e i consigli proposti fin qui sono sufficienti per amare davvero?
  • L’etica dell’amore
  • Una sintesi dei post precedenti e futuri nella lettera del 3 Aprile 2009 a Chiara
  • Riuscirai da solo/a ad amare veramente la stessa persona per tutta la vita?

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.

Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

 

NOTE
  1. J. De Finance, Etica generale, op. cit., p. 387.
  2. In ciò le virtù naturali o umane si distinguono dalle virtù soprannaturali o teologali (fede, speranza e carità), infuse direttamente da Dio, di pertinenza non filosofica ma teologica.
  3. Cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, nn. 1803-1804.
  4. Cfr. ibidem, n. 1805.
  5. Cfr. ibidem, n. 1806.
  6. Somma teologica, I-II, q. 57, a. 5.
  7. Cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1807.
  8. Cfr. ibidem, n. 1808.
  9. Cfr. ibidem, n. 1809.
  10. G. Dal Sasso – R. Coggi, Compendio della Somma Teologica di San Tommaso d’Aquino, op. cit., p. 151.

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