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Esistono buoni motivi per aspettare il matrimonio, o la castità prematrimoniale non ha alcun senso?
Nel post precedente SESSO E UNIONE TOTALE – 1) Un valore da preservare? avevo promesso che in questo ci saremmo chiesti se è giusto aspettare per vivere il sesso nel matrimonio, e se è meglio prima (o soltanto) convivere o sposarsi direttamente. Quindi, basandomi sulle considerazioni fatte in quel post, propongo di seguito alcuni motivi per cui non solo è giusto, ma anche utile e conveniente aspettare per vivere il sesso nel matrimonio, il suo contesto appropriato e naturale, quello in cui può esprimersi nella sua verità e pienezza. Ciò consentirà poi di rispondere anche alla domanda su cosa pensare della convivenza prima o senza il matrimonio.
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1) Per preservare il rapporto sessuale come rapporto intimo ed esclusivo fra gli sposi
Come la relazione tra madre e figlio, padre e figlio, fratello e sorella ecc. hanno qualcosa di unico che li distingue, così il rapporto sessuale dovrebbe essere riservato esclusivamente all’unica persona con cui si sceglie di condividere l’intera vita (propria o sua), avendole donato se stessi una volta per tutte. L’esclusività dell’unione sessuale con questa persona fa parte del legame unico e particolare con lei: il sesso diviene segno del rapporto speciale instaurato esclusivamente con il coniuge, con cui si condivide la vita, e in questo modo è possibile coglierne tutto il valore umano.
Il sesso con partner a cui non si dona definitivamente se stessi perde il suo significato e allontana dall’amore vero
Al contrario, l’atto sessuale ripetuto con diverse persone nel corso della vita, a cui non ci si è donati totalmente nel matrimonio, snatura il rapporto sessuale, che diviene qualcosa di sostituibile, reiterabile e praticabile in qualunque relazione non stabile e non basata sull’amore vero e definitivo, che si realizza pienamente solo nel matrimonio. Non volendo aspettare di sposarsi e non volendo rinunciare al sesso nella situazione presente, ma senza prendersi un impegno indissolubile, si perde il suo vero senso unitivo, e spesso anche quello procreativo, facendo ricorso alla contraccezione, che a sua volta è indice della non completa disponibilità a concedersi totalmente all’altro, al punto di voler vivere per tutta la vita con lui e voler crescere insieme i propri figli. Perché se tale impegno ci fosse realmente, senza impedimenti esterni, allora ci si sarebbe già sposati.
Se due persone hanno rapporti fisici senza essersi donate l’una all’altra per tutta la vita, il sesso viene vissuto nel contesto di un’unione parziale con partner intercambiabili, temporanea e sostituibile da altre persone, ben diversa da quella esclusiva, totale e perenne del matrimonio, che quindi contraddice l’unione esclusiva e totale espressa attraverso il corpo. Così il sesso, sradicato dal rapporto unico con la persona con cui si condivide tutta la vita, si disintegra e diventa una pura esperienza fisica e al massimo sentimentale ripetibile. Quando questa esperienza viene ripetuta con persone diverse ogni volta che si rompe una “storia” e ne si cerca un’altra, il rapporto sessuale perde sempre più la sua bellezza, unicità, profondità ed intimità, che solo il matrimonio di uno con una per tutta la vita può preservare.
2) Per non separare la finalità unitiva del sesso da quella procreativa, che se sottratte alla loro armoniosa unità lo rendono molto meno bello, vero e buono per la persona e la coppia
Infatti frequentemente, quando si hanno rapporti al di fuori del matrimonio o da fidanzati, si usano i contraccettivi (preservativi, pillole e quant’altro), rifiutando la naturale possibilità che l’unione generi una nuova vita, perché ovviamente ciò può costituire un grave problema per due persone non sposate, prive di un lavoro stabile e di una casa, per non parlare del figlio che nasce in tale condizione di instabilità.
Allora l’unico modo per non essere costretti ad una tale disintegrazione, menomazione del sesso, privato del suo valore vitale, è viverlo nella sua pienezza nel matrimonio, senza impedimenti artificiali e innaturali nei confronti della sua essenziale finalità procreativa.
3) Per alimentare e mantenere la passione del sentimento di amore durante il fidanzamento
Nella società attuale purtroppo, a causa dei lunghi tempi spesso necessari per ottenere un lavoro stabile e una casa, il fidanzamento può durare anche anni (come nel mio caso), e quindi la fine dell’innamoramento (vedi il post NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE? – 1) La fine dell’innamoramento è normale) e la necessità del passaggio all’amore (vedi il post PER QUALE MOTIVO DOVRESTI RIMANERE PROPRIO CON QUELLA PERSONA?) si manifestano ben prima del matrimonio.
Il vostro rapporto può evolversi in positivo o in negativo se fate sesso prima del matrimonio?
Come sappiamo, il sentimento dell’amore non è l’amore, ma è comunque bello ed importante nell’innamoramento e nel fidanzamento (oltre che dopo), perché è una spinta naturale che aiuta ad andare verso il matrimonio e a crescere nella conoscenza sempre più profonda dell’altro, nel dialogo e nel cammino che si sta affrontando insieme. Tuttavia la passione è come un elastico: se si tira continuamente e sempre più, bruciando le tappe fuori dal loro contesto appropriato, può assottigliarsi progressivamente fino a rompersi. Perciò non bisogna tirare troppo la corda.
Il sesso prima del matrimonio può condurre presto all’assuefazione o alla dipendenza (lussuria), ma anche precocemente all’apatia, all’insoddisfazione, all’aridità dei sentimenti. Infatti, dato che il sesso è particolarmente piacevole, appagante e coinvolgente, può facilmente assorbire la relazione tra due persone al punto da illuderle a lungo che tutto vada perfettamente secondo le loro aspettative, e che l’innamoramento sia immutabile ed eterno.
Ma concentrando il rapporto in modo sbilanciato sul sesso anziché sul dialogo e sulla progressiva conoscenza e dedizione reciproca, vengono mascherate le imperfezioni dell’altro, che sembra rispecchiare perfettamente i propri sogni… finché si scoprono i suoi difetti, e l’illusione dell’innamoramento immutabile ed eterno si infrange di colpo con la dura realtà dei propri limiti: il suo declino e la sua fine. Questa realtà non viene scoperta gradualmente come dovrebbe essere, ma si presenta tutta insieme, così prima o poi l’illusione si trasforma immancabilmente in delusione, e in un attimo tutto il castello di cristallo che si era fatto può andare in frantumi.
Il sesso prematrimoniale può accelerare e aggravare la crisi alla fine del periodo dell’innamoramento?
Inoltre quando il sesso viene praticato ripetutamente senza essere vissuto nella sua pienezza e senza capirne il vero senso, diventa un’abitudine che entusiasma sempre meno, diminuisce sempre più il benessere iniziale da esso derivante, e magari ci si stufa di farlo sempre con la stessa persona. Conosco persone che hanno iniziato a vivere molto male i problemi sentimentali connessi alla fine dell’innamoramento (che comunque è normale) pure per questi motivi. Così si può pervenire in modo più grave del normale a crisi in cui ci si domanda: “Perché non ho più la stessa passione per il mio fidanzato o la mia fidanzata? Devo forse lasciarlo o lasciarla?”.
Ho risposto nel corso di tutti i precedenti post della seconda serie a queste domande: una crisi di passaggio dall’innamoramento all’amore, dal calo del sentimento alla volontà razionale di amare (vedi il post COME ATTUARE LA SCELTA DI AMARE VERAMENTE E MANTENERE SOLIDA LA RELAZIONE? Cos’è la volontà razionale di amare?), è comunque normale, anzi è necessaria per amare davvero, in modo disinteressato e generoso.
Ma mentre per chi non ha rapporti può avvenire gradualmente e senza strappi, spesso chi vive fin da subito il sesso in modo parziale, svilito e innaturale, subisce tutt’a un tratto un effetto valanga (improvvisa scoperta del calo di desiderio, dei difetti dell’altro, della fine dell’innamoramento), il quale può provocare crisi brusche e profonde che mettono molto più a rischio la prosecuzione della relazione. E sono poche le persone in questa condizione che riescono ad uscirne e a fare il salto di qualità della volontà di amare davvero (uno è un mio carissimo amico).
La castità prematrimoniale può migliorare o peggiorare il vostro rapporto?
La castità prematrimoniale invece spinge a dedicarsi di più al dialogo, alla condivisione di altre esperienze e problemi, alla progressiva conoscenza e dedizione reciproca, e ciò consente di scoprire gradualmente la personalità dell’altro e la realtà della relazione di coppia, non lasciandosi cogliere di sorpresa e disarmati dalla fine dell’innamoramento. Inoltre astenersi dai rapporti sessuali, così come quando non ci si vede per un po’ di tempo, aiuta a rafforzare e mantenere più vivo il desiderio nei confronti dell’altro, con effetti positivi sugli altalenanti sentimenti anche dopo la fine dell’innamoramento: diminuiscono la frequenza e l’intensità dei periodi di “basso” sentimentale. Infatti la passione ha bisogno di essere alimentata dalla mancanza, dall’ostacolo, dallo sforzo per raggiungere l’obiettivo a cui tende.
Quindi nel fidanzamento sarebbe meglio non unirsi fisicamente in modo completo all’altro, visto che il legame totale ancora non c’è, e ciò genera quella tensione verso la totalità futura che rafforza il sentimento e il rapporto, e consente più facilmente ad esso di perdurare. In più, non spingersi fino al rapporto sessuale valorizza e permette di vivere con la massima tenerezza e il maggior trasporto emotivo ogni piccolo gesto proprio del fidanzamento, come gli sguardi innamorati, le dolci carezze e i baci appassionati che, una volta “andati oltre”, vengono spesso sentiti superflui e superati, e perdono la loro bellezza, dolcezza e intensità originaria (anche se non necessariamente).
Meglio la convivenza (almeno per prova), o il matrimonio?
Veniamo infine all’ultimo motivo per cui non solo è giusto, ma anche utile e conveniente aspettare per vivere il sesso nel matrimonio, il suo contesto appropriato e naturale, quello in cui può esprimersi nella sua verità e pienezza:
4) Per andare oltre la sola dimensione sentimentale dell’amore e la semplice convivenza
La convivenza prima o al posto del matrimonio non mette l’amore alla prova, ma sotto condizione
A questo proposito, è utile fare alcune considerazioni sulle “convivenze”, cioè sull’uso comune di convivere, vivere insieme (coabitare) come se si fosse già sposati, ma senza contrarre un vincolo indissolubile, con la possibilità di lasciare una persona con cui “non si sta più bene” e cercarne un’altra con cui si possa “stare bene”.
Molti scelgono di convivere per “mettere alla prova” il loro amore, ma in realtà così mettono alla prova il loro egoismo: non donano completamente e definitivamente se stessi, per vedere se avranno problemi nella vita insieme. Infatti chi vuole provare se si sta bene anche vivendo sotto lo stesso tetto, “ama” sotto condizione e non incondizionatamente, totalmente, perché vuole lasciarsi la possibilità di rompere la relazione qualora “scoprisse” che “non si sta bene insieme”. Ma in realtà in qualunque rapporto di fidanzamento, convivenza e matrimonio, e con qualsiasi persona, ci saranno necessariamente molte e più o meno grandi difficoltà, sia pratiche che sentimentali. Allora la scelta fondamentale rimane sempre e con qualunque persona quella tra:
a) Amare più se stessi
e di conseguenza lasciare il partner se le cose vanno male e cercarne uno con cui “si sta meglio”, perché – è inutile negarlo – in tal caso si sta pensando a se stessi egoisticamente, piuttosto che all’altra persona. In questo modo non si ama mai l’altro e non si cerca prima di tutto il suo bene, che è il dono completo e definitivo di sé, ma si ama piuttosto la passione, che viene ricercata per se stessa a prescindere dalla persona a cui ci si unisce.
Chi sceglie sempre in questo modo, pratica il sesso non esclusivamente con una persona (il marito o la moglie), ma con un partner dopo l’altro durante la vita, ed esso diventa una cosa separata dall’unione coniugale, e quindi ripetibile con ogni nuovo partner, perdendo il valore della finalità unitiva del sesso esclusivamente con l’uomo o la donna della propria vita.
b) Amare più l’altro
Scegliendo questo, quando nel rapporto si incontrano difficoltà più o meno grandi, problemi pratici e sentimentali connessi alla fine dell’innamoramento o altro, si decide di sopportare e andare avanti, perché non si sta più a rimuginare sui propri sentimenti e desideri egoistici, ma si mette al primo posto l’altro. Così l’amore, com’è normalissimo che avvenga col tempo, diviene meno sentimentalmente spontaneo, ma conquista il suo elemento più prezioso ed essenziale: la volontà di amare l’altro, volendo prima di tutto il suo bene, ovvero il dono completo e definitivo di sé, anche quando costa sacrificio.
Chi sceglie di amare veramente l’altro, vuole realizzare pienamente il proprio amore donandosi completamente all’altro nel matrimonio, non scendere a compromessi, per quanto dipende da lui, e non ha bisogno di un tentativo di convivenza vissuta come prova egoistica, in cui non dona irrevocabilmente se stesso. Perciò scegliere liberamente di convivere o non convivere, in assenza di impedimenti esterni e rifiutando o meno un impegno definitivo, non è solo una scelta fra avere o non avere rapporti prematrimoniali, ma anche e soprattutto fra non amare veramente l’altra persona oppure amarla veramente, con la volontà di donarsi definitivamente a lei nel matrimonio, senza egoistiche vie di mezzo.
Il caso diverso di chi convive con la volontà di donarsi definitivamente al partner
Il caso di chi sceglie di convivere appunto per ragioni egoistiche, senza voler amare davvero fino in fondo e sino alla fine, va però distinto dal caso di chi magari è fidanzato da anni, convive o è sposato solo civilmente, ma con la ferma volontà e l’impegno fattivo di donarsi solo a quella persona per tutta la vita: qui si manifesta già un’intenzione e una scelta (per quanto dipende da se stessi) specificamente matrimoniale, impedita forse solo da fattori esterni (ad es. mancanza di lavoro stabile e di una casa), da paure o da una concezione pregiudiziale del matrimonio- sacramento come lo si celebra in Chiesa, che in fondo non si discosta dall’impegno voluto da questa persona. A tal proposito è utile riportare le ragionevoli considerazioni del sinodo dei Vescovi e di Papa Francesco nell’Esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia sull’amore nella famiglia:
I vari motivi per cui molti non si sposano
“«A rischio di banalizzare, potremmo dire che viviamo in una cultura che spinge i giovani a non formare una famiglia, perché mancano loro possibilità per il futuro. Ma questa stessa cultura presenta ad altri così tante opzioni che anch’essi sono dissuasi dal formare una famiglia»[1]. In alcuni paesi, molti giovani «spesso sono indotti a rimandare le nozze per problemi di tipo economico, lavorativo o di studio.
Talora anche per altri motivi, come l’influenza delle ideologie che svalutano il matrimonio e la famiglia, l’esperienza del fallimento di altre coppie che essi non vogliono rischiare, il timore verso qualcosa che considerano troppo grande e sacro, le opportunità sociali ed i vantaggi economici che derivano dalla convivenza, una concezione meramente emotiva e romantica dell’amore, la paura di perdere la libertà e l’autonomia, il rifiuto di qualcosa concepito come istituzionale e burocratico»[2].
Abbiamo bisogno di trovare le parole, le motivazioni e le testimonianze che ci aiutino a toccare le fibre più intime dei giovani, là dove sono più capaci di generosità, di impegno, di amore e anche di eroismo, per invitarli ad accettare con entusiasmo e coraggio la sfida del matrimonio”[3].
Non tutte le “unioni irregolari” sono uguali: aspetti negativi e opportunità positive
“I Padri [sinodali] hanno anche considerato la situazione particolare di un matrimonio solo civile o, fatte salve le differenze, persino di una semplice convivenza in cui, «quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio»[4]. D’altra parte è preoccupante che molti giovani oggi non abbiano fiducia nel matrimonio e convivano rinviando indefinitamente l’impegno coniugale, mentre altri pongono fine all’impegno assunto e immediatamente ne instaurano uno nuovo”[5].
“«La scelta del matrimonio civile o, in diversi casi, della semplice convivenza, molto spesso non è motivata da pregiudizi o resistenze nei confronti dell’unione sacramentale, ma da situazioni culturali o contingenti»[6]. In queste situazioni potranno essere valorizzati quei segni di amore che in qualche modo riflettono l’amore di Dio[7]. Sappiamo che «è in continua crescita il numero di coloro che, dopo aver vissuto insieme per lungo tempo, chiedono la celebrazione del matrimonio in chiesa. La semplice convivenza è spesso scelta a causa della mentalità generale contraria alle istituzioni e agli impegni definitivi, ma anche per l’attesa di una sicurezza esistenziale (lavoro e salario fisso).
In altri Paesi, infine, le unioni di fatto sono molto numerose, non solo per il rigetto dei valori della famiglia e del matrimonio, ma soprattutto per il fatto che sposarsi è percepito come un lusso, per le condizioni sociali, così che la miseria materiale spinge a vivere unioni di fatto»[8]. Comunque, «tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia […]”[9].
Nel prossimo post: COSA PUÒ IMPEDIRE DI VIVERE UNA VERA RELAZIONE DI COPPIA? Quando è giusto lasciare il partner?
- Gli impedimenti matrimoniali impediscono di amare davvero? In quali casi è giusto lasciare e non sposare il partner?
- Può essere giusto frequentare o mettersi con chi è già impegnato?
- Quando è giusto lasciare il proprio partner?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
NOTE
- Papa Francesco, Discorso al Congresso degli Stati Uniti d’America (24 settembre 2015). ↑
- Relatio finalis 2015, n. 29. ↑
- Amoris laetitia, n. 40. ↑
- Relatio Synodi 2014, n. 27. ↑
- Amoris laetitia, n. 293; cfr. n. 78. ↑
- Relatio finalis 2015, n. 71. ↑
- Cfr ibid. ↑
- Relatio Synodi 2014, n. 42. ↑
-
Amoris laetitia, n. 294. ↑
