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Quando si è davvero innamorati, si può amare più persone, o l’amore è esclusivo? Riflettiamoci in questo post!
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Come capire se si è innamorati? (Parti I-II)
Vuoi capire se ti sei innamorato/a, o se la ragazza o il ragazzo che ti piace o che frequenti (con cui “esci”) si è innamorato/a di te? Bene, sei nel post(o) giusto! Infatti, oltre al piacere di stare insieme, all’affetto e alla tenerezza dei gesti, delle parole e dei modi appunto affettuosi tipici degli innamorati, che però si ritrovano similmente anche in altri sentimenti e relazioni diverse, come ad es. l’amicizia o il rapporto madre/padre – figlio, ci sono altre caratteristiche fondamentali, più specifiche, essenziali del sentimento dell’amore, da cui si può capire se si è veramente innamorati o no.
Le percezioni teleologiche dell’amore
Finalmente da oggi e nel corso di questa prima serie di post cominceremo ad illustrare i quattro elementi costitutivi e inconfondibili, caratterizzanti in modo chiaro e univoco il sentimento dell’amore, che nascono e si sviluppano nell’innamoramento, e si possono chiamare percezioni teleologiche dell’amore: si tratta di sensazioni e desidèri che il sentimento di amore vissuto suscita quando raggiunge il suo picco. Le definisco “teleologiche” perché queste percezioni riguardano il fine (in greco télos), lo “scopo” dell’amore, e sollecitano a raggiungere quello stesso fine.
Ma il miglior modo di iniziare a parlarti dell’argomento è continuare la narrazione della mia esperienza personale, perché non si tratta di concetti che avevo studiato da qualche parte o dedotto mediante il ragionamento a priori: sono percezioni scaturite dalla mia stessa esperienza, su cui poi naturalmente ho riflettuto, e che quindi ho ricavato per introspezione. Ma tali sentimenti sono comuni a chiunque si innamori davvero (anche questo l’ho sempre riscontrato per esperienza). Il motivo più profondo, insito nella natura stessa dell’amore, lo scoprirai nella seconda serie di post, in cui si tratteranno gli aspetti essenziali dell’amore, che in quello vero e proprio devono permanere anche dopo la fase dell’innamoramento: allora vedrai che c’è piena armonia tra gli aspetti fondamentali del sentimento dell’amore e quelli dell’amore in sé e per sé, nonostante alcune importanti differenze che verranno delucidate a suo tempo.
Il mio sentimento si approfondiva…
Alcuni episodi rivelatori
Come ho già anticipato nel post precedente APRIRSI ALLA BELLEZZA – 2) Amare in silenzio, tristezza e bellezza della natura prima di interrompere il racconto, ritornai in Trentino nell’estate 2005, alla fine del secondo liceo, quando Maddalena era nel mio cuore ormai da tre anni. Arrivato all’hotel, scoprii che lei in quel periodo aiutava i suoi genitori occupandosi dell’area fitness (piscina, palestra ecc.). Così acquistai la tessera per la palestra in modo da poterla vedere per più tempo durante il giorno, rispetto alle precedenti estati. Infatti iniziammo a parlare di più e a conoscerci meglio. Mi piaceva sentirla parlare ed esprimere idee simili alle mie, e vederla lavorare d’estate per i suoi con una pazienza che mise del tutto in luce la sua sensibilità e generosità.
Un complimento allusivo
Un giorno mi chiese come le ragazze dovessero fare un certo esercizio fisico.
Io glielo spiegai volentieri, ma conclusi dicendo che comunque lei non ne aveva bisogno (perché già in forma: ma questo non glielo dissi esplicitamente).
La rabbia per l’aggressione di un cafone
Un’altra volta Maddalena si accorse che un bambino in piscina tossiva e non aveva l’aria di stare bene, perciò consigliò al padre di farlo uscire. Ma quello non le diede retta, e il figlio finì per vomitare a bordo vasca. Allora Maddalena, visibilmente risentita, gli portò un secchio con il detersivo e l’attrezzo per pulire. Quello se la prese in modo veramente esagerato, perché si aspettava che avrebbe pulito lei senza batter ciglio, dopo che lo aveva già avvertito di quello che sarebbe potuto succedere! La prese a male parole e la minacciò, arrivando persino a dire: «Ringrazia che sei una bambina perché se no…». Io rimasi impietrito ad osservare, ma pronto a scattare… credo di aver provato raramente una tale rabbia, e questo perché un cafone poco intelligente ma assai arrogante stava minacciando la persona a cui tenevo di più al mondo.
Come avrei voluto difenderla e consolarla…
Finita la sua sfuriata, quel burino impazzito se ne andò a protestare dalla madre di Maddalena, mentre io le dissi qualcosa del tipo: «Se provava anche solo a toccarti…», facendola sorridere. La madre si trovò costretta ad acquietare il cliente commentando, pur forse non pensandolo: «Non posso mai affidare nessun incarico a mia figlia!». Questo me lo riferì Maddalena dopo averlo sentito con le sue orecchie, e ci rimase molto male: poverina, aveva le lacrime agli occhi. Io mi sentii male a mia volta per la sua comprensibile ferita ricevuta dalla madre, a cui offriva persino il suo lavoro invece di uscire come tutti i coetanei durante le vacanze, sentendosi poi ritenere inaffidabile. Eppure, nonostante qualche parola di conforto, non potei fare nulla per consolarla come avrei desiderato, temendo che potesse scoprire i miei sentimenti per lei.
Chissà se se ne accorse lo stesso grazie alle due frasi allusive a proposito dell’esercizio di cui lei non aveva bisogno e del tizio incollerito, oppure per l’episodio che sto per raccontare.
Chi è innamorato vorrebbe proteggere la persona amata da ogni pericolo, più o meno serio
Mentre io mi trovavo nella palestra, separata dalla piscina soltanto da un pannello trasparente, un suo amico stava cercando di buttarla in acqua completamente vestita, e lei gridò: «Francesco!». A sentirmi chiamare così, per nome, da lei, non ci pensai due volte e le corsi incontro. Se qualcuno conosce il nome di un uomo, in qualche modo è come se l’avesse in pugno. Mio padre dice spesso ironicamente: “Quando una donna dice ad un uomo di gettarsi in un pozzo, l’unica cosa che l’uomo può fare è sperare che non sia troppo profondo”.
Non ebbi nemmeno il tempo di pensare che sarei potuto finire in acqua vestito pure io! Ma l’acqua non poteva spegnere il fuoco dell’impeto che mi spingeva ad accorrere in difesa di Maddalena, e per un innamorato non ha importanza se il pericolo sia reale o meno, quando c’è di mezzo la persona che ama. Così la liberai facilmente dalla presa dell’amico; poi lo afferrai e lo spinsi in acqua con quelle braccia che, su richiesta di Maddalena, ebbero il piacere di mostrarsi forti per lei, ma mai quello di abbracciarla con dolcezza come avrei tanto desiderato.
Anche quell’estate uscimmo qualche volta allo stesso modo delle precedenti, ma a parte ciò che ho descritto, non ci furono altri fatti rilevanti.
Il dolore lacerante della lontananza di chi si ama
Il vero cambiamento infatti non fu esteriore, ma interiore. Maddalena mi piaceva da tre anni, certo, ma come se ciò non fosse ancora abbastanza – e non lo era –, sentii che il mio sentimento stava cambiando; o meglio, aveva compiuto un salto sostanziale: aveva raggiunto il suo vertice. Continuai a cercare di non mostrarglielo e ritornai a Roma, senza essere riuscito neanche a salutarla.
Perché? Quando i miei genitori andarono come sempre a salutare sua madre e suo padre prima di partire, c’era anche lei, e io rimasi vicino alla porta cercando di non farmi notare. Ricordo quel momento soprattutto come una situazione colma di imbarazzo e disagio: ero scisso interiormente fra il desiderio di salutarla prima di partire e quello contrario di non farmi vedere, e ancora oggi non trovo una precisa risposta al perché restai lì imbambolato e nascosto e non andai a salutarla. Forse per la paura che mi avrebbe fatto troppo male guardarla un’ultima volta prima di tornare a casa, con la consapevolezza che non l’avrei più rivista né sentita per un altro lungo anno.
Ad ogni modo ricordo bene cosa provai quando fui arrivato a casa: orribilmente incarcerato in una prigione a settecento chilometri da lei, impressione rafforzata dalla vista del cancello che si chiudeva, che mi rinchiudeva lontano da lei. In quell’istante sentii che non avrei potuto sopportare un altro anno così, come avevo fatto le volte precedenti seppur difficoltosamente. Per un mese piansi tutti i giorni.
Chi ama desidera la felicità della persona amata
Nello stesso periodo partii per una vacanza-studio a Reading, una città vicino Londra, insieme al mio amico Alessandro. Doveva essere un’occasione di divertimento per tutti, ma in me proseguiva il cambiamento interiore che già si profilava dalla vacanza in Trentino. A causa del dolore che portavo dentro, rimasi tutte e due le settimane serio ed assorto nei miei pensieri, partecipando a tutte le attività ma senza divertirmi, sentendomi solo in mezzo agli altri. A volte rimanevo solo davvero: me ne restavo nella mia stanza mentre gli altri facevano allegramente baldoria.
Il dolore che mi pervadeva era troppo intenso per lasciarmi pensare ad altro, e ben presto mi resi conto della reale entità del mio sentimento: non soffrivo tanto perché esso non era corrisposto, quanto per la lontananza di Maddalena, per il fatto che non sapesse quanto amore serbavo in cuore per lei, ma soprattutto perché non potevo contribuire di persona a realizzare la cosa che desideravo più di ogni altra, più importante di averla, più importante della mia felicità: la sua felicità. Con ciò realizzai di essere diventato diverso dai coetanei che avevo intorno, che ritenevano principale il desiderio di conquistare chi piaceva loro, e non la sua felicità. Capii che il mio sentimento, a differenza dei loro, aveva raggiunto il culmine.
Il dolore, la maturazione della persona e del sentimento dell’amore vanno di pari passo
Penso che questo sia stato possibile non tanto perché i miei sentimenti durassero da tre anni – infatti per quei tre anni si erano mantenuti sostanzialmente inalterati –, quanto grazie a due fattori.
“Al cor gentil rempaira sempre amore”
- Innanzitutto la maturazione che stavo compiendo, perché la propria maturazione interiore costituisce la predisposizione alla crescita spirituale e dei sentimenti:
“Al cor gentil rempaira sempre amore”
(= l’amore ripara, si rifugia sempre nel cuore gentile). Mi piace commentare questo famoso verso del poeta Guido Guinizzelli interpretando il concetto stilnovistico di “gentilezza” del cuore appunto come maturazione interiore, predisposizione necessaria all’accoglimento e allo sviluppo dell’amore.
Il dolore, se vissuto nel modo giusto, fa crescere
In secondo luogo, non fu meno importante il ruolo del dolore che stavo vivendo a causa dei sentimenti trattenuti e non vissuti.
Quando il dolore viene accettato
- Infatti il dolore fa maturare l’amore, perché quando ci si vedono negare i propri desideri, si avverte un vuoto profondo, e non c’è più ragione di pensare a se stessi. Perciò il dolore può uccidere l’egoismo, lasciando spazio all’altruismo. Ma perché ciò avvenga, è necessario accettare il dolore e la parte positiva della sua forza annichilente, che apre uno squarcio attraverso cui possa passare l’offerta di sé. È chiaro che bisogna lasciarsi ferire dal dolore per poter amare in una simile condizione, e le ferite fanno sempre male.
Quando il dolore non viene accettato
- Invece se si rifiuta il dolore si può ritornare ad un egoismo edonistico (che mira solo al conseguimento del proprio piacere) e cinico (ossia sprezzante ed insensibile), peggiore del precedente. Per esempio si potrebbe rifiutare il dolore della perdita o della mancanza riducendo il valore dell’oggetto del desiderio inadempiuto, come fa la volpe che non riuscendo ad arrivare all’uva dice che tanto era acerba. Se ricordi i post HAI AVUTO (O TEMI) UNA DELUSIONE IN AMORE? – 1) Forse per il momento è meglio soltanto “divertirsi”? e – 2) Perché non ti innamori di nessuno?, puoi intuire facilmente come le delusioni d’amore (o il timore di esse) possano essere un tipico preludio all’irrigidimento negli stadi estetici chiusi, i blocchi emotivi che impediscono di innamorarsi.
La mia situazione invece portò buoni frutti, poiché non solo la maturazione e l’accettazione del dolore mi condussero al picco sentimentale dell’amore, ma quell’amore e quel dolore suscitarono a loro volta la mia maturazione e la mia tendenza alla riflessione e all’introspezione, dandomi così modo di conoscermi in profondità scrutando nel mio animo.
“L’uomo è un apprendista, il dolore il suo maestro, e nessuno conosce se stesso finché non ha sofferto”,
sostiene infatti Alfred de Musset.
Perché iniziai a scrivere
Questo mi portò all’esigenza di scrivere. Così, quando erano passati venti giorni dalla mia partenza da ***, il 31 Luglio 2005, nella mia stanza a Reading, fui spinto a scrivere per la prima volta per sfogare e chiarire i sentimenti che si agitavano nel mio intimo. Per sfogare e chiarire sentimenti e pensieri: furono questi i primi motivi che mi indussero alla scrittura spontanea (non per scuola). Così nacquero molti frammenti che poi ho utilizzato per scrivere questi post.
Riporto ciò che scrissi quel giorno. Piccola premessa: in questa serie di post sull’amore, quando parlerò di Dio, lo farò semplicemente per esprimere la mia fede e testimoniare la mia esperienza. In altre future serie di post su Dio – creazione/evoluzione, fede e credibilità del cristianesimo, troverai approfondimenti scientifici, filosofici e teologici più rigorosi.
Una riflessione per chiarire i miei sentimenti…
Per quanto raramente succeda, lascerò parlare il mio cuore stasera, senza troppe barriere mentali, poiché nei miei sentimenti poco vi è di razionale.
Per me eri unica
Ancora una volta, come mille altre volte, penso a te, stella luminosa e accecante nell’oscurità del mio vasto cielo. Di quante bellezze e meraviglie gode il mondo? La consapevolezza dell’angosciosa risposta offusca il mio cuore: non è un mondo adatto ad ospitare una creatura paradisiaca come te, una ragazza che ogni giorno dimostra la grandezza e la bontà di Dio, che ci ama al punto da donarci una persona unica e rara come te. Non trovo miglior modo per descriverti che dire quanto la tua sia una meravigliosa e straordinaria bellezza, ma una bellezza spirituale, riflesso della tua anima dolce, gentile e generosa che fa di te una persona speciale, separata dal gruppo uniforme, informe e frivolo delle altre ragazze. Perché dunque una rosa così bella e profumata deve giacere in un giardino così ammirevole prima, ma ora corrotto e deturpato dalla persistente incuria dell’uomo?
Avrei voluto solo renderti felice
Uscendo dall’ “ipocrita” linguaggio metaforico, la cosa che più mi fa soffrire è che la ragazza che io amo con tutta la mia umile anima possa vivere nell’orrore e nella sofferenza, cose che, lo so, non esistono soltanto in Paradiso. E io desidero sopra ogni altra cosa che sia felice come in Paradiso, e vederla sorridere ancora, e ancora, e ancora. Solo Dio sa quanto vorrei che tutte le sue sofferenze, i suoi dispiaceri, le sue paure e le sue angosce, le sue preoccupazioni e i suoi dolori ricadessero su di me e appartenessero solo a me, lasciandola libera e felice. Non mi importa niente della mia vita, se so che lei è felice.
Non riesco a far cessare il doloroso pianto della coscienza che la sua felicità è distaccata e indipendente da me, la sua felicità è lontana da me, perché il suo posto non è qui con me. Ma preferirei morire di dolore pur di vederla felice. Non è questo amore, Maddalena, luce perpetua dei miei giorni? Sai che morirei per te se me lo chiedessi. Ecco, sono sull’orlo del baratro, un piede sollevato nel vuoto della morte… ma sento una voce forte e nello stesso tempo rassicurante nel mio cuore: non farlo. È la voce del Padre Celeste, e so che seguirò la sua voce, perché solo Lui nell’universo conta più di te nella mia vita. Ecco, ora non piango più, perché so che non sono più solo, perché Dio è qui con me.
…ma ci vorrà tempo per chiarire tutto
Come avrai notato, è un brano pieno di sentimento e pensieri non del tutto razionalizzati, scritti di getto. Sembra tutto alquanto confuso e può risultare di difficile comprensione, dato che è intriso di vari concetti, resi però attraverso l’uso non chiaro di parole e metafore suggerite dalla mia immaginazione nella situazione di allora. In seguito spero di riuscire a dissipare i dubbi che spontaneamente sorgono dopo aver letto questo pezzo.
Nonostante il modo impreciso e un po’ confusionario in cui mi espressi, emerse per la prima volta anche l’avvertimento della vicinanza di Dio nella mia sofferenza. Prima di allora ero uno come tanti, che aveva ricevuto Battesimo, Prima Comunione e Cresima e andava a Messa la Domenica, ma senza una convinzione e una comprensione profonde della religione. La mia riscoperta personale della fede, al di là della sua accettazione fredda, acritica e a volte non priva di malcontento ed insofferenza, iniziò solo in quel momento, e fu solo un inizio, perché ci sarà ancora molto da raccontare sui successivi sviluppi.
Ora però mi interessa evidenziare le prime due fortissime percezioni teleologiche dell’amore evidenti nel testo: quella dell’esclusività della persona amata e quella della priorità della sua felicità su ogni altra cosa. Cerco di spiegare in altre parole questi due aspetti fondamentali del sentimento dell’amore.
Si può essere innamorati di più persone o il sentimento dell’amore è esclusivo?
Per quanto possa apparire a prima vista scontato e banale, il mio sentimento di amore era rivolto esclusivamente a Maddalena, l’unica persona di cui fossi innamorato fra tutte le altre. Ciò dà adito alla domanda: si può amare più persone contemporaneamente? Si può provare un sentimento di amore solo per una oppure per più persone? La risposta a questa domanda non è affatto scontata, e verrà data in modo più convincente ed esauriente nella seconda serie di post sull’amore.
Ma già qui si può esplicitare, partendo dalla mia esperienza personale, che quando ero innamorato di Maddalena, non ero innamorato in senso generico, cioè di nessuna persona, e nemmeno di due, tre o più persone, ma proprio di lei soltanto. So che può sembrare ridicolo pensare alle prime alternative, perché tutti diamo per scontata l’ultima. Ma questo appunto mostra che quel sentimento di amore doveva necessariamente avere una direzione univoca e ben precisa: era rivolto esclusivamente a Maddalena, tanto che senza specificare di chi si è innamorati non ha senso parlare di innamoramento.
La percezione teleologica dell’esclusività dell’amore: non si può amare più persone, ma solo una
La percezione teleologica dell’esclusività dell’amore è dovuta al fatto che il sentimento dell’amore è una relazione che lega un determinato “soggetto” ad un preciso ed unico “oggetto”. Accade, come allora era accaduto a me, che avendo raggiunto il vertice sentimentale dell’amore si abbia la percezione – non parlo ancora di intenzione, decisione o scelta (ne parleremo nella seconda serie) – di questo fatto, cioè che il sentimento di amore è rivolto esclusivamente ad una persona, e non lo si può dirottare verso un’altra.
Insomma si sente dentro questa percezione: amo solo lui/lei e sento di non poter amare nessun’altro adesso. Si tratta di una sensazione: come tale è al tempo presente (perciò ho specificato “adesso”) e non presuppone che venga realizzata o mantenuta nella realtà: perché l’amore implica la fedeltà ed è sbagliato tradire? Scopriremo il motivo fondamentale nella seconda serie, mentre ora si parla solo del sentimento di amor esclusivo, quando è presente.
Se non sai scegliere con chi metterti, in realtà ami al massimo una, oppure nessuna persona
È una delle percezioni teleologiche perché rivela qualcosa del fine dell’amore, e nasce proprio per condurre l’amante a tale fine. Infatti questa percezione indica che l’amore è finalizzato ad essere rivolto ad una sola persona, ovvero che uno degli scopi dell’amore è quello di amare una singola persona, escludendo le altre (ovviamente stiamo parlando dell’amore nella relazione di coppia, non di altri tipi di relazione: ad es. l’amicizia non è esclusiva, si possono avere diversi amici).
L’esclusività del sentimento dell’amore è la ragione per cui l’amato viene ritenuto dall’amante così speciale e distinto dagli altri, l’unico “meritevole” del proprio amore, il che non vale oggettivamente, bensì soggettivamente. Dunque, se pensi di essere innamorato contemporaneamente di più persone, o non sai scegliere con chi metterti, in realtà ne ami al massimo una (oppure nessuna), perché solo per una puoi avere questa percezione esclusiva che ti fa dire: amo solo lui/lei e sento di non poter amare nessun’altro adesso.
Ma c’è qualcos’altro che può aiutarti a capire di chi sei veramente innamorato? Certo: la seconda percezione teleologica dell’amore, di cui parleremo nel prossimo post. Poi ce ne saranno altre due, di cui parlerò più avanti nei post COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? – 3) “Ti amerò per sempre”?, – 4) Desiderio di unione totale: vorresti stare con lui/lei?.
Nel prossimo post: COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? (Parte II) Vorresti che fosse felice?
- Il sentimento dell’amore fa desiderare la felicità propria o della persona amata?
- Questi sentimenti sono comuni a tutti? Quando si è innamorati si provano sempre o no?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
