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Hai avuto una delusione in amore e pensi che ora è meglio “divertirsi”? Ti sei chiuso in un blocco emotivo impenetrabile per evitare altre delusioni?
Anche in questo post, dopo la prima sezione generale, racconterò una mia esperienza. Se preferisci, salta direttamente alla sezione successiva, in cui parleremo di chi, per paura di una delusione in amore, ritiene che sia meglio “divertirsi”. Ma questo aiuta davvero ad evitare nuove delusioni, aspettando che un giorno arrivi qualcuno di cui valga la pena innamorarsi di nuovo? Scoprilo in questo post!
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Ne ha già parlato Kierkegaard a proposito dello “stadio estetico”
Se hai avuto (o temi) una delusione d’amore, e di conseguenza pensi che per il momento sia meglio divertirsi o comunque non affezionarsi a nessuno, ti trovi in un particolare stadio estetico chiuso: una “stasi”, uno “stazionamento” o irrigidimento nel corso della tua vita. “Estetico” non in riferimento all’aspetto fisico: il termine deriva dal greco aisthētikós = ‘che concerne la sensazione’, derivato di ‘sentire, percepire’. In questo senso l’estetica che qui ci interessa indica tutto ciò che riguarda il sentimento e la percezione sentimentale dell’amore. Dunque tutta la prima serie di post sul sentimento dell’amore e i problemi ad esso legati (a cui seguirà la seconda serie sull’amore vero e proprio) concerne l’estetica dell’amore.
La mia espressione “stadi estetici chiusi” riguarda i periodi di “sosta” caratterizzati da una visione e conduzione della propria vita che enfatizzano solo il sentimento e la percezione, ma in modo appunto chiuso ad ulteriori sviluppi; nel caso in esame, dello stesso sentimento. L’idea degli stadi, estetico, etico e religioso, è caratteristica della filosofia di Sören Kierkegaard. Ma la prospettiva che tenterò di proporre qui risulterà articolata e sviluppata in modo diverso per vari aspetti, ed applicata specificamente all’amore e a ciò che consente di comprenderlo e viverlo appieno.
Differenza tra stadi e fasi del cammino dell’amore
All’inizio il discorso degli “stadi chiusi” può sembrare un po’ criptico e astratto, e forse non appare chiaro a cosa esattamente ci si possa “chiudere”, ovvero a quali realtà ci si dovrebbe invece “aprire”. Ma questo è proprio quel che cercherò di mostrare nella prima e seconda serie di post sull’amore! Ad ogni modo, senza l’elemento della chiusura, non si può parlare propriamente di stadi, ma piuttosto di fasi nel cammino dell’amore, perché in esse al contrario ci si pone in modo aperto, magari anche inconsapevolmente, rispetto alla propria crescita progressiva nella capacità di amare.
Dunque l’aggettivo “chiusi” potrebbe anche essere omesso, trattandosi di stadi, ma risulta utile come importante precisazione che serve a distinguere gli stadi kierkegaardiani (che io chiamo appunto chiusi) dal mio concetto di fasi. Continuerò adesso il racconto della mia storia e inizierò il confronto con quella di altre persone in condizioni simili, proprio perché questa riflessione non rimanga astratta, ma sia strettamente aderente alla vita concreta e aiuti a riconoscere e risolvere i problemi più comuni.
Il mio primo blocco psicologico
Un nuovo incontro
Dopo circa tre anni e mezzo di sentimento non corrisposto, quando ero a metà della quinta elementare, riuscii ad entrare nell’ottica di rassegnarmi all’evidenza dei fatti e di impegnarmi ad andare avanti. Questa svolta avvenne anche grazie ad una nuova conoscenza fatta a catechismo: mi trovai un giorno a parlare del divorzio con una bambina di nome Martina. Era un tema su cui avevo già riflettuto da tempo per conto mio e di cui avevo persino dibattuto con le maestre, ma sorprendentemente mi accorsi che lei era molto intelligente e, sebbene non fossimo d’accordo su tutto, la conversazione procedeva ragionevolmente e affabilmente.
Rimasi così colpito da lei che riuscì a distogliermi dalla mia ossessione per Claudia. Negli incontri successivi di catechismo continuammo a mostrare il nostro reciproco interesse, anche con la disponibile mediazione di Giulia, una sua amica, che ogni tanto scambiava un sorriso d’intesa con me perché aveva capito tutto. Dopo poco tempo infatti, come molti fanno ingenuamente da bambini, mandai a Martina tramite Giulia un biglietto con scritto: “ti vuoi mettere con me?”, che sempre tramite Giulia lei mi rimandò con la classica X sul “sì”.
Brevi istanti di felicità ed ingenuità
Come ricordo limpidamente il momento in cui ritornai a casa dopo quell’episodio! Avevo una gioia euforica nel cuore, e per la prima volta mi sentii felice ed amato da una ragazza. Ma ero troppo piccolo e affettivamente immaturo per poter concretizzare quel reciproco interesse in un rapporto vissuto, e così fui soddisfatto semplicemente da quella risposta, non facendo nulla per andare oltre. Credo che lei giustamente ci rimase male, ma solo quando ci siamo risentiti dopo molti anni ho avuto l’occasione di chiederle scusa, ed è diventata un’amica e confidente: è una delle ragazze più intelligenti, colte e sensibili che conosca, e perciò in genere, anche se non ci sentivamo spessissimo, le nostre conversazioni erano lunghe e piacevoli.
Relazioni infantili e nessun reale passo avanti
Successivamente feci lo stesso “giochetto” con una compagna di classe di nome L. Le posi la medesima domanda e lei accettò. Sino alla fine della quinta almeno ci comportammo da amici, e al massimo ogni tanto lei mi faceva qualche complimento e molto carinamente mi regalò un temperino rosso a forma di cuore. Per il resto, non ci fu nulla di diverso dalla mia immaturità affettiva dimostrata prima. Quando finirono le elementari non la sentii più, e anche se alle medie si trovava nella stessa scuola, nonostante avessi dato a un amico una lettera da consegnarle, non riuscii più a parlarci (ci contattammo solo qualche anno fa su Facebook, nel solito triste modo superficiale).
Nonostante questi timidi e maldestri tentativi di superare i miei traumi, ero rimasto profondamente segnato dalla dolorosa esperienza di Claudia, e finite le elementari promisi a me stesso che non mi sarei più innamorato, perché ero convinto di non poter piacere a nessuna ed ero stanco di soffrire.
Sfoghi alternativi
Le medie, si sa, sono un primo periodo di crescita esuberante e spesso problematica. La mia frustrazione aumentò e con essa la mia lunaticità con gli altri. Divenni permaloso e molto irascibile, e siccome ero più alto e notevolmente più grosso degli altri, anche molto pericoloso. Alcuni si divertivano un mondo a provocarmi per poi scappare quando mi infuriavo come una bestia. A volte però, se li acchiappavo, qualche botta o spinta ce la rimediavano, e gli altri non potevano fare nulla per impedirlo, anche se cercavano di bloccarmi in quattro: ero troppo forte per loro.
Un giorno per esempio uno mi dette fastidio mentre stava mangiando un pacchetto di patatine. Io, con una mano sola, gli diedi una spinta e lui cadde all’indietro, rovesciandosele addosso. Quando vedevano cosa ero in grado di fare diventavano più cauti e mi lasciavano stare per un po’, ma non passava molto tempo prima che ricominciassero. Comunque ripeto che non ho mai fatto davvero a botte con nessuno, per fortuna, perché mi rendevo conto dei danni che avrei potuto provocare, e così sono sempre riuscito a contenermi, terrorizzato anche dalla possibilità di venire scoperto dagli insegnanti.
Un piccolo successo personale (ma non solo)
Il frutto di questo fu il continuo accumulo di una madornale rabbia repressa, che sarebbe stata una radice dura da estirpare. Ma la mia forza non mancava di darmi anche qualche piccola soddisfazione.
Da tempo facevamo a braccio di ferro nelle rispettive classi, e naturalmente nessuno riusciva a battermi nella mia. Proseguendo queste gare, cominciò a girare voce che i più forti nella scuola fossimo io e un ragazzo di un’altra classe con il mio stesso nome: Francesco R. Una mattina a ricreazione lui entrò nella mia aula accompagnato da alcuni suoi compagni, e tutti ci incitavano ad affrontarci. Ormai era diventata una sfida tra classi.
Il mio rivale era persino più alto e grosso di me! Però ovviamente accettai, e per la prima volta trovai pane per i miei denti: la forza delle nostre braccia, contratte nello sforzo di prevalere, era molto simile, perciò restammo per parecchi secondi in condizione di parità. Poi, lanciando un urlo poderoso, richiamai tutta la mia forza, piegai il suo braccio e vinsi la sfida facendogli toccare il banco con il polso e la mano. Iniziammo tutti ad esultare, ed io ero come impazzito dalla contentezza! Fu uno dei rari momenti di euforia in quegli anni.
Chi rimane chiuso in sé stesso non può innamorarsi, né piacere agli altri
Infatti, un po’ per il mio fisico, un po’ per il mio carattere difficile, e un po’ per il mio pessimistico blocco sentimentale, guardavo distaccato gli altri buttarsi nelle esperienze del primo bacio e delle prime storielle, e sentivo che a me sarebbero sempre state negate: non avevo speranze. Tutto ciò non faceva che aumentare la mia infelicità, il mio pessimismo e il senso della mia differenza dagli altri, a cui ero in grado di reagire solo con una rabbia interiore che non potendo sfogare rimaneva repressa. Se provi ad immaginare questa situazione puoi renderti conto della tortura che mi trovavo a vivere.
Permanendo in questo stato, durante i primi due anni delle medie non potei innamorarmi, malgrado l’attrazione fisica per le ragazze fosse diventata prorompente proprio in quegli anni, come avviene normalmente nel periodo di sviluppo adolescenziale. Infatti non posso negare di aver provato attrazione per qualche ragazza, ma sempre restando “a distanza di sicurezza” e con l’invisibile scudo del blocco emotivo interiore contro le sofferenze che un innamoramento avrebbe potuto arrecarmi di nuovo. Il fatto è che in una simile condizione è ben difficile innamorarsi.
Ti sei chiesto/a perché preferisci soltanto divertirti senza innamorarti? Ti farà bene?
A questo punto, l’analisi all’inizio del post si può articolare ulteriormente. Individuo due stadi estetici chiusi distinti:
- lo stadio estetico erotico;
- e lo stadio estetico sentimentale;
quest’ultimo a sua volta può essere di tipo:
- positivo
- o negativo.
Il racconto dei fatti precedenti consente già di parlare dello stadio estetico erotico e di quello sentimentale negativo. Su quello positivo dovrò soffermarmi di più, perché esso costituisce la ragione principale e più urgente che mi ha indotto a scrivere tutta questa serie di post. Ma ne parlerò nella seconda serie sull’amore, perché tale stadio impedisce di accedere alla seconda fase del cammino dell’amore, non alla prima – l’innamoramento – di cui ci stiamo occupando ora.
Lo stadio erotico
Si pone in uno stadio estetico chiuso di tipo erotico chi, come alcuni dei miei compagni di classe in quel momento, nella relazione con un partner ricerca esclusivamente o principalmente la soddisfazione del desiderio sessuale. Più precisamente:
- essendo uno stadio e dunque un irrigidimento nella sfera erotica, in esso l’istinto sessuale non viene visto come naturale incentivo alla relazione profonda e feconda con l’altro, cioè come una spinta a raggiungere un fine di più alto valore, ma il piacere che ne scaturisce viene ricercato solo per se stesso;
- trattandosi di uno stadio estetico, il modo di scegliere e comportarsi viene scelto solo in base ai dettami della sensazione prevalente: se mi sento attratto fisicamente da quella ragazza o da quel ragazzo, cercherò di usarlo per appagare le mie pulsioni erotiche, se non mi attira non mi importa in alcun modo di lui/lei, qualunque cosa possa dire o fare;
- infine la chiusura in questo stadio è tale da escludere ogni dimensione non coincidente con quella sessuale, ma per adesso rimando le considerazioni morali e mi interessa concentrarmi su quelle sentimentali: infatti, consapevolmente o inconsapevolmente, in questo stadio ci si chiude anzitutto proprio all’innamoramento.
Non ci si può innamorare di un corpo
Perché? A causa del fatto che si tenta di escludere dai rapporti umani l’aspetto affettivo limitandoli a quello erotico; e l’innamoramento, sebbene comprenda senz’altro l’attrazione fisica, ha bisogno anche di una pur minima disponibilità all’affetto vero per l’altro. Ma se il rapporto che si desidera instaurare è solamente di natura erotica, sarà ben difficile che possa sfociare in un innamoramento, perché:
- innanzitutto si vuole considerare l’altro soltanto come corpo, e il corpo si può desiderare, ma non ci si può certo innamorare di un corpo, anche se un sentimento può bensì nascere partendo dall’ammirazione di un bel corpo, ma non fermandosi a quello;
- e poi, chiunque sia l’altra persona, rimangono sempre fondamentali le proprie condizioni psicologiche e il proprio atteggiamento interiore, in questo caso, di rifiuto: l’innamoramento non è qualcosa di imposto dall’esterno in un preciso momento, senza scampo, ma una possibilità che può essere sempre accolta o rifiutata a priori o a posteriori, ovvero prima o anche dopo l’inizio di un eventuale innamoramento: come uomini, siamo liberi (vedi il successivo post sul libero arbitrio, e altri post più approfonditi qui).
Chi vuole solo “divertisi” per il momento, rischia di non innamorarsi più?
Allora mi preme mettere in guardia soprattutto chi pensa e vive in questo modo:
“Che problema c’è, ora mi diverto (eroticamente) quando e quanto mi va, con ogni ragazza o ragazzo che mi capita e mi piace; poi quando arriverà una persona speciale che mi farà innamorare magari cambierò idea”.
Se fosse davvero così semplice questo passaggio dallo stadio erotico all’innamoramento, non potrei dire nulla a questa persona adesso. Ma purtroppo il problema è proprio che tale modo di vivere e pensare rende assai difficile e quasi impossibile l’innamoramento. L’errore principale è voler continuare a vivere nella sola dimensione erotica, concedendo ipoteticamente a fattori esterni – in primis il partner di turno – la possibilità di suscitare in futuro l’innamoramento, quando la vera chiusura è interna.
Chi pensa e vive così potrebbe farlo per evitare problemi, impegni o nuove delusioni derivanti da un affezionamento avvertito come pericoloso, e dunque il motivo che impedisce di innamorarsi non è esterno, cioè legato alle persone che si incontrano, ma appunto interno. Così, consapevolmente o inconsapevolmente, imparando a non affezionarsi (talvolta anche con sforzo) ad alcuna persona, ci si può inaridire al punto di non riuscire più a tornare disponibili all’innamoramento. A quel punto il blocco psicologico e affettivo può davvero condurre ad una insoddisfazione per la propria vita, a un senso di vuoto profondo che permane nonostante il divertimento esteriore, e il soggetto può non riuscire a spiegarne le origini e le ragioni. Molte delle considerazioni fatte attualmente sul nichilismo presso i giovani dovrebbero includere quella appena esposta.
Se vivi così, cosa ti manca veramente?
In realtà, se davvero pensi e vivi così, se scruti onestamente nella tua interiorità, puoi avvertire sin da subito che ti manca qualcosa di veramente essenziale – proprio l’amore! –, anche se riesci a distrarti da questo fastidioso pensiero intrattenendoti in mille impegni e divertimenti. Ma se sei finito in questo stadio a causa delle sofferenze subite nella vita, oppure della paura di soffrire o della responsabilità a cui l’innamoramento prelude (quella dell’eventuale relazione di coppia), è comprensibile, e non preoccuparti, io immagino le tue difficoltà e comprendo il tuo bisogno di amore e felicità! (Scopri perché in questi futuri post).
Credo che Tu non sia affatto “cattivo e depravato” come certi moralisti giustizieri potrebbero giudicarti frettolosamente. Io non ti giudico affatto; penso solo che Tu abbia paura, che ti meriti di più dalla vita e che la paura non può impedirti di vivere. Tu sei una persona libera, e non c’è prigione che possa trattenere la tua mente; perciò non permettere a niente e a nessuno di toglierti la tua vera libertà, nemmeno a te stesso! Se vuoi tornare a vivere davvero, cerca di aprirti all’amore e alla felicità che la vita può donarti, e credi nelle tue possibilità, perché da questo stadio – da ogni stadio – si può uscire! Pensa a queste semplici cose:
- se qualcuno ti ha ferito, non significa che tutti ti feriranno;
- se ti innamorerai di nuovo, non per forza dovrai soffrire;
- se prenderai un impegno, non sarà forse proprio quello a darti la felicità che cerchi?
Non aspettare che qualcuno “cada dal cielo”: apriti davvero alle altre persone (senza usarle)
Ora non pretendo che Tu ti convinca all’istante di tutto questo: infatti niente potrà convincerti meglio di una persona che ti ami concretamente; ti esorto solo ad aprirti a questa possibilità. Basta un piccolo squarcio, una piccola apertura nel muro che ti sei costruito attorno, e allora vedrai che l’amore potrà far breccia nel tuo cuore! Smettila di pensare che tanto quando arriverà una persona diversa dalle altre, se son rose fioriranno: se non prepari prima un terreno adatto, fertile, accogliente, nessun seme farà nascere delle rose, nessuna persona andrà mai bene! Ma basta un piccolissimo angolo di terra, del tuo cuore, reso disponibile, e potrà nascere qualunque tipo di rosa!
O se vuoi accontentarti del terreno arido e sterile dell’erotismo, continua pure, la vita è tua e sei libero di fare la tua scelta, non posso mica mettermi io a concimare al tuo posto il tuo terreno, e non posso costringerti a farlo. Ma se liberamente chiederai aiuto, perché il terreno è troppo difficile da dissodare, non possiedi adesso le forze sufficienti o non sei abbastanza convinto, troverai sicuramente persone disposte ad aiutarti.
Ricordati che sei Tu a fare le tue scelte, ma che non sei solo ad affrontare le conseguenze, e questo vale sia in senso positivo che negativo: prova ad ammettere e a parlare del tuo blocco emotivo, e già con questo ti sarai un po’ aperto ed entrerai in maggiore intimità con l’altra persona. Ma pensa anche a quanto potresti ferirla non dicendole nulla, se lei si affezionasse a te e Tu la trattassi come merce usa e getta…
Nel prossimo post: HAI AVUTO (O TEMI) UNA DELUSIONE IN AMORE? – 2) Perché non ti innamori di nessuno?
- Ti sei chiesto/a perché non ti innamori di nessuno? Dipende da te o dagli altri?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
