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Perché chi è innamorato desidera l’unione con la persona amata? Solo per il proprio appagamento?
Vorresti stare con lui/lei? Il desiderio di unione è la cosa più normale per chi prova il sentimento dell’amore. Ma ti sei mai chiesto/a se desideri unirti alla persona amata solo per il tuo appagamento (sentimentale, erotico, ecc.), o anche per lei?
Oggi finalmente completiamo l’analisi dell’innamoramento (vedi i post precedenti COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? – 1) Esclusività della persona amata: si può amare più persone contemporaneamente?, – 2) Vorresti che fosse felice?, – 3) “Ti amerò per sempre”?).
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La mia esperienza e riflessione
L’ultimo aspetto fondamentale del sentimento dell’amore, la percezione teleologica del desiderio di unione totale, lo avvertii e lo riconobbi poco tempo dopo essere tornato a Roma, quindi dopo la mia dichiarazione a Maddalena (vedi il post precedente COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? (Parte III) “Ti amerò per sempre”?).
In realtà questo è l’aspetto più semplice, immediato e che normalmente si presenta per primo quando ci si innamora. Ma nel mio caso particolare il suo sviluppo fu più tortuoso del normale, e se avessi compreso e soprattutto accettato pienamente il suo significato, non sarei sprofondato nella situazione che descriverò nei post successivi AMORE NON CORRISPOSTO E MAL D’AMORE – 1) Quando ha senso continuare ad amare e provarci con una persona che non sembra interessata?, – 2) Quando è sbagliato continuare ad amare senza essere corrisposti?, – 3) Quando è giusto difendere il proprio amore, e quando invece si dovrebbe combattere un amore impossibile?.
Riporto ciò che scrissi al riguardo.
Una definizione insufficiente dell’amore
Stasera ho messo meglio a fuoco ciò che davvero mi manca. Ho letto la definizione di “amore” nel mio vocabolario: “inclinazione forte ed esclusiva per una persona, fondata sull’istinto sessuale, che si manifesta come desiderio fisico e piacere dell’unione affettiva”. Una definizione veramente chiara e lampante di quello che però in realtà amore non è: questa è attrazione, desiderio, che si manifesta quando si desidera una persona. Non confondiamoci: l’amore è ben altra cosa. Nel mio caso la sua fase iniziale, anche se sublimata, non sarà stata molto dissimile da quella illustrata nella definizione, ma per quante persone l’amore si ferma a quello stadio iniziale? I miei complimenti al vocabolario, che non ha fatto altro che descrivere l’aspetto puramente biologico e sessuale dell’amore…
Certo che l’amore è caratterizzato anche da quello, e può essere uno dei motivi per cui nasce. Ma di certo assume ulteriori caratteristiche crescendo, evolvendosi e maturando, caratteristiche non solamente legate all’aspetto sessuale, che conferiscono all’amore umano la sua vera essenza. Cosa c’è oltre all’aspetto sessuale, al desiderio e al “piacere dell’unione affettiva”, per usare le parole del vocabolario? C’è la vera essenza dell’amore.
L’amore è soprattutto desiderare la felicità dell’altro…
Così, totalmente insoddisfatto e deluso dell’assai superficiale definizione del dizionario, l’ho letta a mio padre e gli ho chiesto cosa ne pensasse, precisando che secondo me la definizione non era scorretta, ma riduttiva, e sottolineando che non citava nemmeno una delle caratteristiche più importanti del sentimento dell’amore, e cioè il desiderare prima di tutto il bene dell’altro. Lui era d’accordo, ma ha cercato di giustificare la scelta del vocabolario con l’impossibilità di inserire in una definizione tecnico-linguistica aspetti etici così elevati. [In realtà, come si è visto nel post COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? (Parte II) Vorresti che fosse felice?, si tratta di un aspetto già insito nel sentimento di amore autentico, prima di arrivare alla morale.
Comunque, quella definizione ora mi pare anche normale, visto l’uso a cui è destinato un dizionario. Ma allora, più che avercela col vocabolario, io cercavo conferme alle cose che pensavo e vivevo dell’amore, e risposte alle mie domande]. Poi ha aggiunto che quella che avevo detto è una caratteristica vera del sentimento, ma che poi, affinché si possa parlare di amore vero e proprio, dovrebbe essere realizzata in maniera pratica nel rapporto vissuto con la persona amata, anche a costo del sacrificio, proprio “cercando” praticamente la felicità e il bene dell’altro.
…ma cos’altro mi mancava?
Allora ecco ciò che mi manca tanto, in modo sostanziale! Il mio, a livello sentimentale, sembrerebbe un amore “completo” di tutte le caratteristiche necessarie affinché lo si possa definire tale. Ma esso rimane in realtà un amore incompiuto. Manca totalmente la sua messa in pratica! Anche se non per colpa mia, ma per impossibilità effettiva, manca completamente la realizzazione di quei desideri profondi [le percezioni teleologiche] che così restano sentimentali e puramente idealistici.
Ora capisco cosa mi fa soffrire tanto. Perché – se è proprio vero che amo Maddalena al punto di desiderare la sua felicità più della mia – allora perché, perché fa così male non poter vivere insieme a lei un rapporto affettivo normale? Eppure sento che la sua felicità è più importante del desiderio di averla per me, anche se lei potrebbe non stare mai con me! Se lei fosse felice assieme a qualcun altro, io ne sarei felicissimo per lei! Ma perché allora, perché qualcosa continuerebbe a farmi comunque male nel cuore?
Fino ad ora pensavo che ciò potesse essere dovuto alla presenza dell’altro aspetto dell’amore, quello del desiderio della persona amata. E mi rispondevo di no, perché questo veniva quasi completamente sopraffatto dall’ardente desiderio insopprimibile della sua felicità, indipendentemente dalla mia eventuale unione con lei. Allora mi dicevo che il dolore forse era dovuto al fatto che vorrei tantissimo poterle dare io personalmente quella felicità che tanto desidero per lei. Questa sera ho capito che è proprio quest’ultima necessità che brucia e fa male molto più del desiderio inappagato di stare con lei, di averla solo per me. La necessità di mettere in pratica soprattutto ciò che caratterizza il mio amore per lei: il desiderio insuperabile della sua felicità!
Se non si sta insieme alla persona che si ama, non si può renderla felice personalmente
Il problema quindi è che, non potendo stare con lei, di conseguenza non posso cercare con ogni mio mezzo di far sì che lei sia felice. E non posso esserle vicino nemmeno come amico, tentando di fare qualcosa di veramente concreto per lei, per il suo bene e per la sua felicità, perché è troppo poco ciò che posso realmente fare a distanza di settecento chilometri da Maddalena. Anche le poche volte che la sento per telefono, la mancanza di una confidenza davvero intima mi impedisce di fare concretamente qualcosa di buono per lei. Se potessi, sarei disposto anche ad aiutarla nel caso cercasse di stare insieme a qualcuno che le piace, sperando che almeno lui possa renderla felice in mia vece. Già questo mi farebbe sentire meglio: riuscire a darle indirettamente almeno un briciolo della felicità che tanto desidero per lei.
Il mio cuore ora ha avuto un sussulto. Sì, è questo che fa male allora, la consapevolezza di quanto poco possa donarle del mio immenso amore, non potendoci stare insieme. Sento una grandissima forza dentro di me: il mio amore, un dono che non vuole altro che essere donato, ma che ora non posso realmente donare. Una forza che non viene utilizzata completamente, come un fiume ostacolato da una grande diga che ne lascia fluire solo una minima parte.
Una similitudine per chiarire la mia condizione
Mi sento frustrato come un sollevatore di pesi in grado di sollevare trecento chili, ma che avendo a disposizione solo un carico di dieci chili si limita a sollevare quello, non utilizzando la pienezza delle sue potenzialità. Questo è lo stato in cui mi trovo: il sollevatore, il fiume. Il mio amore, la forza del sollevatore, l’energia potenziale della massa del fiume, è ostacolato dalla grande diga della distanza fisica e spirituale da Maddalena. Fisica per la distanza geografica che ci separa; spirituale per la superficialità del nostro rapporto che, a causa del fatto che non siamo amici stretti o intimi confidenti, né tantomeno posso essere il suo fidanzato, non mi consente di accedere alle profondità del suo animo, per poterla aiutare seriamente e concretamente invece di parlare del più e del meno.
Il cosiddetto “amore platonico” non è l’amore umano integrale
Scrissi ancora:
C’è chi pensa che il mio sentimento sia un “amore platonico”, dove per “amore platonico” si intende volgarmente un amore rivolto “all’anima” escludendo l’attrazione per il corpo. Non sono d’accordo: preferisco parlare di amore e basta. Infatti il mio sarà sì un amore puro, ma siamo uomini che vivono sulla terra, e io non mi vergogno di ammettere di essere attratto anche fisicamente da Maddalena.
Anzi, perché ci ostiniamo a voler vedere anima e corpo come due entità nettamente separate? Come direbbe Aristotele, noi siamo “sinolo”, unità di forma e materia. Non siamo angeli, ossia enti puramente spirituali, né animali puramente corporei: siamo persone umane, costituite dall’integrità di corpo e anima [per l’approfondimento scientifico-filosofico di questo tema, vedi questi futuri post]. Perciò bisogna considerare ogni persona nella sua interezza, non amarne o odiarne una singola parte, isolata astrattamente dal resto (astrarre, in tal senso, significa proprio “isolare”). Ecco perché io amo Maddalena totalmente: amo il suo corpo specchio della sua anima, e la sua anima riflessa dal suo corpo.
L’amore “platonico” o l’erotismo non bastano, perché siamo esseri psico-fisici
- A prescindere dalla considerazione se sia possibile o meno il cosiddetto “amore platonico” in senso volgare, ritengo dunque che esso sia disumano, in quanto scinde arbitrariamente l’anima dal corpo e si impone di amare solo l’anima, e noi non siamo angeli, cioè esseri spirituali senza corpo.
- Allo stesso modo, trovo disumano l’amore puramente sensuale o erotico, che oggi viene spesso chiamato volgarmente, ma più onestamente, avventura, scappatella, tresca o “porno-amicizia” con i cosiddetti “trombamici” o “scopamici” (vedi lo stadio estetico erotico, che impedisce di innamorarsi, nel post HAI AVUTO (O TEMI) UNA DELUSIONE IN AMORE? – 1) Forse per il momento è meglio soltanto “divertirsi”?), poiché opera la stessa scissione arbitraria, pretendendo di amare solo il corpo, e noi non siamo nemmeno bestie, cioè corpi senza anima [sulla questione se gli animali abbiano un’anima, vedi questo futuro post]. Come detto sopra, la persona umana è sinolo, unione inscindibile di anima spirituale e corpo materiale, e, come canta il gruppo Fratello Metallo:
“Devi amare tutto l’uomo!”
Alcuni sogni rivelatori
È prova dell’aver riconosciuto il mio desiderio profondo di unirmi a Maddalena, anche in senso fisico, l’aver fatto nello stesso periodo i seguenti due sogni. Per inciso, sono in grado di parlare di alcuni miei sogni poiché li ho trascritti nel corso degli anni. Penso che riflettere sui propri sogni sia un ottimo metodo di autoanalisi dei propri sentimenti, desideri e paure, anche inconsci, e quindi una via per conoscerli e poterli controllare.
Nel primo sogno mi trovavo in una strana stanza, credo non fosse un locale del solito albergo. C’era un’aria festosa, perché si stavano incontrando alcuni amici. Arrivava Maddalena e mi diceva, sorridendo: «Ho letto tutto» [riferendosi alle cose scritte che le avevo consegnato, e questo successivamente mi riferì di averlo fatto nella realtà]. Io la abbracciavo, e ricordo che praticamente ci mettevamo insieme. Poco dopo mi facevo coraggio e la baciavo. Era un bacio appassionato e istintivo, scaturito dall’ardore dei miei sentimenti.
Fu la prima volta in quattro anni che sognai di baciarla. Sentii che dentro di me si era infranta una barriera, e che la prossima volta sarei stato più coraggioso e pronto con Maddalena. Era la violazione del mio rispetto per lei? No, solo il primo autentico riconoscimento del mio desiderio di stare con lei, con annesse le implicazioni fisiche e istintive che fanno parte del rapporto vissuto con la persona che si ama.
In un altro sogno, incontravo Maddalena fuori da casa mia, ci abbracciavamo e poi se ne andava. Ci sentivamo al telefono e faceva un discorso strano, in cui percepivo una sensazione di invito alla speranza: in altre parole lei mi faceva capire che tra noi forse sarebbe potuto nascere qualcosa, e mi comunicava di continuare a sperare, anche facendo allusioni esplicite a cosa avremmo potuto fare insieme.
Il sentimento dell’amore è il desiderio di stare con la persona amata per renderla felice
Tutto questo per farti capire come io avessi finalmente riconosciuto ed accettato il mio desiderio di stare con lei. Il motivo per cui questa consapevolezza faticava a manifestarsi completamente in me, è che, sbagliando, vedevo questo desiderio in competizione con quello superiore della felicità di Maddalena. Infatti, contro alcune interpretazioni filosofiche e psicologiche delle passioni umane, che ritengo riduttive, come il vero odio non è la semplice repulsione, cioè il desiderio di stare lontani dalla persona odiata, ma anche desiderare il suo male; così il vero sentimento dell’amore non è soltanto l’attrazione, ossia il desiderio di unirsi alla persona amata (vedi la definizione del vocabolario sopra riportata), ma anche desiderare prima di tutto il suo bene.
Questo è vero, però in quel momento finalmente avevo capito che il desiderio di unione totale non esclude la percezione della priorità della felicità della persona amata. Avevo capito che la felicità che si desidera donarle personalmente non le può essere data se non standoci insieme. Quindi i due desideri non solo sono compatibili, ma anche strettamente legati. Come avevo avvertito, il dolore più grande nell’amore non corrisposto non è dovuto al suo non essere corrisposto, ma al suo non poter essere donato concretamente. Quando non potevo amare concretamente Maddalena, io non soffrivo tanto perché lei non mi amava a sua volta, ossia per l’inadempimento di un desiderio di possesso, ma soprattutto perché non potevo darle il bene che le volevo.
Se non si può amare concretamente, non si può essere felici
Come recita un commovente canto liturgico,
“Mi sentivo inutile,
ma che ci sto a fare?
Sei passato per caso
e mi hai detto così:
«Vieni con me,
ti darò da fare
ogni giorno il mondo,
ma se tu lo vuoi»”
(Giuseppe “Giosy” Cento, Vieni con me).
Perciò avevo sentito l’esigenza di incanalare la forza del fiume d’amore che avevo dentro rendendomi utile agli altri, amando concretamente qualcuno, visto che non potevo amare concretamente Maddalena.
“È già una felicità poter amare, anche se non si è riamati”,
afferma giustamente Théophile Gautier, ma questo è vero solo quando si può amare effettivamente, concretamente, ovvero quando ci si può davvero adoperare per il bene dell’altro, e io non potevo farlo. Dunque, permanendo in quello stato, non potevo essere felice. Infatti nella frase c’è scritto che è già una felicità “poter amare”, non soltanto amare idealisticamente, e poter amare è qualcosa che sembra facile da immaginare e comprendere: basta volerlo e stare insieme alla persona amata per poterla amare, no? Invece non è affatto così semplice, e spiegare perché richiederà non solo la successiva serie di post sull’amore, ma pure un’altra serie futura in questo sito che consentirà di aggiungere ulteriori elementi necessari.
La percezione teleologica del desiderio di unione totale
Ma ora concentriamoci sull’analisi del sentimento che avevo finalmente avuto, o meglio accettato e pienamente riconosciuto: la percezione teleologica del desiderio di unione totale con la persona amata. Ciò che avevo sentito è che il sentimento dell’amore spinge spontaneamente ad unirsi alla persona amata, sia in senso fisico che spirituale. Accade, come allora era accaduto a me, che essendosi innamorati – e di solito questo è il primo desiderio che si avverte – si abbia la percezione – sottolineo per l’ultima volta che per ora non parlo ancora di intenzione, decisione o scelta (ne parleremo nella seconda serie) – di questo fatto, cioè che il sentimento di amore è tale da sollecitare chi lo prova a desiderare di unirsi e stare insieme alla persona amata. Insomma si sente dentro questa percezione: adesso voglio stare con questa persona e la desidero (anche fisicamente).
Si tratta di una sensazione, e come tale è sempre al tempo presente (perciò ho specificato “adesso”): in quel momento si desidera l’unione. Sugli attimi successivi al lasso di tempo in cui tale percezione si fa sentire non sto facendo alcuna ipotesi, per ora.
Allora dovresti chiederti subito: ma se io per un momento o per un periodo desidero stare insieme a una persona, e poi quando ci sto insieme questa sensazione scompare oppure non si fa sentire con continuità, cosa devo fare quando non la sento, lasciare la persona alla quale quella stessa sensazione mi aveva spinto ad unirmi? Questa sì che è una grande domanda! E fa bene chi se la pone questa domanda, poiché riflette sul problema invece di agire senza riflettere sulla base di ogni impulso! E la seconda serie sull’amore verterà proprio su questa domanda! Ma ora è del semplice desiderio di unione totale che sto parlando, quando è presente, come segno dell’innamoramento.
L’amore desidera l’unione completa, fisica e spirituale, con l’altra persona
È una delle percezioni teleologiche perché rivela qualcosa del fine dell’amore, e nasce proprio per spingere la persona a tale fine, ossia l’unione fisica e spirituale con l’altra persona. Infatti essa costituisce uno degli incentivi più forti alla relazione con l’altro. Dunque questa percezione indica che l’amore è finalizzato all’unione totale con la persona amata, ovvero che uno degli scopi dell’amore è l’unione integrale, fisica e spirituale con l’altra persona. Quindi si parla di una percezione totalizzante, che comprende il desiderio di unione fisica in senso sessuale, ma che non si esaurisce in essa, avendo di mira un’unione profonda e completa, che non si limita a quella fisica.
Si dovrà allora arrivare al fidanzamento e poi al matrimonio, oppure questo non ha più molto senso al giorno d’oggi? Lo scopriremo nel corso della seconda serie di post. Inoltre in un paio di essi (SESSO E UNIONE TOTALE – 1) Un valore da preservare?, – 2) Aspettare il matrimonio o no? Convivere o sposarsi direttamente?) ci sarà da fare una riflessione specifica sull’impulso sessuale e sull’atto unitivo corrispondente, considerato spesso unicamente come fonte di piacere sensuale separabile da un’unione esclusiva, duratura e feconda. Ma ciò che di primo acchito sembra così chiaro e scontato, analizzato più in profondità e senza pregiudizi si rivela poi molto più bello e complesso di come sembrava prima, facendo sorgere la domanda su come viverlo davvero in pienezza.
In sintesi come posso capire se mi sono innamorato/a, o se il ragazzo o la ragazza che mi piace o con cui esco è innamorato/a di me? Quali sono le quattro caratteristiche distintive del sentimento dell’amore?
Così finalmente, dopo i post precedenti COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? – 1) Esclusività della persona amata: si può amare più persone contemporaneamente?, – 2) Vorresti che fosse felice?, – 3) “Ti amerò per sempre”? e il presente, ho terminato il racconto e la riflessione sulle percezioni teleologiche dell’amore, che dunque sono quattro:
- il desiderio di unione totale;
- la percezione dell’esclusività della persona amata;
- la percezione della priorità della sua felicità;
- la percezione della perennità dell’amore.
Esse possono essere sentite anche non contemporaneamente ma in momenti diversi. Questi sono gli aspetti fondamentali e distintivi del sentimento dell’amore. Si tratta di percezioni che, per essere avvertite, richiedono una particolare apertura (vedi i post APRIRSI ALLA BELLEZZA – 1) Come si fa ad innamorarsi ed evitare delusioni?, – 2) Amare in silenzio, tristezza e bellezza della natura) da parte di chi vuole vivere il sentimento dell’amore. Infatti, nel momento in cui si è abbastanza aperti e pronti a coltivare il proprio sentimento di amore, queste percezioni vengono “ricevute” passivamente, senza sforzo, e non provengono direttamente da qualcuno o qualcosa di trascendente, ma dalla realtà del sentimento stesso.
La ricettività immanente passiva
È per questo che vorrei chiamare la capacità di apertura necessaria a questo scopo ricettività immanente, di tipo passivo, in concordanza con la teleologia (finalismo) immanente che, come ho detto alla fine del post COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? – 1) Esclusività della persona amata: si può amare più persone contemporaneamente?, – 2) Vorresti che fosse felice?, ho applicato finora alle percezioni teleologiche dell’amore. Esiste un altro tipo di capacità di apertura, che chiamerò ricettività trascendente, di tipo attivo, connessa alla teleologia trascendente, ma di cui parlerò in un’altra futura serie di post in questo sito.
Ho cercato di affrontare, nei precedenti post, alcuni dei motivi che possono costituire un blocco e quindi una chiusura che impedisce di provare queste importanti e universali sensazioni suscitate dal sentimento dell’amore. Ma è chiaro che, se trovi difficoltà ad accogliere e renderti conto di esse, è necessario uno sforzo di apertura da parte tua. Se è così, sforzati di aprirti con coraggio: vedrai che ne vale proprio la pena!
Nel prossimo post: AMORE NON CORRISPOSTO E MAL D’AMORE – 1) Quando ha senso continuare ad amare e provarci con una persona che non sembra interessata?
- Come capire quando ha senso continuare a lottare per conquistare la persona che si ama, e quando invece è il momento di rinunciare e andare avanti?
- Quando è sbagliato continuare ad amare senza essere corrisposti? Il mal d’amore e l’uso improprio della volontà di amare (prima parte)
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
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Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
