Indice
Come comportarsi se si sta insieme da poco ma si hanno dubbi?
Dubbi all’inizio di una relazione? Problemi sentimentali? Cosa fare?
Dubbi all’inizio di una relazione (e in seguito): la mia esperienza personale e una piccola anticipazione dell’argomento dei prossimi post
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È normale che nelle scelte importanti ci siano dubbi e difficoltà
Ciò che ho raccontato nei post sull’inizio della mia storia con Chiara è tutto vero, ma parziale (vedi IL TRIONFO DELL’AMORE – 1) C’è speranza di conquistare chi ti piace, ma non sembra interessato? Come scegliere con chi mettersi insieme?, – 2) L’amore può nascere dall’amicizia?, – 3) I primi passi (e scritti) del nostro amore).
Infatti non sempre l’inizio di una storia è esente da problemi, e a volte capita che certe scelte siano accompagnate da piccole difficoltà, incertezze o dubbi, come è capitato a me. Non bisogna farsene una colpa, perché è normale che le scelte significative della nostra vita vengano prese non senza un minimo di insicurezza. Per esempio, Tu potresti avere altre “storie” alle spalle, che magari ti hanno lasciato strascichi, ferite o anche problemi psicologici, e potresti aver avuto o avere anche adesso paura ad iniziare una nuova storia. Forse non te la sentivi o non te la senti tuttora di lasciarti andare del tutto ad un nuovo innamoramento.
Le ferite del passato non si dimenticano, e ci vuole tempo per guarire
Io non avevo vissuto delle vere e proprie storie, almeno non durature, visto che la mia unica ex (Cristina) mi aveva lasciato dopo cinque giorni (vedi i post AFFERRARE LA MANO TESA PER SALVARE – 1) Di chi fidarsi per uscire dalle situazioni più difficili?, – 2) Quando lasciarsi andare e quando lasciar andare?). Però le esperienze di Maddalena (vedi il post APRIRSI ALLA BELLEZZA – 1) Come si fa ad innamorarsi ed evitare delusioni? e seguenti) e Cristina mi avevano segnato così profondamente che, nonostante avessi scelto di andare avanti, non riuscivo a far finta che il mio passato non fosse mai esistito. In qualche modo continuava a far parte di me, della mia interiorità, che era stata plasmata da quel passato. Non lo rifiuto, non ho rimpianti, proprio perché è anche grazie a quel passato che ora sono ciò che sono, anche se mi ha lasciato delle ferite dentro.
Purtroppo Chiara non poteva cancellare di punto in bianco le ferite dei rifiuti di Maddalena e Cristina, perché me le avevano inflitte loro e non lei. Io le ho perdonate, e non attribuisco loro tutta la colpa di avermi fatto soffrire: non volevano ferirmi di proposito, e hanno anche provato dispiacere per questo. Ma certe ferite non si dimenticano; e Chiara, conoscendo la mia sensibilità, aveva capito che per me sarebbero rimaste sempre aperte, come aveva scritto nella lettera a Cristina (all’inizio del post IL TRIONFO DELL’AMORE – 3) I primi passi (e scritti) del nostro amore). Del resto alcuni ricordi non rimangono impressi solo nella memoria. Anzi le esperienze e gli episodi più importanti possono pure venire dimenticati e rimossi, ma le loro conseguenze e i loro strascichi a volte restano scolpiti nel corpo e nell’anima, come scrissi non molto tempo fa nella poesia che riporterò fra poco.
A proposito di poesia (breve digressione sull’evoluzione del mio stile)
La bellezza del contenuto e delle diverse forme poetiche
Prima della mia svolta poetica verso una forma più moderna, il mio pensiero era questo. La bellezza formale di una poesia senza un buon contenuto è come un luccicante ma poco prezioso pezzo di vetro. Il buon contenuto senza una bella forma per esaltarlo e manifestarlo in tutto il suo splendore, valorizzandolo, rendendolo musicalmente suggestivo e rafforzandone il potenziale evocativo, è come un diamante ancora grezzo, impossibile da riconoscere, tanto è rozzo il suo aspetto esteriore, e pertanto poco godibile ed apprezzabile. Non capivo infatti come fosse possibile ottenere una bella forma poetica senza utilizzare la metrica e le forme classiche, scrivendo in versi liberi.
Le facoltà di cui ha bisogno un poeta sono la sensibilità e la ragione, sia per cogliere il contenuto che per esprimerlo in forma di poesia. Infatti per ottenere una poesia bella sia per il contenuto che per la forma serve anche la ragione, con cui, oltre ad afferrare concetti e verità profonde, si devono accuratamente scegliere le parole, le espressioni, le immagini, i suoni, il ritmo e la musicalità dei versi ecc. Tuttavia la ragione deve riconoscere che il contenuto può essere reso anche attraverso una forma non codificata dalla tradizione, usando regole e criteri nuovi dettati dalle nuove esigenze di espressività e di maggiore libertà compositiva dell’uomo contemporaneo.
Dalla metrica e le rime ai versi liberi
Inoltre a me piaceva scrivere periodi non di rado lunghi e complessi, usare un lessico a volte desueto e l’apocope, che consiste nel togliere la vocale alla fine di una parola, per esigenze metriche (come nel verso: “Nel mezzo del cammin di nostra vita”), elementi tipici dell’italiano antico e che conferivano al mio linguaggio poetico un aspetto arcaico e poco immediato. Ma la lingua si evolve, e infatti mi resi conto che le mie poesie, scritte in quello stile anacronistico, potevano risultare un po’ ridicole e poco comunicative per i lettori odierni. Questo è un bel problema, perché la poesia, come anche la scrittura in generale, è comunicazione. Se la forma che impiegavo appagava il mio gusto, ma risultava un impedimento per la comunicazione poetica credibile ed efficace, per chi scrivevo, per me stesso o per gli altri?
Così capii che dovevo uscire dai vecchi schemi e imparare un nuovo modo di fare poesia, più libero e personale, senza tuttavia scadere nella banalità e inconsistenza formale e di contenuto, oggi purtroppo molto diffuse. Non sarebbe stato facile arrivare a questo equilibrio. Ci sarebbe voluto tempo e pratica per imparare, a poco a poco. Inizialmente continuai ad usare la metrica (versi endecasillabi, settenari ecc.) e la rima, ma cercai di semplificare il linguaggio e di eliminare gli aspetti arcaizzanti. Successivamente cominciai a scrivere in versi liberi, usando solo occasionalmente e di rado la metrica e la rima. La poesia seguente è una di quelle che scrissi in versi liberi. Nei post successivi ne troverai altre in cui usavo ancora la metrica.
Ricordi
Non occorre rimembrare i giorni,
ormai indelebili in eterno,
che non il tempo, né le svolte,
né l’oblio della memoria
possono annichilire.
Furono impressi nel mio corpo:
nello sguardo di schietto dolore
immortalato alle elementari
e nella mia assenza nelle foto di gruppo,
nell’insaziabile fame di affetto
che dilata la carne e il vuoto,
nella svanita forma plasmata
da anni di amore incompiuto,
che ne indusse un altro troncato.
Li manifestano ferite
cicatrizzate nelle deviazioni
e nei timori irrazionali.
Riecheggiano nella musica che ascolto,
dolce e dura come me.
Sono in ciò che porto sempre:
la croce e il mezzo cuore
finalmente condiviso.
Il suo sentimento era già forte, il mio doveva ancora crescere e maturare
Per “svanita forma plasmata da anni di amore incompiuto” intendo la forma fisica a cui ero giunto per Maddalena (vedi il post COME L’AMORE CI TRASFORMA – La mia esperienza: come l’amore mi ha trasformato dentro e fuori (parte I) e seguenti), che purtroppo in parte persi un po’ alla volta, prima di recuperarla in seguito, come poi racconterò. La croce e il mezzo cuore di cui parlo sono ciondoli che porto sempre al collo. L’altra metà del ciondolo a mezzo cuore ce l’ha Chiara, come ho raccontato nell’ultimo post della prima serie sull’amore IL TRIONFO DELL’AMORE – 3) I primi passi (e scritti) del nostro amore. Offrendomi il suo amore, Chiara non poteva annullare la realtà di tutti i rifiuti che avevo ricevuto nella vita, ma ottenne un grande risultato: infranse l’estensione pessimistica di quei rifiuti, perché amandomi distrusse la mia idea che forse nessuna ragazza mi avrebbe mai amato.
Eppure, oltre a togliermi il pessimismo e a ridarmi la felicità, il suo grande amore, offerto così generosamente, senza che io avessi fatto nulla per meritarlo, mi faceva sentire un po’ a disagio. Mi sentivo in colpa per averla fatta soffrire e aspettare tanto, e per il fatto che non provassi ancora un sentimento abbastanza forte da poter ricambiare il suo come meritava. Ma questo non significa che non provassi niente. Anzi avevo avvertito una spinta sufficiente a indurmi a stare con lei. Io l’avevo sempre vista come un’amica, e dovevo imparare a lasciarmi andare sempre di più a un sentimento tutto nuovo per lei. Inoltre le mie esperienze passate erano ancora ferite fresche e dolorose per me, e mi avevano procurato una gran confusione. Perciò il mio sentimento di amore per lei doveva ancora crescere e maturare.
I problemi sentimentali principali: il sentimento dell’amore è debole all’inizio dell’innamoramento, e dopo il culmine diminuisce
- Sentire che non si è ancora innamorati come lo si desidererebbe;
- oppure sentire, dopo essere stati innamorati appassionatamente, che non lo si è più come prima:
direi che questo, e come decidere che fare, è il problema più frequente e urgente che mi ha indotto a scrivere. Potresti averlo vissuto, potresti trovarti a viverlo ora o comunque è normale che lo vivrai in futuro anche Tu. Per cui lo affronteremo in dettaglio nel corso dei post di questa seconda serie.
Per ora racconto solo come ho vissuto io la prima fase di incertezza, alimentata anche dalla convinzione, durata a lungo, che, se non avessi potuto stare con Maddalena, allora avrei dovuto seguire la vocazione per un’altra strada. Come ho già scritto, fraintendevo il vero senso della mia vocazione: poi lo chiarirò meglio. Riporto i dubbi che scrissi a tal proposito il 20 Aprile 2007. Con Chiara mi ero messo da poco, il 3 Aprile, pochissimo tempo dopo essermi sentito attratto da lei. Anche se adesso mi viene da sorridere per l’ingenuità di allora, mi misi a confrontare i sentimenti (cosa spesso controproducente!) per Maddalena, che avevo coltivato per quattro anni e mezzo, con quelli appena nati per Chiara.
Non si possono confrontare sentimenti provati per persone diverse in circostanze diverse
Gli ostacoli infiammano e fanno perdurare il sentimento dell’amore
Sono in dubbio sui miei sentimenti per Chiara, che mi sembrano diversi da quelli che c’erano o ci sono (chi sa se sono finiti?) per Maddalena.
Leggendo l’introduzione al romanzo La principessa di Clèves[1] (considerato il primo romanzo psicologico moderno), ho capito forse meglio un’ipotesi che avevo da tempo sul sentimento dell’amore. Come afferma l’autore dell’introduzione:
“L’amore (o meglio il sentimento dell’amore) è un turbamento dei sensi e dell’anima, e per essere alimentato ha bisogno dell’ostacolo. […] Il principe di Clèves resta perdutamente innamorato della moglie anche dopo il matrimonio, ma è perché lei prova soltanto della stima per lui. Il duca di Nemours rinuncia per amore alla corona d’Inghilterra, ma se la principessa di Clèves cedesse ai suoi poteri di seduzione, potrebbe un giorno non amarla più (o meglio non esserne più innamorato)”[2].
Differenza fra la mia situazione sentimentale precedente e quella successiva
Allora forse il mio sentimento di amore per Maddalena aveva raggiunto quel livello perché fortemente e tenacemente ostacolato da un gran numero di fattori esterni. Forse è anche per questo che i miei sentimenti duravano tanto tenacemente, anzi si andavano sempre più rafforzando. Probabilmente, se fossero stati corrisposti, avrebbero cessato di crescere e sarebbero pian piano diminuiti. Forse allora i sentimenti che provo per Chiara sono più tenui perché il suo amore mi viene servito su un piatto d’argento, e io non ho fatto mai nulla per conquistarlo: non ho agognato, non ho sofferto, non ho lottato. Ho semplicemente deciso di ricambiare i sentimenti maturati da una persona che al contrario di me, a causa mia e di quel sentimento, ha sperato, ha sofferto, ha lottato.
Così adesso, terribilmente spaventato dal timore che tutto ciò non possa bastare a farmi amare Chiara come so che giustamente dovrei, non riesco a percepire con la minima evidenza, né con la mente né con il cuore, quali siano i miei sentimenti per Maddalena e quali quelli per Chiara.
La tentazione di scappare e il fraintendimento della mia vocazione all’amore
Colto in piena confusione dai problemi suscitati in me dall’amore umano, mi appoggio a questa riflessione: la calma dell’anima a cui aspiro forse non può provenire dall’amore umano. Allora ho bisogno di vivere un amore che può soddisfarmi solo se diretto a Dio e all’uomo senza focalizzarmi su persone precise (che è ciò che chiamo amore umano). Mi sembra già di vedermi pensare, in un futuro ipotetico:
“Ho vissuto il più virtuoso ed edificante degli amori non corrisposti, e avuto la possibilità di vivere il più sereno e felice degli amori corrisposti, senza aver avuto successo nel portarli a compimento. Ora il mio proposito è quello di evadere da tutto questo, per abbracciare un altro tipo di amore, giacché il mio desiderio più profondo per questa mia vita è quello di dedicarla all’amore. Ma forse quello che Dio si aspetta da me, e che dentro di me forse io mi auspico di realizzare più di ogni altro, è un amore moralmente più edificante, umanamente più costruttivo, che lenisca le passioni, i turbamenti, le ansie, le paure e i dolori laceranti dell’anima, che mi consentirebbe meglio di tutti un cammino il più possibile diretto verso Dio, un amore spirituale per l’uomo e per Dio” [come sottovalutavo l’amore nella relazione di coppia!].
Ricordo che in questi post sull’amore, quando parlo di Dio, esprimo semplicemente la mia fede e testimonio la mia esperienza. Nelle altre future serie di post su Dio – creazione/evoluzione, fede e credibilità del cristianesimo, troverai approfondimenti scientifici, filosofici e teologici più rigorosi.
In caso di dubbi all’inizio di una relazione, se non ti senti ancora abbastanza innamorato/a, non lasciare il partner: aspetta che i tuoi sentimenti crescano
In sostanza avevo la tentazione di fuggire dal problema invece di affrontarlo, perché è come se pensassi: se vivere una storia d’amore con una persona è così complicato, tanto vale che lasci perdere e mi dedichi ad altro (con la falsa idea che fosse la scelta giusta). Che cosa decisi di fare? La cosa più saggia e migliore per me e per Chiara, ciò che Cristina, in preda agli stessi dubbi all’inizio della “storia” con me, non era riuscita a fare: aspettare, dare tempo e modo ai sentimenti di svilupparsi. Ricordo che anche il mio amico Adil mi consigliò la stessa cosa, dicendomi che comunque avrei sempre potuto decidere in futuro se prendere un’altra strada.
Così non mi feci altri problemi: mi dedicai semplicemente a vivere la storia con Chiara giorno per giorno. E meno male! A poco a poco il mio sentimento di amore per lei cominciò a crescere. Impercettibilmente, ma cresceva, senza che me ne rendessi davvero conto. Tant’è che appena quattro giorni dopo i dubbi espressi sopra, il 24 Aprile, le dissi per la prima volta “Ti amo”, prendendola in disparte durante una festa, come ho scritto nell’ultimo post della prima serie sull’amore IL TRIONFO DELL’AMORE – 3) I primi passi (e scritti) del nostro amore. Col tempo mi fu sempre più evidente che ero effettivamente innamorato di lei. Basti considerare cosa scrissi un giorno, semplicemente perché stava andando da sola ad incontrare le sue amiche.
I dolci e sognanti pensieri degli innamorati
Ti scrivo prima di rimettermi a risolvere problemi [stavo studiando matematica]. Sto un pochino in pensiero perché ho paura che tutti i ragazzi ti guardino per quanto sei bella e scorgano quella luce dolcissima e commovente nei tuoi occhi, che accende l’incendio del mio cuore che arde solo per te, mentre vai alla fermata dove sono gli altri [amici del gruppo]… razionalmente non ce ne sarebbe motivo: nessuno dovrebbe importunarti, spero.
Solo che quando non ti sento protetta e al sicuro tra le mie braccia, non posso avere questa certezza. Così spero che una ragazza dolce, delicata e graziosa, deliziosamente bellissima come te, abbia un tragitto piacevole e indisturbato verso la meta e verso le amiche, tra le quali ti immagino più al sicuro, come se invece di essere su un autobus di questo quartiere, abitato da gente poco raccomandabile, camminassi nel sentiero del bosco in cui immagino che tu passeggi con la tua leggiadria di fata nella mia mente, dal suolo tappezzato di mille foglie dai colori autunnali, che costeggia aiuole con mille rose.
Le quattro rose dell’amore: rossa per la passione, rosa per la tenerezza, blu per la volontà di amare, bianca per la grazia di poter amare
Rose rosse per la passione che ho per te. Rosa per la tenerezza con cui vorrei sempre trattarti. Blu perché questo amore lo voglio difendere da qualunque cosa e qualsiasi persona su questa terra che voglia frapporsi tra noi, e per la sua sempre più grande profondità. Bianche per il legame misterioso delle nostre anime così simili e con le differenze che ci completano reciprocamente, che sento più forte giorno dopo giorno, man mano che ti conosco sempre un po’ di più. [Queste sono le rose dei quattro colori simboleggianti (per me) alcune componenti dell’amore: rossa per la passione, rosa per la tenerezza, blu per la volontà di amare (oggetto di questa seconda serie di post sull’amore), bianca per la grazia di poter amare (oggetto di un’altra futura serie sull’amore)].
Le rose da estirpare: gialle dell’infedeltà e gelosia, nere dei dolori inflitti
Non ci sono rose gialle [simbolo dell’infedeltà e della gelosia] perché non vorrei mai e poi mai esserti infedele, e perché so che nemmeno tu lo saresti mai, e per questo non ci sono, come non voglio che tra noi ci sia gelosia immotivata, bensì tanta fiducia reciproca. Non ci sono nemmeno rose nere, nemmeno una, perché di dolore, con te e grazie a te, non ne ho provato mai, ma solo gioia infinita. E le rose nere che erano cresciute a causa di ciò che hai sofferto per me, le sto estirpando e le voglio estirpare completamente piantandoci tutte le altre rose, tranne le gialle.
Tutte le aiuole in cui crescono queste rose sono verdi per l’erba soffice e leggera, verde come la speranza che tu mi dai per questa vita, e come la speranza che io non ti faccia mai del male, per quanto mi sarà possibile. E come la speranza, infine, che questo amore stupendo per te non finisca, perché sebbene le rose rosse con gli anni possano appassire, l’amore comprende anche tutti gli altri generi di rose, e quelle rose possono durare per sempre… ma adesso men che mai è opportuno questo discorso, poiché nelle aiuole della mia mente e del mio cuore, fra le quali passeggi tu, ci sono tutte le rose, in pieno fiore: rosse, rosa, blu e bianche, e l’erba su cui giacciono è sempre verde. Ti amo stellina del mio cuore.
Per alcuni è più difficile innamorarsi, ma per tutti ci saranno problemi anche dopo essersi innamorati
Riporto anche quest’altro frammento, che scrissi in un periodo in cui Chiara era andata con la scuola a Monaco:
La lontananza di Chiara sta ravvivando la mia tenerezza nei suoi confronti: com’è dolce la rosa rosa [simbolo della tenerezza], seppure le sue spine facciano soffrire, poiché anche quel dolore è così lietamente sopportabile! Stupendo sentimento: come sei bello e felice quando gli innamorati sono insieme, così sei altrettanto bello e dolcemente malinconico quando sono lontani, e si pensano sospirando al conforto di potersi presto riabbracciare, con una passione ed una tenerezza più grandi di prima! E ora so che ho tanto bisogno di Chiara, e che non mi basterebbe nient’altro per essere felice, senza di lei.
Benissimo! Ora potresti pensare: “Il piccolo intoppo è stato superato, alla fine ti sei innamorato davvero. Quindi tutto a posto, fine della storia e delle presenti riflessioni, no?”. Innanzitutto il piccolo intoppo io l’ho superato, è vero. Ma purtroppo non sempre accade così. Dunque occorrerà esaminare il caso diverso più in generale in un prossimo post (DECIDERE SE RIMANERE INSIEME O LASCIARE IL PARTNER SOLTANTO IN BASE AI SENTIMENTI È UN BUON CRITERIO DI SCELTA?), per vedere come affrontarlo. Prima però bisogna vedere cosa succede e quali problemi subentrano dopo che ci si è innamorati e dopo un po’ che si sta insieme anche felicemente. Perché se non ci fosse un dopo, che scriverei a fare?
Nel prossimo post: QUANDO SEI IN DUBBIO SE RESTARE CON IL PARTNER O LASCIARLO? – 1) I “veri” e “falsi” problemi
- I “falsi” problemi: quando il sentimento di amore è più forte delle difficoltà, e altre non lasciano alcuna possibilità di scelta, puoi essere davvero in dubbio?
- I “veri” problemi, in cui si ha davvero il dubbio se restare con il partner o lasciarlo, sono quelli sentimentali?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
NOTE
- Scritto nel 1678 da Madame de La Fayette, ed. italiana qui citata della Garzanti Libri, Lavis (TN) 2007. ↑
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