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CONCLUSIONE DI QUESTA SERIE DI POST SULL’AMORE: le riflessioni e i consigli proposti fin qui sono sufficienti per amare davvero?

Di CuoreMenteSpirito
Etica dell'amore: questi consigli bastano per amare davvero?

 

L’etica dell’amore

Con questo post si conclude la seconda serie sull’amore e la relazione di coppia, in cui ho proposto un’etica naturale, razionale e “laica” dell’amore (vedi il post NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE? – 2) Dai problemi sentimentali al problema della scelta: restare con il partner o lasciarlo?; dell’etica in generale e applicata ad altri problemi morali specifici parleremo in un’altra serie futura).

 

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Perché è un’etica naturale dell’amore?

 

Si tratta di una morale universale, accettabile da tutti?

Quella sviluppata nei precedenti post è un’etica universale, ricavata con i soli strumenti della ragione naturale e quindi della filosofia, per quanto ad esse accessibile. Infatti

L’apporto peculiare del pensiero filosofico permette di discernere, sia nelle diverse concezioni di vita che nelle culture, «non che cosa gli uomini pensino, ma quale sia la verità oggettiva» (S. Tommaso d’Aquino, De Caelo, 1, 22)”[1].

S. Giovanni Paolo II

 

Qual è la regola fondamentale dell’etica dell’amore?

La regola da tenere a mente per mettere in pratica l’amore di cui ho parlato è semplice: scegli e fai tutto ciò che si addice all’amore, amando il partner in modo:

  • gratuito;
  • generoso;
  • esclusivo;
  • perenne;
  • e in unione totale (o verso la totalità).

Queste sono le 5 caratteristiche fondamentali dell’amore nella relazione di coppia (ricavate nel post LA VERITÀ DELL’AMORE: COSA SIGNIFICA AMARE? – 1) L’amore è un compromesso o un dono? Di che cosa?).

E “Non commettere mai nulla che sia contrario all’amore” (Tolstoj) e affine all’egoismo: ama l’altra persona, non usarla solo finché ti pare e piace, ma donale completamente te stesso.

Questa deve essere la norma che regola l’agire di chi vuole amare davvero.

 

Limiti dell’etica naturale dell’amore: riuscirai a praticarla con le tue sole forze? E perché amare anziché non amare?

Rispettare quest’etica dell’amore in tutto e per tutto, con le sole forze della ragione e della volontà allo stato naturale, è praticamente impossibile, pur dovendolo fare. Perciò uno potrebbe pensare che costituisce soltanto un criterio regolativo, ideale, tuttavia mai raggiungibile dall’uomo. Ma il dovere, cioè la necessità di amare in quel modo (altrimenti non si ama), resta, come si è mostrato.

Allora si deve amare sempre e comunque, senza averne la piena possibilità? È possibile fare con le tue sole forze tutto ciò che sai di dover fare per amare? E poi, anche se è vero che per amare veramente si deve farlo in un modo preciso (le 5 modalità sopra elencate), perché amare anziché non amare? Su cosa si fonda in modo ultimo quest’etica naturale dell’amore, e cosa rende possibile praticarla in tutte le sue esigenze?

Questi sono i nuovi problemi ancora non risolti, ed è per questo che occorrerà un’altra futura serie di post.

Per ora darò solo un piccolo anticipo attraverso una lettera che ho scritto a Chiara per il secondo anniversario di fidanzamento, che fa un po’ da riepilogo dei post pubblicati finora, e da snodo con quelli che verranno più in là. (Su chi sia Chiara, rivedi i post IL TRIONFO DELL’AMORE – 1) C’è speranza di conquistare chi ti piace, ma non sembra interessato/a? Come scegliere con chi mettersi insieme?, 2) L’amore può nascere dall’amicizia?, 3) I primi passi (e scritti) del nostro amore).

 

Una sintesi dei post precedenti e futuri nella lettera del 3 Aprile 2009 a Chiara

 

Amare concretamente, donando se stessi

Carissima stellina mia, perdonami se a causa dei miei tempi stretti e della mancanza della calma necessaria non posso scriverti una poesia o qualcosa di abbastanza bello per poterti ringraziare di questi due luminosi anni trascorsi insieme. Luminosi, dico, perché hai sempre illuminato ogni mio istante difficile e gli anfratti più bui del mio cuore, e accanto a te e per te sto imparando sempre più cosa significa e cosa implica amare concretamente con la possibilità reale di donare qualcosa alla persona amata: in poche parole, tutto me stesso, tutta la mia vita.

 

L’incostanza dei sentimenti e l’egoismo: serve qualcos’altro per amare davvero

Eppure mettere davvero in pratica questo, pur essendo la mia massima aspirazione, si scontra costantemente con i miei limiti: i miei sentimenti incostanti, i miei istinti, impulsi, condizionamenti esterni e le tentazioni estetiche di ogni giorno, in una parola il mio egoismo. Oggi per esempio sento in modo più forte la mancanza dei nostri consueti gesti di tenerezza che ci sono in parte impediti in questi giorni, come sai, e per questo ti desidero di più; ma in certi giorni sono molto più apatico. Allora mi tormenta spesso, specie in quei momenti, il senso di colpa che mi rimprovera di non amarti abbastanza, cioè come vorrei e come tu meriteresti, senza alcuna riserva e concessione ai miei egoismi e desideri di piacere se conducono altrove rispetto a te ed il tuo bene!

 

La volontà razionale di amare, che è volere il bene dell’amato/a

Ed è allora che comprendo più profondamente che per amare davvero, i sentimenti, in quanto spesso offuscati dall’amor proprio e non suscitabili meccanicamente, possono essere così insufficienti, così inadeguati e instabili per garantire l’amore, come tale eterno, da rendere assolutamente necessario trascenderli qualora non siano direttamente rivolti al bene dell’amato e possano condurre più alla nostra (illusoria) felicità che alla sua.

Allargo il mio sguardo introspettivo e metto sotto inchiesta i miei sentimenti e i miei desideri, discernendo ciò che è rivolto al tuo e al mio bene e ciò che devia da questi tentandomi, ingannandomi con piaceri vuoti ed effimeri; mi giudico severamente e scopro che ben più potente dei sentimenti è la mia volontà razionale di amarti ad ogni costo, di orientare ogni mio sforzo al tuo bene e alla tua vera felicità, che tento di realizzare nonostante tutte le mie miserie e i miei limiti, anche se questo significa andare momentaneamente contro la mia, e dico proprio momentaneamente perché so che la tua felicità coincide esattamente con la mia, anche se a volte lo capisco pienamente solo dopo aver scelto pensando alla tua.

 

Il sacrificio della mia scelta universitaria e lavorativa

E a questo punto voglio parlarti meglio che posso proprio della mia scelta più importante e in cui sono più coinvolto attualmente: non voglio fare il poeta, il filosofo o il teologo, cioè lavorare da tale, anche se essenzialmente ed intimamente continuerò ad esserlo e a desiderarlo; voglio fare l’ingegnere, seppure dentro non sarò mai solo quello. Perché nel lavoro una cosa è l’essere e un’altra il fare, se il fare non coincide con l’essere[2]; ma fare qualcosa che non si è portati ad essere per amore dell’altro significa trascendere se stessi, ovvero l’amor proprio e l’egoismo radicato che ciascun individuo cerca anche inconsapevolmente di soddisfare.

La letteratura, la filosofia e la teologia studiano e coltivano i sentimenti, la mente e lo spirito: sono materie di vita e sono dunque i miei reali interessi, mentre l’ingegneria è per me un banale studio della materia inerte; come potrebbe interessarmi come le prime? Ma è tanto più bello fare qualcosa che non piace o piace meno, per amore dell’altro, che qualcosa che si desidera per amore di se stessi!

Perciò ti prego, accetta volentieri e senza alcun immotivato senso di colpa il mio dono, perché non ho altro che il me stesso che sono e che avrei voluto essere da offrirti; e quando il mio cuore è arido e tentenna, io non so amarti in altro modo.

 

La gratitudine per l’amore ricevuto

Tu non devi far niente in cambio, proprio niente, perché è già un’immensità l’amore che ogni giorno costantemente mi dai, essendo rimasta al mio fianco sin da quando sembrava non ci fosse alcuna speranza che il mio cuore si aprisse per riceverlo, e tu hai continuato a sperare risollevando me e te dalle tenebre in cui eravamo sprofondati.

Solo, aiutami a non desistere dai miei propositi, che conducono alla nostra felicità, a non cedere per debolezza a desideri egoistici fuorvianti; e allora come sarà bello, se Dio vorrà, quando sarò diventato ingegnere, se l’avrò fatto rinnegando me stesso per te, per amore!

 

La vera libertà non è fare quel che pare e piace: è la libertà dal male per il bene, per amare

Come ho detto, sarà per gli altri un titolo onorifico e rispettato, per me è pura banalità; ma tanto più umile e umiliante è il dono, se è per amore, tanto più è bello e grande! E poi “Non mi è mai importato di quello che fanno gli altri”, come dicono i Metallica nella splendida canzone Nothing Else Matters, che tanto mi fa pensare a noi due.

Sì, la mia vita è Heavy Metal, che è per me ribellione, ma non quella dei ribelli alla morale con gli annessi valori fondamentali della vita; al contrario, io mi ribello a come mi vorrebbero loro: edonista (chi identifica il bene con il proprio piacere) ed eudemonista (chi identifica il bene con la propria felicità), per giustificare il loro modo di pensare egoista e le loro conseguenti scelte, appunto diverse dalle mie, e per non sottomettersi alla scomoda verità che solo Dio conosce completamente il nostro bene, che spesso non coincide con i nostri piccoli e meschini interessi momentanei.

Conseguentemente hanno una concezione scorretta della libertà che a loro risuona così: “Fai quello che ti pare e piace!”. Ma la vera libertà è libertà da qualcosa, cioè dal male, dai nostri egoismi che ci impediscono di amare e di essere noi stessi, perché l’uomo è per essenza tendente al bene, e solo il male lo appesantisce e lo rende schiavo, incapace di elevarsi al vero bene! È in questo modo che voglio essere libero, e libero anche da coloro che tentano di farmi diventare schiavo dei piaceri e delle cose futili anziché libero! Io voglio scegliere per amore, non secondo il mio piacere.

 

Il cammino dell’amore è faticoso, ma chi non vuole sforzarsi non troverà mai la vera felicità

Così, se dico che la mia vita è Heavy Metal, metallo pesante, è anche perché può essere considerato un lavoro duro e pesante sradicare il mio egoismo; ma che libertà piena, che felicità vera, che amore dirompente senza alcuna diga di contenimento ne scaturirebbero! La mia strada è come la scalata di una montagna, sulla cui cima c’è la mia libertà: più è ripida e dunque difficoltosa la salita, più è retta la via e rapido il raggiungimento del Bene.

Chi cerca di non faticare per raggiungerlo si perde per vie pianeggianti intorno alla montagna, lunghe e senza fine, che non possono condurre in alto, e vaga girando nel circolo vizioso del proprio egoismo, perché non è disposto a rinnegare se stesso, e non sarà mai felice: sarà solo in un mondo pieno di gente, perché penserà solo a se stesso, e dunque quand’anche per assurdo gli riuscisse di essere felice, con chi ne gioirebbe? Infatti la vera gioia è tale solo se condivisa, se si ha appunto qualcuno con cui felicitarsi e gioire di qualcosa. Finché si vive si è sempre in tempo per deviare da un percorso sbagliato, ma bisogna scegliere prima o poi.

 

Chi mi darà l’aiuto necessario per compiere la mia missione?

Io credo che Dio affidi a ciascuno un compito, una missione d’amore: a me ha affidato te, come a te ha affidato me. Se non ti amassi e non dedicassi la mia vita a questa missione, non adempierei nemmeno alla Sua Volontà, a cui io voglio conformare la mia perché so che Egli vuole solo il nostro bene; perciò non abbiamo nulla da temere se ci abbandoniamo senza remore nelle Sue mani!

E quando anche la mia volontà non è e non sarà abbastanza forte, quando in futuro dovesse addirittura soccombere, quando sono e sarò più stanco e debole, io prego e pregherò solo Dio di concedere la Sua Grazia a questo servo peccatore che, se è la Sua Volontà, non vuole altro che amare questa meravigliosa persona che mi ha donato, per ricambiare l’amore e la felicità che lei ogni giorno mi offre, e non smettere di farlo, e poterlo ringraziare per sempre del nostro amore.

(Ricordo che in queste serie di post sull’amore, quando parlo di Dio, esprimo semplicemente la mia fede e testimonio la mia esperienza. In altre future serie di post su Dio – creazione/evoluzione, fede e credibilità del cristianesimo, troverai approfondimenti scientifici, filosofici e teologici più rigorosi).

 

Riuscirai da solo/a ad amare veramente la stessa persona per tutta la vita?

Tutti i post della seconda serie sull’amore miravano a dimostrare e approfondire il fatto che, se vuoi amare davvero il tuo partner, allora devi amare in un modo preciso: amare la persona con cui stai, in modo gratuito, generoso, esclusivo, perenne e in unione totale (o verso la totalità). Se Tu non vuoi amare così, facendo tutto quanto ho descritto nei post precedenti, e magari preferisci lasciare la persona con cui stai quando “non te la senti più”, allora significa che non vuoi amare un’altra persona, ma te stesso, e nel tuo cuore non ci sarà spazio per l’amore, finché non ti deciderai a compiere una scelta radicalmente diversa da quelle che hai compiuto finora.

Oppure adesso hai veramente intenzione di amare una persona? Hai capito cosa significa amare? Vuoi scegliere di amarla in quel modo? Allora prova a metterlo in pratica come ti ho spiegato finora. Per il risultato, ti aspetto in un’altra futura serie di post. Se ci riuscirai, bene, non ti servirà altro.

Ma davvero ci riuscirai fino in fondo? Riuscirai ad amare veramente, in ogni istante e in tutto e per tutto? E perché amare anziché non amare? Sarai davvero felice e realizzato/a con i soli elementi di questa serie, senza bisogno d’altro? È possibile, con le tue sole forze naturali, amare la stessa persona per tutta la vita e in modo puro, sempre autentico e perfetto? E come non diventare infelici nel pesantissimo sforzo di ottenere questo senza alcun aiuto? Come essere pienamente felici?

Non temere, scriverò altri post utili proprio perché conosco la risposta: mi veniva offerta in continuazione, ma mi rifiutavo di capirla e di accettarla, e così alla fine ci ho sbattuto la testa. Per questo non ho ancora smesso di scrivere: il cammino dell’amore non finisce qui!

 

Nel prossimo post:

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.

Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

 

NOTE
  1. Papa San Giovanni Paolo II, enciclica Fides et Ratio, n. 69.
  2. Per questo non mi piace essere identificato soltanto come un ingegnere, non sono d’accordo con chi mi dice “sei un ingegnere”; come non trovo giusto, al di là dell’utilità pratica, considerare strumentalmente le altre persone identificandole in toto solo con il lavoro che svolgono: il muratore, il fabbro, il fruttivendolo, il tecnico, l’impiegato, ecc. Sì, sono anche un ingegnere, per motivi particolari, pratici; ma non sono soltanto un ingegnere, perché l’essere di una persona è molto più che una sua attività, non si riduce e non può essere identificato con essa. Ciò è ancor più vero quando una persona ricopre pure altri ruoli fondamentali, ha ulteriori interessi significativi e missioni importanti diverse dal proprio lavoro economicamente e socialmente riconosciuto come tale.

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