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HAI MAI LASCIATO O PENSI DI LASCIARE IL PARTNER SE NON SEI PIÙ INNAMORATO/A? Sarà la scelta migliore?

Di CuoreMenteSpirito
HAI MAI LASCIATO O PENSI DI LASCIARE IL PARTNER SE NON SEI PIÙ INNAMORATO - Sarà la scelta migliore?

 

“Non sono più innamorato/a, lo/la lascio”. Se fai così, stai amando davvero?

Nel post precedente DECIDERE SE RIMANERE INSIEME O LASCIARE IL PARTNER SOLTANTO IN BASE AI SENTIMENTI È UN BUON CRITERIO DI SCELTA? si è parlato (fra l’altro) dello stadio sentimentale negativo di chi ha lasciato o sta pensando di lasciare la persona con cui si è messo insieme da poco, perché non si sente abbastanza innamorato, i suoi sentimenti sono appena nati, non li sente costantemente dentro di sé, sembrano assenti e non abbastanza forti o sono in conflitto con altri dubbi, sentimenti contrari, tentazioni e attrazioni per altri.

 

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La fine della fase dell’innamoramento

Ora invece mi rivolgo a te che sei stato innamorato del tuo partner, magari anche appassionatamente, e poi hai sentito di non esserlo più come prima, perché è finita la fase dell’innamoramento. Come detto nel post NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE? – 1) La fine dell’innamoramento è normale, te ne accorgi perché il sentimento di amore si affievolisce, assieme alle percezioni teleologiche dell’amore: desiderio di unione totale, esclusività e priorità della felicità della persona amata, perennità (per le quali vedi i post COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? – 1) Esclusività della persona amata: si può amare più persone contemporaneamente?, 2) Vorresti che fosse felice?, 3) “Ti amerò per sempre”?, 4) Desiderio di unione totale: vorresti stare con lui/lei?; BREVE SINTESI DELLA PRIMA SERIE DI POST, E PERCHÉ UN’ALTRA SERIE DI POST SULL’AMORE? Il sentimento dell’amore, le difficoltà ad innamorarsi e i problemi successivi).

 

Come cambiano i sentimenti dopo il periodo dell’innamoramento

Questi sentimenti non sono più forti e inattaccabili come al culmine dell’innamoramento che avevi raggiunto, non sono più costantemente presenti al tuo interno, tanto che possono pure non farsi più sentire. Talvolta hai dubbi e sentimenti destabilizzanti, come attrazioni e tentazioni generiche o verso una o più persone precise, che possono anche sfociare in un nuovo innamoramento, cioè nella nascita di un sentimento di amore per una persona diversa da quella con cui stai insieme.

Quando stai con il tuo partner e quando pensi a lui o lei a volte non avverti più emozioni così intense come all’inizio, non hai più la stessa irresistibile voglia di stare sempre con lui o lei, ma capita che Tu abbia meno voglia e che l’interesse e la passione non siano più costantemente brucianti come prima. E quando non stai con lui o lei non avverti più la sua mancanza come allora, o come avresti previsto o desiderato. Non ti senti più felice ed euforico con lui o lei come un tempo.

 

Se scegli di fare solo ciò che senti in quel momento, lasci il partner, ma…

Che succede quando te ne rendi conto? Potresti non aver presente che l’amore non è solo un sentimento e la normalità che il sentimento di amore si affievolisca e l’innamoramento finisca, a prescindere dalla persona con cui stai, perché magari non vuoi rinunciare alla convinzione che l’amore vero sia un sentimento assoluto, eterno e immutabile, che non possa mai diminuire e venire meno. Allora, con questo presupposto sbagliato, se vuoi scegliere in base allo spontaneismo (vedi il post DECIDERE SE RIMANERE INSIEME O LASCIARE IL PARTNER SOLTANTO IN BASE AI SENTIMENTI È UN BUON CRITERIO DI SCELTA?), ecco il tuo ragionamento:

  • l’amore è un sentimento e se è “vero amore” non finisce. Siccome con quella persona è finito, significa che non la amavi davvero. Per questo è meglio se la lasci, perché il tuo più grande desiderio è quello di trovare il “vero amore”.
  • Oppure sai bene che il sentimento dell’amore ha sempre il suo declino, ma pensi che, finito l’innamoramento, sia inesorabilmente finito anche l’amore, e quindi preferisci cercare un’altra persona di cui innamorarti di nuovo.

In entrambi i casi decidi di lasciare quella persona, dicendole che non la ami più. Così continui la ricerca del “vero amore”, di un sentimento di amore che non finisca come sono finiti gli altri, oppure semplicemente di un sentimento per un’altra persona che ti ridia l’emozione, la felicità e l’entusiasmo dei primi tempi. Tutto sempre in funzione del tuo appagamento e mai dell’amore per l’altro.

 

Il sentimento dell’amore diminuisce, è normale; ma l’amore è più che un sentimento che va e viene

Dopo aver letto il post NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE? – 1) La fine dell’innamoramento è normale sai bene che è normale e naturale che l’innamoramento finisca. Come puoi dunque continuare a illuderti che prima o poi con una persona non finirà? Forse distingui tra amore e “vero amore”, pensando che quello vero sia un sentimento che non finisce, ma in realtà l’amore vero per qualcuno è ben più che un sentimento che va e viene, come vedrai più chiaramente fra qualche post. Mentre il sentimento dell’amore, proprio quello vero, normalmente diminuisce per sua stessa natura. Infatti, se l’amore fosse soltanto un sentimento che prima o poi finisce, allora l’amore perenne non esisterebbe, e tutte le unioni e i matrimoni sarebbero insensati e potrebbero durare al massimo per convenienza o costrizioni, ragioni sociali, economiche e morali non direttamente legate all’amore, ma esterne ad esso.

Perciò non si può distinguere tra amore e “vero amore”: o si ama o non si ama davvero, e il sentimento dell’amore è quello che è, bellissimo ma con il suo tempo e il suo compito limitato. Il suo solo compito è infatti quello di spingere e condurre all’unione con la persona di cui ci si è innamorati, e una volta conseguito il suo scopo è normale che inizi a diminuire, a “riposarsi” dopo la fatica fatta. Sei solo Tu che dopo puoi compiere la scelta di andare o non andare avanti, passando dalla fase estetica (sentimentale, dal greco aisthētikós = ‘che concerne la sensazione’, derivato di ‘sentire, percepire’), alla fase etica dell’amore.

 

“Non sono più innamorato/a, come faccio a restare con lui/lei?”.  C’è futuro per una relazione se non si è più innamorati? È possibile proseguirla, o meglio chiuderla e cercarne un’altra?

 

L’innamoramento serve per condurre all’unione totale e al dono di sé: questo non deve finire

La ragione per cui, specialmente agli inizi dell’amore condiviso con un’altra persona, quando ci si scambiano gesti di affetto e tenerezza si avverte quell’appagante, trascinante, fervida, stordente, bellissima e piacevolissima sensazione di dolcezza e felicità, è che questa serve a manifestare, a rendere sensibilmente evidente che quei gesti esprimono l’unione fra due persone. Tuttavia il piacere derivante da questa sensazione non va preso come il solo fine dell’unione con una persona – idea che conduce al pensiero che si dovrebbe cercare un altro partner qualora l’emozione non fosse più come prima –, ma piuttosto come stimolo ed incentivo all’unione, che è il vero scopo.

Non per niente l’innamoramento, come suggerisce la parola stessa, serve a condurre all’amore, mira a qualcosa che gli è superiore, e pertanto non ha senso ricercarlo solo per se stesso, quando è esso stesso che nasce per condurre oltre se stesso. Se si facesse così, sarebbe come se, di fronte ad un cartello che indica la destinazione fra qualche chilometro, invece di proseguire oltre ci si aggrappasse a quel cartello, illudendosi di aver già raggiunto la meta. Perciò quella sensazione è contingente, può andarsene come è venuta, per poi eventualmente tornare fra alti e bassi.

Come si mostrerà in seguito, è l’unione totale, il dono di sé all’altro, l’appartenenza reciproca che sono necessari e non devono finire, non gli stimoli verso di essi. Purtroppo spesso si vive per le sensazioni che sono il mezzo anziché per il fine al quale esse spingono, perdendo di vista il vero ordine della realtà e il fine dell’amore.

 

Scegli di non lasciare, per amore dell’altro, o di lasciare, per amore proprio?

Finché sei innamorato/a, non si può parlare di generosità o di egoismo in senso proprio, perché ciò che ti rende felice è seguire il tuo sentimento di amore per l’altro, che ti spinge a stare con lui e a renderlo felice, e dunque percepisci la sua felicità e la tua felicità come coincidenti: sei felice di renderlo felice, perché renderlo felice appaga il forte sentimento che ti spinge in quella direzione.

Ma quando l’innamoramento è finito, cioè non sei più innamorato perché il sentimento di amore non è più così forte come prima, non ti viene più così spontaneo restare anziché lasciare, specialmente nei momenti in cui i dubbi e le tentazioni sono più forti e la situazione è più difficile, soprattutto se provi attrazione per un’altra persona o addirittura te ne sei innamorato/a (problema grosso, ma non insormontabile, a cui dedicherò il post specifico PERCHÉ E COME ESSERE FEDELI? – 2) Vecchi e nuovi innamoramenti).

Se dentro di te a un certo punto, anche solo per un attimo, senti prevalere la voglia di nuove emozioni e sentimenti, o non ti senti abbastanza felice e motivato a restare con il tuo fidanzato, compagno o marito oppure fidanzata, compagna o moglie, ecco che hai un bel problema di scelta. Infatti in quel momento ti trovi ad un bivio:

  • o rinunci a quella voglia prevalente e alla spinta a lasciare, per amore dell’altro, ed è chiaro che questo costa sforzo di volontà e sacrificio, perché devi andare contro te stesso, i tuoi sentimenti e i tuoi desideri immediati;
  • oppure adotti il criterio di scelta basato sullo spontaneismo, che ti farà scegliere ciò che ti viene più spontaneo fare, seguendo il sentimento prevalente, per amore di te stesso, per non opporti faticosamente a ciò che senti e al tuo desiderio di felicità immediata.

 

Se vuoi decidere in base al sentimento prevalente al momento e cerchi la felicità immediata, lascerai sempre il partner

Se, come abbiamo supposto, in tale circostanza non te la senti di restare con il tuo partner, allora lo lasci, perché è questo che ti suggeriscono i tuoi sentimenti in quel momento. A volte però non è così semplice sapere subito cosa ci si sente di fare, e allora si prende la cosiddetta “pausa di riflessione”, che solitamente viene presa non per scegliere se amare o non amare l’altro, ma per capire qual è il sentimento prevalente, che viene più facile seguire. Una volta capito, si sceglie di conseguenza. È un espediente che fa parte del modo di vivere estetico (sentimentale), basato sul criterio spontaneistico. Se vivi così, con quel criterio compi la tua scelta, ogni volta che sei in crisi:

  • restare? Te la senti di meno, e allora non vuoi;
  • lasciare? Te la senti di più, e allora vuoi quello, perché Tu vuoi seguire il sentimento prevalente.

E la ragione? Siamo liberi di ragionare o di non ragionare, e Tu hai già deciso così, a priori, che vuoi fare solo ciò che ti senti, perciò non vuoi ragionare, e non sai ancora cosa dovresti fare secondo la ragione, sai solo cosa senti e vuoi seguire quello, vuoi andare “dove ti porta il cuore”. Puoi fare quello che ti pare, tanto hai il libero arbitrio, la libertà di scelta, e desideri essere felice Tu: non intendi rinunciare alle emozioni, alla forza e alla felicità promanate dall’innamoramento in sé e per sé, che con quella persona ormai è finito, e non vuoi smettere di stare a soppesare con angoscia i tuoi sentimenti, perché non vuoi compiere una scelta puramente per amore dell’altro, a prescindere dai sentimenti.

 

Se vivi così, hai un blocco che ti impedisce di passare dall’innamoramento all’amore

Perciò lasci quella persona, per buttarti poi (probabilmente), dopo qualche tempo, in un nuovo innamoramento, e ti chiudi nello stadio estetico chiuso sentimentale positivo, “positivo” perché:

Dunque conosci un’altra persona e ti innamori di nuovo… all’inizio il nuovo sentimento di amore cresce e raggiunge il suo massimo, e te la senti di più di restare. Poi il sentimento di amore si affievolisce e l’innamoramento finisce, e te la senti di meno di restare, di più di lasciare. Così lasci di nuovocontinua a ripetersi il ciclo, bruciando una “storia” dopo l’altra, accumulando macerie su macerie, non costruendo niente di soddisfacente, solido e duraturo, non rendendo felice nessuno, restando in fondo infelice e irrealizzato Tu stesso, che in fondo ricerchi sempre l’amore vero, senza trovarlo.

 

Se fai come fanno molti, potrai trovare l’amore e la libertà?

 

Se ogni volta alla fine dell’innamoramento lasci il partner, non ami mai veramente nessuno, ma solo te stesso/a

Ora pensaci seriamente: quante volte ti sei messo con una persona e poi, dopo vari mesi o anni, l’hai lasciata? Quante volte si è ripetuto questo ciclo? Pensi che si interromperà da solo, se non deciderai di uscire Tu dalla chiusura in questo circolo vizioso? Se non ci sei ancora, vuoi finire adesso in questo ciclo potenzialmente senza fine? A che scopo? Per un’esistenza fatta di alti e bassi, di momenti belli ed entusiasmanti intervallati da periodi brutti, di tristezza e solitudine, quando puoi avere molto di più, cioè una serenità perenne? Vuoi sapere perché non riesci a trovare questa serenità? È semplice, perché se vivi così, non ami mai veramente e non sei libero:

  • non ami veramente perché ami più te stesso;
  • e non sei libero perché sei schiavo dei tuoi sentimenti.

Infatti finché sei innamorato il sentimento dell’amore è più forte dei sentimenti contrari. Perciò, siccome si prova appagamento nel seguire il sentimento più forte, in quel periodo amare l’altro è facile, visto che coincide con amare se stessi. Ma quando tale fase finisce, il sentimento di amore è più debole o assente, e almeno in certi momenti prevalgono le sensazioni che ti suggeriscono di lasciare, magari anche a causa dell’attrazione che è nata in te per un’altra persona. Allora sei a un bivio:

  • o metti te stesso al primo posto, non opponendoti a ciò che senti, e lasci l’altro;
  • o metti l’altro al primo posto, opponendoti a ciò che senti e non lasciandolo.

 

Quando dici: “Non ti amo più”, intendi dire: “Non sono più innamorato/a di te”; ma l’innamoramento non è l’amore

Se scegli secondo lo spontaneismo, scegli ciò che ti senti, e ami più te stesso, poiché non intendi proseguire un rapporto senza sentirti abbastanza spinto sentimentalmente in tale direzione, o non vuoi rinunciare alla tua voglia di emozioni e sentimenti nuovi, sempre forti ed entusiasmanti. Allora tenti di mascherare l’egoismo con l’idea errata che l’amore sia solo un sentimento spontaneo. Se dunque tale sentimento spontaneamente cessa o non è presente per il tuo partner, oppure è in conflitto con quello per un’altra persona, lasciarlo è anche “per il suo bene”, visto che non può ricevere l’amore che dovrebbe ricevere.

Questo perché pensi che non si possa più amare, una volta esaurita o diminuita la spinta dei sentimenti, e che non si possa contrastare il sentimento per un’altra persona. Invece nei prossimi post scopriremo che è possibile eccome, come forse è stato possibile per te non lasciare una persona nei momenti di crisi tua o sua, quando avete litigato e quando ti ha fatto soffrire o arrabbiare tanto da farti sentire tutt’altro che la voglia di restarci insieme, perché l’amore è incoraggiato dai sentimenti, ma non è soltanto un sentimento.

Infatti quando dici a chi vuoi lasciare: “Non ti amo più”, Tu ti riferisci al sentimento, perché in realtà intendi dire: “Non sono più innamorato di te”. Ma l’innamoramento non è l’amore, perciò la sua fine non è la fine dell’amore. Quindi se lasci quella persona è perché non vuoi amarla. Tutte le volte che hai lasciato il partner non sentendoti più innamorato di lui o lei o essendoti innamorato di un’altra persona, hai amato l’innamoramento e la felicità che esso ti dava più dell’altro, hai amato la passione suscitata in te dall’altro, e dunque hai amato più te stesso.

 

Abbiamo una volontà libera di seguire le voglie del momento, o di scegliere di opporsi all’egoismo

Più che amare davvero l’altro, spesso

“amiamo essere innamorati, questa è la verità”,

W. M. Thackeray

dice W. M. Thackeray, ed è per questo che tutti abbiamo la tendenza a lasciare e ad essere egoisti una volta finito l’innamoramento. Però questa è una tendenza a cui ci si può opporre, se si vuole, non una condizione ineluttabile e senza rimedio. Certo, se segui lo spontaneismo, continuerai a subire passivamente tale tendenza. Poiché il sentimento dell’amore è una delle passioni, se vivi lasciandoti trasportare solo da esso vivi passivamente, soggetto a qualunque mutamento del vento della passione, che ti sballotta di qua e di là, da una persona all’altra.

È vero, hai una volontà libera per scegliere se lasciare o non lasciare, ma impieghi un volere depotenziato e dipendente, che non supera ma si abbassa al livello dei sentimenti per riconfermarli e agire sulla loro spinta. Perciò volere diventa un atto che esprime una voglia, un desiderio, cioè un sentimento, come quello di chi dice: “Voglio un gelato”. Quando dici: “Non voglio più stare con quello o quella”, intendi che non hai più voglia di stare con quella persona, che non te la senti più, e perciò scegli di lasciarla.

Ma in realtà scegli di non scegliere, poiché scegli di non opporti ai sentimenti prevalenti, di non essere indipendente dai tuoi impulsi, ma dipendente, di diventare volontariamente e liberamente schiavo di essi. Scegli liberamente di non essere più libero e padrone di te stesso, come uno che si ammanetta da solo a un elicottero e poi butta la chiave: ci credo che poi viene sballottato da tutte le parti, avendo perso il controllo di sé.

 

Le conseguenze della scelta di seguire solo i sentimenti, passivamente e senza ragionare

Considera cosa succede quando uno è schiavo delle passioni, senza alcuna opposizione: chi è frequentemente preda dell’ira, di raptus violenti e tentazioni di molestia, può compiere atti gravissimi, se non si frena. Chi prova attrazione per altre persone (fatto comune a tutti), ma non la combatte in alcun modo, finisce per tradire o lasciare ogni volta il proprio partner. Chi non vuole compiere certe azioni senza uno stimolo sentimentale, non riesce a studiare, lavorare e svolgere compiti non sempre piacevoli ma necessari: è normale che poi non riesca a tenere unita una relazione e una famiglia, poiché i soli sentimenti non hanno la forza e la durata sufficiente per portare a termine una simile missione.

Allo stesso modo, se sei schiavo dei sentimenti, non appena questi ti suggeriranno di lasciare, Tu lo farai passivamente, acriticamente, senza mai fare uno sforzo volontario per andare avanti. Che strano: scegliere di diventare liberamente schiavi di un padrone così instabile, incerto, volubile, capriccioso come i propri sentimenti e l’amor proprio! Ma l’amor proprio non può guidare verso la vera meta: è cieco, non riesce a vedere in cosa consiste la nostra vera realizzazione! È senza meta: non ha altro scopo se non la propria autoconservazione fine a se stessa! Per questo Santa Paola Frassinetti scrive che

“[…] Il nostro amor proprio è un certo imbroglione che ci fa vedere quello che alle volte non è; ci fa vedere bianco il nero e nero il bianco, ed alle volte ci confonde in modo che ci leva la ragione […]”.

S. Paola Frassinetti

 

“Non sono più innamorato/a, mi rifaccio una vita”. Vivendo tante “storie”, sarai più libero/a, felice e realizzato/a?

 

Se segui passivamente i sentimenti, ne diventi schiavo/a e non puoi amare veramente un’altra persona

Vediamo meglio perché. Quando si fa solo ciò che si sente, non si è veramente liberi, perché soggetti passivamente a tutte le reazioni spontanee ed automatiche della propria emotività, indipendentemente dal buon senso della ragione, dalle proprie decisioni, dalla piena realizzazione dell’uomo, dal proprio bene e da quello dell’altro: si è schiavi dei sentimenti, e la sfera dei sentimenti è solo una parte del nostro essere, e nemmeno la principale (lo si capirà meglio nei prossimi post e in un’altra serie incentrata sulle grandi domande sull’essere umano). Si è passivi perché si subisce passivamente l’influsso altalenante della passione.

Infatti il verbo che si addice allo stadio chiuso estetico sentimentale positivo è nella forma passiva “sono innamorato” o “non sono innamorato”, e non quello nella forma attiva amare. Tuttavia non si può eludere la scelta fra amare e non amare, perché una scelta in tal senso la si fa eccome. Vivendo passivamente non riesci ad amare veramente, perché se scegli in base al criterio morale spontaneistico, per cui bisogna in ogni caso seguire il “cuore” (l’emotività), se si fa ciò che dice il “cuore” allora è giusto, scegli di appagare l’amor proprio, seguendo i tuoi sentimenti e i suggerimenti delle tue sensazioni senza considerare il partner. Infatti nel cuore dell’uomo l’egoismo è ben radicato. Se decidi di seguire sempre il tuo “cuore” (l’emotività), come potrai non essere egoista?

 

L’amore non è un compromesso fra due egoismi

Finché con l’altro ci stai bene ci resti insieme, poi quando non ci stai più bene lo lasci. E così facendo ogni “storia” si riduce ad una superficialità e a un dare per ricevere che con l’amore non c’entra niente. Ecco perché Nicolas Chamfort scrive che:

“L’amore, quale oggi si pratica nel mondo, è uno scambio di due capricci, e un contatto di due epidermidi”,

Nicolas Chamfort

e successivamente Paul Auguez riprende il concetto in modo ancor più pessimistico:

“L’amore è lo scambio di due capricci e il contatto di due egoismi”.

Paul Auguez

(Corsivo mio in entrambe le citazioni). Se si riduce l’amore a un compromesso temporaneo – in cui ciascuno dei due resta con l’altro finché questo lo fa stare bene, sino alla fine della fase dell’innamoramento o finché non si innamora di un altro –, ossia ad un’astuta e subdola forma di egoismo, l’amore viene annientato, perché l’egoismo è la sua negazione.

 

L’egoismo spontaneistico non ti rende libero/a e felice: ti impedisce di amare e di realizzarti

È quanto accade se scegli per guida l’amor proprio: credi di essere libero perché ti permette di fare tutto quel che desideri, ma ti allontani sempre di più dall’amore vero e dalla tua realizzazione, perché quella è una guida cieca e senza mappa! Dove può condurre, se non fuori strada rispetto al cammino dell’amore? Ecco perché intelligentemente Voltaire afferma che:

“Non è l’amore che bisogna dipingere cieco, ma l’amor proprio”[1].

Voltaire

Esso, oltre ad essere cieco, offusca la vista, rendendo incapaci di distinguere il bene dal male, perché l’amor proprio fa vedere bene ciò che piace e viene spontaneo, e male ciò che non piace e non viene subito spontaneo. Lasciandoti trascinare da quella guida, ti abbandoni ad un sentire spesso fuorviante, che porta fuori strada e ti induce a compiere scelte sbagliate, che ti si ritorcono contro. Infatti ogni volta che una tua “storia” finisce, ogni lasciata è persa. Non solo nel senso che perdi chi lasci, ma anche che perdi te stesso facendolo, perdi ogni volta la possibilità di amare davvero e quindi di realizzarti pienamente.

Sono sicuro che in fondo Tu desideri realizzarti veramente, trovando un amore pieno e senza fine. Ma come puoi sperare di trovarlo amando più te stesso rispetto all’altro, accontentandoti di restare passivo o di subire con angoscia i capricci della passione, che ogni volta si accende, si spegne e si riaccende con una persona dopo l’altra, ed è troppo limitata per soddisfare la tua sete di eternità e di infinito? Come potrai dissetarti, se cerchi solo il sentimento dell’amore, e ogni volta quello, finito l’innamoramento, ti sfugge dalle mani come acqua?

 

Nel prossimo post: PERCHÉ MOLTE STORIE FINISCONO E SI CONTINUA AD AVERE PROBLEMI IN AMORE?

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.

Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

 

NOTE
  1. Lettera a Etienne-Noël Damilaville, 1764.

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