Indice
Quali sono le principali facoltà psicologiche umane e come interagiscono?
Filosofi che hanno trattato approfonditamente l’intelligenza, la volontà, i sentimenti e il loro rapporto
A proposito dell’interazione fra volontà e intelligenza, ragione e sentimenti (oltre al tema della volontà e del libero arbitrio nel post COME SI FA A RESTARE INSIEME AMANDOSI VERAMENTE? – 2) Bastano i sentimenti o c’è bisogno della volontà?), sono particolarmente profondi ed illuminanti gli studi filosofici di Sant’Agostino d’Ippona (354-430), del filosofo e teologo domenicano San Tommaso d’Aquino (1225-1274) e del filosofo e teologo francescano Beato Giovanni Duns Scoto (1265-1308). L’ultimo forse è meno conosciuto (e spesso frainteso), ma non meno importante dei primi due.
Lo studio di questi grandissimi pensatori è stato utilissimo per approfondire e scrivere con maggiore chiarezza le mie riflessioni, anche se nel loro nucleo sono in gran parte precedenti alla lettura del loro pensiero in merito, perciò è giusto che descriva almeno brevemente cosa riprendo del loro insegnamento, aggiungendo le mie considerazioni. Gran parte di questo post potrà sembrare piuttosto generale, ma vedremo che le analisi esposte saranno di vitale importanza per la libera scelta di amare, per cui la loro applicazione all’amore vissuto nella relazione di coppia ci consentirà di svolgere delle riflessioni importanti e di ottenere dei consigli preziosi.
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La distinzione fra libero arbitrio e libertà su cui mi baso è quella proposta da Sant’Agostino (che li chiama anche libertas minor e libertas maior). Ma della piena libertà parlerò solo in un’altra futura serie di post. La trattazione della natura e delle funzioni dell’intelletto (fra le quali la ragione), delle passioni e del loro rapporto con la volontà, è stata ampiamente svolta da S. Tommaso.
Volontà e intelletto nel pensiero di Duns Scoto
La natura della volontà e il suo rapporto con l’intelletto sono stati ulteriormente precisati e approfonditi, a mio parere, da Giovanni Duns Scoto. Egli sottolinea in particolare[1]:
- la libertà essenziale della volontà, intesa come autodeterminazione, in accordo con la massima agostiniana nulla è tanto in potere della volontà quanto la volontà stessa, e come capacità intrinseca della volontà di essere causa dell’atto volontario, ma di questo abbiamo già parlato nel post richiamato sopra;
- (in accordo con S. Agostino e S. Tommaso) la necessaria “collaborazione” della volontà e dell’intelletto nell’atto della volizione, di cui la volontà è la causa principale, in quanto libera e in grado di controllare le altre facoltà, ma non senza le cause – secondarie e non deterministiche, ma comunque indispensabili – dell’intelletto e dell’oggetto da esso conosciuto, poiché “nihil volitum quin praecognitum = niente è voluto se non viene prima conosciuto”[2]: se non si conosce una cosa, come si può volerla? Pertanto l’intellezione dell’oggetto (che è l’atto dell’intelletto) deve precedere e accompagnare la volizione, ma non la determina, essendo sempre libera la scelta della volontà;
- il primato della volontà sull’intelletto, e quindi dell’amore rispetto alla conoscenza, sostenuto da molte argomentazioni, fra cui la constatazione che volere e fare il male è peggio che non conoscere il bene, perciò volere e fare il bene è meglio che conoscerlo soltanto, ed è proprio la volontà la causa principale dell’atto buono. Questa concezione viene spesso chiamata “volontarismo”, per distinguerla dall’opposto “intellettualismo”, che assegna il primato all’intelletto.
Le facoltà umane fondamentali e la distinzione fra intelligenza e ragione
Ricordiamo che le principali facoltà psicologiche umane sono (vedi gli approfondimenti in questi futuri post):
- sentire o conoscere tramite la conoscenza sensibile dei sensi esterni (i cinque sensi) e di quelli interni: senso comune, immaginazione, memoria, istinto o emotività (affettività, sentimentalità);
- conoscere con l’intelligenza (conoscenza intellettiva), in grado di astrarre un concetto (o idea) universale dai dati particolari forniti dai sensi (ad es. considerando una pianta particolare ricava il concetto universale di pianta), unire o separare un soggetto e un predicato nel giudizio (ad es. il cane è un animale, il cane non è un giocattolo, Tu leggi, loro non leggono) e ragionare, utilizzando i concetti e i giudizi per dedurre conclusioni dalle premesse;
- volere, cioè scegliere liberamente una cosa o l’opposta, mediante la volontà.
La ragione in senso stretto è una funzione dell’intelletto, che permette di conoscere per gradi, procedendo da un’intellezione a un’altra, attraverso il ragionamento, con cui si stabiliscono le connessioni logiche tra le idee e se ne ricavano di nuove, e partendo da premesse note, si deducono le conclusioni, ottenendo così un’argomentazione. Ad esempio se considero una certa persona e so che ogni uomo è mortale, posso dedurre che quella persona è mortale. La ragione pratica in ambito morale considera gli oggetti delle scelte possibili, conosciuti dall’intelletto, e determina quale scelta è quella giusta, anche in amore come vedremo.
Per volere qualcosa bisogna conoscerlo? E per ragionare bisogna volerlo?
Ma più precisamente come interagiscono l’intelligenza e la volontà, la ragione e i sentimenti? Perché la volontà ha bisogno dell’intelletto, e spesso anche l’intelletto ha bisogno della volontà per ragionare? Per quali motivi, per volere qualcosa, è necessario conoscerlo con l’intelligenza (non solo ad es. con i sensi esterni, interni e in particolare i sentimenti)?
La volontà può volere solo qualcosa conosciuto come bene appetibile
La volontà da sola non potrebbe volere niente, se non se stessa. Infatti per volere qualcosa di diverso da sé, deve volere appunto un altro oggetto, che non è immediatamente presente in essa. Se quell’oggetto è esterno alla volontà, ma coincide con qualcosa di interno, ovvero con il contenuto o l’uso di altre facoltà quali l’intelligenza, la volontà può liberamente consentire, comandare o ostacolare la loro partecipazione (nei limiti precisati di seguito).
Se l’oggetto è esterno sia alla volontà che alle altre facoltà, per es. qualcosa da comprare o da dire, un gesto da compiere o la decisione di un evento futuro come il matrimonio, la volontà non può volere da sola quell’oggetto, che non ha modo di ricevere immediatamente in se stessa, ma ha bisogno che l’oggetto da esterno diventi in qualche modo interno alla mente, e quindi che le venga presentato da un’altra facoltà – l’intelletto – con la capacità di conoscerlo come bene appetibile, cosa buona per qualche aspetto, il che richiede il concetto astratto di bene in generale. Allora la volontà può liberamente tendere o meno al bene conosciuto[3].
Quindi la volontà, per quanto riguarda l’oggetto del volere, è specificata dall’intelligenza, che le presenta i beni conosciuti come i vari fini o scopi a cui può tendere. Ma la volontà non è determinata dal solo intelletto a volere ciò che le propone: questo, essendo libera, lo decide essa stessa, per cui S. Tommaso dice che l’intelletto fornisce la causa finale dell’atto libero, ma la sua causa efficiente è la volontà[4] (sul concetto di causa e le sue tipologie, vedi questo futuro post), che comunque si serve necessariamente dell’intelligenza per conoscere gli oggetti in quanto beni, e poi per riflettere e giudicare quale è meglio perseguire, orientarsi ad esso, fare la scelta e compiere l’azione corrispondente.
La volontà può orientarsi ad aspetti diversi degli oggetti conosciuti dall’intelligenza
La volontà è libera di scegliere tra diversi oggetti anche perché, servendosi dell’intelletto e della ragione, può considerare i loro vari aspetti più o meno buoni ed orientarsi ad alcuni piuttosto che ad altri. Tali beni infatti presentano sempre aspetti contrastanti, perfezioni o proprietà positive e difetti o proprietà negative che appaiono come mali, sia perché sono di per sé limitati, sia perché possono essere conosciuti incompletamente o inadeguatamente dall’intelligenza[5], anch’essa sotto il controllo della volontà, che può cercare di conoscere o ignorare le cose, e rifletterci quanto vuole, pure con l’influenza di emozioni, sentimenti, passioni, scelte e abitudini pregresse che spingono a una determinata decisione e a sviare l’attenzione da ciò che le si oppone.
La volontà richiede l’intelligenza perché la libera scelta richiede il giudizio consapevole sulle varie alternative
Inoltre la volontà richiede la conoscenza intellettiva perché la decisione implica un confronto fra le alternative possibili per valutare ciò che è meglio fare nelle diverse situazioni, nelle quali possiamo sentirci spinti ad agire in un certo modo. Se la nostra scelta e azione in risposta a questa spinta è valutata con l’intelligenza o con la riflessione della ragione, allora può essere decisa liberamente. Altrimenti ne scaturirebbe una reazione automatica involontaria, spontaneamente determinata da pulsioni e sentimenti che la volontà non avrebbe modo di controllare[6].
Invece, “ascoltando” i giudizi dell’intelletto (x è buono o cattivo per questi aspetti, comporta queste conseguenze, ecc.) e il suo confronto tra gli atti e i beni da poter scegliere, la volontà può formarsi liberamente la sua intenzione, in modo consapevole seppure non per forza vincolato a ciò che l’intelligenza giudica migliore: si può agire liberamente anche contro la ragione.
Infatti se la scelta dipendesse totalmente dai giudizi e dai ragionamenti dell’intelletto, la volontà sceglierebbe sempre la cosa migliore, il bene morale anziché il male morale. Se scegliesse il male sarebbe soltanto per ignoranza, non per cattiva volontà, e la persona non sarebbe mai moralmente responsabile del male che compie. In realtà i giudizi e i ragionamenti dell’intelletto (se non condizionati dalla volontà stessa) riconoscono se gli oggetti sono buoni sotto certi punti di vista e cattivi per altri aspetti, ma poi la volontà sceglie liberamente a quale orientarsi.
Un esempio
Ad es. chi consciamente considera se uccidere o meno una persona molesta o che ha fatto del male, può giudicare correttamente che sia la sua vita, sia sfogare la propria ira eliminandola, sono beni (almeno in una certa prospettiva), e che il primo bene – la vita – è oggettivamente superiore al secondo – l’eliminazione dell’individuo molesto placando così la rabbia –. Ma forse giudica anche il secondo come un bene più immediato e appagante per se stesso. A questo punto, il soggetto in questione farà la sua scelta consapevolmente: vorrà anteporre il proprio bene, inferiore ma più appagante in quel momento, seguendo il sentimento prevalente, oppure deciderà di andargli contro mettendo davanti il bene superiore della vita della persona, sebbene costi più sforzo nell’immediato.
L’atto volontario richiede l’intelligenza, l’oggetto conosciuto come bene appetibile e la volontà
Dunque la volontà non agisce senza la conoscenza offerta dall’intelletto, e inoltre può (anzi dovrebbe) agire razionalmente, servendosi della ragione, la funzione razionale dell’intelletto che opera i ragionamenti per costruire le argomentazioni (ricavando le conclusioni dalle premesse).
Mentre però, come riconosce pure Duns Scoto, un atto volontario è sempre prodotto dall’intelletto, dall’oggetto conosciuto come bene appetibile e dalla volontà, occorre aggiungere che non deve intervenire necessariamente pure la ragione in senso stretto: l’uomo infatti ha la libertà di compiere atti volontari anche contrari alla ragione o senza ragionare. Senza queste cause – l’oggetto, conosciuto dall’intelligenza come bene appetibile, e la volontà che si orienta ad esso – nessun atto volontario è possibile. Fra di esse la volontà è una causa “speciale”, perché libera di agire o non agire e di disporre delle altre cause per la produzione dell’effetto. Perciò è la volontà la causa principale della volizione e dell’atto volontario, anche se non senza le altre.
L’autodeterminazione della volontà è libera, non casuale ma consapevole
L’autodeterminazione è la proprietà intrinseca della volontà, ma
“è necessario sottolineare che autodeterminazione non significa determinazione arbitraria e, ancor meno, mancanza di determinazione. Autodeterminazione indica semplicemente che la volontà è libera nelle sue decisioni, poiché la libertà fa parte della sua natura. Ben lontana dall’eliminare la conoscenza oppure la motivazione, la volontà le presuppone”[7].
La volontà implica sempre l’intelligenza, ma poi può agire sia razionalmente che irrazionalmente
Questa capacità di autodeterminazione implica sempre l’intelletto, ma può essere esercitata indipendentemente dalla ragione in senso stretto: non si tratta di una volontà di per sé irrazionale, ma di una volontà libera di agire sia irrazionalmente che razionalmente, anche se non senza la conoscenza intellettuale.
Difatti si può non pensare a qualcosa di particolare, perché la volontà ha il potere di distogliere l’attenzione dell’intelligenza da particolari oggetti e dirigerla su altri. Ma non si può non pensare del tutto, perché, come puntualizza Duns Scoto, la volontà può sospendere tutti gli atti dell’intelletto, tranne quello che le consente di operare in tal senso, ed è incapace anche di impedire le prime conoscenze dell’intelletto (compresa l’autocoscienza) e la semplice e spontanea intellezione di un oggetto (apprensione del concetto corrispondente), che avviene prima di qualsiasi riflessione su di esso mediante la ragione.
Escludendo gli atti involontari, l’intelletto non cessa mai di presentare alla volontà gli oggetti da esso conosciuti sotto forma di beni da poter volere, anche se non può obbligarla ad orientarsi ad essi né a ragionare, tramite l’intelligenza, su di essi.
Devi voler ragionare per non seguire sempre acriticamente l’impulso dei sentimenti
La volontà è in grado di “far ragionare” o meno l’intelletto, ossia di servirsi o non servirsi della ragione. Infatti se non vuoi ragionare, non ragioni. Quindi per ragionare devi volerlo o almeno non impedirlo. L’emotività riceve passivamente gli oggetti delle sue inclinazioni e può renderne partecipi l’intelletto – che le riconosce come sentimenti che spingono a quegli oggetti – e la volontà – che decide se seguirli o meno (lo chiariremo fra poco) –. L’intelligenza invece, ricavando spesso attivamente e per gradi la verità, ha bisogno di essere “messa in moto” al ragionamento dalla volontà, o almeno che essa non lo impedisca, per determinare conclusioni e relazioni a partire dagli oggetti già conosciuti dall’intelletto per mezzo di intellezioni, giudizi o ragionamenti precedenti.
Volontà e intelletto concorrono, collaborano a causare l’atto del volere, ma la volontà può liberamente escludere la partecipazione della ragione, ad es. seguendo liberamente ma acriticamente i sentimenti, l’opinione comune e le proprie abitudini.
Se abbiamo una volontà libera, possiamo pensare quel che ci pare con la nostra intelligenza?
L’intelligenza è vincolata agli oggetti conosciuti e alla logica
Come si è visto sopra, la volontà è libera, ma non si può dire altrettanto dell’intelletto e in particolare della ragione, la sua funzione razionale.
Nelle condizioni adeguate, l’intelligenza non può astenersi dal compiere le proprie operazioni, ossia comprendere un concetto, formulare e riconoscere una proposizione (affermazione) vera, costruire e capire un’argomentazione valida: l’intelletto non è libero, bensì necessitato dall’oggetto conosciuto, dal vero e dal falso, e nei ragionamenti dalle leggi logiche, che non può decidere liberamente, ma a cui deve soggiacere, sebbene il soggetto, per mezzo della volontà, possa distogliersi da ogni conoscenza (tranne quella per operare in tal senso) e ragionamento, perché la volontà al contrario è libera.
La volontà non può decidere cosa è vero o falso, bene o male
Come insegna Duns Scoto:
“Non è nel potere dell’intelletto regolare il proprio assenso alle verità che apprende; infatti, quanta verità dei princìpi è manifestata dai termini o delle conclusioni dai princìpi, a tanta verità deve assentire, a causa della mancanza di libertà”[8].
“Quelle proposizioni la cui verità è evidente dai termini della proposizione stessa, sia che siano verità necessarie dai termini, sia che siano conseguenze derivate da quelle verità necessarie, precedono nella verità ogni atto di volontà o, perlomeno, possiedono la propria verità in modo del tutto indipendente da ogni volere”[9].
Allo stesso modo, in ambito pratico o morale:
“La verità di un principio pratico necessario non dipende dalla volontà più di quanto ne dipende la verità di un principio speculativo. Identica cosa si deve dire delle conclusioni necessariamente dedotte da un tale principio”[10].
Detto per inciso, come si vede, il cosiddetto “volontarismo” di Duns Scoto non ha nulla a che fare con quello estremistico del periodo successivo, e tuttavia non di rado viene frainteso arrivando a tacciarlo di arbitrarismo o irrazionalismo, del tutto estranei al pensiero dell’autore, il quale ribadisce che la volontà non può decidere cosa è vero o falso, bene o male: sono l’intelligenza e la ragione che lo capiscono, pur non potendo costringere la volontà a seguire le loro indicazioni.
Allora come possiamo sbagliarci? Ne parleremo nel prossimo post
Ma allora perché si può sbagliare su quale sia la verità, formulando e accettando come vere proposizioni che sono false o ritenendo false quelle che sono vere, incorrendo così nell’errore? Lo chiariremo nel prossimo post.
Nel prossimo post: VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 3) Perché commettiamo errori nelle nostre valutazioni e decisioni? Come evitarli per amare davvero?
- Perché possiamo sbagliarci su quale sia la verità e fare scelte sbagliate?
- Si può sbagliare involontariamente? Fino a che punto i sentimenti influenzano la nostra capacità di intendere e di volere?
- Come evitare di sbagliare in amore? La ragione può aiutarci ad amare veramente?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
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Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
NOTE
- Vedi B. Bonansea, L’uomo e Dio nel pensiero di Duns Scoto, Jaca Book, Milano 1991, parte prima, cap. 2, e il film del 2010 Duns Scoto, di Fernando Muraca. ↑
- S. Agostino, Ritrattazioni, libro I, cap. 22., riportata da Duns Scoto in Opus Oxoniense, II, d. 1, q. 1, n. 23; cfr. ibidem, d. 42, q. 2, n. 3: “Omnis volitio requirit necessario intellectionem naturaliter priorem, licet simul duratione”. ↑
- Cfr. G. Basti, Filosofia dell’uomo, op. cit., p. 285. ↑
- Cfr. Somma contro i Gentili, I, 72; II, 48. ↑
- Cfr. S. Tommaso d’Aquino, Somma teologica, I, q. 83, a. 1; I-II, q. 13, a. 6. ↑
- Cfr. J. J. Sanguineti, La scelta razionale: un problema di filosofia della mente e della neuroscienza, in “Acta philosophica. Rivista internazionale di filosofia”, vol. 17 (II), 2008, pp. 257-258. ↑
- B. Bonansea, L’uomo e Dio nel pensiero di Duns Scoto, op. cit., p. 78. ↑
- Ordinatio II, d. 6, q. 2, n. 58. ↑
- Ordinatio III, d. 37, q. unica, n. 4. ↑
-
Ordinatio I, prologo, parte 5, qq. 1-2, a. 3. ↑
