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La fine dell’innamoramento, l’instabilità dei sentimenti e il loro conflitto sono normali? Meglio lasciare o andare avanti nella relazione?
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Dopo essersi innamorati e messi insieme basta il sentimento dell’amore o ci sono altri problemi? La fine dell’innamoramento, l’instabilità dei sentimenti e il loro conflitto
Nel post QUANDO SEI IN DUBBIO SE RESTARE CON IL PARTNER O LASCIARLO? – 1) I “veri” e “falsi” problemi abbiamo appurato che, se senti adesso o hai affrontato almeno una volta nella tua vita il problema di scegliere se restare con il tuo partner o lasciarlo (in assenza di ragioni che dovrebbero impedire di starci insieme), anche solo per un attimo, è perché il tuo sentimento di amore per lui o lei non è o non era così forte da essere inattaccabile da difficoltà, dubbi e sentimenti contrari.
Questo può normalmente accadere all’inizio dell’innamoramento e di un rapporto, come abbiamo detto nel post QUALI DUBBI E PROBLEMI SENTIMENTALI PUOI AVERE ALL’INIZIO DI UNA RELAZIONE DI COPPIA? COME AFFRONTARLI?. Ma se poi ti sei innamorato fino al punto in cui il tuo sentimento di amore sembrava davvero inattaccabile, come può succedere che dopo un po’ di tempo si presentino o ritornino certi dubbi come: “resto con lui o lei oppure lo o la lascio?”. Il motivo è una diretta conseguenza della natura dell’innamoramento.
Nel tempo il sentimento dell’amore si affievolisce: è normale!
Nel corso dell’innamoramento il sentimento di amore nasce, cresce e si sviluppa. Questo sviluppo può avere modalità, tempi e sfumature anche molto diverse da persona a persona, in dipendenza da numerosissimi fattori interni ed esterni, come la neurobiologia dell’innamoramento (vedi il post INNAMORAMENTO – 2) È solo questione di chimica?), il proprio carattere, la propria situazione di vita passata e presente, l’aspetto e la personalità dell’altro, le difficoltà psicologiche e materiali che possono esserci, ecc. In genere a un certo punto, se l’innamoramento riesce a fare il suo corso, si arriva a percepire il sentimento dell’amore come qualcosa che dentro resta sempre, non se ne va mai, prevale spontaneamente sui sentimenti ad esso contrari, o almeno viene spontaneamente considerato come la cosa più importante da chi è innamorato.
Ma poi col tempo ci si accorge che questo sentimento si affievolisce, non è più forte e inattaccabile come al culmine dell’innamoramento che si era raggiunto, non è più costantemente presente al proprio interno, a volte lo si sente di più e a volte di meno o non lo si sente proprio. Talvolta ci sono dubbi e sentimenti che possono competere con esso o essere anche più forti.
Quando si sta con il proprio partner e quando si pensa a lui o lei, a volte non si avvertono più emozioni così intense come all’inizio, non si ha più la stessa irresistibile voglia di stare sempre con lui o lei, ma capita che si abbia meno voglia e che l’interesse e la passione non siano più costantemente brucianti come prima. Quando non si è insieme non si avverte più la sua mancanza come allora, o come si avrebbe previsto o desiderato.
Il sentimento dell’amore non è assoluto, eterno e immutabile: l’innamoramento è una fase dell’amore
Come è possibile una cosa del genere? Magari sei cresciuto con la convinzione che un sentimento di amore vero sia assoluto, eterno, e che non possa mai venire meno. Perciò, se hai vissuto questo calo emotivo, sei rimasto turbato quando ti è capitato quello che pensavi non sarebbe mai successo a te, che eri innamorato davvero di quella persona. Certo che eri innamorato! Questa esperienza non deve farti pensare che in realtà non eri innamorato, ma piuttosto che il sentimento dell’amore non è assoluto, eterno e immutabile come moltissimi si ostinano a pensare. Nei prossimi post vedremo quale comportamento deriva da tale idea sbagliata.
Del resto, se prima la forza del tuo sentimento era tale da non farti considerare sul serio l’ipotesi di lasciare il tuo partner, e dopo invece hai cominciato a sentire anche solo ogni tanto una spinta a lasciarlo, che ha fatto nascere in te il problema di scegliere se lasciarlo o non lasciarlo, non puoi dire che non eri davvero innamorato, ma piuttosto che a partire da quel momento non lo eri più o lo eri di meno, perché il tuo sentimento di amore si era affievolito.
Tutto ciò ti sembra assurdo, falso, sconclusionato, inaccettabile? Ma che cos’è l’innamoramento? È la fase in cui il sentimento dell’amore diventa abbastanza forte da prevalere su tutti gli altri per intensità o lo si considera comunque come più importante, e rimane piuttosto costante e persistente nel tempo: si tratta di un periodo, non dell’eternità. Quando il sentimento di amore non è più sempre così forte come in quel periodo, l’innamoramento finisce. È normalissimo che l’innamoramento finisca. Quando ti è successo non dovevi preoccuparti o pensare che forse allora non era la “persona giusta”, perché l’innamoramento è solo una fase del cammino dell’amore, una fase che ha fine nel tempo.
Conferme dalla scienza e dall’esperienza comune
Se questo fatto ti riesce ancora difficile da credere ed accettare, anche se ci sono innumerevoli persone oltre a me (più amici e conoscenti) che possono raccontarti tale esperienza, ti basterà sapere che la fine dell’innamoramento, dal punto di vista neurobiologico, organico, è fisiologica. Le ricerche neuroscientifiche (già citate nel post INNAMORAMENTO – 2) È solo questione di chimica?) infatti dimostrano che l’innamoramento dura normalmente al massimo 12 o 18 mesi, raramente fino a tre anni[1] (consiglio di leggere gli articoli linkati in questa nota a piè di pagina). Ma certo, ti immagini cosa succederebbe se un’emozione forte, un pensiero fisso e uno stato di piacere intenso, che spesso dà alla testa tanto da rendere difficile concentrarsi su altro, durasse per sempre?
Oppure vediamo come esprimono la stessa cosa due autori diversi:
“Quando dite di poter amare una persona tutta la vita, è come se pretendeste che una candela continuerà a bruciare per tutto il tempo che vivrete”
“Come è insufficiente il cuore dell’uomo! Un lungo amore finisce per stancarlo: deve o riposarsi o cambiare”.
La passione d’amore non è assoluta ed eterna, ma l’amore può esserlo
Devo subito precisare però che queste citazioni devono essere intese nel senso corretto: non è vero che l’amore non può in alcun modo durare per sempre. Invece il sentimento dell’amore, così come si prova durante l’innamoramento, non è eterno. Lo scopo di tutto ciò che scrivo infatti è proprio quello di mostrare come sia possibile, buono, giusto e bello continuare ad amare veramente una persona anche dopo la fine dell’innamoramento e a prescindere dalla forza, dalla presenza o dall’assenza del sentimento di amore.
L’errore dell’ideologia romantica
Invece l’ideologia romantica, spesso alla base dell’attuale modo di vivere e pensare l’amore, commette l’errore di identificare l’amore in toto con la passione, cioè con il sentimento dell’amore. Cosa succede però? Sapendo sotto sotto che il sentimento di amore non può essere assoluto ed eterno nella vita concreta, poiché l’innamoramento è un periodo che ha fine nel tempo, nel Romanticismo assume allora importanza il famoso binomio “amore e morte”. Infatti la passione d’amore è limitata e inadeguata a soddisfare l’infinito desiderio di realizzazione e felicità dell’uomo, e allora questi si illude di poterla rendere assoluta ed eterna con la morte.
Inoltre l’assolutizzazione della passione le attribuisce una potenza così distruttiva ed autodistruttiva da rendere sottile il confine tra la vita e la morte, perché può condurre ai più tragici epiloghi e alle più atroci sofferenze, derivanti dall’esasperato desiderio di possesso eterno della persona amata. Basta guardare opere romantiche come Romeo e Giulietta per vedere come spesso finiscono.
In realtà tutto questo è frutto dell’illusorio e vano tentativo di assolutizzare ed eternare la passione, che assoluta ed eterna non è. La passione può essere solo un forte stimolo verso la realizzazione di un amore vero, un amore che, questo sì, è assoluto ed eterno. Ma ci vorranno molti post (riflessioni, scelte di vita e atti concreti) per arrivarci.
Perché l’innamoramento finisce?
Se è normale che l’innamoramento finisca, con un declino più o meno rapido e vistoso che può pure mettere in crisi (questo infatti è anche soggettivo), chiariamo meglio perché è normale che finisca, aggiungendo ai fattori neurofisiologici sopracitati anche quelli psicologici. Tali motivi, seppure collegati fra loro, si possono dividere in due categorie: i fattori esterni alla persona innamorata e quelli naturali, “fisiologici”, interni all’innamoramento, legati alla natura del sentimento dell’amore.
Fattori esterni alla persona, dovuti al normale sviluppo della relazione e della conoscenza del partner
La scoperta dei difetti del partner
Consideriamo come si evolve generalmente il rapporto con la persona con cui poi ci si mette insieme. All’inizio si fa conoscenza e poi magari si esce insieme, si inizia a frequentare l’altro. Se c’è attrazione reciproca ognuno cerca di mostrare il meglio di sé per piacere all’altro, e contano di più i modi, la “forma esteriore” dell’essere di ciascuno, più immediatamente percepibile. L’altro può apparire come una persona perfetta, priva di difetti, piena solo di tante buone qualità.
Quando la conoscenza e il rapporto si approfondiscono, cominciano a venire sempre più alla luce i “contenuti interiori” dell’essere dell’altro, e si scoprono i suoi difetti o comunque alcune caratteristiche che possono anche non essere oggettivamente difetti, ma appaiono tali relativamente alla persona che li considera difetti, in quanto sono qualità o attitudini che non piacciono a quella persona. Ad esempio si possono notare atteggiamenti, particolari del carattere o dell’aspetto fisico a cui prima non si era fatto caso.
L’altro cambia, come se stessi
Si scopre inoltre che l’altro può cambiare, come possiamo cambiare noi stessi, assieme ai nostri pregi e difetti, gusti ed interessi: come notato nel post COME L’AMORE CI TRASFORMA – È giusto cambiare per amore?, le persone non sono dei blocchi di marmo immutabili, ma sono complesse, hanno caratteristiche più e meno nascoste e possono cambiare nel tempo.
Allora una persona che prima mostrava alcuni interessi e qualità, e dopo mostra meno o per niente alcuni di essi e ne presenta di nuovi, è diventata un’altra persona? No, è sempre la stessa, cambiata magari sotto certi aspetti, ma mai nel principio di individuazione che sempre distingue una persona dalle altre, come io sono e rimango in ogni caso io, e Tu rimani in ogni caso Tu.Per esempio una persona può ingrassare o dimagrire, cambiare atteggiamento e, cosa del tutto inevitabile, invecchiare.
La scoperta delle differenze e delle “incompatibilità”
Altre cose che subentrano in un rapporto vissuto e possono contribuire alla fine dell’innamoramento sono la scoperta delle reciproche differenze e di non avere tutti gli interessi in comune e abitudini simili nella vita quotidiana, oppure la scoperta delle cosiddette “incompatibilità”, che a volte vengono anche indicate come la causa che impedisce a due persone di stare insieme serenamente.
Ma come vedremo più avanti, se uno vuole stare con una persona (e non ci sono ragioni che dovrebbero impedirlo) non c’è differenza che possa impedirgli di starci insieme e di costruire un equilibrio con lei, perché nessuna persona, capace di dare e ricevere amore, è assolutamente “incompatibile” con un’altra.
Mancanze, sbagli, incomprensioni, litigi…
Prima o poi capitano pure nervosismi, risposte acide, incomprensioni, fraintendimenti, mancanze, errori, dispiaceri, delusioni, lamentele, malumori, critiche, discussioni, litigi, che almeno per un momento possono suscitare sentimenti di fastidio, rabbia, offesa, tristezza, dolore o altri in forte contrasto con quello di amore, che lo mettono alla prova. Allora può essere necessario uno sforzo di volontà, non spontaneo né facile, per superare quei momenti.
Queste sono tutte vicende comuni che accadono in un rapporto di coppia vissuto concretamente. Si può idealizzare quanto si vuole il sentimento dell’amore, ma esso si comporta come un generatore di tensione elettrica (ad es. una batteria): se non si chiude il circuito (cioè se non lo si vive nel concreto, nella relazione di coppia) resta ideale, e non c’è calo di tensione (cioè di passione). Ma quando il circuito si chiude, cioè lo si vive quotidianamente stando con l’altro, c’è sempre una resistenza che provoca un calo di tensione, ovvero fa diminuire la passione.
Abitudine e routine
E poi vogliamo parlare del tempo trascorso insieme e della routine? A molti succede che vedersi tanto, pure troppo, fare sempre le stesse cose, nello stesso modo, tutti i giorni, per mesi, magari anni, può indurre un senso di assuefazione e noia che riduce mano a mano l’intensità delle emozioni provocate dallo stare insieme e dai gesti tipici degli innamorati, oltre a non far sentire la mancanza dell’altro; e allora si chiedono: cosa sta succedendo? Perché non mi sento più innamorato come prima? Ma è normale, come per ogni abitudine che si acquisisce!
L’entusiasmo e la curiosità diminuiscono
Inoltre, con ogni nuovo partner, l’entusiasmo e la curiosità, che all’inizio, quando ancora non ci si conosce bene, accompagnano la progressiva scoperta dell’altro, col tempo diminuiscono, proprio perché si avverte che ormai si sa quasi tutto di lui, anche se in realtà ogni persona è un immenso oceano di segreti che non si finisce mai di esplorare.
Paragoni e attrazioni verso altre persone
Possono presentarsi anche attrazioni e tentazioni per altre persone, che magari si iniziano a paragonare a quella a cui si sta assieme, e si infrange l’illusione che il proprio partner sia la persona più bella o migliore del mondo, o quella con cui si hanno più cose in comune, o l’illusione che non si riuscirebbe mai a trovare un’altra persona con cui costruire un rapporto altrettanto felice, intimo e profondo.
Queste attrazioni e tentazioni, oltre ad essere generiche (e quelle chi non le ha?), possono focalizzarsi anche su un’altra persona ben precisa e arrivare addirittura a un nuovo innamoramento, non più per la persona con cui si sta insieme. È un grosso problema (ma non insormontabile) a cui dedicherò un post specifico (PERCHÉ E COME ESSERE FEDELI? – 2) Vecchi e nuovi innamoramenti).
Il motivo interno, “fisiologico” per cui l’innamoramento finisce
Ma consideriamo ora qual è la caratteristica interna al sentimento dell’amore che rende normale la fine dell’innamoramento.
Il compito del sentimento dell’amore è spingere ad unirsi alla persona amata
Per spiegare cos’è una percezione teleologica, nel post COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? (Parte II) Vorresti che fosse felice? portai l’esempio della fame: essa spinge a realizzare il suo télos, il fine di nutrirsi. Poi, ma man mano che ci si sazia, inizia a scemare e diminuisce fino a che, una volta sazi, scompare. È naturale, visto che ormai il fine è raggiunto, e non è necessario che quello stimolo perduri.Allo stesso modo il compito del sentimento dell’amore è quello di spingere e condurre all’unione con la persona di cui ci si è innamorati, e una volta esaurito il suo compito può anche iniziare a diminuire, a “riposarsi” dopo la fatica fatta (che per la nostra neurofisiologia e psicologia, come già mostrato, è tanta!).
Per questo è sbagliato angosciarsi a valutare quanto è forte o debole, costante o instabile il proprio sentimento di amore rispetto a quanto si desidererebbe, agli altri sentimenti o ad altre esperienze vissute. Quando si è innamorati non conta la quantità del sentimento di amore, che può essere più o meno forte e mutevole nel tempo, a seconda della persona amata ma anche di quella innamorata, della situazione ecc.
Ciò che conta è la sua qualità intrinseca, che è sempre la stessa, consistente nella spinta ad amare e unirsi a una persona, e che si esprime nelle quattro percezioni teleologiche dell’amore (vedi i post COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? – 1) Esclusività della persona amata: si può amare più persone contemporaneamente?, – 2) Vorresti che fosse felice?, – 3) “Ti amerò per sempre”?, – 4) Desiderio di unione totale: vorresti stare con lui/lei?), le quali possono anche andare e venire e durare un solo istante.
Una volta raggiunta l’unione, il sentimento inizia a “riposarsi”, e bisogna passare dall’innamoramento all’amore
Ecco perché nel post APRIRSI ALLA BELLEZZA – 1) Come si fa ad innamorarsi ed evitare delusioni?, parlando dei vari modi in cui può nascere l’attrazione, scrissi che, comunque venga acceso il fuoco dell’innamoramento e qualunque sia la sua forza, sempre di fuoco si tratta: cioè il sentimento dell’amore, a prescindere dal suo inizio e dal suo vigore, ha sempre la stessa essenza.Anche se ci si mette insieme a una persona non avvertendo ancora un sentimento di amore forte e costante come si desidererebbe, se si è fatta la scelta di fidanzarsi significa che le percezioni teleologiche dell’amore, suscitate da quel sentimento nato da poco, sono almeno abbastanza forti da spingere all’unione.
Ciò è sufficiente: questo è infatti il vero scopo del sentimento dell’amore: esso nasce per condurre all’amore, mostrando le caratteristiche dell’amore stesso (unione totale, gratuità e generosità, esclusività, perennità) per il momento solo attraverso le corrispondenti percezioni teleologiche istantanee. Una volta raggiunta l’unione con l’altro, il sentimento di amore ha fatto il suo compito, è inutile che ci si ostini tanto a inseguire il suo vertice che si era raggiunto nell’innamoramento, e spetta alla persona che ha superato la fase dell’innamoramento decidere se non lasciare l’altro e passare quindi alla fase successiva, dall’innamoramento all’amore, di cui si parlerà successivamente.
Cosa sta cambiando dentro di me?
Cosa succede intanto alle percezioni teleologiche suscitate dal sentimento dell’amore, dal momento in cui finisce l’innamoramento e il sentimento di amore non è più così forte e costante come prima? È semplice: ne consegue che anche le percezioni teleologiche dell’amore rispetto a prima non sono più così forti, sempre presenti e inattaccabili da altre sensazioni. Consideriamole una ad una:
Non desideri più solo il tuo partner come prima
La percezione teleologica dell’esclusività, essendo una sensazione che può essere pure solo istantanea, può essere avvertita solo in alcuni istanti, o anche non essere più avvertita o non sentita più così forte come prima: al culmine dell’innamoramento potresti aver sentito per un istante che quella persona era l’unica che amavi, e poi magari non hai avuto più la stessa sensazione, e hai cominciato a sentire invece di desiderare altre persone. Ecco che iniziano a farsi sentire le tentazioni di tradimento, che si scontrano con il desiderio di essere fedeli, un conflitto su cui torneremo in seguito. Potresti addirittura esserti innamorato di un’altra persona.
Ciò dimostra che il sentimento di amore non è necessariamente unico, e che può nascere per un’altra persona anche se si è già impegnati. In effetti ogni percezione teleologica dell’amore può essere contrastata da una percezione opposta, che si potrebbe definire anti-teleologica, in quanto si oppone al fine dell’amore verso cui tale percezione teleologica tende. In questo caso la sensazione che ti fa dire: “Amo solo questa persona” può scontrarsi con quella opposta che ti fa pensare: “Non desidero più solo lei come prima, ho voglia di un’altra o di altre persone”. O più semplicemente, pur senza desiderare altre persone, non senti più di desiderare quella persona come prima. Cosa fare allora? Lasciarla o non lasciarla? Tradire o essere fedele?
A volte non ti va molto di restare insieme, ma preferiresti lasciare il partner
Anche il desiderio di unione totale, essendo una sensazione, può averti fatto sentire almeno per un momento che desideravi stare con quella persona. Ma se poi, mentre ci stai insieme, questa sensazione scompare oppure non si fa più sentire con continuità e con la stessa forza di prima, cosa scegli, lasciare o non lasciare la persona alla quale quella stessa sensazione ti aveva spinto ad unirti? Infatti questa percezione teleologica può confliggere con la corrispondente percezione anti-teleologica la quale invece che all’unione spinge alla rottura dell’unione.
Rispetto a prima, hai più voglia di essere felice tu, invece di rendere felice l’altro/a
La percezione della priorità della felicità della persona amata può averti fatto sentire almeno per un istante che la sua felicità era la cosa più importante per te. Magari dopo, non sentendoti più felice come prima con quella persona, hai cominciato a desiderare di più di essere felice Tu, di ritrovare le emozioni che con quella persona hai perso, anche se da questo derivasse un dispiacere per lei.
Infatti questa percezione teleologica si oppone alla corrispondente percezione anti-teleologica, che al contrario spinge a mettere al primo posto la propria felicità, a scapito di quella dell’altro. Si tratta di una sensazione che scaturisce dall’amor proprio, che cerca di difendersi dal momento in cui non ci si sente più felici come prima con una persona. Cosa fare allora, lasciarla o non lasciarla? Essere egoisti o generosi?
Da “Ti amerò per sempre” a “Non so più se ti amo o no”
Infine la percezione teleologica della perennità può averti fatto sentire anche solo per un istante che avresti amato per sempre quella persona. Ma poi dopo, con la fine dell’innamoramento, hai cominciato a sentire che il tuo sentimento di amore per lei era calato e non sarebbe mai durato per sempre. Ma questo è normalissimo, perché l’innamoramento finisce! Allora l’amore per sempre non esiste? Certo che esiste, ed è quello a cui spinge la percezione teleologica della perennità, ma non si tratta del sentimento dell’amore.
Cosa significa quindi “amare” la stessa persona per sempre? Questo è uno dei compiti principali che mi prefiggo di svolgere in questa seconda serie di post. Ora sappiamo però che esiste una percezione anti-teleologica che fa pensare: “Non ti amo più, non ti amerò per sempre”, che si scontra con quella opposta che faceva dire: “Ti amerò per sempre”, e spinge a lasciare quella persona. Quale seguire dunque? Lasciare o non lasciare quella persona?
Sentimenti opposti vanno e vengono: quali seguire? Lasciare o non lasciare?
In sintesi, abbiamo constatato che le percezioni teleologiche dell’amore sono instabili, fugaci e si scontrano con le corrispondenti percezioni anti-teleologiche. Ecco perché avvertire i fini dell’amore, gli scopi a cui è finalizzato – unione totale, gratuità e generosità, esclusività, perennità –, attraverso le percezioni teleologiche, non garantisce che quei fini vengano poi realizzati, cioè che si ami davvero, perché quelle sensazioni a volte si sentono, altre volte non si sentono, a volte sono più forti, altre volte più deboli, e si scontrano con le percezioni anti-teleologiche, che spingono ai fini opposti, ovvero a lasciare l’altro.
Di fronte a percezioni così contrastanti e mutevoli nel tempo come bisogna regolarsi? A quali affidarsi e quali invece contrastare? Quali fini realizzare, quelli suggeriti dalle percezioni teleologiche dell’amore, ovvero restare con la persona con cui si sta, o quelli suggeriti dalle percezioni anti-teleologiche, cioè lasciarla? Ecco qui il problema di scelta: restare insieme o lasciare il partner? Continua a seguire questi post per trovare la tua risposta!
Nel prossimo post: NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE?– 2) Dai problemi sentimentali al problema della scelta: restare con il partner o lasciarlo?
- Dai problemi sentimentali al problema della scelta giusta: restare con il partner o lasciarlo? Amare o non amare?
- Qual è la giusta decisione giusta da prendere? Come potremo capirlo nei prossimi post?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
NOTE
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Vedi ad es. D. Marazziti et al., Alteration of the platelet serotonin transporter in romantic love, in “Psycholocical Medicine”, May 1999, vol. 29, issue 3, pp. 741-745; D. Marazziti et al., Decreased lymphocyte dopamine transporter in romantic lovers, in “CNS Spectrums”, Jun 2017, vol. 22, issue 3, pp. 290-294; e per una breve sintesi divulgativa di queste ricerche https://www.ipsico.it/news/chimica-dellamore-cosa-accade-nel-cervello-di-un-innamorato/;
vedi anche https://psicoadvisor.com/ci-innamoriamo-e-poi-finisce-perche-36423.html; https://psicofelicita.blogspot.com/2009/11/innamorati-per-sempre-mito-o-realta.html; https://psicologi-online.it/innamoramento-quanto-dura/; https://junglam.com/lifestyle/eros/quanto-dura-linnamoramento/. ↑
