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COME L’AMORE CI TRASFORMA – La mia esperienza: come l’amore mi ha trasformato dentro e fuori (parte II)

Di CuoreMenteSpirito
Trasformazione fisica per amore

 

La mia trasformazione fisica e mentale, per amore (parte II)

Proseguo il racconto della mia trasformazione fisica e mentale, iniziato nel post precedente.

 

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Continuai ad allenarmi in quel modo (palestra e corsa) durante tutto l’anno del terzo liceo, alla fine del quale avrei rivisto Maddalena. Quanto ho sudato in palestra, quante ore ho corso sul tapis roulant, sulla strada, nei parchi, sotto il temporale, digrignando i denti per lo sforzo, sopportando gli occasionali doloretti ai fianchi, temendo di non farcela a raggiungere un’ora. Quante volte ho pianto per la mia vita e il mio cuore e la mia condizione infelice, così diversa da quella degli altri, pensando solo a lei, pensando solo che tutti quei sacrifici erano per lei. Quanta determinazione per tentare di raggiungere il mio scopo: dichiararle il mio amore, sperando di avere una possibilità di renderla felice, che era la cosa che desideravo di più!

Così ottenni un fisico più snello e muscoloso, e adesso avevo anche la possibilità di considerare e aspirare ad avere altre ragazze. Infatti ci furono occasioni in cui mi fecero capire che ora mi consideravano carino, un bel ragazzo. Ma io non lo feci mai, perché per me esisteva solo lei!

“Colei che sola a me par donna”,

Francesco Petrarca

recita lo splendido verso di Petrarca a proposito di Laura, esprimendo in modo magistrale la percezione teleologica dell’esclusività della persona amata, sentimento che naturalmente non si basa su una presunta esclusività oggettiva dell’amata, che è donna come tutte le altre donne, ma su un’esclusività soggettiva che scaturisce dal proprio cuore innamorato.

 

Il tentativo di spiegare “perché” amassi quella ragazza

Scrissi anche una sorta di lunga descrizione poetica e sdolcinata di Maddalena, che come poi racconterò le consegnai stampata l’estate successiva, densa di tratti caratteristici dello stilnovo e di vere e proprie iperboli esagerate – ma un innamorato è spesso esagerato nei complimenti –, per tentare di motivare il mio amore per lei. Un tentativo quasi del tutto inadeguato e insufficiente per il proposito di spiegare la causa del mio innamoramento, ricercandola fra le caratteristiche dell’amata, quando invece, come visto nei post INNAMORAMENTO – 1) Perché ci innamoriamo di una certa persona?, – 2) È solo questione di chimica?, i fattori in gioco sono molti e la sua vera origine rimane almeno in parte misteriosa (parte del mistero si potrà comprendere solo dopo nella vita). Comunque riporto ciò che venne fuori, almeno per dare una descrizione più dettagliata di ciò che provavo stando in sua presenza:

 

Ti amo Maddalena,

per il tuo sorriso puro, spontaneo, sincero, gentile, che manifesta e rivela la tua bellezza nella sua totalità, uno specchio così perfetto che risplende della tua anima buona e amorevole, così dolce e soave da essere per me divinamente salvifico, che nasce tanto splendente e delicato come le campanelle azzurre e profumate che sbocciano ogni di’ di primavera, così dignitoso e privo di vanità e superbia da far commuovere, sogno reale e luce celestiale. E tu lo sfoggi con soprannaturale noncuranza della tua immensa bellezza, non ti sfiora il desiderio di mostrarla, con quella generosità di una madre che porge felice un regalo al figlio, che rende quel suo magico dono il più prezioso, perché è portatore di felicità.

Solo te guardo,

Maddalena,

per la tua bellezza, mai volgare, ammaliante di semplicità, dolcissimo regalo agli occhi che viene donato a chiunque, bello o brutto, buono o cattivo che sia, senza la condizione di alcun prezzo da pagare. Non un fascino puramente esteriore e insipido, ma sempre intonato alla tua personalità speciale, dolce, straordinariamente umile e generosamente privo di richieste, estraneo a qualunque forma di esibizionismo. Un miracolo della natura, un dono di Dio per qualunque uomo, mostrato illimitatamente a chiunque si accinga solo a guardarti, e tu sei così bella, bella da far fissare attonito quel mio sguardo rapito… incredibilmente non dai prova di compiacerti di essere la rosa più bella che sia mai nata in questo giardino di mille margherite che appassiscono al tuo cospetto.

L’attrazione di quella bellezza è tale che mi è difficile staccare il mio sguardo da te se non per pochi istanti. Arduo è comprendere il segreto di quel viso angelico, meraviglioso qualunque sia l’acconciatura dei capelli, e di quel corpo così perfetto e proporzionato, tanto simile all’equilibrio che è proprio anche della tua interiorità. Se si dovesse dare un nome all’idea di bellezza concepita da Platone, quel nome sarebbe…

Maddalena,

per il tuo nome che risuona così dolce nella mia bocca indegna di pronunciarlo, il nome più dolce che abbia mai sentito, con le lettere più dolci dell’alfabeto, L, M ed N, una successione ordinata di 3 suoni il cui numero ne esprime la perfezione, e la doppia lettera D, consonante dal suono limpido e chiaro, che nella numerazione romana equivale a 500, ma ne sono presenti due e infatti 1000 è il numero delle volte che vorrei stare a ripetere in un giorno quel nome solo per il piacere di sentirmelo risuonare così delicato e meraviglioso.

Ogni volta che lo pronuncio, quel nome suscita in me un brivido di amore che istantaneamente mi proietta nel mondo della mia memoria, dove giace indisturbata la tua immagine, stampata nel mio cuore come una fotografia che non può essere smarrita, un ricordo che chiede solamente di essere rivissuto, che rievoca la mia gioia di quegli attimi vissuti in presenza di te,

Maddalena,

per la tua generosità, così grande, rivelatrice della tua bontà verso chiunque. Una prova di essa è la pacata rassegnazione con la quale ti appresti ad aiutare la tua famiglia nella gestione dell’albergo. È incredibile che per quanto impegno e sacrificio ti possa costare questo, tu riesca a viverlo nella maniera più leggera e a conservare la felicità. Anche se il preziosissimo ed essenziale lavoro che compi a volte ti sembra malvisto o non apprezzato dagli ingrati che ti circondano, e questo ti può far soffrire, tu riesci comunque a non far mancare a nessuno i frutti della tua generosità.

Come vorrei essere sempre lì con te per aiutarti e confortarti, per poter compiere al posto tuo ciò che tu dovresti fare, e per non vederti mai più triste, come quella volta che quel cliente si è lamentato con tua madre e lei per la paura, forse usando parole più dure di quanto volesse, ha scaricato la responsabilità su di te, che ti sei vista tradita per l’ingratitudine, e io non potevo fare niente, e avrei tanto voluto prendere quel dolore per toglierlo da te e farlo tutto mio, ma non ho potuto, e non ho nemmeno potuto far niente per consolarti, e mi sono sentito morire per il senso di impotenza…

e quel giorno che mi hai mandato un messaggio dopo aver lavorato fino alle due meno venti di notte, e io non potevo far niente, perché ero lontano, e non posso far niente per poterti liberare dalla tristezza e da tutti i tuoi problemi… ma come vorrei donarti tutto il mio amore e la mia vita per vederti felice,

Maddalena,

per la tua gentilezza, quando parli con tutti in quel modo così raro e prezioso, disponibile, mai scortese, con dei modi da principessa, raffinatissimi e regali, con il tuo modo semplice e incantevolmente benevolo con cui ti rivolgi a chiunque. Mai ho sentito e visto una ragazza parlare e comportarsi come te, senza alcun segno di volgarità, ogni minimo gesto o parola colmi di una stupefacente dolcezza angelica. Non ho mai visto una ragazza così distinta dalla frivolezza e dalla superficialità delle altre… io lo posso notare, a un chilometro di distanza da te,

Maddalena,

per la tua sensibilità e il tuo animo delicato, che ti rendono più aperta e disponibile a cogliere i sentimenti e a esprimerli nel modo giusto, che ti fanno assomigliare a un fiore sbocciato, dolcemente esposto alla brezza leggera e alla pioggerella fresca dei sentimenti e delle emozioni, ma a volte indifeso contro la grandine e le violenze del mondo circostante, che sarebbero le cose dette o fatte dagli altri nei tuoi confronti che ti fanno rimanere male e anche soffrire, come quando i tuoi amici ti chiedono sgarbatamente qualcosa o senza chiedere per piacere, con ingratitudine per i tuoi favori e la tua disponibilità (mi ricordo di Pietro o dei tuoi…).

Un animo sensibile viene sempre toccato da qualsiasi cosa davvero importante che riguarda la vita, come i sentimenti e le grandi questioni felici o tristi, giuste o ingiuste, affascinanti o ripugnanti di questo mondo, cose sui cui solo poche persone riescono a soffermarsi, ma essere sensibili rende estremamente fragili e vulnerabili a qualunque cosa ti tocchi profondamente, e perciò anche un dolore molto grande che ne consegue è prova di grande maturità, poiché magari la stessa cosa non farebbe alcun effetto su un’altra persona, spesso non perché sia più forte, ma semplicemente più frivola e molto meno sensibile. Questa straordinaria qualità non può che essere un altro diamante che adorna la tua immagine meravigliosamente splendente di ogni tipo di bellezza,

Maddalena,

per la tua voce così melodiosa, più dolce di qualsiasi altra musica alle mie orecchie, con il tuo timbro femminile e affascinante, ammaliante, che mi scioglie ogni volta che ti sento parlare, con la tua leggera cadenza un pochino diversa dalla mia, ma così perfetta e meravigliosa per me…

per il modo in cui mi parli e per come mi fai sentire quando mi trovo con te, che tu rimanga muta, che tu mi sorrida o mi parli, ogni manifestazione silenziosa o evidente della tua presenza mi affascina e mi incanta. Per come sei riuscita a non farmi mai sentire inferiore a una così graziosa creatura al cui confronto in realtà non sono niente, e per come mi hai sempre trattato da amico nonostante io non abbia mai meritato neanche il semplice dialogo con te, così lontano, distante dalla tua immensa bellezza multiforme, sia interiore che esteriore, come sempre sono stato,

Maddalena,

per il grande senso di felicità che mi pervade ogni volta che ti chiamo e tu mi rispondi così amichevolmente e con la tua solita, bellissima voce serena e gioiosa, in un modo che fa pensare che tutto sommato ti faccia piacere e non sia scocciata o a disagio per la mia telefonata. E anche se così fosse non me ne hai mai dato prova o ragione di sospettarlo e sarebbe già notevole come mi tratti bene ogni volta…

ti amo Maddalena,

per la tua forza di volontà, grazie alla quale riesci a non far gravare sugli altri il peso delle tue responsabilità verso l’albergo e i tuoi genitori, impegnandoti contemporaneamente nello studio certamente non facile del liceo classico. Perciò ti dico che ogni tuo risultato discretamente positivo ottenuto a scuola vale centomila volte più di un mio qualsiasi voto più alto, per la difficoltà della tua scuola ma soprattutto per gli altri impegni che devi fronteggiare a casa. Nessuna ragazza fa quello che fai tu, e nessuna riesce a conciliare i tuoi impegni come fai tu, mostrando raramente, almeno per quanto possa vedere io, segni di sofferenza o stanchezza, molto meno di quanto dovresti e farei io al tuo posto, e nonostante tutto riesci a godere ed essere felice del poco tempo libero che hai a disposizione.

Per tutto questo tu per me sei la più speciale, sei unica, ed io ti amo, ti amo perdutamente,

Maddalena.

 

Il mio cambiamento interiore

Tuttavia questo sentimento esclusivo per Maddalena restava dolorosamente represso e inadempiuto, e ciò contribuì ad indurre in me un profondo cambiamento interiore, oltre che esteriore.

“L’amore uccide ciò che siamo stati perché si possa essere ciò che non eravamo”,

Sant’Agostino d’Ippona

frase attribuita a Sant’Agostino.

Quell’estate prima del terzo liceo, dopo la vacanza in Trentino, cominciai a sentire un forte bisogno di donare l’amore che avevo dentro, poiché era diventato troppo grande e doloroso da trattenere, ma non potevo offrirlo alla persona di cui ero innamorato: era come un fiume trattenuto da una diga. Così, inconsciamente (perché me ne resi conto dopo), iniziai ad incanalare quell’amore in un altro modo: avvertii sempre più forte il bisogno di donarlo agli altri, e percepivo più utile dedicarmi al prossimo che a me stesso, poiché tanto io ero infelice, odiavo la mia vita. Ma volevo almeno contribuire a rendere felici le altre persone, e mi impegnai il più possibile in questa causa.

Successivamente realizzai che questa era la mia salvezza, la forza che mi faceva andare avanti, un modo per vivere l’amore che avevo dentro. Così cercai di dirottarlo verso tutti: dai miei amici e compagni di classe al volontariato, che iniziai a fare presso la mensa della Caritas. Vedere gli altri sorridere grazie al mio aiuto era la mia unica gioia in quel periodo:

“La lezione più importante che l’uomo possa imparare in vita sua non è che nel mondo esiste il dolore, ma che dipende da noi trarne profitto, che ci è consentito trasformarlo in gioia”.

Rabindranath Tagore

 

Cambio di materie preferite: da matematica e scienze naturali a filosofia e letteratura

Intanto proseguiva il terzo liceo, e l’intensa esperienza affettiva che vivevo, la sensibilità e la riflessività che avevo acquisito, determinarono una radicale inversione di preferenza verso le materie scolastiche, anche grazie ai due nuovi oggetti di studio che si presentano solo a partire dal terzo liceo: la storia della letteratura italiana e la filosofia. Fino ad allora avevo prediletto la matematica e le scienze naturali, motivo per cui avevo scelto il liceo scientifico. In terzo liceo invece mi innamorai soprattutto della poesia e della filosofia, materie che si addicevano molto più della freddezza della matematica alla mia nuova personalità. Questo non significa che trascurai lo studio delle altre materie, ma quello della letteratura e della filosofia lo facevo di gran lunga con più interesse ed entusiasmo.

La bellezza della poesia, specialmente quella del dolce stil novo, mi stimolò a cimentarmi nei primi – forse impacciati e non molto profondi – esperimenti personali di poesia, alcuni pieni di elementi poco originali tipici di un romanticismo piuttosto banale, ma pieni anche di sentimento e nei quali iniziavo ad utilizzare qui e là lo strumento della metrica e della rima:

 

Il mio nome al suo si era
profondamente legato
come il vento alla bufera,
come il fuoco all’infiammato.

 

A Maddalena

In un placido e calmo meriggio d’estate,
dove mi sfiora la brezza dei monti,
colgo la fragranza delle campagne arate
e lo sciabordio dell’acqua alle fonti.

Perso lo sguardo nel cielo azzurro,
dipinto di nubi in balia del vento,
sento diffondersi il dolce sussurro
dei sogni latenti su ali d’argento.

E come sorpreso nel pieno torpore,
torna a destarsi l’antico incantesimo:
si erge trionfante il famelico Amore.

Giunge raggiante, nell’istante medesimo,
una graziosa fata dal candido viso,
dolce e purificatrice come un altro battesimo:
la mia Beatrice.

Ella mi dona il prezioso sorriso,
che provoca in me questo sguardo ammaliato,
meraviglioso e soave come un fiordaliso:
come potrei non esserne innamorato?

Quasi non odo la tua melodica voce,
tanta è la voglia di stringerti al petto,
ahi quanto è aspra la verità atroce:
amarti e soffrire mi è stato predetto.

Ecco che sfiora la tua pelle di seta
quella brezza leggera, che mormora ogni dì
la mia più profonda volontà segreta:
se tu sei felice, mi basta così.

Vola lontano, pensiero dal cuore,
cerca e proteggi per me Maddalena,
e quando il sole tramonta e muore,
nelle notti più oscure non lasciarla mai in pena.

Finché le stelle brilleranno nel cielo,
la luna splendente ti sussurrerà che
il mio spirito ti avvolgerà come un velo
e rimarrà sempre accanto a te.

 

Nel prossimo post: COME L’AMORE CI TRASFORMA – La mia esperienza: come l’amore mi ha trasformato dentro e fuori (parte III)
Se preferisci, salta direttamente al post: COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? (Parte III) “Ti amerò per sempre”?

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

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Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

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