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COME L’AMORE CI TRASFORMA – La mia esperienza: come l’amore mi ha trasformato dentro e fuori (parte III)

Di CuoreMenteSpirito
Trasformazione fisica per amore

 

La mia trasformazione interiore, per amore (parte III)

Contunuo il racconto della mia trasformazione interiore ed esteriore, per amore.

 

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La passione per la filosofia, la letteratura e la teologia

Il mio amore per la filosofia e la letteratura diventavano sempre più appassionati. Ogni volta che leggevo un testo di un autore, mi sembrava di affacciarmi ad una finestra, dalla quale scorgevo per un attimo un meraviglioso e attraente paesaggio che non potevo ancora esplorare come desideravo.

In seguito ho potuto approfondire per conto mio la filosofia sistematica (non solo la storia della filosofia che si studia a scuola), cercando le risposte scientifiche e filosofiche alle grandi domande di tutti sulla conoscenza e la verità, sull’essere umano, sul mondo e su Dio, e sulla morale. Il frutto di questo studio e riflessione personale è stata un’opera sulle verità di ragione scritta in modo rigoroso ma comprensibile a tutti, che riporterò un post alla volta e mano a mano nelle corrispondenti sezioni del sito dopo quelle sull’amore.

Inoltre, assieme alla progressiva riscoperta della fede, cominciai a sentire l’esigenza di approfondire la teologia cristiana e di cercare le risposte alle molte domande e critiche rivolte ad essa (apologetica), anche per essere più convinto io stesso. [Successivamente ho potuto effettuare anche questo studio, che mi ha consentito di scrivere un’opera sulle ragioni della fede e la credibilità del cristianesimo, tra teologia, filosofia e scienze, con lo stesso metodo di cui sopra: riporterò anche questa, suddivisa in post e nell’ultima sezione del sito dopo quelle sopraelencate sulle verità di ragione]. Il desiderio di dedicarmi a questi studi era così grande che il rimpianto di non poter disporre del dovuto tempo era altrettanto forte, e originò questa strana poesia in versi liberi:

 

L’incompiuto

Senso di smarrimento nell’accingersi
a studiare un frammento
di un argomento vasto
che vorrei conoscere tutto,
assetato di amore per la conoscenza.
Consapevolezza di non poter disporre
del necessario tempo,
che si scontra con la volontà
di accrescere l’umano sapere,
aumentare la saggezza,
sviluppare le predisposte
facoltà dell’intelletto
tese al loro fine,
che se fossero meno grandi,
desidererebbero meno conoscere.
Dolore di negata ricerca,
soppresso ardore,
frenato dalla vita sfrenata.
Sconforto per il forte
desiderio inappagato di apprendere
dai Sacri Scritti religiosi,
ancora lontani da me.
Maturità sopraggiunta,
precoce desiderio di far miei
la sapienza e il senso latente
della nostra vita,
e di scoprire la sua celata meta.
Pazienza nell’attesa
di assecondare i miei interessi.
Speranza di assaporare
un giorno, nella sua pienezza,
la dolce dedizione
all’attenuazione dell’ignoranza.
Impotenza di comprendere
l’ineffabile. Frustrazione
di poterlo solo sfiorare,
col pensiero e con le parole:
noi solo con le opere possiamo assicurare
di perseguire il giusto.
Struggimento per l’indefinibile
percezione dell’incommensurabile
grandezza perfetta
dell’infinito, eterno Amore,
e dell’immensa Verità pura
che ruota inalterata,
e ci attira ed appartiene
solo a Dio.

 

Anche attraverso la sofferenza e gli insuccessi, la nostra vita ha un senso

Si fortificava quindi in me la voglia di seguire quegli interessi negli anni futuri, accanto alla spinta sempre più forte di fare del bene. Una forza che sentivo dentro di me e che credevo di aver ricevuto da Dio. Cominciavo a comprendere il disegno della mia vita fino ad allora: un difficile percorso che, seppure non sarebbe stato coronato dal “successo” con Maddalena, aveva comunque prodotto la mia maturazione e trasformazione, e attraverso di me poteva portare buoni frutti anche agli altri.

Infatti quella che prima mi pareva la fine di tutto – l’eventuale delusione con Maddalena – sembrava ora assumere le caratteristiche di quella che chiamiamo morte: la fine di qualcosa, non per nostra scelta, e l’inizio di qualcos’altro, ancora più grande, bello e buono per tutti. Forse ero chiamato proprio a questo, e la mia sfida sarebbe stata quella di riconoscere una sconfitta e abbandonare una battaglia persa, per intraprendere senza più paura un cammino di progressiva immersione nella luce, riflettendola anche agli altri.

 

Il desiderio di fare del bene agli altri

Queste sono cose che non scrivo con la consapevolezza di ora (dopo tutto ciò che sono riuscito a fare, studiare e scrivere nella mia vita, anche se sono ancora giovane), ma che sentivo e pensavo proprio in quel periodo. Infatti dopo averle scritte nel diario aggiunsi:

Oh Dio, se così sarà, dammi la forza di fare ciò che tu mi proponi per il mio e altrui bene senza obbligarmi, perché sempre rispetti la libertà che mi hai donato. Aiutami a seguire la via che tu hai disegnato per me, a vantaggio degli altri ma anche di me stesso. Se subirò una delusione, fa che possa ricordare Maddalena come una tappa necessaria nella mia vita, una via d’accesso a qualcosa di non meno grande, che non è cosa da poco!

Così capii a poco a poco che dentro di me era nata una grande voglia di fare del bene per gli altri. Ancora non sapevo bene cosa fosse, ma sapevo che era una via di salvezza che mi permetteva di andare avanti durante l’anno di preparazione alla dichiarazione dell’estate successiva.

 

Un momento di grande sconforto

Quando sentivo Maddalena per telefono, anche se cercavo di non farlo spesso perché non si accorgesse anzitempo di ciò che provavo per lei, ascoltata di nuovo la sua voce e accertatomi che stesse bene, mi rinfrancavo, e le mie forze si rinvigorivano per sopportare tutti i sacrifici per un altro mese o due.

A volte però lei non mi rispondeva. Il 14 Marzo 2006 raggiunsi l’apice della disperazione. Era il giorno che pensavo fosse il suo compleanno (invece è il 12, come scoprii dopo). Non ce la facevo più, ero stanco, non sopportavo più la situazione e il dolore. Quel giorno non mi rispose. Avevo tanto bisogno di sentirla, ma mi era stato negato anche questo. Ebbi un momento di grande debolezza. Scrissi una lettera per convincermi di ciò che avevo intenzione di fare e uscii fuori.

 

La tentazione del suicidio

Ciò che volevo fare mi ripugna ogni volta che lo racconto, ma non posso girarci intorno: volevo farla finita. Avevo pensato costantemente prima a questa possibile soluzione, scrivendo anche cose come:

La vita cessa oscura
per chi vivere vuole,
e perfida perdura
a chi vivere duole.

Ma poi non avevo mai avuto la determinazione per farlo.

Tuttavia quel giorno ero talmente debole che la mia fede, nonostante si fosse accresciuta molto fino ad allora, permettendomi di credere che quel dolore fosse una via di salvezza (come detto sopra), in quel momento non bastava. Sapevo di commettere qualcosa di terribile e imperdonabile, ma volevo farlo lo stesso, per far cessare il dolore. Uscito fuori, mentre stavo salendo all’ultimo piano della casa, vidi mio nonno che potava le piante, riacquistai un po’ di senno e rinunciai.

Rientrai in casa perché non volevo farlo davanti a mio nonno (in ogni caso non credo che sarei andato fino in fondo). Mi buttai sul letto e cominciai a vergognarmi per quello che pensavo di fare. Ero tanto confuso e frastornato. Piansi un po’ e poi chiusi gli occhi, mentre me ne stavo tutto rannicchiato in posizione fetale (si dice che indichi il bisogno di affetto).

 

Una strana “visione”: chi poteva salvarmi nel mio dolore?

In quel momento accadde qualcosa di straordinario: ebbi un’esperienza che, quando la racconto, sono solito descrivere come “un pensiero con immagini in movimento e suoni, che non sapevo da dove fosse uscito”. Non era un sogno, perché ero sveglio anche se tramortito. Però non era nemmeno un pensiero autonomo, perché era troppo inaspettato, troppo strano e troppo vivido, una via di mezzo tra una visione e un sogno ad occhi chiusi da desto.

 

Una particolare esperienza di fede (visione, sogno o pensiero che fosse)

Mi trovavo in una prateria sterminata, tutta verde. Non tirava vento, forse solo una brezza sottile. Era una bella giornata, il cielo era azzurro e terso. In lontananza scorgevo degli alberi che costituivano una piccola foresta ombreggiata, e verso l’orizzonte, lontanissime, delle montagne sfumate. Volavo lentamente planando raso terra, sfiorando l’erba verde della prateria, ma non avevo ali, volavo semplicemente basso a braccia spalancate, quasi a pancia a terra, e non riuscivo ad alzare lo sguardo. Andavo verso gli alberi, al centro della radura.

Poi proprio in mezzo vidi una figura umana con una tunica bianca svolazzante e mi fermai ai suoi piedi: era un uomo. Lo abbracciai alle caviglie, cercai di guardare in su e lui mi sussurrò: «Vieni da me», ed io nella sua voce percepii il messaggio: “In me troverai la tua consolazione e la tua felicità, ti aiuterò io, vieni da me”. Aggrappandomi a lui mi tirai su, l’abbracciai e subito si alzò in volo dritto verso l’alto, portando anche me che ero abbracciato a lui.

In quel momento aprii gli occhi e iniziai a rendermi conto di ciò che avevo visto, certissimo di non aver sognato. Così realizzai che l’uomo vestito di bianco non era altri che Gesù. Io probabilmente volavo basso per il dolore e la debolezza di quel momento (quest’ultima però è solo una mia interpretazione). Egli mi aveva portato con sé perché la salvezza e la felicità che cercavo potevo trovarle solo in Lui.

 

Una possibile alternativa di vita

Allora compresi veramente in cosa consistesse quella grande voglia di fare del bene che sentivo da tempo, e capii che il mio unico rifugio era in Gesù, che Lui era il mio Salvatore, e scoprii che avrei potuto dedicare la mia vita agli altri per essere felice anch’io, se non avessi potuto stare con Maddalena.

Col passare del tempo si radicò in me la convinzione che Dio mi avesse proposto questo amore – non imposto, perché avevo fatto le mie scelte – proprio per farmi crescere, per far maturare la mia fede e il mio desiderio di renderla operosa, in modo da poter poi seguire quella via.

 

Qual era la mia “vocazione”?

A poco a poco compresi sempre più la natura di ciò che sentivo, fino a capire di avere una vocazione, verso il prossimo e verso Dio, e presi una decisione: se alla fine del quinto liceo, il momento della scelta del proprio futuro, avessi continuato ad avere la certezza che non sarei mai potuto stare con Maddalena, avrei seguito la mia vocazione.

Non sapevo cosa sarei potuto diventare, ma volevo mettermi al servizio di Dio e del bene, volevo vivere in intimità con Dio e aiutare il prossimo. Per questo mi affascinavano le figure dei preti missionari, come nel film Mission. Avevo tempo per pensarci. Per ora sapevo solo che Lui mi chiamava e che io avrei risposto, perché solo Lui avrebbe potuto darmi la vera vita e la felicità se non avessi potuto stare con Maddalena. Il dubbio era solo sulle precise modalità della scelta.

In realtà stavo parzialmente fraintendendo il significato della mia vocazione (spoiler: non esiste solo la vocazione religiosa o sacerdotale, ma ad es. anche quella matrimoniale!) e mi ostinavo a vederla solo come un’alternativa a Maddalena. Ma ci sarà tempo per raccontare gli eventi successivi e mettere in luce il grosso errore in cui permasi testardamente, e nel quale Dio mi lasciò libero di sostare finché volli.

 

Nel prossimo post: COME L’AMORE CI TRASFORMA – La mia esperienza: come l’amore mi ha trasformato dentro e fuori (parte IV)
Se preferisci, salta direttamente al post: COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? (Parte III) “Ti amerò per sempre”?

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.

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Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

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