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ESISTE UNA VERITÀ OGGETTIVA? ANCHE SULL’AMORE?

Di CuoreMenteSpirito
Esiste una verità oggettiva? Anche sull'amore?

 

La verità esiste? Che cos’è? È sempre relativa?

 

Chi vuole amare veramente, deve farlo nel modo riconosciuto vero dalla ragione

Alla fine del post precedente VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 3) Perché commettiamo errori nelle nostre valutazioni e decisioni? Come evitarli per amare davvero? eravamo arrivati a riconoscere che chi vuole amare veramente, deve farlo nel modo riconosciuto vero dalla ragione, altrimenti di fatto non ama, o non ama secondo quel tipo di amore (come quello nella relazione di coppia, che qui ci interessa), come spero risulterà evidente nei prossimi post.

 

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Senza la mediazione della ragione, la volontà sceglierebbe sì liberamente, ma immediatamente e quasi alla cieca. Solo usufruendo della mediazione della ragione la volontà può scegliere non solo liberamente, ma anche razionalmente e con certezza il bene secondo la verità, rispettando l’ordine della realtà. Solo così si sceglie in modo propriamente umano, perché l’uomo, oltre ad essere padrone delle proprie azioni e scelte grazie al libero arbitrio, possiede la ragione per esserne un padrone saggio anziché stolto.

Ma davvero la verità esiste? E la nostra ragione può veramente conoscerla, anche riguardo all’amore?

 

La questione della verità e le tre principali obiezioni ad essa

Nessun discorso, nessuna ricerca (scientifica, filosofica, storica, religiosa, giudiziaria, ecc.), nessuna risposta alle grandi domande ha senso se non è possibile conoscere la verità. Il filosofo Vittorio Possenti sottolinea che

“La questione centrale per la scienza, la filosofia e la teologia è quella della verità. In questi tre grandi ambiti della conoscenza umana essa viene incessantemente cercata, sia pure attraverso metodi e strade diverse, e ciò stabilisce il loro compito infinito. Nessuna delle tre raggiungerà la verità tutta intera, possiamo però sperare in un avvicinamento progressivo a essa. Scienziati, filosofi e teologi di orientamento realistico procedono nel complesso affiancati, poiché riconoscono un impegno comune: ritengono che vi sia una verità da trovare o a cui avvicinarsi, in un incontro velato e difficile ma in linea di principio possibile”[1].

Vittorio Possenti

Tuttavia sulla grande e fondamentale questione della verità ci sono tre opinioni contro di essa che occorre analizzare:

  1. la verità non esiste;
  2. non esistono verità (intese come proposizioni vere) assolute e universali, ogni affermazione è relativa. Tutte le convinzioni possono essere considerate vere in determinati contesti o da diversi soggetti, anche se sono in contrasto fra di esse: la verità è relativa o soggettiva;
  3. la verità non può essere conosciuta.

In questo post discuteremo le prime due; nel prossimo post la terza (vedi COME POSSIAMO CONOSCERE LA VERITÀ (ANCHE SULL’AMORE)?).

 

Proposizioni vere e false

Prima di procedere oltre, è necessario fare alcune precisazioni.

Una proposizione è una frase, una affermazione di senso compiuto che è vera oppure falsa, e può quindi essere dimostrata o confutata (o refutata, respinta come falsa) mediante argomentazioni[2].

La negazione (o contraddittoria) di una proposizione è la proposizione tale per cui o è vera essa, o è vera la proposizione di cui è la negazione. Cioè considerando una proposizione e la sua negazione, tra di esse una deve essere per forza vera e l’altra di conseguenza falsa, anche senza sapere quale delle due è vera e quale falsa.

Esempio: prendiamo la proposizione “tu hai la mia stessa età”, e la sua negazione “tu non hai la mia stessa età” (potremmo prenderle anche nell’ordine inverso, considerando la prima come negazione della seconda, tanto sono una la negazione dell’altra). Io non so se tu hai la mia stessa età oppure no, ma senz’altro una delle due cose è vera e l’altra falsa: o hai la mia stessa età, oppure non ce l’hai (e in tal caso puoi avere più o meno anni).

 

Il principio di non-contraddizione

Quanto detto sopra è valido per il noto principio logico sulla relazione fra una proposizione e la sua negazione, il fondamentale principio di non-contraddizione. Nella formulazione di Aristotele:

“È impossibile che la stessa cosa, ad un tempo, appartenga e non appartenga a una medesima cosa, secondo lo stesso rispetto”[3]

Aristotele

(cioè sotto lo stesso aspetto), ovvero è impossibile che uno stesso soggetto abbia e non abbia contemporaneamente uno stesso predicato nel medesimo rispetto, che A sia B e insieme non B. Tale principio è indiscutibilmente vero, tanto che chi volesse negarlo, già per ritenerlo falso dovrebbe escludere che sia vero per evitare di contraddirsi, ammettendo quindi implicitamente la sua validità (dimostrazione per assurdo). Il negatore, pur contestandolo a parole, di fatto lo utilizza costantemente nel pensiero e nella vita: basta che pensi o pronunci una sola parola con un preciso significato, ad es. “uomo” o “piove”, e non potrà allo stesso tempo intendere “non-uomo” o “non piove”.

Il motivo profondo del suo valore è che oltre ad essere un principio logico, del pensiero, il principio di non-contraddizione è un principio ontologico e metafisico, cioè dell’essere, di tutta la realtà: è impossibile per una cosa essere e non essere se stessa (per questo è chiamato anche “principio di identità”)[4]. In base al principio di non-contraddizione, prese una qualunque proposizione e la sua negazione, queste non possono essere entrambe vere, né entrambe false (considerate nello stesso tempo e nel medesimo rispetto). Sono cioè incompatibili: o è vera una o è vera l’altra, mentre la rimanente è falsa, e questo vale anche senza sapere a priori quale delle due è quella vera e quale quella falsa: non c’è una terza possibilità (per cui è detto anche “principio del terzo escluso”).

 

Esempi di proposizioni contraddittorie; verità assolute e verità relative al tempo, al contesto e alla persona

Altri esempi di coppie di proposizioni contraddittorie, che sono cioè l’una la negazione dell’altra:

“tutti i fiori sono gialli” (falso) / “qualche fiore non è giallo” (vero);

“la lampadina in questo momento è accesa” / “la lampadina in questo momento non è accesa”;

a Roma piove” / “a Roma non piove”;

a Chiara fa male la testa” / “a Chiara non fa male la testa”;

mi piace leggere” (vero) / “non mi piace leggere” (falso);

“il teorema di Pitagora è valido nella geometria euclidea” (vero) / “il teorema di Pitagora non è valido nella geometria euclidea” (falso).

Come si vede, se non si specifica in che tempo, in che contesto o in relazione a cosa o a chi si fa un’affermazione, può significare o che tali informazioni si sottintendono, come ad esempio in “la lampadina è accesa”, “piove”, “ha mal di testa” o nell’applicazione del teorema di Pitagora nella geometria euclidea (mentre non vale nelle geometrie non-euclidee); oppure che la proposizione si considera vera in assoluto, valida in ogni tempo, contesto e per ogni persona.

Quindi bisogna stare attenti a cosa si intende, e per questo la precisazione “nello stesso tempo e nel medesimo rispetto” nel principio di non-contraddizione è importante.

Si possono fare esempi anche molto più complicati, ma basti sapere che ad ogni singola proposizione, per quanto complessa, si può far corrispondere la sua unica negazione, e ci sono regole logiche ben precise per farlo.

Detto questo, consideriamo una per una le tre affermazioni sulla verità.

 

La verità non esiste?

Già Aristotele aveva capito che affermare: “tutto è falso” (o nessun giudizio è vero), ritenendo quindi vera tale proposizione, dimostra che qualche proposizione vera deve esserci, cioè che qualcosa è vero, non tutto è falso, il che contraddice l’ipotesi secondo cui tutto è falso. Anche Sant’Agostino d’Ippona (354-430) muoveva una critica allo scetticismo riassumibile come segue: secondo tale teoria non esiste alcuna verità; ma allora si ritiene vera almeno questa affermazione, in contraddizione con l’assunto stesso. Se tu affermi: “la verità non esiste”, significa che ritieni vera questa proposizione, cioè che la verità non esiste; ma allora qualche proposizione vera esiste, e quindi ti sei contraddetto.

Visto che hai ottenuto una contraddizione, l’affermazione iniziale deve essere falsa, ed è vera dunque la sua negazione: la verità esiste. In altro modo, se mi dici: “la verità non esiste”, ti chiedo: ciò che dici è vero o falso? Se mi rispondi che è falso, allora la verità esiste; se mi rispondi che è vero, allora la verità esiste: in ogni caso esiste la verità. È come per chi dice: “non ci devono essere regole, è vietato vietare”: già dicendo questo, sta fissando una regola e un divieto. Il riferimento alla verità è inevitabile, non si può scappare dalla verità.

 

È vero che non esistono verità (proposizioni vere) assolute e universali, e ogni affermazione è relativa? Tutte le convinzioni possono essere considerate vere in determinati contesti o da diversi soggetti, anche se sono in contrasto fra di esse? La verità è relativa o soggettiva?

Tolti i punti interrogativi nelle domande qui sopra, questo è ciò che sostengono il relativismo e il soggettivismo, oggi molto diffusi nella teoria e nella pratica, ma che si auto-contraddicono.

 

Confutazione del relativismo

Infatti se tu affermi: “Tutto è relativo”, questo sarebbe un assoluto, perché ritieni vera questa proposizione in assoluto, cioè che tutto è relativo; ma allora qualcosa di assoluto esiste, e quindi ti sei contraddetto. Visto che hai ottenuto una contraddizione, l’affermazione iniziale deve essere falsa, ed è vera dunque la sua negazione: non tutto è relativo, qualcosa di assoluto esiste.

Volendo insistere, potresti dire: “Tutto è relativo, tranne il fatto che tutto è relativo”. Quindi se questo fatto non è relativo, è assoluto che tutto è relativo; ma allora c’è sempre la stessa contraddizione, e siamo da capo a dodici! Niente da fare, quell’affermazione si può soltanto esprimere a parole ma non pensare davvero, perché è intimamente contraddittoria, e perciò assolutamente falsa.

Inoltre, se tutte le affermazioni, le idee e le certezze sono ugualmente vere perché relative al contesto, alla cultura, al tempo o alla singola persona, allora io posso sostenere che non tutto è relativo e la verità è unica, cosa che però i relativisti non ammettono, e posso affermare e ritenere vere anche le proposizioni: “la verità non esiste” e “tutto è falso”, che al contrario abbiamo provato essere false, il che contraddice l’ipotesi iniziale per cui tutte le proposizioni sono vere.

 

Fra due opinioni contraddittorie, una è falsa e l’altra vera: la verità è unica

Abbiamo visto infatti che per ogni proposizione esiste la sua negazione, e solo una delle due può essere vera. Dunque non tutte le proposizioni sono vere. Questo è evidente quando due proposizioni si contraddicono a vicenda. Se io affermo che tutti gli animali volano, mentre un altro afferma che non tutti gli animali volano, cioè qualche animale non vola, come possiamo avere entrambi ragione? Infatti se fosse vero che tutti gli animali volano, allora non sarebbe vero che qualche animale non vola, e io avrei ragione; mentre se qualche animale non vola, allora non è vero che tutti gli animali volano, e io ho torto (ed è proprio così).

Poiché è falso che tutte le proposizioni sono vere, e in particolare, presa una proposizione vera, deve essere falsa la sua negazione, dato che non possono essere entrambe vere, la verità è una sola.

 

La verità è la conformità del pensiero alla realtà

Ma allora che cos’è la verità? Già Parmenide l’aveva individuata nella corrispondenza fra pensiero ed essere; Platone diceva:

Vero è il discorso che dice le cose come sono, falso quello che le dice come non sono[5];

Platone

e Aristotele:

“Vero è dire che l’essere è e che il non-essere non è”[6].

Aristotele

La verità è “adaequatio rei et intellectus” = l’adeguazione fra la cosa e l’intelletto[7], secondo la celebre definizione di Isaac Israeli riportata da San Tommaso d’Aquino (1225-1274), per cui

La verità si definisce in base alla conformità dell’intelletto alla realtà[8],

S. Tommaso d’Aquino

è la conformità della conoscenza alla realtà, una relazione di corrispondenza tra l’essere di una cosa e l’intelletto che la conosce così com’è. Logicamente coincide con l’unico insieme di tutte le proposizioni vere, mentre la falsità coincide con l’insieme di tutte le proposizioni false, che sono ciascuna la negazione della corrispondente proposizione vera.

 

La verità è unica come la realtà, conosciuta nella sua complessità, nei suoi molteplici aspetti

Non esistono quindi “più verità” diverse, cioè contraddittorie fra loro; la verità è unica, perché la realtà è unica. “Sì, ma la realtà ha tante sfaccettature”: certo, per questo ci saranno moltissime affermazioni particolari vere che le corrisponderanno, anche da diversi punti di vista, e perciò esistono discipline scientifiche e forme di sapere distinte per conoscere aspetti particolari dell’unica verità. Ma queste verità parziali non saranno mai incompatibili.

Quando si discute su una certa proposizione, anche riguardo alla morale, all’amore, ecc., o è vera quella o è vera la sua negazione, non sono mai entrambe vere. Se uno sostiene che tradire è sbagliato e l’altro no, non possono avere ambedue ragione a loro modo, perché le due opinioni sono contraddittorie, incompatibili. Poi ovviamente si tratterà di capire e dimostrare qual è la verità fra le due.

Certo in molti casi l’uomo può non sapere o può non sapere ancora quale tra due proposizioni contraddittorie sia vera, e magari può formulare un’ipotesi o farsi un’opinione e poi verificarla e approfondirla successivamente. Ad esempio io posso non sapere se tu hai o non hai la mia stessa età, ma di certo una sola è la verità fra i due casi, visto che si contraddicono a vicenda.

 

Relatività e assolutezza esistono entrambe

Bisogna tener presente però che alcune affermazioni sono vere solo relativamente a qualcosa e non in assoluto. Se dico “la lampadina è accesa” o “l’uomo è cieco” (nel senso che non vede fisicamente), queste proposizioni non sono vere in assoluto, ma saranno vere relativamente ad una particolare lampadina in un certo momento e ad una particolare persona.

La relatività, il considerare una cosa in relazione a un’altra, è un concetto importantissimo e indispensabile, ma ciò non implica che tutto sia relativo e niente assoluto, come sostiene il relativismo; piuttosto alcune cose sono relative ed altre invece assolute. Infatti abbiamo visto che le frasi “la verità esiste” e “la verità è unica” sono vere in assoluto, non in riferimento a qualcosa o a qualche persona; non le penso solo io, non sono vere solo per me.

 

Il relativismo dei valori è un controsenso e un estremismo: il dialogo ha senso solo se si ricerca insieme la verità

Eppure si difende spesso il valore e l’obbligatorietà del relativismo dei valori (tanto che si può parlare di “dittatura del relativismo”[9]): altra contraddizione, perché anche il relativismo dei valori sarebbe un valore; ma se per il relativismo tutti i valori si equivalgono, come si può imporre, rispetto agli altri valori, quello del relativismo dei valori?

I relativisti dicono che è la condizione necessaria per il dialogo; ma a che serve il dialogo se niente è in questione, perché tutte le convinzioni, secondo il relativismo, sono ugualmente vere e valide? Il dialogo ha senso solo se si vuole ricercare e riconoscere la verità. “Eh ma c’è chi la pensa così e chi la pensa colà”; sì, ma ciò non vuol dire che abbiano tutti ragione a loro modo, anzi quando le opinioni si contraddicono, alcune sono senz’altro vere e altre false. Invece il relativismo, sostenendo che tutte le convinzioni sono vere perché relative, si dimostra non una teoria moderata, ma un estremismo unilaterale, come quasi tutti gli “-ismi”, al pari dello scetticismo, per il quale niente è vero.

Solo il realismo è lontano da entrambi gli estremi, riconoscendo che non possono esistere proposizioni vere senza le corrispondenti negazioni false, e che solo le prime corrispondono all’unica realtà.

 

Imporre la verità con la violenza è inaccettabile: una verità assoluta!

In base a quanto detto sopra, sbaglia chi pensa

“che la verità sia un attentato ai valori di tolleranza e di pluralismo, timore in cui si confonde la tolleranza necessaria verso le persone con quella verso le idee che, quando sono false, non la possono invece esigere”[10],

Vittorio Possenti

puntualizza Possenti. Quando un relativista dice: “Chi sostiene l’unicità della verità è intollerante e violento, perché vuole imporla agli altri”, sta pretendendo lui stesso di imporre una verità unica, e si auto-contraddice. Il filosofo Enrico Berti osserva poi che

“Quanti negano la verità, come fanno i postmoderni, sono costretti a negare anche l’errore, il quale è correlativo alla verità, per cui, pur presentandosi apparentemente come umili e modesti, i postmoderni in realtà dovrebbero considerarsi infallibili (chi non ammette di poter essere in errore si considera tale), il che può essere un atteggiamento superbo e arrogante”[11].

Enrico Berti

Sulle cause dell’errore, rileggi il post VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 3) Perché commettiamo errori nelle nostre valutazioni e decisioni? Come evitarli per amare davvero?

È vero che c’è chi vuole imporre la verità o la propria opinione con la violenza, e questo è inaccettabile; ma se tale inaccettabilità è vera, è proprio perché si tratta di una verità assoluta e non relativa a qualche persona o cultura.

La verità non si impone che per la forza della verità stessa[12],

Concilio Vaticano II

dichiarava pure il Concilio Vaticano II, e ci sono anche persone che la vogliono ricercare, scoprire e proporre attraverso spiegazioni e dimostrazioni convincenti. Non c’è bisogno di ricorrere ad azioni violente per condurre alla verità e al bene, basta esortare all’onestà dell’intelligenza e all’ascolto della voce della coscienza, facendo appello alla libertà dell’interlocutore.

 

La verità è una sola anche riguardo alle opinioni, alle scelte giuste o sbagliate e all’amore? Anche se non si devono giudicare le persone?

Ovviamente ognuno è libero di fare le proprie scelte e nessuno è così perfetto da poter giudicare gli altri. Ma la verità è una sola, anche riguardo al bene morale e all’amore, che piaccia o meno, che venga accettata o rifiutata, e non si può sostenere che tutte le varie opinioni e le varie scelte, anche se si contraddicono a vicenda, sono ugualmente vere e giuste a loro modo, perché allora la verità non esisterebbe. La verità, dipendendo dall’oggetto conosciuto, è tale indipendentemente da cosa ci piace pensare e fare (a meno che non riguardi la preferenza stessa); si può solo essere più vicini o più lontani da essa. Per questa sua oggettività e indipendenza, la verità non dipende da chi la scopre, da quando viene scoperta, da quanti la conoscono o dal consenso della maggioranza.

Perciò non si devono giudicare le persone, anche perché è difficile conoscere le loro intenzioni e la loro responsabilità morale (vedi il post VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 1) Che c’entra la ragione in amore? In cosa consiste realmente la scelta di amare?). Ma le varie opinioni e le varie scelte sono giudicabili oggettivamente in base alla verità.

Questo non significa che qualche uomo abbia tutta la verità in tasca e possa sbattertela in faccia come sua proprietà. È il contrario: la verità è indipendente da tutti, non è mai di qualcuno, ed essendo infinita “ha noi in tasca”, è essa che ci possiede, quindi tutti siamo nella verità: l’essere umano è strutturalmente fatto per conoscere la verità, la sua intelligenza è costitutivamente aperta all’essere, il suo fine è adeguarsi alla realtà. E la ricerca umana della verità è infinita, perché la realtà è inesauribile.

Ma come possiamo conoscere la verità, specialmente sulle questioni più complesse e dibattute, e qui in particolare sull’amore?

 

Nel prossimo post: COME POSSIAMO CONOSCERE LA VERITÀ (ANCHE SULL’AMORE)?
  • La verità non può essere conosciuta?
  • Il nostro pensiero può raggiungere la realtà?
  • Come possiamo accertare qual è la verità, anche in amore?

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.

Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

 

NOTE
  1. Vittorio Possenti, “Verità”, in Dizionario interdisciplinare di scienza e fede. Cultura scientifica, filosofia e teologia, a cura di Giuseppe Tanzella-Nitti e Alberto Strumia, Urbaniana University Press – Città Nuova Editrice, Roma 2002, vol. 2, p. 1502 – http://disf.org/verita.
  2. Non tutte le frasi sono proposizioni: le altre sono espressioni di domanda, esclamazione, desiderio, comando, invocazione, preghiera, ecc., che non sono né vere né false, in quanto non mirano ad esprimere il vero ma altro.
  3. Metafisica, IV (Gamma), 3, 1005 b, 19-20.
  4. Sulla difesa del principio di non-contraddizione e il suo nesso col principio di identità, vedi Aristotele, Metafisica, IV (Gamma), 3, 1005 b – 1007 a; Sofia Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, vol. II: Metafisica, Ed. La scuola, Brescia 2013, pp. 28-36.
  5. Cratilo, 385 b; cfr. Sofista, 262 e.
  6. Metafisica, IV, 1011 b, 27-28; cfr. Categorie, 4 b, 8.
  7. S. Tommaso d’Aquino, Questione disputata De veritate, q. 1. a. 1.
  8. Somma teologica, I, q. 16, a. 2.
  9. Espressione usata da J. Ratzinger nell’omelia durante la Messa del 18/04/2005 (poco prima che venisse eletto Papa), leggibile all’indirizzo: http://www.vatican.va/gpII/documents/homily-pro-eligendo-pontifice_20050418_it.html.
  10. V. Possenti, “Verità”, op. cit., p. 1510.
  11. Enrico Berti, Realismo ed ermeneutica, in Perché essere realisti. Una sfida filosofica, a cura di Andrea Lavazza e V. Possenti, Mimesis Edizioni, Milano – Udine 2013, p. 65.
  12. Concilio Vaticano II, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, proemio.

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