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L’amore vince sempre! I primi passi (e scritti) della nostra storia, all’inizio del cammino dell’amore, da percorrere insieme.
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L’amore vince sempre – I primi passi (e scritti) della nostra storia
La lettera di Chiara a Cristina
Quanto a Cristina, Chiara le scrisse una lettera, per la quale dopo chiedemmo anche scusa (visto che Cristina si offese per certi appellativi usati), ma che voglio riportare perché mostra quanto Chiara mi conoscesse bene, quanto mi volesse bene e quanto ha fatto per me.
Ciao Cristina, sono Chiara, la ragazza di Francesco. Ti scrivo perché non so se riuscirei a parlarti calma e pacata: sei una delle poche persone che è riuscita a guadagnarsi il mio disprezzo. A te non importerà, e a me sta bene così, infatti mi importa di più quello che hai fatto. Di tutti i ragazzi che potevi scegliere sei andata a ingannare il più ingenuo e semplice… al contrario dell’aspetto, Francesco non è come gli altri, e spero che tu l’abbia capito. Io ormai lo conosco da un anno e so come sta ora. Ha già sofferto abbastanza e ora che è un periodo delicato per lui, pieno di stress e difficoltà, arrivi tu a scombinare ancora di più le cose. Già lo hai fatto una volta, a Febbraio… sei arrivata, l’hai fatto stare bene anche se per poco, e dopo l’hai fatto stare male.
Per non parlare di come sono stata anche io a dover distruggere il rapporto che avevo con lui, perché per me era insopportabile vederlo con un’altra, a causa di una ragazzina immatura e sconsiderata… sì, sconsiderata, perché non hai pensato a nessuno, solo a te stessa, senza considerare che con il tuo modo di fare avresti fatto del male ad altre persone, o anzi al ragazzo al quale avresti dovuto voler bene, che ancora risente del tuo gesto. Sei stata immatura e meschina: coinvolgere una persona a te estranea per dimenticare un altro o, per dirla meglio, per sostituirlo. Questo è assolutamente sbagliato e credo te ne sia resa conto.
Perché proprio lui? Quando ci hai parlato non ti sei accorta che era diverso? Oppure eri così accecata dal dolore da non accorgertene? Hai considerato quello che poteva succedere? Ti dico una cosa: pensa, prima di agire. Credo di conoscere Francesco un po’ di più rispetto a te, e ti posso dire che per lui rimarrai sempre una ferita aperta. Tu non hai ascoltato tutti i suoi dolori, le sue incertezze, non l’hai consolato quando stava male, non hai passato giorni a sentirti parlare di un’altra ragazza lontana chilometri e irraggiungibile mentre soffrivi per lui. Ora mi sono stancata di vederlo star male, prima per una, poi per un’altra che si presenta di punto in bianco e lo usa…
Ora dimmi se sbaglio. Tu sei andata a prendere quello che ti sembrava più disponibile per poter dimenticare Carlo, hai visto uno che ti sembrava andasse bene e l’hai voluto conoscere; l’hai convinto a uscire; hai visto che ci stava e ne hai approfittato sperando che ti facesse sentire meglio. Vorrei solo dirti che non funziona così il mondo, non sta ai tuoi comodi; non puoi pretendere che dopo essere stata con lui tu lo possa lasciare così e continuare a essere sua amica.
Ogni volta che ti parla sta male, non posso sopportare ora di vederlo così. Oggi a ricreazione l’ho visto e non mi è piaciuto affatto… non merita assolutamente di essere trattato così. All’uscita ti ho vista e ti stavo anche a fianco… non puoi immaginare quanto volevo guardarti in faccia e dirti tutto questo, ma non l’ho fatto perché per tua fortuna sono un tipetto pacifico che si arrabbia solo quando qualcosa le sta particolarmente a cuore. Ora più che arrabbiata sono infastidita dalla tua rara capacità di riuscire a scombinare tutto. Per favore fai in modo di non essergli più di peso.
L’amore realizzato con Chiara
Nel frattempo il legame con Chiara si rafforzava sempre più, e il mio affetto per lei diveniva sempre più profondo. Era così bello ogni momento trascorso insieme… dai baci lunghi e appassionati tenendoci stretti stretti alle coccole più tenere. Ci piaceva tanto stare abbracciati sul letto: quando lei stava con la testa sulla mia spalla ed io accarezzavo i suoi lunghi capelli castani, si sentiva protetta e al sicuro; quando io appoggiavo la mia sul suo seno e sentivo il battito del suo cuore, ero io a sentirmi rilassato e rassicurato. Ci dicevamo che finalmente io avevo trovato chi abbracciare, e lei chi la abbracciasse.
Quanto avevamo atteso tutto questo… e i nostri sguardi… io la guardavo, ammiravo il suo sorriso e i suoi bellissimi e dolcissimi occhi marrone chiaro, e le dicevo quanto era bella, e lei si imbarazzava, mentre io, guardandola fisso, mi inceppavo con le parole. Per non parlare delle battute, degli scherzi, della lotta sul letto che le è sempre piaciuto fare… quando stavo con lei mi sentivo sereno e spensierato: aveva riportato la luce e l’allegria nella mia vita fino ad allora sempre tenebrosa, come le scrissi su MSN cinque giorni dopo che ci eravamo messi insieme:
“Ora sei tu la luce dei miei giorni e dei paesaggi su cui poso lo sguardo, ormai senza malinconia; il sapore dei miei giorni, prima sempre insipidi; il conforto dopo le centinaia di giorni bui; la fonte del mio sorriso e della mia felicità quando sono con te, e della dolcezza dei miei pensieri quando non sto con te, perché dentro di me tu vivi e mi doni la capacità di scorgere di nuovo la bellezza della vita, che io avevo perso. Sei tu la persona più importante nella mia vita adesso”.
La prima volta che le dissi “ti amo”, rendendola felicissima, fu alla festa di una mia compagna di classe, il 24 Aprile 2007. La feci sedere sulle mie gambe, presi coraggio e glielo sussurrai all’orecchio. Anche lei mi rispose “ti amo”: non aspettava altro.
Alcune cose scritte da Chiara per me
Vorrei aggiungere prima alcune delle cose bellissime che ha scritto Chiara per me, e poi due fra le poesie che ho scritto io per lei. È impossibile racchiudere in poche parole la ricchezza e la gioia del nostro rapporto, ma spero che possano dare almeno una vaga idea dell’affetto reciproco e dei nostri sentimenti di amore finalmente corrisposti e vissuti felicemente.
Ripensavo al periodo dopo l’estate del 2006, quando parlavamo e mi definivi tua amica. Ero scissa in due parti: una felice di essere considerata una persona che ti poteva stare vicina, mentre l’altra triste, triste di non venire considerata più di una amica, impaurita dalla prospettiva di non poter mai diventare qualcosa di più, come era sempre successo. Ti vedevo cambiare: precipitare e risalire. Volevo poter fare qualcosa di più: non essere solo una spalla come molte altre sulla quale potevi appoggiarti, ma riuscire ad emergere dagli altri, e anche in parte dimostrare a me stessa di riuscire finalmente a raggiungere un obbiettivo che mi ero prefissata: aiutare te e migliorarmi.
Questo mi ha spinto a continuare, a passare del tempo con te parlandoti tranquillamente da amica e nei momenti bui cercando di farti capire ciò che provavo con piccole allusioni. Speravo che se te ne fossi accorto da solo, anche se non era molto probabile, data la situazione, ti sarebbe stato più facile credere in te stesso e accettare quello che provavo… tutte allusioni cadute nel terreno e successivamente germogliate nel periodo più opportuno.
Devo ammettere che ne è valsa la pena. Se ripenso a quello che è successo, ai momenti tristi, alle sere agitate, alle lacrime versate, tutto era necessario, necessario a farmi capire quanto tenessi a te e quanto desideravo poterti stare accanto. E ora… beh, ora sono felice, di tutto. Sono felice quando ti vedo, quando ti sento anche per poco al telefono, quando mi arrivano i tuoi messaggi, quando trovo qualcosa che mi ricorda di te… mi rendi felice, e non sai quanto, anche solo perché so che tu ci sei, che mi sei vicino, che posso rifugiarmi tra le tue braccia, che esisti.
Ti amo, non so cos’altro dire, non mi abbandonare mai.
tua Chiara
Sei entrato come un raggio di luna nella mia vita;
mi hai dato speranza quando non ne avevo;
mi hai dato sostegno quando ero triste;
hai asciugato le mie lacrime
nonostante le tue tenebre.
Ci siamo risollevati insieme;
mi sei sempre stato vicino.
Ora non ne posso fare a meno,
sono sicura solo quando sono con te
e posso contare sulle tue parole e sulle tue mani.
Rimani sempre con me, amore.
Vorrei poter essere un folletto:
piccolo piccolo mi infilerei nella tua tasca per seguirti.
Vorrei poter essere una nuvola:
spinta dal vento dell’amore ti veglierei da lontano.
Vorrei poter essere il tuo cuscino:
ti offrirei riposo e sogni senza incubi.
Vorrei poter essere una matita:
stretta forte tra le tue mani non avrei paura.
Vorrei poter essere qualsiasi cosa,
basta che sia accanto a te.
Vorrei poter essere sempre con te.
Alcuni dei miei versi per Chiara
Queste invece sono quartine di endecasillabi che scrissi per lei.
Quando amorevolmente ci fissiamo,
negli occhi tuoi io perdermi vorrei,
poi, entrato nel tuo cuore, griderei:
“Stellina mia dolcissima, ti amo!”
Anche la breve mancanza, in una coppia felice, è occasione di rafforzamento del desiderio
C’è uno spicchio di luna e una stellina:
mi sembrano i tuoi dolcissimi occhietti;
così ti penso e mi sembri vicina,
ma non è un abbraccio a tenerci stretti.
Quando stavamo insieme da nove mesi, le scrissi una quartina di novenari:
Son nove mesi, mio tesoro,
che il cuore mio felice freme
d’amor che do e ricevo, e imploro
che rimaniamo sempre insieme!
Alla quale Chiara rispose con un’altra quartina:
Da nove mesi stiamo insieme
ed è nata una piccola speme.
Il mio cuore non mente:
io ti amo sinceramente.
Le mie prime poesie per Chiara
Ora riporto due delle poesie che scrissi per lei. La prima è la più complessa che abbia mai scritto a livello metrico e retorico. Per non appesantire la lettura, riporterò i chiarimenti tecnici e sul contenuto nelle note a piè di pagina; ma spero che, già con l’aiuto dei sinonimi delle parole più difficili al lato, si riesca cogliere l’essenziale di ciò che volevo trasmettere. Invito anche a leggere di seguito ogni lettera iniziale di ciascun verso: verrà fuori una frase, poiché tutta la poesia è un lungo acrostico.
Quanto alla forma metrica, retorica e stilistica spesso volutamente arcaica, che riprende tradizioni poetiche antiche, posso dire, riguardo a tutte le poesie o quartine che ho riportato finora (tranne L’incompiuto nel post COME L’AMORE CI TRASFORMA – La mia esperienza: come l’amore mi ha trasformato dentro e fuori (parte III)), che era la forma in cui più mi piaceva esprimermi, anche a causa dell’influenza che esercitavano su di me i componimenti poetici che studiavamo a scuola in storia della letteratura italiana. In seguito il mio stile si trasformò gradualmente, andando sempre più in direzione delle forme poetiche più moderne, in versi liberi. Ciò sarà evidente in seguito, quando riporterò altre poesie che ho scritto successivamente.
La poesia seguente è una sonettessa, cioè un sonetto caudato dalla coda molto lunga, e contiene molti riferimenti alle poesie scritte prima, per enfatizzare il cambiamento avvenuto nella mia vita ad opera di Chiara.
A proposito della similitudine nella seconda strofa, anticipo subito che essa è ispirata a questo fatto: Ortolana, la madre di santa Chiara, si era recata a pregare, alla vigilia del parto, nella Cattedrale di San Rufino. A un certo punto sentì una voce che le predisse la nascita della bambina con queste parole: «Donna, non temere, perché felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo». Per questo motivo la bambina fu chiamata Chiara e battezzata in quella stessa chiesa.
Per quanto riguarda la metafora del fuoco e dell’acqua, io mi associavo al fuoco, da sempre il mio “elemento preferito”, e Chiara all’acqua. Per i colori, il mio preferito è il blu, quello di Chiara il verde, associato anche alla sua speranza.
A Chiara[1] [2]
Tempi, rimembro[3], in cui, lasso[4], avanzavo[5] [rimembro = ricordo; lasso = stanco]
igneo[6] in un viaggio in cui sola andata [avanzavo = andavo avanti; igneo = infuocato]
Amor[7] dispose[8]; cinto fui da flavo, [cinto = legato; flavo = dorato; dispose = decise]
mal laccio[9], che recise la toccata, [mal = malo = triste; recise = tagliò; toccata = colpita]
occorsa[10] Madre, per preghiera cara[11]: [occorsa = accorsa, intervenuta; Madre = Madonna;
come Ortolana, a partorir vicina, [cara = gradita; Ortolana: madre di Santa Chiara]
ha udito in San Rufino una vocina:
“Intensa nascerà una luce chiara”[12],
anch’io, prostrato in fosca depressione, [prostrato = sfinito; fosca = scura, cupa]
raggiunto fui dai raggi del tuo amore:
albóre mai vi fu di quel chiarore [albóre = prima luce dell’alba]
malioso[13], che il mio algóre, con l’ardore[14] [malioso = ammaliante; algore = freddezza]
in viso tuo, costrinse all’estinzione,
àdito diede alla nuova attrazione.[15] [diede àdito = causò]
La netta distinzione…[16]
un uomo, ti fa amar, non prepotente,
ché l’uom sensibil piace a poca gente.[17] [ché = perché]
E poi son io paziente?
Dagli occhi e il cuore, il mio giudizio accetta:
oh, sei bella, bellissima, perfetta![18]
L’abbraccio mio t’aspetta,
col cuor che batte, palpita, martella…[19]
esulto! M’inibisci la favella.[20] [inibisci = rallenti o impedisci;favella = parola, facoltà di parlare]
Esulto, e niun ci svella! [niun = nessuno, svella = separi]
Se un per dissomiglianza ci ammonisce, [un = uno; ammonisce = avverte, mette in guardia]
oda che arde l’acqua e il fuoco fluisce.[21] [oda = senta; fluisce = scorre]
Ah, le tue mani lisce,
vanno lievi a intrecciar le mie da rambo…
esulto se le rosee labbra lambo![22] [lambo = lambisco = sfioro]
Ma ciascun verso è strambo:
allorché la mia mano ti accarezza, [allorché = quando]
lodar degli occhi la dolce bellezza[23],
io posso, senza altezza.
Al verde effluvio tuo di muschio fresco[24], [effluvio = profumo]
alla mia fantasia vien dato innesco,
ma il simbolo ripesco: [ripesco = riprendo]
or sul tuo prato verde è Rosa blu! [or = ora]
Recidesti le spine proprio tu![25] [recidesti = tagliasti]
Oh, don di Speme fu…[26] [don = dono; Speme = Speranza]
Stellina, quando col suo manto ammanta[27]
amor noi stretti, il cuore mio s’incanta,
si scioglie, e poi si vanta,
e già che amo per viver so il perché:
io adesso vivo per amare te![28]
Questa poesia invece è in latino e cerca di ricreare gli endecasillabi a rima baciata tipici della metrica italiana (la vera metrica latina in realtà è diversa).
Quaere ex me quem amem
Si quaeras ex me quem amem potissimum,
respondeam: «Amo florem fragrantissimum
inter omnes horti orbis; splendidissimam
amo stellam e caelo et fulgentissimam;
amo omnium pretiosissimum thesaurum;
amo aliquam mi cariorem quam aurum;
amo puellam pulcherrimam creatorum:
dulcior melle est pulchritudo oculorum,
ei donatorum a Deo ut imaginem
remitterent eius boni animi; aginem
ut eam protegam, si sit in periculo;
habet crines teneriores cuniculo,
qui mi serici videntur: ei nomen
Chiara est, nam claritatis eius omen».
Nunc, dum scis versum extremum adesse,
spero pergratius latinum tibi esse.
Chiedimi chi io ami (traduzione)
Se mi chiedessi chi io ami sopra ogni cosa,
risponderei: «Amo il fiore più profumato
fra tutti quelli del giardino della terra;
amo la stella più splendida e fulgente del firmamento;
amo il tesoro più prezioso di tutti;
amo qualcuna a me più cara dell’oro;
amo la ragazza più bella di tutte le creature:
più dolce del miele è la bellezza dei suoi occhi,
a lei donati da Dio affinché rispecchiassero
l’immagine della sua anima buona; farei di tutto
per proteggerla, se si trovasse in pericolo;
più morbidi di un coniglio ha i capelli,
che mi sembrano di seta: il suo nome
è Chiara, presagio infatti della sua luminosità».
Ora, mentre sai che l’ultimo verso si avvicina,
spero che il latino ti sia molto più gradito.
I miei sogni romantici realizzati
Concludo dicendo che finalmente solo con Chiara potei realizzare tutti i miei (molti) sogni romantici di cui ancora non ho parlato: chiamarla stellina, il mio nomignolo preferito, che non avevo potuto usare con Cristina essendo tra quelli utilizzati dal suo ex, e chiamarci con molti altri sdolcinati vezzeggiativi; stare sdraiati a baciarci su una coperta al parco; prenderla in braccio come una principessa; regalarci peluche di vari tipi; regalarle degli orecchini con tre stelline per i primi tre mesi, come simbolo del suo nomignolo, del terzo mese e del giorno in cui ci eravamo fidanzati, il 3 Aprile appunto; regalarle un cuscino a forma di cuore con la nostra foto;
andare a Villa Borghese, anche sulla barca a remi nel laghetto; andare insieme al mare; andare noi due soli a cena fuori; portare la mia ragazza in macchina guidando io; vedere film romantici insieme; dormire insieme; contemplare insieme il tramonto, il cielo stellato e la luna piena; andare insieme a Ponte Milvio (ma non a lasciare un lucchetto, usanza tipica degli innamorati romani); presentare la mia fidanzata ai miei genitori; conoscere i suoi genitori; andare insieme allo zoo e all’orto botanico;
regalarci il ciondolo a mezzo cuore con incisi i nostri nomi; andare insieme ad un concerto di Antonello Venditti, che piace tanto a entrambi; regalarle spesso dei fiori, soprattutto rose, fra cui quelle dei quattro colori simboleggianti (per me) alcune componenti dell’amore: rossa per la passione, rosa per la tenerezza, blu per la volontà di amare (oggetto della seconda serie di post sull’amore), bianca per la grazia di poter amare (oggetto di un’altra futura serie sull’amore). Sicuramente ne ho anche dimenticato qualcuno.
Ogni mattina la andavo a prendere con la macchina per andare a scuola, e prima di entrare stavamo un po’ in auto a coccolarci… eravamo tanto felici, colmi di una felicità che permeava tutti i nostri giorni e di cui non ci stancavamo mai. Era il trionfo dell’amore.
Il cammino dell’amore, da percorrere insieme
Ciò che ancora ci aspettava, era quello che Chiara mi riferì in un SMS di aver sognato:
«Stamattina ti ho sognato: eravamo insieme e stavamo affrontando un percorso, e tu mi sostenevi e aiutavi. Ero felice di averti accanto, mi davi tanta sicurezza, ti amo».
La seconda serie di post sull’amore parlerà proprio dell’amore dopo l’innamoramento, del percorso che tutte le coppie devono affrontare, dal fidanzamento in poi, e dei problemi sentimentali che insorgono spesso o sempre, quindi non perderteli!
Nel prossimo post: BREVE SINTESI DELLA PRIMA SERIE DI POST, E PERCHÉ UN’ALTRA SERIE DI POST SULL’AMORE? Il sentimento dell’amore, le difficoltà ad innamorarsi e i problemi successivi
- Sintesi della prima serie di post: da cosa si riconosce il sentimento dell’amore? Quali problemi impediscono di innamorarsi e come risolverli?
- Perché un’altra serie di post sull’amore? C’è altro da dire sull’amore e nuovi problemi che subentrano dopo essersi messi insieme?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
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Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
NOTE
- Nota metrica: sonettessa: forma metrica derivata dal sonetto caudato, sonetto a cui viene aggiunta una “coda”, costituita da un settenario in rima con l’ultimo verso del sonetto, ed un distico di endecasillabi a rima baciata. Per ogni coda successiva alla prima il settenario rima con l’ultimo verso della coda precedente. La “coda” non ha una lunghezza definita, si va da tre versi a molte decine; quando la lunghezza si fa esorbitante il “sonetto” si dice “sonettessa”. I versi sono endecasillabi e settenari tutti canonici (tranne il verso 26, che è “di quinta”; la discrepanza ritmica rispetto agli altri versi ne accentua l’importanza), piani e tronchi, a schema rimico particolare (ABAB CDDC EFF FEE e code a schema normale), con acrostico (le lettere iniziali dei singoli versi, lette verticalmente, formano la frase: “Ti amo Chiara mia luce dolce e soave malìa amorosa sei”); questo è scritto in colore blu (tutte le lettere iniziali dei versi) mentre i restanti caratteri sono scritti in verde. Il primo è il colore da me preferito e associato alla mia tendenza alla metafisica, alla spiritualità, alla fantasia, alla profondità dello slancio emotivo, conoscitivo, esistenziale (il blu ha sempre assunto questa tipica simbologia nell’arte); mentre il secondo è il colore preferito da Chiara, associato alla sua speranza, quiete, pacatezza, semplicità istintiva (cioè naturale, in quanto il verde è il colore della natura). ↑
- Nota ritmica: i versi sono tutti canonici tranne il verso 26 che è “di quinta”; quelli canonici hanno ritmo vario: sono tutti a minore (accento tonico sulla quarta sillaba metrica) o a maiore (accento tonico sulla sesta sillaba metrica) in modo da creare sempre due emistichi, un quinario e un settenario. Il ritmo è spesso studiato per rendere al meglio il significato da comunicare, come nel caso di alcuni versi dal ritmo giambico (accento sulla 2a, 4a e 6a sede). L’andamento dattilico del giambico (àtona-tònica-àtona-tònica…) fornisce al verso un ritmo cantilenante e monotono, per esempio adatto all’epifonema (frase sentenziosa) del verso 17. Il ritmo dattilico, lento e discendente (tònica-àtona-àtona-tònica…), dà al lettore una sensazione di solennità, o riproduce la prosodia del parlato. Il ritmo anapestico (àtona-àtona-tònica…) è ascendente e da un senso di maggiore “scorrevolezza” e velocità al verso. ↑
- L’iperbato e l’anastrofe (inversione del normale ordine sintattico delle parole nella frase) saranno frequenti in tutta la lirica (poesia affettiva, nella quale prevale l’espressione della pura soggettività del poeta). ↑
- “Lasso” è un termine arcaico qui scelto per indicare l’estenuazione sia fisica che morale e psicologica. ↑
- Anche l’enjambement (la fine del verso non coincide con quella dell’unità sintattico-semantica) sarà costante specialmente nelle prime due quartine e nelle prime due terzine della poesia. Infatti queste sono caratterizzate da un unico periodo che si estende per i primi 14 versi, data la materia trattata, più narrativa e comparativa. Nelle code ripetute della sonettessa non è altrettanto prevalente l’ipotassi (prevalenza di proposizioni subordinate), per la singolarità che spetta ad ogni caratteristica della persona amata e alle immagini grazie ad essa evocate. ↑
- “Igneo” significa letteralmente “infiammato” e qui indica lo stato di bruciante passione e impeto di chi ama intensamente. Il termine fa parte del campo semantico del fuoco, simbolo della passione, che si estende per tutta la lirica. “Lasso avanzavo igneo” contiene una dittologia di aggettivi (stilema caratteristico di Petrarca e da me ripreso) costituenti un ossimoro (accostamento di concetti contrari), che indica il particolare stato di chi ama di amore non corrisposto. ↑
- L’apocope, figura grammaticale che comporta la caduta dell’ultima vocale o dell’ultima sillaba di una parola, sarà frequente in tutta la lirica. ↑
- Il viaggio di sola andata è metafora del mio particolare modo di aver vissuto un amore non corrisposto. Fu l’Amore (la lettera maiuscola indica ben più che una personificazione, poiché Amore = Dio) a decretare, nel suo piano provvidenziale includente le nostre libere scelte, che il mio viaggio sarebbe stato di sola andata, nel senso che non sarebbe stato ricambiato: un viaggio di sola ricerca delle profondità dell’amore, che sarebbe stata preponderante sulla meta della relazione concreta. ↑
- Il laccio è metafora del vincolo amoroso, in questo caso appunto destinato a non essere corrisposto, e quindi descritto con la dittologia ossimorica “malo” (triste, miserevole) e “flavo” (dorato), come una prigione d’oro. ↑
- Altra dittologia che caratterizza in modo sentimentale la figura della Madonna: “toccata” indica la sua commozione, e “occorsa” è il passato prossimo del verbo occorrere usato in senso arcaico, traducibile come “accorsa”, “venutami incontro”. ↑
- Si riferisce alla mia preghiera divenuta gradita alla Madonna perché pronunciata senza più rèmore e condizioni, cosicché Ella, intercedendo presso Dio, decise di aiutarmi a risollevarmi dalle tenebre in cui ero caduto, recidendo l’antico laccio amoroso. ↑
- Si instaura un paragone tra la mia svolta sentimentale e la vicenda della nascita di Santa Chiara d’Assisi tramite la similitudine con Ortolana, sua madre. Ella, recatasi a pregare alla vigilia del parto nella Cattedrale di San Rufino, sentì una voce che le predisse la nascita della bambina con queste parole: “Donna non temere, perché felicemente partorirai una chiara luce che illuminerà il mondo”. Per questo motivo la bambina fu chiamata Chiara e battezzata in quella stessa chiesa. Questa similitudine permette di creare lo sfondo simbolico e di utilizzare la parola chiave della “chiara luce” che fa da perno a molte immagini dello stesso campo semantico descritte nella poesia, costituendo anche l’antitesi buio/luce e quella affine freddo/caldo. Anche io, come Ortolana ricevette la chiara luce di sua figlia, fui raggiunto dalla luce che mi fece uscire dal buio, e questa luce anche per me ha proprio il nome di Chiara. L’uso dell’aggettivo “chiara”, scritto ovviamente con l’iniziale minuscola, designa in questo modo la persona amata senza realmente chiamarla per nome: come richiedeva la tradizione lirica cortese, “chiara” è il senhal da me impiegato. Su questo gioco tra “Chiara” e la “luce chiara” (che simboleggia la valenza della stessa Chiara per me), è costruito anche l’acrostico, che fornisce quindi una chiave di lettura della lirica. ↑
- “Malioso” significa “ammaliante”, “incantatore”. L’aspetto “magico” dell’attrazione per Chiara è un altro tema ricorrente nella poesia, con parole relative allo stesso campo semantico. “Malìa” è anche presente nell’acrostico, e indica una misteriosa capacità di conseguire effetti inconsueti e sconcertanti (descritti di seguito), non necessariamente per opera di magia vera e propria. ↑
- Il verso 11 contiene una rima interna, mentre il 12 una rima-al-mezzo, che complicano lo schema rimico. Le due parole in rima interna del verso 11, “albóre” e “chiarore”, sono inoltre affini per significato; quelle in rima-al-mezzo del verso 12, “algóre” e “ardore”, sono invece in antitesi (freddo/caldo). ↑
- La malìa dell’ardore nello sguardo di Chiara (ardore indica appunto l’intensità del suo sentimento) vinse il mio gelo e permise di far nascere in me l’attrazione per lei. ↑
- L’aposiopesi (reticenza, puntini di sospensione) lascia intendere la grande differenza tra Chiara e le altre ragazze, spiegata nei versi seguenti. ↑
- Il verso è un epifonema (frase sentenziosa). La tendenza delle ragazze a preferire maschi duri e forti a quelli sensibili e dolci richiama la mia poesia “8 Marzo 2007” (nel post AFFERRARE LA MANO TESA PER SALVARE – 2) Quando lasciarsi andare e quando lasciar andare?), in cui compare per la prima volta in forma esplicita, per evidenziare il contrasto fra Chiara e Cristina. ↑
- Il climax ascendente (accostamento di termini, ognuno dei quali amplifica il significato del precedente) mostra come il giudizio oggettivo degli occhi che vedono Chiara bella o meglio bellissima, si unisce a quello soggettivo dell’innamorato, che la vede addirittura perfetta. ↑
- Altro climax ascendente che si riferisce all’aumento del battito cardiaco, che si verifica in numerosi momenti passati insieme a Chiara. ↑
- Inizia l’anafora (ripetizione) del termine “esulto” che indica il mio stato d’animo mentre sto con Chiara. ↑
- Particolare chiasmo (posizione incrociata degli elementi costitutivi di due sintagmi) con adýnaton (figura logica che consiste nell’affermare con enfasi una situazione impossibile) sul modello di quello petrarchesco, però non chiastico: “vedrem ghiacciare il foco, arder la neve”. In questo modo si spiega come, paradossalmente, l’amore è capace di unire due persone per molti aspetti diverse: a Chiara si associa la preferenza per l’elemento dell’acqua, a me quella per il fuoco, che nell’unione assumono uno le caratteristiche dell’altra e viceversa; il chiasmo indica questa commistione. ↑
- I versi 27, 28 e 29 presentano l’allitterazione della “l”, della “d” e della “r”: la prima riferita alla dolcezza femmine e le seconde alla durezza fisica maschile; la commistione delle tre nei versi indica l’unione. “Rambo” indica per antonomasia un uomo vigoroso; mentre “lambo”, contrazione di “lambisco”, è un termine arcaico che significa “sfioro con la lingua”. ↑
- La “dolce bellezza degli occhi” è un’ipallage che sta per la “bellezza degli occhi dolci”. Il tema è quello dell’ineffabilità (impossibilità di esprimere) della bellezza e della dolcezza degli occhi e dello sguardo di Chiara anche nei miei versi, che non possono raggiungere “l’altezza”, cioè la sublimità necessaria per questo compito. ↑
- Il “verde profumo” è una sinestesia (figura semantica che associa due parole appartenenti a due sfere sensoriali diverse, in questo caso della vista e dell’olfatto). Il “colore” del profumo deriva appunto da quello del muschio. ↑
- Con riferimento alla mia poesia “Blue Rose”, la Rosa Blu, simbolo di me stesso, è adesso collocata nel prato verde della speranza, che invece è il simbolo associato a Chiara. ↑
- Altra aposiopesi (reticenza) che suggerisce come la personificazione apparente della Speme (= Speranza) si riferisce invece alla Speranza come virtù teologale. In questo modo essa è virtù tanto mia quanto (e maggiormente sottolineata) di Chiara, che è mai venuta meno nell’amore per me ed è stata ricompensata. ↑
- Stellina è un altro senhal per Chiara, essendo uno dei nomignoli con cui la chiamo. “Col suo manto ammanta” è una paronomasia (bisticcio: accostamento di due termini di suono simile o uguale, ma di significato differente). È anche una figura etimologica perché le due parole derivano dallo stesso etimo. ↑
- La lirica si conclude con l’antimetabole (figura sintattica per cui si ripetono, in ordine invertito, le parole della frase precedente) che costituisce uno dei miei motti e il senso della vita: “Amo per vivere, vivo per amare”. ↑
