Home » COME SI FA A RESTARE INSIEME AMANDOSI VERAMENTE? – 2) Bastano i sentimenti o c’è bisogno della volontà?

COME SI FA A RESTARE INSIEME AMANDOSI VERAMENTE? – 2) Bastano i sentimenti o c’è bisogno della volontà?

Di CuoreMenteSpirito
Libertà di scelta: bastano i sentimenti o c’è bisogno della volontà?

 

Libertà di scelta in amore: per amare davvero bastano i sentimenti, o dobbiamo usare la nostra libera volontà? È diversa dai sentimenti?

 

Cos’è la volontà? E il libero arbitrio (libertà di scelta) esiste o è un’illusione?

 

Non ti va di leggere o non puoi? Clicca sul tasto sotto per ascoltare la video-lettura su Youtube!

 

Le nostre scelte sono predeterminate o libere?

La grande questione del libero arbitrio e della volontà sarà approfondita dal punto di vista scientifico e filosofico in altri futuri post; qui sintetizzo solo ciò che ci serve per il nostro argomento, ossia la libertà di scelta in amore. Alcuni sostengono che in realtà l’uomo non sia davvero libero, perché le sue azioni sarebbero tutte predeterminate da cause necessarie aventi un unico effetto, posizione per questo chiamata “determinismo”. Secondo i deterministi, il libero arbitrio sarebbe soltanto un’illusione, dovuta all’ignoranza delle reali cause (necessarie) dei nostri atti (vedi ad es. Hume, Spinoza e più recentemente D. M. Wegner).

Tuttavia, se è vero che ogni fenomeno ha una causa, ciò non implica che tutte le cause debbano essere fisiche, involontarie e incontrollabili, deterministiche oppure casuali. Potrebbe esserci anche una causa libera, non predeterminata e necessitante o frutto di una coincidenza casuale, una causa non soggetta a necessità fisica, cioè non determinata da altro (fattori neurofisiologici, psicologici ecc.) a produrre in modo necessario uno e un solo effetto, perché i suoi effetti alternativi seguono non per forza né per caso, ma liberamente, per autodeterminazione.

 

La volontà non è predeterminata a compiere una sola azione, ma può liberamente fare una cosa o l’opposta

Detto altrimenti, per autodeterminare liberamente, cioè consapevolmente e volontariamente le proprie scelte e azioni, le persone dovrebbero disporre di una causa diversa da quelle deterministiche e casuali. Lo spiega molto bene la seguente distinzione del filosofo e teologo francescano Giovanni Duns Scoto:

 

Distinzione fra natura, predeterminata, e volontà, libera

“Il modo di produrre l’azione non può essere che duplice, o la potenza [facoltà, causa] è determinata intrinsecamente ad agire in modo che, per quanto dipende da essa, non può non agire a meno di non essere impedita dall’esterno. Oppure tale potenza non è determinata intrinsecamente ad agire, ma può compiere questo e il suo opposto, può agire o non agire. La prima si dice natura, la seconda volontà. Perciò la divisione radicale dei princìpi [cause] attivi è tra l’agire come natura e come volontà”[1].

Giovanni Duns Scoto

Per evitare equivoci, il termine “natura” può avere due significati: può indicare l’essenza, che distingue un ente dagli altri e costituisce il principio del suo agire, e allora ogni cosa ne è dotata. Se invece (come nella frase sopra) per natura si intende il principio (ente) fisico, predeterminato a produrre un unico effetto, allora si può dire che la volontà è natura nel primo senso, ma non lo è nel secondo[2], altrimenti sarebbe una causa di effetti deterministici e non di atti liberi.

“Mentre tutti gli altri enti fisici, in quanto cause fisiche contingenti di altri enti o eventi possono essere spinti o impediti solo dal concorso di altre cause ad agire o ad agire in un dato modo e dunque a produrre un dato effetto, l’uomo è l’unico ente che, sebbene come gli altri enti fisici possa essere spinto o impedito ad agire da cause esterne a lui, può determinare se stesso ad agire. Non è dunque solo una causa contingente, ma una causa contingente libera[3].

 

La volontà si autodetermina liberamente, non è soggetta alla necessità o al caso

 

Il libero arbitrio richiede una volontà libera dalla necessità fisica e dal caso

Il libero arbitrio richiede dunque un “arbitro”, qualcuno che sia padrone delle proprie scelte, e quindi una causa libera delle proprie decisioni e azioni, non soggetta a necessità fisica o al caso. Poiché ogni causa fisica è intrinsecamente determinata dalle leggi fisiche ad agire necessariamente in modo costante e uniforme, cioè in un solo modo, producendo sempre lo stesso effetto nelle medesime circostanze, oppure in modo casuale, tale causa degli atti liberi potrebbe essere solo la volontà, che si auto-determina ad agire.

 

Critica del determinismo compatibilita

I deterministi compatibilisti (per i quali nulla sfugge al determinismo, ma il libero arbitrio è compatibile con esso) giudicano assurdo e incomprensibile un agente libero che si autodetermina nel volere, nel controllo delle altre facoltà e dell’azione senza essere determinato a sua volta da cause precedenti.

In effetti è vero che la volontà (se non è immutabile, come quella umana) nel passaggio da un atto all’altro non può essere causa di se stessa (causa sui) in senso assoluto, perché tale concetto è contraddittorio: niente può causare se stesso, poiché dovrebbe contemporaneamente non esistere per poi darsi l’esistenza e già esistere per causarsi, o non dipendere da alcunché per non essere causato da altri e al contempo dipendere da se stesso in quanto causato. Ma la volontà autodetermina o “causa” se stessa rispetto ad atti diversi, giacché, orientandosi prima a un certo fine, si forma via via liberamente l’intenzione dei mezzi e degli atti per raggiungerlo o quella di rivolgersi ad ulteriori scopi.

In questo senso la volontà è l’unica causa libera, con la proprietà dell’autodeterminazione e la libertà di scelta. Quindi se riusciremo a dimostrare che abbiamo effettivamente il libero arbitrio, cioè che siamo liberi di scegliere, determinando noi quale tra le possibilità alternative realizzare, allora avremo dimostrato di possedere una volontà libera, in grado di autodeterminarsi e farci scegliere e agire liberamente[4].

 

La scienza smentisce o conferma la libertà di scelta?

Anzitutto riassumiamo i risultati degli esperimenti neuroscientifici sul libero arbitrio:

  • il potenziale di prontezza motoria, cioè l’attività cerebrale che precede un movimento volontario, non determina la volontà, potendo sia condurre che non condurre all’azione in base alla scelta della persona di assecondare o meno il pensiero o l’impulso ad agire;
  • seppure a volte si può prevedere una scelta individuando a livello fisiologico (o psicologico) una certa propensione (anche inconscia) nel soggetto, il suo comportamento non è predeterminato dalla sua inclinazione, tant’è che spesso egli agisce contrariamente ad essa e ai propri precedenti piani;
  • è possibile non effettuare un’azione anche quando si ha la spinta e l’intenzione di compierla nell’immediato, ponendo un atto di “veto” dopo che il potenziale di prontezza motoria è iniziato ed è già stato rilevato.

In poche parole: l’essere umano può agire o non agire, fare o non fare una cosa o l’opposta, può scegliere fra più alternative, decidendo egli stesso quale realizzare, non solo a caso, ma anche e soprattutto in dipendenza dalla propria volontà, non necessariamente predeterminata a sua volta da altre cause.

Essendo queste le caratteristiche distintive del libero arbitrio, tali studi depongono più a favore della sua esistenza che della sua illusorietà.

 

La volontà è libera rispetto ai sentimenti?

Quello che ci interessa di più qui è vedere se nella nostra esperienza concreta e quotidiana siamo in grado di esercitare il libero arbitrio anche contro gli istinti (se possiamo resistervi, a differenza degli animali), i sentimenti e in loro assenza, o se invece essi dominano e lo annientano. Quale facoltà dovremmo possedere e usare per essere liberi di scegliere, specialmente in questi casi? A tal fine, analizziamo alcune di queste decisioni e azioni significative.

 

La volontà è in grado di frenare gli impulsi spontanei

Come primi esempi, pensa a quando senti l’impulso di insultare o dare uno schiaffo o un pugno a qualcuno (chi non l’ha mai avuto?). Oppure, se sei fidanzato/a, impegnato/a o sposato/a, a un altro ragazzo o a un’altra ragazza particolarmente attraente che ti piace o tenta di sedurti. In queste situazioni puoi provare senz’altro un’inclinazione spontanea e cedere alla tentazione di insultare, picchiare o tradire; ma – se mantieni la capacità di controllarti – puoi anche non assecondarla.

Immagina che le circostanze siano ancora più difficili: provi solo il sentimento dell’ira o l’attrazione sessuale o sentimentale, senza altre spinte emotive contrarie. Pure in tali condizioni sai che puoi resistere e scegliere di non insultare, alzare le mani o tradire, ad es. per non ferire l’altro, non rischiare spiacevoli conseguenze o per non tradire il tuo partner, facendo uno sforzo di volontà per opporti agli impulsi che ti spingono a determinate azioni. Probabilmente ti è già capitato di averlo fatto.

 

Le emozioni non determinano necessariamente il nostro comportamento: abbiamo la libertà di scelta, grazie alla volontà

Se non è libero arbitrio questo… infatti ciò dimostra in modo lampante che le pulsioni e le emozioni non determinano necessariamente un certo comportamento. Ma come puoi cercare di non compiere quelle azioni, senza l’intervento di una facoltà che si opponga a tali impulsi, istinti e sentimenti, con la quale liberamente scegli di non seguirli, pur non avendo altri impulsi o sentimenti che si oppongano spontaneamente? Puoi farlo grazie alla tua volontà, che è causa libera dei tuoi atti indipendentemente dagli istinti e dai sentimenti, e rende dunque possibile la tua libertà di scelta o il tuo libero arbitrio.

Quanto appena detto però, al di là delle situazioni accennate, riguarda aspetti di vita vera assai più generali, che sono così importanti e significativi, specie in ambito relazionale, da meritare un breve approfondimento, che ci permetterà di distinguere più attentamente la volontà dai sentimenti e di capire meglio la natura della prima.

 

Per amare davvero dobbiamo usare la nostra libera volontà, diversa dai sentimenti?

 

Il problema della scelta fra lasciare o rimanere insieme all’inizio e alla fine dell’innamoramento

Nei post QUALI DUBBI E PROBLEMI SENTIMENTALI PUOI AVERE ALL’INIZIO DI UNA RELAZIONE DI COPPIA? COME AFFRONTARLI?, QUANDO SEI IN DUBBIO SE RESTARE CON IL PARTNER O LASCIARLO? – 1) I “veri” e “falsi” problemi, NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE? – 1) La fine dell’innamoramento è normale, 2) Dai problemi sentimentali al problema della scelta: restare con il partner o lasciarlo? abbiamo accertato che solo quando il tuo sentimento di amore per una persona non è più forte di ogni difficoltà e sentimento contrario (cosa che avviene all’inizio e dopo la fine dell’innamoramento), e puoi scegliere fra più alternative, hai effettivamente il problema di scegliere se lasciarla o non lasciarla.

 

Se qualcosa ti spinge a lasciare, puoi comunque decidere di restare, con la tua libera volontà

 

Sia nel momento in cui sei combattuto/a sentimentalmente fra lasciare e restare insieme al partner

Consideriamo allora cosa succede all’inizio e alla fine dell’innamoramento. Se sei combattuto/a fra due sentimenti di uguale intensità, ad es. uno che spinge a restare e l’altro a lasciare, puoi comunque prendere liberamente la tua decisione. Poiché però i due sentimenti spingono con la stessa forza, sentimentalmente non potresti fare una delle due scelte. Se puoi scegliere liberamente, allora ciò può avvenire solo grazie alla tua libera volontà.

 

Sia nel momento in cui non provi amore ma solo la spinta a lasciare

Se senti invece una spinta a lasciare e non avverti il sentimento di amore che spinga a restare, puoi ugualmente scegliere di restare, perché sei libero sia di farlo che di non farlo. Pur non avvertendo in quel momento o periodo il sentimento di amore per l’altro – a causa di qualche litigio, o perché c’è qualche suo difetto o comportamento che ti provoca turbamento, oppure si tratta soltanto del normale affievolimento o delle oscillazioni del sentimento fra alti e bassi una volta terminata la fase dell’innamoramento, ecc. – magari non vuoi comunque lasciare il partner perché lo ami davvero, lo ami per amore dell’altro e non solo di te stesso e delle sensazioni che suscita in te, e vuoi continuare a volere e fare il suo bene nonostante tutto, donandoti incondizionatamente e completamente a lui.

 

Questa decisione è impossibile per i sentimenti, ma possibile per la volontà

Ma questa scelta non sarebbe possibile in base ai soli sentimenti, perché non percependo più (almeno momentaneamente) lo stesso sentimento di amore di prima, e sentendo soltanto la spinta a lasciare, non potresti che lasciare. Invece puoi opporti a quel sentimento e decidere di non lasciare.

In base a cosa sceglieresti questo, se non per un sentimento? Se è per il fine superiore di amare l’altro (come vedremo nel prossimo post PER QUALE MOTIVO DOVRESTI RIMANERE PROPRIO CON QUELLA PERSONA?), questo fine è più distante dal tuo desiderio immediato, più arduo da volere, e può non essere percepito spontaneamente dai sentimenti. Infatti l’unico sentimento che avverti in tale momento, quello di lasciare, spinge a uno scopo più facile da conseguire, mirando al tuo sollievo o benessere immediato.

Dunque, se avessi solo i sentimenti, non potresti che tendere verso quel fine immediatamente percepito dai sentimenti. Solo con una volontà libera è possibile perseguire un fine più distante, difficile da conseguire, anche in assenza di sentimenti che spingano con forza sufficiente in tale direzione, e in presenza di sentimenti che spingono nella direzione contraria.

 

Siamo animali razionali, ma possiamo comportarci volontariamente in modo razionale o irrazionale

Possediamo quindi una volontà libera, anche nei confronti dei sentimenti e delle altre facoltà umane, compresi l’intelletto (entro certi limiti) e la ragione (in altri post analizzeremo meglio il loro rapporto: vedi VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 1) Che c’entra la ragione in amore? In cosa consiste realmente la scelta di amare?,2) Per amare serve anche la ragione?,3) Perché commettiamo errori nelle nostre valutazioni e decisioni? Come evitarli per amare davvero?).

La volontà infatti può consentire, comandare o rifiutare liberamente l’uso della ragione: siamo liberi di ragionare o non ragionare su certe cose. Mentre gli altri animali agiscono soltanto in base all’istinto e al sentimento prevalente, l’uomo, pur essendo per natura un “animale razionale”, può decidere liberamente di comportarsi in modo razionale oppure “istintivo” o irrazionale, contrario alla ragione, come un intelligente può comportarsi da stupido.

 

L’intelligenza, la volontà e la moralità sono ciò che ci distingue dagli altri animali

Quindi, oltre l’intelligenza, pure la volontà libera ci distingue in modo evidente dagli animali. E la volontà è potenzialmente libera e indipendente anche dai sentimenti, come abbiamo constatato. Se così non fosse, ci comporteremmo sempre come gli animali, non liberi ma determinati ad agire o non agire in base ai dettami dell’istinto e dei sentimenti spontanei, e ciò non solo in senso negativo: infatti ad es. alcuni animali sono dotati di istinto altruistico, e se noi non fossimo liberi di essere egoisti o altruisti, non saremmo sostanzialmente diversi, perché determinati dall’istinto, a seconda delle circostanze, ad essere egoisti o altruisti.

In tal caso non avrebbe più senso alcun discorso morale, avente per oggetto quali scelte e azioni è meglio compiere, quali sono buone e lodevoli e quali cattive e riprovevoli, perché tanto non saremmo liberi di scegliere. Ma abbiamo visto che così non è: possediamo il libero arbitrio e questo grazie ad una volontà libera, e dunque non solo hanno senso le nozioni morali, ma l’etica risulta indispensabile per stabilire i criteri di scelta fra tutte le possibilità offerte al nostro libero arbitrio.

 

I sentimenti possono condizionarci, ma o agiamo involontariamente, o volontariamente non seguendo necessariamente i sentimenti

Certo i sentimenti possono condizionare pesantemente la persona e quindi indirettamente la volontà, che ne fa parte. Nel caso degli atti involontari, un sentimento o passione può divenire così incontrollabile da determinare l’uomo preso globalmente (nella sua fisiologia ed emotività), ma non può mai determinare la volontà: finché la volontà è in grado di agire, i sentimenti non possono toglierle il libero arbitrio. Infatti, spiega in modo molto chiaro il filosofo e teologo domenicano San Tommaso d’Aquino,

“O il movimento della volontà non ha luogo [cioè si ha un atto involontario] e domina esclusivamente la passione; oppure si dà il movimento della volontà [cioè un atto volontario] e allora essa non segue necessariamente l’im­pulso della passione”[5].

S. Tommaso d’Aquino

Naturalmente, avendo la libertà di scelta, puoi anche non voler usare la forza della volontà, magari perché costa fatica, ed è più facile scegliere di agire sull’impulso dei soli sentimenti. In tal caso segui il sentimento prevalente e non fai nulla che non ti senti spontaneamente di fare. Ma ciò avviene per la tua libera scelta di sottometterti passivamente ai tuoi impulsi, senza opporti e senza prendere in considerazione le alternative che potresti raggiungere con la forza della volontà.

 

Anche quando agisci volontariamente d’impulso, lo fai per una libera scelta

Quindi sei libero/a nei confronti della volontà stessa, il cui potere puoi volere o non voler usare. La volontà autodetermina se stessa liberamente, tant’è è vero che puoi voler usare o non usare il suo potere, decidere a prescindere dai sentimenti o scegliere di seguirli ciecamente, atto col quale volontariamente rinunci ad usare il potere della volontà, come puoi decidere volontariamente di rinunciare a camminare, mangiare, parlare o ragionare, anche se ne possiedi la capacità.

Ma in nessun caso la volontà può privarsi del tutto del proprio libero arbitrio, poiché, anche quando rinuncia alla propria libertà di scelta nei confronti di qualcosa, lo fa appunto per una libera scelta. Infatti il filosofo e teologo Battista Mondin sintetizza così l’insegnamento di S. Tommaso in merito: “Alla volontà appartiene il libero arbitrio, grazie al quale essa è padrona dei propri atti e anche degli atti compiuti dalle altre facoltà”[6]. L’autore riporta pure una frase riassuntiva che necessita qualche chiarimento:

“Il libero arbitrio sta alla volontà come la ragione sta all’intelletto, perché come intelletto è l’intendere semplicemente e ragione è l’intendere con ragionamento, così volontà è volere semplicemente, libero arbitrio è volere con scelta; perciò come la ragione non è una potenza diversa dall’intelletto, così il libero arbitrio non è una potenza diversa dalla volontà”[7].

 

La volontà è libera per essenza

In questo passo, la frase che ho riportato in corsivo può risultare ambigua ed essere oggetto di un pernicioso fraintendimento, perciò è bene fare una precisazione importante.

È vero che la ragione è una “funzione” dell’intelletto e che il libero arbitrio non è una potenza diversa dalla volontà. Ma esso non è una funzione della volontà di cui si possa fare a meno, bensì una sua proprietà intrinseca, che sempre si accompagna alla sua azione. L’intelletto può conoscere mediante la ragione, cioè dedurre una conclusione per mezzo del ragionamento, oppure apprendere semplicemente un concetto o formulare una proposizione (giudizio) unendo due concetti (soggetto e predicato).

Ma la volontà non può volere senza scegliere liberamente, senza la libertà di scelta (libero arbitrio), altrimenti non sarebbe volontà, ma sarebbe come un semplice sentimento che spinge naturalmente a desiderare una sola cosa, non a volerla o non volerla liberamente. L’affermazione secondo cui “volontà è volere semplicemente”, contrapposta alla successiva “libero arbitrio è volere con scelta” sembra descrivere più un sentimento che l’azione della volontà, perché se la volontà agisce, agisce con libero arbitrio, che è la libertà di scelta, poiché, come dice Duns Scoto,

“La volontà è una potenza libera per essenza”[8].

Giovanni Duns Scoto

 

La volontà, essendo libera, è diversa dai sentimenti, e può controllarli

Se non decidesse liberamente, ovvero con libero arbitrio, allora la volontà non sarebbe libera di scegliere. Ma una volontà non libera non sarebbe distinguibile dalla sfera sentimentale e non avrebbe la capacità di controllare i sentimenti spontanei e agire a prescindere da essi, il potere che la contraddistingue. Perciò in tal caso la volontà non esisterebbe distintamente dall’emotività e non avrebbe senso attribuirle un nome diverso: in parole povere, non esisterebbe affatto.

Di conseguenza anche l’affermazione “libero arbitrio è volere con scelta”, che significa: “libertà di scelta è volere con scelta”, appare tautologica, ripete un concetto già espresso, è una specificazione che non fornisce alcuna informazione aggiuntiva. Allora probabilmente nella frase citata per “scelta” si intende qualcos’altro. Andando a leggere il testo di S. Tommaso a cui si riferiva quel riassunto, si vede infatti che questi assegna un significato ristretto al termine “scelta” e di conseguenza al libero arbitrio: “[…] per quanto riguarda l’appetito [desiderio], il volere indica l’immediata e semplice appetizione di una cosa: quindi si dice che la volontà ha per oggetto il fine, il quale è voluto per se stesso. Scegliere invece è desiderare una cosa in vista di un’altra: perciò in senso proprio la scelta ha per oggetto le cose [mezzi] che portano al fine”.

Nell’articolo precedente[9], egli dice che “la scelta è l’atto proprio del libero arbitrio”. Dunque per “libero arbitrio” si intende qui la libertà nei confronti di questo tipo di scelta (di una cosa in vista di un’altra), mentre noi stiamo parlando di un libero arbitrio “a monte”, con cui si effettua ogni scelta libera in senso ampio, cioè ogni atto della volontà, compresi il volere inteso come “l’immediata e semplice appetizione di una cosa” per se stessa e l’autodeterminazione della volontà.

 

La volontà è sempre dotata di libero arbitrio (libertà di scelta)

Infatti Sant’Agostino, quando dimostra l’esistenza della volontà libera, scrive:

“Compiamo molte azioni che non compiremmo se non volessimo. A questa categoria appartiene il volere stesso perché, se vogliamo esiste, se non vogliamo non esiste. Non vorremmo se non volessimo […]. Affermare che necessariamente, quando si vuole, si vuole col libero arbitrio è senza dubbio affermare il vero, ma non per questo il libero arbitrio si considera soggetto alla necessità che toglie la libertà. C’è dunque una nostra volontà ed essa è causa efficiente di ogni azione che si compie volendo e che non sarebbe compiuta se non volesse”[10].

S. Agostino d’Ippona

Del resto, lo stesso S. Tommaso, in un altro passo (Questioni disputate sulla verità, q. 24, a. 6.), afferma esplicitamente che “Il libero arbitrio è la stessa volontà”, ma subito precisa, secondo la sua terminologia chiarita sopra: “però la designa non in assoluto, ma in ordine ad un suo determinato atto, che è lo scegliere”.

Anche Duns Scoto ha insistito molto sulla libertà essenziale della volontà, intesa come autodeterminazione, in accordo con la massima agostiniana nulla è tanto in potere della volontà quanto la volontà stessa[11], e come capacità intrinseca della volontà di essere causa dell’atto volontario. Ciò non significa che il libero arbitrio richieda soltanto la volontà escludendo l’apporto dell’intelletto, anzi l’intelligenza è necessaria, perché non si vuole niente che non sia prima conosciuto (lo preciseremo meglio successivamente).

Pertanto, se la volizione implica l’intelletto, anche il libero arbitrio lo implica, ed è quindi prodotto sia della volontà che dell’intelletto. Ma il brano di Sant’Agostino chiarisce che sempre, quando si vuole, si vuole col libero arbitrio. Come già detto, l’essere umano ha la libertà di compiere atti volontari anche contrari alla ragione o senza ragionare, ma vedremo che, se si tratta di atti volontari, è necessario che conosca con l’intelletto ciò che vuole.

 

Ogni sentimento spinge necessariamente al suo fine; invece la volontà, se ha modo di agire, sceglie liberamente

Il rapporto fra intelligenza e volontà, ragione e sentimenti è complesso, e lo riprenderemo nei post VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 1) Che c’entra la ragione in amore? In cosa consiste realmente la scelta di amare?,2) Per amare serve anche la ragione?,3) Perché commettiamo errori nelle nostre valutazioni e decisioni? Come evitarli per amare davvero?.

Ora sto facendo questo discorso per eliminare il dubbio che la volontà sia un sentimento, e che se ha modo di agire, possa agire non liberamente, come un sentimento che spinge necessariamente al suo fine e basta. Invece, come puntualizza Duns Scoto,

“La libertà della nostra volontà consiste nel potersi determinare ad atti opposti, sia successivamente che nel medesimo istante”[12].

Giovanni Duns Scoto

 

Anche se i sentimenti possono spingere a scelte opposte, la volontà può opporsi ad essi e prende una sola decisione per volta

La volontà, essendo libera, ha la capacità, la possibilità di volere e non volere la stessa cosa nel medesimo istante. Ma ovviamente quando vuole attualmente una cosa, non vuole l’opposta nello stesso tempo e nel medesimo rispetto (per lo stesso motivo), altrimenti si contraddirebbe. Non si può volere e non volere la stessa cosa nello stesso tempo e sotto il medesimo aspetto (per lo stesso motivo), ma in momenti diversi e/o per diversi motivi sì. Quando vogliamo o decidiamo prima una cosa e poi un’altra (cioè “cambiamo idea”), o vogliamo contemporaneamente due cose differenti per motivi diversi, non ci sono due volontà, perché la volontà è una, e quando sceglie, sceglie una sola cosa e non l’opposta.

I sentimenti possono influenzare, contrastare la volontà o opporsi fra loro, ma la volontà acconsente ad uno o si impone su di essi sempre in una sola direzione per volta tra due opposte. La volontà non è un sentimento, perché è libera: quando si vuole, si vuole sempre liberamente, anche quando si è scelto liberamente di non opporsi a ciò che viene spontaneo fare e di seguire i sentimenti, perché in tal caso la volontà ha deciso liberamente di confermare i dettami dei sentimenti spontanei, ovvero di non esercitare il proprio potere di scelta a prescindere dai sentimenti. Ma questo l’ha deciso sempre essa stessa e liberamente, non quindi senza libero arbitrio.

 

La volontà non può rinunciare al proprio libero arbitrio, ma può usarlo bene o male (ad es. volendo seguire sempre e solo i sentimenti)

In sostanza la volontà non può rinunciare al proprio libero arbitrio in senso assoluto, ma solo usarlo o non usarlo nei confronti di una tendenza spontanea, ad es. scegliendo, col proprio libero arbitrio, di non esercitare il libero arbitrio sui sentimenti, relativamente ad essi. Se la volontà non vuole opporsi ai sentimenti, né agire in loro assenza, allora non vuole essere indipendente relativamente ad essi, ossia vuole seguirli e vuole agire solo in presenza della loro spinta, rinunciando ad intervenire in altro modo; ma liberamente non vuole opporsi e non vuole agire senza di essi, perché è libera sia di opporsi che di non opporsi, di compiere atti sia sotto l’impulso dei sentimenti che senza.

Dunque non può non volere liberamente, cioè è necessario che voglia liberamente, il che implica che la volontà è intrinsecamente libera, perché quando agisce, agisce liberamente, se vuole, vuole liberamente. Di conseguenza se non agisce liberamente, allora nemmeno agisce; se non vuole liberamente, allora nemmeno vuole, e in tal caso la persona è determinata da altri processi non controllabili dalla volontà, e si hanno atti involontari.

 

Non confondere la tua volontà con le tue voglie

Quindi non si può dire che “o si ha o non si ha la volontà di scegliere o fare qualcosa”, senza poterci fare niente, confondendo la volontà con una “voglia”, un sentimento spontaneo, non dipendente dalle proprie decisioni: sarebbe come dire che la volontà agisce ma non agisce liberamente, vuole ma non vuole liberamente, e dato che la volontà è intrinsecamente libera ciò equivarrebbe ad affermare che la volontà agisce e non agisce, vuole e non vuole nello stesso tempo, entrando in contraddizione.

La volontà si autodetermina liberamente: siamo noi che volontariamente la controlliamo e la orientiamo dove vogliamo, formando l’intenzione corrispondente.

In definitiva è impossibile che la volontà non voglia liberamente, è necessario che voglia liberamente: la volontà deve essere libera, o non è volontà.

 

Nel prossimo post: PER QUALE MOTIVO DOVRESTI RIMANERE PROPRIO CON QUELLA PERSONA?
  • I motivi più diffusi per scegliere se restare insieme o lasciarsi non vanno bene?
  • Quale deve essere il motivo per rimanere insieme? Per amor proprio o per amoe dell’altro?
  • Dovresti rimanere proprio con la persona con cui stai ora, o no?

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.

Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

 

NOTE
  1. In Metaph., IX, c. 15, n. 4, cit. in L. Iammarrone, Giovanni Duns Scoto metafisico e teologo. Le tematiche fondamentali della sua filosofia e teologia, Ed. Miscellanea Francescana, Roma 2003, p. 631.
  2. Cfr. L. Iammarrone, Giovanni Duns Scoto metafisico e teologo, op. cit., p. 178; G. Duns Scoto, Rep. Par., I, d. 10, q. 3, n. 5.
  3. G. Basti, Filosofia dell’uomo, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1995, p. 265; cfr. Commento di S. Tommaso d’Aquino al Peri Hermeneias di Aristotele, libro I, XIV, 184-199.
  4. Una trattazione molto più estesa del libero arbitrio dal punto di vista scientifico e filosofico, e una dimostrazione più ampia della sua esistenza, è presente nel mio libro Le grandi domande hanno risposte, prima parte: verità di ragione, cap. 2, sezione 2.4; qui ne riporto solo una breve sintesi.
  5. Somma teologica, I-II, q. 10, a. 3.
  6. B. Mondin, Dizionario enciclopedico del pensiero di san Tommaso d’Aquino, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1991, alla voce “Anima”, punto 4 – le facoltà dell’anima.
  7. Idem, ivi. Si tratta del riassunto di quanto espresso da S. Tommaso nella Somma teologica, I, q. 83, a. 4, che si trova anche in G. Dal Sasso – R. Coggi, Compendio della Somma Teologica di San Tommaso d’Aquino, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1996. Cfr. S. Tommaso d’Aquino, Questioni disputate sulla verità, q. 24, a. 6.
  8. G. Duns Scoto, Opus Oxoniense, II, d. 17, q. 3, n. 5; X, 56b.
  9. Somma teologica, I, q. 83, a. 3.
  10. S. Agostino, La città di Dio, libro 5, 10.1. Del resto, lo stesso S. Tommaso, in un altro passo, afferma esplicitamente che “Il libero arbitrio è la stessa volontà”, ma subito precisa, secondo la sua terminologia chiarita sopra: “però la designa non in assoluto, ma in ordine ad un suo determinato atto, che è lo scegliere” (Questioni disputate sulla verità, q. 24, a. 6).
  11. Riportata e condivisa da Duns Scoto in Opus Oxoniense, II, d. 25, q. un., n. 2; cfr. Ordinatio, I, d. 1, p. 2, q. 2, n. 92.
  12. G. Duns Scoto, Opus Oxoniense, I, d. 39, q. 5, n. 16.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Post correlati