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COME SCEGLIERE SE RIMANERE INSIEME O LASCIARE IL PARTNER? – 2) Esiste la “persona giusta”?

Di CuoreMenteSpirito
In amore esiste la "persona giusta”

 

Esiste la persona giusta in amore? Bisogna rimanere insieme al partner solo se è la “persona giusta” e lasciarlo se è la “persona sbagliata”?

Normalmente non ci si innamora di una persona attraverso un freddo calcolo delle sue qualità e dell’affinità con le proprie. Il riduzionismo etico dell’innamoramento sostiene il contrario. Ma su questo rimando alle considerazioni fatte nel post INNAMORAMENTO – 2) È solo questione di chimica?.

In questo post invece intendo discutere la teoria secondo cui, una volta innamorati, fidanzati, conviventi o sposati, bisognerebbe restare con il partner solo se è la “persona giusta” e lasciarlo se è la “persona sbagliata”. Ma in amore esiste la persona giusta? Prima di parlare in generale di questa teoria, vorrei riportare un mio sogno che dà già un’idea intuitiva dei suoi pregi e difetti (e, come potrà intuire chi ha letto la prima serie di post, riflette fra l’altro la mia esperienza passata).

 

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Uno strano sogno che mostra i pregi e i difetti della teoria della “persona giusta”

Stanotte ho sognato di mettermi con una compagna di classe delle elementari, G. M., che non ho mai più sentito né incontrato, ritrovata solo su Facebook: era diventata carina, ma mi sembrava avere idee diverse dalle mie. Nel sogno non l’avevo ancora detto a Chiara [su chi sia, rivedi i post IL TRIONFO DELL’AMORE – 1) C’è speranza di conquistare chi ti piace, ma non sembra interessato/a? Come scegliere con chi mettersi insieme?, 2) L’amore può nascere dall’amicizia?, 3) I primi passi (e scritti) del nostro amore]. Trovandomi in un periodo di “basso” passionale, nel sogno mi ero stancato di sopportare quei momenti, e avevo ceduto alla tentazione egoista di smettere di opporre resistenza. Eravamo ad una festa in cui c’era anche Chiara.

Quando arrivava G. M., mi baciava a stampo, e così Chiara capiva che la stavo lasciando per lei. Tuttavia per me G. M. rimaneva un’estranea che non conoscevo, mentre Chiara era l’intima compagna di ogni giorno, con cui condividevo tutto. Intanto un profondo, invincibile senso di colpa mi attanagliava, e non mi consentiva di vedere G. M. come una nuova fidanzata, ma mi induceva a percepire la situazione come un momentaneo tradimento nei confronti di Chiara, che lei mi stava permettendo per il suo amore e la sua grandezza d’animo, cercando intanto dignitosamente di riconquistarmi.

 

Sentivo che Chiara era la persone “migliore” per me

Andavo a casa di Chiara e come di consueto la baciavo: lei era contenta di questo. Quando gli altri mi chiedevano spiegazioni, dicevo che niente era definitivo, che dovevo ancora vedere… in realtà non avevo motivi consistenti per stare insieme a G. M.. Poi c’era uno strano pranzo a casa mia, in cui G. M. era (forse per l’aria da ribelle che le avevo associato) maleducata, arrogante e schizzinosa. Mentre Chiara, composta di fronte alle lacrime isteriche di G. M., diceva signorilmente: «Se non piango io, come puoi piangere tu?». Mi era evidente sotto ogni aspetto che Chiara era la “migliore” per me.

 

Credere di stare con la “persona giusta” può aiutare, ma non è un fondamento solido dell’amore

Questo sogno mostra immediatamente, senza lunghe riflessioni a posteriori, che sentire di stare con la “persona giusta” può costituire un freno a lasciare e a cedere alle tentazioni verso altre persone, ma per qualità dell’altro e motivi inessenziali, non davvero fondanti l’amore, e che quindi possono comunque crollare.

Questi motivi e qualità oltretutto sono quelli che fanno star bene con l’altro. Se non lo si lascia solo per quelli, è chiaro che non lo si fa per lui, ma per quei motivi e quelle qualità dell’altro che piacciono e fanno star bene, dunque per se stessi. Perciò non si lascia non per amore dell’altro, ma di sé, e questo è amor proprio, non amore.

 

La “persona giusta” non esiste in amore

Inoltre la cosiddetta “persona giusta” non esiste in amore. A meno che non ci siano ragioni che impediscono realmente di starci insieme e di sposarla (ad es. perché il partner non ha questa intenzione), che tratterò in un post più avanti (COSA PUÒ IMPEDIRE DI VIVERE UNA VERA RELAZIONE DI COPPIA?), non esiste una persona più “giusta” di un’altra con cui stare insieme. Ogni persona ha in comune con un’altra cose diverse, è portatrice di un “bagaglio” di somiglianze e differenze diverso rispetto a ciascun’altra persona, anche se si scoprono a poco a poco, spesso mai del tutto. Le cose “non in comune” poi possono anche essere differenze complementari in grado di arricchire reciprocamente.

In realtà vi sono delle idee e delle intenzioni fondamentali che è necessario avere in comune per costruire una relazione d’amore autentica, come verrà precisato in seguito, e limitatamente ad esse si potrebbe parlare di persone “giuste”, se le condividono (e allora consentono di essere amate pienamente), o “sbagliate”, se non le condividono. Ma non è in questo senso che il criterio in esame viene per lo più impiegato.

Il criterio della “persona giusta” viene usato perfino come motivazione “morale” e non sentimentale per lasciare una persona ritenuta “incompatibile” con se stessi. Molti dicono addirittura che in tal caso si dovrebbe lasciarla non solo dopo che l’innamoramento è finito, ma anche se si è ancora innamorati. Però, in base a quanto detto, nessuna persona è assolutamente “incompatibile” con un’altra, come nessuna è assolutamente “compatibile”, e dunque l’equilibrio si può costruire con chiunque (alle condizioni suaccennate).

 

Nessuna persona è “giusta” per chi vuole amare solo se stesso. Ogni persona può essere “giusta” per chi vuole amare veramente

Comunque ciò che più occorre ribadire è che non contano le qualità dell’altro e le considerazioni sulla “compatibilità”. Il vero problema è la scelta della propria disposizione interiore: nessuna persona è “giusta” per chi non vuole amare altri che se stesso, perché in tutte prima o poi troverà qualcosa che non piace. Mentre qualunque persona è “giusta” per chi vuole amare l’altro (se questi glielo consente pienamente)

Quando non si vuole amare, bensì godere delle emozioni e dell’illusione di aver trovato la persona perfetta (finché dura), nessuna persona è “giusta”, come si scopre sempre col tempo, perché tutte mostreranno prima o poi difetti e differenze che non ci si aspettavano. Tutte hanno il proprio “pacchetto” di pregi, difetti e tendenze diverse che possono non piacere affatto e anche far soffrire, e cambiando persona cambia solo il “pacchetto” con cui si ha a che fare, mai privo di difetti e reciproche differenze a sorpresa. Quando invece si vuole amare (e il partner lo consente pienamente), qualunque persona si abbia al proprio fianco è “giusta”, perché si sceglie di amarla nonostante i difetti e le tendenze che non piacciono.

 

Le persone non sono immutabili, ma cambiano, anche peggiorando

In aggiunta, lo ripeto per l’ennesima volta, le persone non sono immutabili, ma possono cambiare, pure in peggio (ad esempio è inevitabile che invecchino e perdano la bellezza della giovinezza), anche se dovrebbero invece cambiare in meglio, correggendo i propri difetti per amore dell’altro.

Poiché non ci troviamo in una dimensione statica ma nel divenire, tutte le persone si trasformano nel tempo. Allora dovrebbero essere tutte lasciate al primo segno di cambiamento non gradito? Al contrario, è proprio rendendo indipendente dal divenire la nostra scelta di amare che possiamo rendere perenne l’amore, che così non viene meno, non cambia quando l’altro cambia o quando cambiamo noi, ma resta inalterato (come scelta, non come sentimento, evidentemente: lo si capirà nei futuri post).

Facciamo spesso fatica ad accettare che la persona con cui stiamo abbia molteplici aspetti più e meno “piacevoli” e cambi nel tempo. È per questo che, quando il proprio partner cambia, molti preferiscono dire che è diventata “un’altra persona”, piuttosto che ammettere che sia la stessa persona ad essere cambiata, anche se profondamente e in peggio. Ma dopo aver compreso quant’è complessa la natura umana, avendo constatato come i sentimenti cambiano e sono molteplici pure in te, come puoi rifiutare di ammettere che anche l’altro sia mutevole e complesso come te?

 

Se si lascia il partner alla fine dell’innamoramento pensando che non sia “quello/a giusto”, si sposta sull’altro il proprio problema sentimentale (che è normale!)

Spesso si lascia una persona dicendole che non la si ama più, o pensando che non sia la “persona giusta”, perché, alla fine dell’innamoramento, si è delusi per l’affievolimento, l’incostanza e la molteplicità dei propri sentimenti, che si desiderano sempre travolgenti, immutabili e unici. Ma non essendo disposti ad accettarlo, si preferisce attribuire una presunta inappropriatezza all’altro, piuttosto che disilludersi ed accettare che i sentimenti sono fragili, fugaci, incostanti e in contrasto fra loro, indipendentemente da chi è l’altro (vedi il post NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE? – 1) La fine dell’innamoramento è normale).

Così si tenta di spostare il problema sull’altro dando la colpa a lui, invece di accettare che il problema è dentro se stessi. Tutto dipende dalla scelta tra amarsi egoisticamente ed amare veramente. Infatti sono possibili due atteggiamenti.

 

Chi cerca “l’anima gemella”, cerca lo specchio di se stesso in cui amarsi egoisticamente, e non lo troverà mai

Chi vuole amare solo se stesso, cerca nell’altro l’impossibile incarnazione del proprio ideale di “anima gemella”, cosicché ogni persona viene ridotta, anche inconsciamente, ad uno specchio di cui egli misura la capacità di riflettere i propri desideri. Stare con una persona diventa allora il tentativo fallimentare di trovare un altro se stesso in cui continuare narcisisticamente ad amarsi ed ammirarsi. E i propri desideri vengono sempre frustrati, per il semplice fatto che siamo unici, e l’altro non può essere uguale a se stessi. Questo non è amore, ma piuttosto egocentrismo, un amor proprio che si ripiega su se stesso, un amore perdente in partenza.

 

Chi è disposto ad amare un’altra persona, la ama in quanto altro da sé

Chi invece è interiormente disposto ad amare l’altro, ama l’altro a prescindere dalle sue caratteristiche, dalle affinità e dalle differenze con le proprie. Ama l’altro sapendo che è altro da se stesso, e per questo non c’è somiglianza o differenza che rafforzi o sminuisca la sua scelta interiore e volontaria di amare, che non ha bisogno di alcun incentivo esteriore.

 

Fanno bene quei cristiani che invitano a fidanzarsi o sposarsi solo con la “persona giusta”?

 

L’incoerenza di applicare il comandamento di Gesù “Amatevi come io ho amato voi” al “prossimo”,  ma non a quello “più prossimo” che è il proprio fidanzato o la propria fidanzata

Ora intendo rivolgere il mio pensiero all’incoerenza di chi si considera cristiano e tuttavia adotta o propone il criterio della “persona giusta” per decidere se rimanere insieme ad una persona o lasciarla. Non suppongo che Tu lo sia, parlo solo in generale dei cristiani che sostengono questa teoria, perché rifletterci ci aiuterà a capire meglio il discorso.

I cristiani dovrebbero avere come modello l’amore di Gesù, ma finché si tratta di amare idealmente e impersonalmente il prossimo (più lontano): i poveri, i malati, gli afflitti e persino i nemici, dicono che bisogna amarli a prescindere da come sono e anche se costa sacrificio. Poi, quando si tratta di amare personalmente il prossimo “più prossimo”: la propria fidanzata o il proprio fidanzato, allora il modello a volte non va più bene.

Non sto dicendo che uno dovrebbe uscire di casa e fidanzarsi col primo che incontra. Qui si parla di una persona che essendosi innamorata, si è fidanzata, e poi, una volta finito l’innamoramento, deve decidere se lasciare o non lasciare. Il criterio che bisogna restare con il fidanzato o la fidanzata solo se è quello “giusto” o quella “giusta”, e lasciarlo o lasciarla se è “sbagliato” o “sbagliata”, purtroppo è comune sia ai cristiani che ai non cristiani, per il semplice fatto che siamo tutti tendenti all’egoismo, a pensare solo a noi stessi, a quel che ci piace e ci fa stare bene. E ognuno tenta di giustificare le proprie scelte arrampicandosi sugli specchi.

 

Se si è preso (ed è possibile proseguire) un impegno, c’è una persona da amare, non un oggetto da scartare come un vestito che non sta abbastanza bene

Ecco perché poi, quando non si sta più tanto bene come prima con l’altro, specie nei momenti più difficili, vanno spesso in crisi non solo i fidanzamenti, ma anche i matrimoni fra cristiani e cattolici, se sono fondati su queste fragili basi. Si cerca di sposare la “persona giusta”, proprio come viene scelto un abito piuttosto che un altro, considerando quale si adatta meglio alla propria fisionomia, scartando quelli già provati e con cui “non si sta bene”. Anche se qui si parla di personalità, carattere e interessi in comune, purtroppo si tratta dello stesso principio.

Peccato che le persone non andrebbero scelte come gli abiti che stanno meglio, specie quando si è già fidanzati e si è preso responsabilmente un impegno con l’altro, che è una persona da amare e non un vestito da usare e scartare se non sta abbastanza bene o quando non va più. È ovvio poi che nessuna persona è perfettamente “adatta” ad un’altra come un vestito su misura.

Se si cerca un partner per la vita con questo criterio, respingendo chi non risulta quello “giusto”, si cerca invano, perché nessuno è uguale a se stessi. Inoltre, lo ripeto, si sta cercando una inesistente copia di sé, e dunque non si sta cercando di amare un’altra persona, ma sempre e soltanto se stessi. L’altro, in quanto altro, è sempre diverso da sé. Se si vuole amare l’altro e non solo se stessi, allora si dovrà amarlo necessariamente come altro da sé. Eppure i cristiani dovrebbero sapere che Gesù ci ha detto di amarci come Lui ci ha amato. Vogliamo vedere in che modo l’ha fatto? Bene, prendiamo solo tre esempi in particolare: Pietro, Giuda (il traditore) e la Chiesa.

 

L’esempio della scelta di Pietro, “il rinnegatore”

Ha scelto Pietro come “capo” degli apostoli e poi della Chiesa, assicurandogli tutta la sua fiducia senza aspettarsi alcuna conferma di aver “scelto bene”. Ma come è stato ripagato da Pietro? Egli l’ha rinnegato, cioè disconosciuto, tre volte, insistendo di non aver nulla a che fare con Lui, facendosi totalmente altro da Gesù. E cosa ha fatto Gesù? Ha continuato ad amarlo anche in questo stato di dichiarata alterità di Pietro da lui, e doppiamente: non gli ha tolto l’incarico di fiducia che gli aveva assegnato né dopo il rinnegamento né prima, perché Gesù l’aveva previsto, aveva avvertito Pietro che l’avrebbe fatto. Eppure gli ha lasciato la libertà di farlo senza negargli la fiducia concessa e senza cercare di impedirglielo. Questo è amore.
Ma ragionando col criterio più diffuso, si potrebbe benissimo dire che Pietro non era la “persona giusta” per quell’incarico, e visto che Gesù già sapeva cosa avrebbe fatto, avrebbe dovuto cambiare persona. Ma Gesù non l’ha fatto, né prima né dopo, semplicemente perché non cercava in Pietro un perfetto specchio di sé, un altro se stesso che lo confermasse, ma ha accettato, amato e avuto fiducia in lui nonostante l’umana incoerenza e fragilità che certamente rendevano Pietro altro rispetto a Gesù.

 

L’esempio della scelta di Giuda, il traditore

Ha scelto Giuda Iscariota come uno dei dodici apostoli, dandogli perfino il compito di amministrare la cassa del gruppo. Una persona di fiducia, quindi. Peccato che il Vangelo di Giovanni affermi esplicitamente che si comportava come un ladro. Inoltre anche in questo caso Gesù sapeva che Giuda l’avrebbe tradito, e non solo gli ha lasciato la libertà di farlo, ma prima che lo facesse gli ha persino detto: «Quello che vuoi fare, fallo presto» (Gv 13,27). Ancor più in questo caso si potrebbe dire che Gesù ha scelto la “persona sbagliata”, e ne doveva scegliere un’altra che magari non l’avrebbe tradito. Invece Gesù ha continuato ad amare Giuda dall’inizio alla fine, concedendogli fiducia e piena libertà.

Ogni cristiano dovrebbe dedurre da questi episodi, oltre al fatto che Gesù non sceglie di amare la “persona giusta”, ma di amare e basta, come dovrebbe amare la persona con cui sta insieme (se sussistono le condizioni minime, che vedremo successivamente): innanzitutto dovrebbe riconoscere che questa, data la sua umana fragilità, è capace come chiunque (e come egli stesso!) di tradimento, e ciononostante non dovrebbe sequestrarla e incatenarla col possesso della gelosia, ma lasciarla libera di vivere e agire, dandole anche la fondata speranza che qualunque scelta farà, il suo amore per lei non verrà mai meno, perché potrà sempre contare sul suo perdono.

 

L’esempio della scelta della Chiesa, l’umanità peccatrice

Infine consideriamo la Chiesa. Qui non intendo fare una sintesi di ecclesiologia, perché ciò esula dai propositi di questa serie di post, ma solo far notare un aspetto significativo per il nostro argomento. La Chiesa è la Sposa di Cristo, voluta e fondata da Lui in persona. Si potrebbe dire che Gesù non avrebbe potuto scegliere una Sposa meno “giusta” dell’umanità. Ma questo sarebbe vero se Gesù l’avesse scelta cercando in essa un altro se stesso, uno specchio della propria luminosa gloria che brillasse di luce propria anziché riflessa.

Invece Gesù la ama proprio nel suo essere spesso altro da sé a causa delle debolezze, degli errori e dei limiti umani, tanto da renderla il suo Corpo Mistico, di cui egli è il capo e le cui membra sono non solo il papa, i vescovi, i sacerdoti ecc., cioè i ministri ordinati, ma tutta la comunità dei fedeli, che agisce per suo mandato, in quanto amata e sostenuta da Lui dall’interno, non per i meriti della Chiesa, ma per i suoi meriti.
La Chiesa infatti, retta dai soli uomini, non avrebbe certo resistito duemila anni senza l’amore incondizionato di Cristo per la sua Sposa, malgrado gli errori commessi nella storia. Allo stesso modo, se si vuole che il proprio fidanzamento e matrimonio reggano, non occorre avere la fortuna di trovare la “persona giusta”, che non esiste, ma avere e dimostrare verso la persona a cui si è già legati un amore incondizionato, che prescinda dai suoi meriti e dai suoi errori, dalle sue qualità e dai suoi difetti.

 

Un matrimonio non può reggersi o fallire per la (presunta) fortuna o sfortuna di aver trovato la “persona giusta” o “sbagliata”

Molti cristiani sostengono che finché si è “solo” fidanzati si deve lasciare chi non sembra la “persona giusta”, ma quando ci si è sposati non si può più, perché il matrimonio è indissolubile (di questo parleremo più avanti nel post PER AMARE VERAMENTE BISOGNA SPOSARSI? Cosa comporta il matrimonio? È possibile scioglierlo?). Tuttavia certi difetti e comportamenti poco piacevoli dell’altro vengono fuori solo dopo il matrimonio, assieme alla progressiva scoperta delle reciproche differenze.

Perciò sposare una persona con cui tutto sommato poi si sta bene diventa solo una questione di fortuna. Uno potrebbe pensare di stare con la “persona giusta” e poi scoprire dopo il matrimonio che è cambiata o non è “giusta” quanto pensava, come è inevitabile che avvenga, visto che la “persona giusta” non esiste, e in tal caso non dovrebbe lasciarla, visto che ormai l’ha sposata.

Ma se invece l’avesse scoperto da fidanzato avrebbe dovuto lasciarla, secondo loro. Siccome l’ha scoperto dopo, è stato sfortunato, gli è andata male, ma non può più tornare indietro. I cristiani che la pensano così, intendono basare la riuscita di un matrimonio sulla sola fortuna? Una fortuna che peraltro non esiste: nessuna persona è “giusta”, né prima né dopo il matrimonio, a prescindere da quando lo si scopra, perché la “persona giusta” non esiste affatto.

 

L’uomo o la donna “della propria vita” non si trova per caso o per fortuna, ma perché lo/la si sceglie volontariamente come tale

Inoltre il fidanzamento dovrebbe essere il periodo in cui si impara a vincere l’egoismo e le proprie pretese per amare l’altro in vista del matrimonio, non quello in cui l’egoismo può regnare sovrano. Perché così, da base di costruzione del matrimonio, diventa una base per la sua distruzione.

Perciò ci si dovrebbe sposare non quando si trova la “persona giusta”, che non si può trovare, ma quando si ha finalmente la volontà di prendere la radicale decisione di amare la persona al proprio fianco per tutta la vita, e questa allora sarà la donna o l’uomo “della propria vita”, non perché la si abbia fortunatamente o fatalmente trovata, ma perché la si è scelta volontariamente come tale.

Torneremo in seguito su questo concetto fondamentale.

 

Non si può capire in base ai propri sentimenti se una persona è “giusta” o “sbagliata”

L’idea della “persona giusta” o “sbagliata”, anche se falsa, viene spesso chiamata in causa per giustificare il modus vivendi delle persone che passano di “storia” in “storia” con l’illusione di trovare prima o poi la “persona giusta”, lasciando quelle etichettate come “sbagliate” a causa delle difficoltà sentimentali o anche dei dubbi mentali scaturiti dal confronto del partner con il proprio idealizzato ed irrealizzabile modello di “persona giusta”.

C’è perfino chi, come testimoniano certi film quali P.S. I love you, crede di poter sentire se una persona è quella “giusta”, ad esempio attraverso un bacio. È chiaro che così si fondono in un mix esplosivo lo spontaneismo immediato e il criterio della “persona giusta”. Senza contare il male che si può fare ad una persona usando certi gesti per esperimento, illudendola di volerle bene, in base a ciò che ormai sappiamo, le emozioni provocate da un bacio o altri gesti possono esserci o non esserci, ad esempio se il sentimento di amore per una persona è appena nato oppure l’innamoramento è finito.

Dunque come si può decidere in base ai propri sentimenti se una persona è “giusta” o “sbagliata”? I sentimenti sono inaffidabili, la “persona giusta” non esiste: non so quale criterio possa essere peggiore di questo. Non esistono persone “giuste” o “sbagliate”: esistono solo persone che sbagliano ed esistono i nostri sbagli nei loro confronti, tra cui quello di non volerle amare, credendo che siano “sbagliate”.

 

Nel prossimo post: COME SCEGLIERE SE RIMANERE INSIEME O LASCIARE IL PARTNER? – 3) Basta “stare bene insieme”?
  • Un paio di sogni rivelatori
  • Basta “stare bene” con il partner ed essere affezionati alla relazione per continuare a stare insieme e ad amare veramente?

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.

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Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

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