Quando è sbagliato continuare ad amare senza essere corrisposti? Il mal d’amore e l’uso improprio della volontà di amare (seconda parte)
Continuare ad amare senza essere corrisposti, senza alcuna speranza di poter amare concretamente la persona che rifiuta il proprio amore, non fa bene a nessuno dei due. Non soffrire inutilmente come ho fatto io! Per questo proseguo il racconto della mia esperienza.
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Il mio tormento: Maddalena cosa pensava di me?
…Continuavo a non darmi pace a causa dei miei dubbi su cosa Maddalena pensasse di me, ai quali il suo ostinato silenzio non poteva rispondere. I miei sogni rispecchiavano il contenuto di quei dubbi:
Il problema era solo la distanza che ci separava, o altro?
In uno mi trovavo sempre nell’area dell’hotel, negli spazi esterni; ma il giardino era strano, completamente diverso dalla realtà. Si respirava un’atmosfera di festa tra quelli che sembravano i parenti di Maddalena. Gironzolavo lì intorno, incontravo Maddalena mentre camminavo e non ci salutavamo, nemmeno un sorriso o un cenno di saluto da parte di entrambi. Mi sentivo in qualche modo ferito da lei e trattato male. Subito dopo coglievo alcuni brani della conversazione di Maddalena con i suoi parenti o amici che fossero, quasi tutti persone adulte. Loro le chiedevano: «Dov’è lui adesso?», e lei: «Mi aspetta in America», rispondendo con un sorriso inequivocabile. Capivo che si era fidanzata, con un ragazzo molto lontano evidentemente, e mi sentivo ferito, trattato male, evitato, disprezzato, e soprattutto preso in giro: non capivo perché le facessi così schifo da farle preferire un ragazzo lontanissimo al posto mio, che comunque abito più vicino.
Allora non era la distanza il motivo del suo rifiuto implicito… sembrava un paradosso inspiegabile e doloroso, uno scherzo che la vita e soprattutto lei mi avevano giocato, mettendosi con un ragazzo ancor più lontano di me. Forse c’era dell’altro, motivi ancor più profondi della lontananza, a impedirle di provare affetto per me? Nel sogno era fuor di dubbio che l’amavo, sebbene mi sentissi ferito.
“Lei non vuole che tu stia male per lei”: pensarlo serve a poco
Un giorno provai a concentrarmi su un consiglio del mio amico Adil: vivere giorno per giorno ricercando la felicità nelle piccole cose e nella quotidianità, pensando che Maddalena avrebbe voluto che io stessi bene e che non stessi così male per lei, perché se lo avesse saputo ci sarebbe stata male anche lei, e io questo pensiero non lo potevo sopportare. Fu tutto un insuccesso. Feci uno squillo ad Enza e a Chiara, un’amica che avevo conosciuto da qualche tempo nel gruppo di Enza, che mi risposero prontamente con un altro squillo, ma non riuscii a vederlo perché ero già sotto la doccia, assalito dal dolore, dall’angoscia e in lacrime. Quella notte, dopo aver pianto fino ad addormentarmi, feci questo sogno.
Mi domandavo se le piacessi o no, o per quali altri motivi rifiutasse il mio amore
Ero tornato in Trentino e parlavo a lungo con Maddalena della nostra situazione. Lei sembrava triste e pareva sentirsi un po’ in colpa. [Il sogno era molto confuso e i ricordi di esso lo erano ancora di più. Racconto ciò che riuscii a ricordare e a scrivere]. Mentre parlavamo, giungevano molti dei miei amici e compagni di classe. Allora chiedevo a loro chi avesse organizzato quella bella sorpresa, e mi indicavano uno dei miei compagni, che subito diceva qualcosa all’orecchio a Maddalena. Avevo la sensazione che le avesse detto qualcosa del tipo: “Guarda che questo ci sta davvero sotto!”. I miei compagni incalzavano pretendendo una risposta da Maddalena nei miei confronti, mentre io e lei parlavamo al centro.
Io, leggermente adirato, dicevo: «No! Lasciatela in pace! Dovete rispettare la sua sensibilità!». Lei assumeva un’espressione dispiaciuta e diceva: «Il fatto è che sono combattuta…». Al che io immaginavo che stesse per dire che da una parte forse avrebbe voluto stare con me, ma la ragione le diceva di no per le difficoltà della situazione (in particolare la distanza). Invece lei proseguiva sorprendendomi con la considerazione contraria: «La ragione mi dice di sì, ma…» e spiegava la motivazione contro, che io per diverse confuse distrazioni, dovute a chi avevo intorno, non riuscivo a capire. Le chiedevo quindi di ripetere quello che aveva detto, ma per altri fattori avversi non riusciva a rispiegarmelo, e il discorso veniva deviato su altro.
Una consapevolezza latente: «Quando i tuoi sentimenti cambieranno, allora comunque tutto questo ti sarà stato utile»
Alla fine Maddalena, consapevole del cambiamento che io le avevo raccontato di aver fatto grazie a lei, diceva di sua spontanea iniziativa: «Quando i tuoi sentimenti cambieranno, allora comunque tutto questo ti sarà stato utile». Io la guardavo sorpreso e rispondevo: «Maddalena, io rispetto la tua sensibilità, ma anche tu cerca di rispettare la mia. Non dirmi così, te l’ho detto, te l’ho scritto in molti modi: io continuerò ad amarti». Lei si faceva triste in volto e pensava un po’ tra sé e sé prima di dire: «Cinque anni…».
Questo perché nel sogno, dal punto di vista di Maddalena, proiezione di una mia seconda prospettiva, io ero nell’estate successiva in cui l’avrei rivista, quando sarebbero passati effettivamente cinque anni da quando mi ero innamorato di lei. Ma dal mio punto di vista ragionavo come nel presente, e per questo rispondevo: «Ma no, sono quattro anni e tre mesi circa…», e lei allora diceva: «Sì è vero».
Ciò significa che nel sogno avevo condensato i due punti di vista forzandoli a coincidere con quello del presente. Poi lei mi poneva una domanda in uno stranissimo modo, come è tipico dei sogni, il cui significato era: “Quando finirà questo amore non corrisposto?”. Intendeva chiedermi quando mi sarei deciso a trovare un’altra ragazza, o forse quando avrei potuto finalmente stare con lei? Io rispondevo: «Finirà mai?», quasi per dirle che solo lei poteva porre fine a quella situazione.
La mia ostinazione volontaria: continuare ad amare chi non potevo amare
L’aspetto più rilevante del sogno è che Maddalena – forse una mia proiezione che rappresentava una parte del mio inconscio – mi trasmetteva la sensazione che forse un giorno le cose sarebbero cambiate. Ma al mio risveglio la interpretai solo come una piccola speranza che Maddalena un giorno si sarebbe riavvicinata a me, piuttosto di considerarlo un desiderio nascosto di porre fine io stesso a quella dolorosa situazione.
Il sogno sarebbe davvero interessante da analizzare, dagli aspetti più semplici – come il camuffamento del fatto che non sapessi cosa pensasse Maddalena di me, effettuato attraverso le distrazioni o i fattori avversi che mi impedivano di sentirlo da lei – a quelli più complessi. Ma sarebbe una digressione troppo lunga e anche superflua. Tuttavia trovo indispensabile enfatizzare l’aspetto più importante, cioè la lotta che si stava svolgendo su due fronti: quello interiore, reso nel sogno tramite lo sdoppiamento me-Maddalena, e quello esterno.
- Per quanto riguarda il conflitto interiore, anche se di questo riuscii a rendermi conto solo dopo, c’era una parte di me – rappresentata nel sogno da Maddalena – che desiderava respingere quel sentimento così doloroso ed ormai infruttuoso per entrambi. Ma ad essa si contrapponeva un’altra parte, a cui davo più peso e che infatti nel sogno coincideva con la rappresentazione di me stesso. Quest’altra parte di me voleva mantenere a tutti i costi l’attaccamento a Maddalena.
- Il conflitto esterno riguardava il confronto tra me e gli altri nella vita reale, che cercavano di distogliermi dalla mia ossessione amorosa.
Ecco qualche esempio dell’ultimo tipo.
La mia chiusura nel dolore
Una volta, siccome tutti vedevano come ero diventato cupo e depresso (compresa mia madre, poveretta), ebbi una discussione con le mie amiche e compagne di classe Giulia, Valeria ed Eleonora, che conoscevano tutta la mia situazione e volevano spronarmi ad uscire. Ma io, triste com’ero, respinsi i loro inviti, perché non serviva a niente uscire, piuttosto io volevo uscire dalla mia vita.
Pensavo costantemente alla morte. Ora non osavo più, come avevo fatto una volta, indulgere a concreti propositi di suicidio (vedi il post COME L’AMORE CI TRASFORMA La mia esperienza: come l’amore mi ha trasformato dentro e fuori (parte III)), ma speravo spesso che la morte mi prendesse: quando camminavo per strada ad esempio speravo di venire investito o che mi cadesse un grosso ramo in testa, e arrivai persino a pregare Dio di farmi morire.
Il mio rifiuto di lasciarmi aiutare, anche da una persona che si sarebbe rivelata molto importante…
In quel periodo parlavo spesso via chat (su MSN) con la mia amica Chiara. Io l’ascoltavo e la consolavo quando era triste; ma spesso era lei che – poverina – si sorbiva con pazienza infinita i miei sfoghi catastrofisti e a volte deliranti. Capiva subito quando stavo peggio, perché tenevo come immagine avatar una rosa nera. Allora davo il peggio di me, e quando lei cercava di confortarmi e di scuotermi dal dolore che continuavo ad auto-infliggermi, resistevo con veemenza, dicendo che non potevo farci niente, non avevo il telecomando dei miei sentimenti. Poi quando la salutavo perché dovevo uscire, dicevo lapidario che speravo di cadere e spaccarmi la testa.
Lei non si stancava mai di rimproverarmi con fermezza per le tremende cose che dicevo. Quando ero più lucido, le chiedevo scusa per il fatto che dovesse ogni volta ascoltare i miei sfoghi, ma lei mi diceva che le faceva piacere, che eravamo sulla stessa barca. Mi stettero vicino degli amici meravigliosi, ma purtroppo non poterono fare niente per me, a parte darmi un po’ di sollievo, poiché ero troppo testardo per cedere.
La mia poesia per un amico
Riguardo al conforto dell’amicizia, per i diciassette anni di Emiliano scrissi per lui il mio primo sonetto, un sonetto caudato per l’esattezza, cioè avente una coda che aumenta il suo numero di versi da quattordici a diciassette, proprio per l’occasione.
A Emiliano
Mi accingo a poetare al fin di lodare
il dono prezioso di un’amicizia,
nata per toglier la nostra mestizia (mestizia = tristezza)
e nel banal bosco farci svettare.
Non limitandoti, al cielo volare
coi piè per terra, è la tua letizia:
a te associo il simbolo della clizia, (clizia = girasole)
che alla felicità ti fa aspirare.
Non soccombiamo ad ogni inetta bestia!
Sul tuo esempio, come per incanto,
la temperanza vince lor molestia.
Le mïe non son blandizie, pertanto, (blandizie = lusinghe)
ma in te prevale la rara modestia
che non ostenta mai alcun tuo vanto.
Amico, per te canto
diciassette del sonetto caudato
i versi, e il tempo in cüi hai volato.
La poesia contiene numerosi riferimenti al nostro rapporto particolare, basato sul dialogo profondo e mai banale (vedi la prima strofa), e alla personalità di Emiliano, che aspirava a trovare la felicità cercando di superare i propri limiti (guardando verso il cielo), ma senza far finta di non vederli o immaginando di superarli solo idealisticamente, bensì concretamente (vedi la seconda strofa). Inoltre elogiavo le sue virtù più evidenti, in cui era d’esempio anche per me: la temperanza, in grado appunto di vincere le molestie esterne (e anche interiori) e la modestia.
La proposta di trasformare la mia amata in una figura letteraria per non soffrire più: impossibile
Emiliano, facendo appello alla mia passione per la poesia e la scrittura, mi propose di trasformare il mio amore in pura forma letteraria, affinché ne soffrissi di meno. Immediatamente percepì però l’ostacolo dei miei sentimenti, che erano reali e non inventati. Infatti io gli dissi non avrei mai potuto trasformare in forma di amore astratto i miei sentimenti ardenti per una persona reale. Ciò mi ricorda alcuni lettori di Petrarca, che pensavano che la sua Laura fosse solo un personaggio letterario immaginario, una finzione per conquistare la fama (l’incoronazione poetica con una corona di alloro: il lauro). Lui giustamente protestò energicamente in una lettera a Giacomo Colonna[1], perché amava davvero una donna reale.
Ero cosciente che il mio stato interiore logorante non faceva bene né a me né a Maddalena, anzi mi sentivo in colpa per la preoccupazione che le davo; ma non riuscivo ad uscire dal circolo vizioso, e il mio tormento non poteva cessare.
Il conflitto fra il desiderio di rivederla e quello di “dimenticarla”
Il 7 Dicembre 2006 andai a dormire tranquillo, soddisfatto per aver studiato bene filosofia. Ciononostante, sognai di ritrovarmi al solito albergo della famiglia di Maddalena.
La cercavo disperatamente: volevo solo vederla, ma non volevo che lei mi vedesse, perché avevo paura che vedendomi lì si sarebbe sentita in colpa, e questo non lo volevo. Desideravo solo vederla di nuovo, sapere che stesse bene. C’era anche Adil. Eravamo sopra una specie di tetto di una sorta di struttura. Ad un tratto scorgevo dall’alto Maddalena che sbucava da una parte sotto di me. Mi sentivo mancare, tanta era l’emozione di rivederla e tanto era bella… stavo per svenire ma Adil mi sorreggeva. Poi cercavo di andare via, ma Maddalena si insospettiva a causa dei rumori. Provavamo a nasconderci e a svignarcela, ma lei conosceva meglio di noi quel luogo e ci precedeva, riuscendo così a vedermi.
Appena mi vedeva, la sua espressione diventava di una tristezza molto evidente. Sapevo che si sentiva in colpa perché ero addirittura ritornato lì solo per rivederla. Nemmeno una parola tra noi, solo la mia espressione attonita e dispiaciuta e la sua profondamente addolorata, come se le facessi pena e le dispiacesse per me. Poi addirittura la sua espressione si mutava in pianto. A quel punto mi svegliai di soprassalto da quell’incubo, in un bagno di sudore.
Cupa depressione perfino nel periodo di Natale
Il giorno dopo, l’8 Dicembre, giorno in cui tradizionalmente si fanno l’albero di Natale e il presepio, invece di essere allegro e sereno, come gli altri anni, ero più depresso e malinconico che mai, anche a causa del sogno, e scrissi un tremendo brano da cui trasparivano tutti i miei pensieri cupi, che rende bene come si percepisce in maniera distorta la realtà in uno stato di profonda tristezza.
Errori mentre leggo in chiesa… [in quegli anni, spesso leggevo, dopo mio padre, una delle letture del giorno a Messa, cosa di cui gli altri erano contenti perché leggevo bene] troppo distratto, pensieroso, nostalgico… Maddalena…
Intorno alla mia casa, girovagando con umore grigio…
garage di sopra, ripostiglio esterno, garage di sotto, su dai miei nonni, su una volta, su un’altra volta… alla ricerca di un oggetto necessario a montare il finto albero di Natale, sempre lo stesso, sempre ogni anno, lo stesso giorno. Smarrito. Perso chi sa dove, chi sa come. Ogni decimetro cubo di spazio risveglia ricordi carichi di malinconia grigia, scura e polverosa. Ho freddo. Sono stanco. Smettere di soffrire. Pensieri di suicidio, pensieri di suicidio, pensieri di suicidio… rovistando tra quei rottami… tutti quegli oggetti che mi colpiscono così tanto il cuore con il loro vivido ricordo… vado nel ripostiglio… niente.
Vado verso il garage di sotto, un sentiero tappezzato di malinconiche foglie gialle autunnali, le erbacce nate spontanee e ribelli nell’orticello abbandonato, residuo di tempi passati più sereni, il tubo di gomma verde opaco per irrigare accanto alle foglie umidicce… scendo le scale dopo aver oltrepassato il piccolo cancello del mio giardino, la natura che mi parla… no, non mi parla questa volta, come molte altre volte… mi colpisce come una tempesta di colpi di guerra letali… pugnala il mio cuore sensibile e indifeso.
Apro il garage ed entro nel cimitero dei ricordi infranti… legno, ferro, cianfrusaglie che riempiono lo spazio interno. Una grotta umida e lugubre la cui porta rischia di cadermi addosso… quel garage così vecchio, così lontano dalla mia casa vera e propria, quel luogo così tetro e grigio che avevo scelto per poter piangere senza farmi sentire dagli altri quel giorno di dolore così acuto, in cui era stato difficile anche piangere, e il garage era per il mio cuore una morsa, la cui stretta era stata difficile da allentare. Ma alla fine avevo pianto… con la zanzara che mi gironzolava intorno… tutto così vivo e intenso intorno a me, e oggi più che mai.
Non mi importava più nulla delle piccole cose
Mia madre in casa che brontola contro quel rigattiere di mio nonno che tiene ogni oggetto da buttare, creando un disordine in cui non si ritrova più nulla; io che lascio andare, lascio andare, dentro di me; mamma lascia andare… cosa importa questo, cosa importa?
Pensieri pessimistici “leopardiani”
Torno su, apro e richiudo il piccolo cancello, il cane abbaia… e poi vicino al pozzo… un uccello si lancia nel cielo grigiastro e spento… è altro da me, altro da me, altro da me. Accarezzo quella gatta sempre avida di coccole su quel divanetto di plastica sporco. Due carezze… lei forse non capisce… forse soffre pure lei… chi lo sa…
tutto ciò che ho intorno è troppo… tutto che colpisce così tanto il mio animo… tutto ciò che vedo e che percepisco in quella natura e quegli spazi che attraverso – camminando con quello sguardo consuetamente mesto e specchio di disperazione interiore, alimentata dal mare verde e grigio intorno a me in cui rischio ogni volta di naufragare, così lunga e inoppugnabile, invincibile, grigia e fredda che ha colorato così la mia vita fino a questo momento – mi conferma che nella vita c’è solo dolore, da combattere, dolore da combattere, dolore da combattere… con quale forza, quanta forza credete che abbia, quale forza Signore?
Proiezione del mio dolore sugli altri, e uno sprazzo di speranza
Entro in casa… musica dal salotto dove mia sorella continua il suo lavoro con l’albero… c’è solo dolore, dolore, dolore… anche lei deve aver sofferto. La casa sembra serena e si comincia a vestire di Natale… una maschera felice per un’esistenza di dolore e di tristezza… avrà sofferto, starà soffrendo mia sorella… soffrirà mia sorella… non lo so, non so per quali motivi… il cuore che si strugge, il cuore che si strugge, il cuore che si strugge…
c’è solo dolore per l’umanità in questa vita, che non è quella vera per fortuna… no, non per fortuna, ma per grazia divina, che su questa terra dolorosa vuole metterci alla prova per poterci portare verso quella vera di vita. Salgo sulla scala per vedere sopra al mio armadio, sperando di scorgere quel vaso porta-albero… non c’è. La mia camera vista da così in alto… la scrivania e la sedia da ufficio a rotelle… quello spazio deturpato dai miei pianti, il mio dolore, le mie mancanze, le mie debolezze… voglio riportare tutto questo e lo faccio al computer.
“Le cose della vita fanno piangere i poeti, ma se non le fermi subito diventano segreti”
ma lo sono già, lo sono già, lo sono già…
Un capodanno malinconico e un mio augurio, che si sarebbe realizzato anche per me
Quando venne la notte del 31 Dicembre, ero a casa di una compagna di classe per festeggiare insieme agli altri la notte di capodanno… inutile dire come mi sentissi stando da solo in mezzo alle coppiette che si baciavano. Allora, stando in disparte, trovai la forza di buttare giù una quartina in rima baciata da inviare come SMS di auguri ad alcuni amici:
Ti auguro una notte divertente e di felicità,
e un nuovo anno splendente e di serenità!
Sboccerà il 2007 come un fiore
che spero porterà il frutto dell’amore!
Questo era ciò che, nonostante la mia sofferenza per amore, auguravo agli altri, cioè l’amore stesso. In quel momento non immaginavo che il nuovo anno avrebbe portato l’amore anche a me!
Il conflitto fra la mia volontà di continuare ad amarla e il desiderio di andare avanti
Racconto un ultimo sogno che feci a metà Gennaio 2007 e che conferma la lotta interiore ed esteriore che stavo vivendo.
Maddalena veniva a casa mia, poi ci ritrovavamo nella palestra dove faccio boxe, e lei seguiva l’allenamento. Poi ricordo la scena in cui stavamo in macchina; lei si sporgeva dall’auto in modo surreale. Parlavamo del fatto che io l’amavo e che non volessi nessun’altra ragazza dove vivevo io. Lei saltava fuori e si aggrappava al guardrail, e da lì mi gridava, con espressione felice, «Vivi la vita, la realtà dove vivi!». Questa frase mi era stata detta nella realtà da mia madre, provocando il mio disappunto, quando aveva scoperto che cominciavo a suscitare l’interesse delle ragazze.
Il sogno finiva con un senso di abbandono, perché Maddalena se ne stava andando, mentre io urlavo infervorato: «Perché non capisci che ti amo e che per me esisti solo tu!». Mi svegliai di soprassalto in un bagno di sudore, perché il sogno aveva un che di doloroso e spaventoso: era un vero e proprio incubo.
La mia insensata lotta contro una parte di me e gli altri che cercavano di distogliermi dalla volontà di continuare ad amare inutilmente
Ma perché, come dicevo sempre, non potevo né volevo smettere di amare Maddalena, se per me ormai questo sentimento era solo causa di dolore, e a Maddalena non recava nulla di buono? Talvolta, non solo quando si ha un sentimento fortemente radicato, ma pure quando si ha un grande dolore, lo si vive con geloso possesso, difendendolo dalle altre persone e dall’oblio del tempo che cercano di consumarlo e annientarlo.
“A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere”,
dice infatti Francis Scott Fitzgerald.
In realtà quindi i due conflitti, interiore ed esteriore, coincidevano: lottavo contro gli altri e contro una parte di me che cercavano di farmi desistere dalla volontà di continuare ad amare Maddalena. Ma io attribuivo solo agli altri tale tentativo, come rivelano le due seguenti poesie che scrissi al riguardo. Siccome la prima è in inglese, riporto anche la traduzione; ma la poesia originale è quella in inglese, non la traduzione in italiano, che non riesce più a renderne la musicalità, il ritmo e le suggestioni fonetiche.
Blue Rose
To carry on loving, is my choice,
I swear by me in a steady voice:
look at the rising of Blue Rose!
Don’t try to smell it with your nose,
‘cause I will make myself all deaf
to thy false, worthless words of death:
“Why don’t you abandon your dear love?
The girl you’re always thinking of?”
I won’t do what you want from me,
but I’m going to face an army:
perhaps is it the heavy lack
of something obscure in the blank?
My mind’s going out of control.
You tell me I’ve reached almost all,
for you don’t see what gets me down:
I am a king without a crown!
Oh, let me stare at you and frown…
My soul cries full of bitter pain,
that’s slowly consuming my brain;
living in doubt, I can’t avoid
feeling always empty and void.
Great and endless seems my sorrow,
I’m fed up to feel so hollow!
I must be starved of affection,
not in egotist direction,
but the one I wish to donate,
and whose greatness you understate.
I’ve been trying to change my mind,
and you’ve told me I had been so blind.
Now Blue Rose with thorns is gifted,
and by its poison you’ll be fisted!
For you don’t see what gets me down:
I am a king without a crown!
Oh, let me stare at you and frown…
I know life takes us on failure,
unless we trust in the Saviour.
Illusion wasn’t the right street,
confusion made it nearly a threat.
I’m waiting for someone, in gloom,
to pick up the Blue Rose in bloom,
to cut its thorns and stop its sting.
Who’ll pick up the crown for the king?
I know’t will be God with His Grace,
or His angel with her embrace.
Rosa Blu (traduzione)
Di continuare ad amare, è la mia scelta,
lo giuro su me stesso con voce ferma:
guardate l’ascesa di Rosa Blu!
Non provate ad odorarla con il vostro naso,
perché renderò me stesso completamente sordo
alle vostre parole di morte, false e senza valore:
“Perché non abbandoni il tuo caro amore?
La ragazza a cui stai sempre a pensare?”
Non farò ciò che voi pretendete da me,
ma dovrò fronteggiare un esercito:
forse è la pesante mancanza
di qualcosa di oscuro nel vuoto?
La mia mente sta andando fuori controllo.
Voi mi dite che ho raggiunto quasi tutto,
perché non vedete cosa mi opprime:
io sono un re senza una corona!
Oh, lasciatemi fissarvi e aggrottare le sopracciglia…
La mia anima piange piena di amaro dolore,
che sta consumando lentamente il mio cervello;
vivendo nel dubbio, non posso evitare
di sentirmi sempre vuoto e svuotato.
Grande e senza fine sembra la mia sofferenza,
sono stufo di sentirmi così vuoto!
Devo soffrire per la mancanza di affetto,
non in direzione egoistica,
ma quello che vorrei donare,
e la cui grandezza voi sottovalutate.
Ho provato a cambiare idea,
e voi mi avete detto che ero stato così cieco.
Adesso Rosa Blu è munita di spine,
e dal suo veleno sarete colpiti!
Perché non vedete cosa mi opprime:
io sono un re senza una corona!
Oh, lasciatemi fissarvi e aggrottare le sopracciglia…
So che la vita ci porta al fallimento,
a meno che non ci affidiamo al Salvatore.
L’illusione non era la strada giusta,
la confusione la rese quasi una minaccia.
Sto aspettando qualcuno, nella tristezza,
che raccolga la Rosa Blu in bocciolo,
per tagliare le sue spine e fermare la sua puntura.
Chi raccoglierà la corona per il re?
Io so che sarà Dio con la Sua Grazia,
o il Suo angelo con il suo (di lei) abbraccio.
La rabbia della rosa Blu
Giammai voi mi capirete,
nel mio mar naufragherete!
La mia vita deridete,
perché irride quel che siete:
cuore e mente senza senno,
dei valor, neppure un cenno.
Io disprezzo il vostro andazzo;
voi direste che son pazzo.
Mi domando se la mia
sia davvero una follia.
Ma quel dubbio trova sosta,
io conosco la risposta:
fuorché me son pazzi tutti,
secchi spirti, fiumi asciutti.
Se io son di maggior prezzo,
non convien serbar disprezzo.
Perché l’ira non mi pieghi,
non chiedete che vi spieghi
il mio amor per Maddalena,
voi mi fate solo pena!
Nel prossimo post: AMORE NON CORRISPOSTO E MAL D’AMORE – 3) Quando è giusto difendere il proprio amore, e quando invece si dovrebbe combattere un amore impossibile?
- A cosa serve la forza di volontà in amore? Quando è utile per difendere il proprio amore, e quando invece la si dovrebbe usare per combattere un amore impossibile?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
NOTE
-
Epistole familiari, II, 9: Risposta a una lettera scherzosa di Giacomo Colonna vescovo di Lombez – https://www.docenti.unina.it/webdocenti-be/allegati/materiale-didattico/34557642. ↑
