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Nel post VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 1) Che c’entra la ragione in amore? In cosa consiste realmente la scelta di amare? avevamo chiarito che in ogni atto umano libero e quindi volontario si possono individuare due componenti fondamentali: l’intenzione con cui viene compiuto e la sua materia concreta. L’intenzione è l’orientamento della volontà ad un fine o scopo, ossia la scelta dello scopo per cui viene compiuta un’azione. La materia concreta è il suo “contenuto”.
Dopo aver chiarito nei post precedenti ESISTE UNA VERITÀ OGGETTIVA? ANCHE SULL’AMORE? e COME POSSIAMO CONOSCERE LA VERITÀ (ANCHE SULL’AMORE)? che esiste una verità unica e conoscibile attraverso la ragione (entro i suoi limiti), ragioniamo finalmente su quella dell’amore nella relazione di coppia, analizzando il significato dell’atto di “amare” in tale contesto, che stiamo già via via delucidando, individuando in modo più preciso l’intenzione e la materia che lo caratterizzano.
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L’amore è un sentimento, un compromesso, o donare gratuitamente?
L’amore non è sentire qualcosa per l’altro, ma volere e fare qualcosa per lui
Amare non significa provare il sentimento dell’amore: come abbiamo visto ad es. nel post COME RISOLVERE LE CRISI, I PROBLEMI SENTIMENTALI E RESTARE INSIEME? L’amore è un sentimento o un atto di volontà? l’amore non coincide con il sentimento dell’amore o con l’innamoramento, perché se così fosse, con la fine dell’innamoramento e il conseguente affievolimento e l’oscillazione del sentimento di amore, finirebbe o oscillerebbe anche l’amore. Inoltre se si amasse per provare il sentimento dell’amore, perché conviene o per ottenere un complessivo “star bene” con l’altro, anche se le cose in certi periodi non vanno tanto bene, non si amerebbe tanto l’altro, quanto se stessi. L’amore deve quindi essere qualcosa che si può volere e mantenere con continuità, indipendentemente dai sentimenti.
Allora cos’è amare? Non è qualcosa di passivo, ma di attivo, dunque non è sentire qualcosa per l’altro, ma volere e fare qualcosa per lui. Che cosa? Donare qualcosa all’altro per amore dell’altro: è questa l’intenzione essenziale dell’amore, come abbiamo concluso nel post PER QUALE MOTIVO DOVRESTI RIMANERE PROPRIO CON QUELLA PERSONA?. Perciò, finché tale dono sussiste, sussiste anche l’essenza dell’amore: pure quando i sentimenti cessano o sono intermittenti, l’amore rimane. Se voler amare è indipendente dai sentimenti, non può consistere nello sforzarsi di sentire il sentimento dell’amore, bensì nello sforzo di donare concretamente qualcosa all’altro.
L’amore è amare l’altro per amore dell’altro, gratuitamente
Donare in modo autentico significa farlo in modo incondizionato, disinteressato, non solo per ricevere qualcosa in cambio o sentirsi bene, avendo appagato i propri sentimenti. Allora una condizione essenziale è la gratuità, ovvero amare l’altro puramente per amore dell’altro, a prescindere dal tornaconto anche sentimentale, e questa è proprio la buona intenzione, la condizione di non strumentalità e utilitarismo, per amare e non usare l’altro. L’intenzione termina nell’altro, non solo in se stessi: l’altro è il fine dell’atto di amare, non solo un mezzo per il proprio appagamento, proprio come recita l’imperativo categorico kantiano:
“Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”[1].
La scelta di amare nella relazione di coppia è una scelta avente un’intenzione e una materia ben precise, a cui la volontà deve orientarsi se vuole amare davvero. Il nuovo criterio morale, amare l’altro per amore dell’altro, è un criterio che stabilisce la bontà dell’intenzione o la forma dell’amore, ossia il giusto fine o motivo per cui bisogna amare l’altro. La scelta deve essere fatta con l’intenzione di amare l’altro per amore dell’altro, gratuitamente, non per altri motivi, altrimenti non si ama davvero: si ama più se stessi o si sta con l’altro per fattori esterni all’amore.
Cosa significa amare l’altro in concreto?
Ora, per stabilire la bontà materiale della scelta che si intende compiere, occorre analizzare anche cosa significa amare l’altro per amore dell’altro. Cosa significa amare? Se vuoi amare l’altro, in realtà che cosa devi volere? Dovrebbe essere qualcosa di evidente, eppure i sentimenti (fra cui l’amor proprio), l’ignoranza, la confusione, l’errore e l’influenza nefasta delle opinioni, delle idee e dei comportamenti più diffusi, contribuiscono a rendere difficile non confondersi e sbagliarsi sulla vera realtà dell’amore. Anche quando si ha intenzione di amare, ci si potrebbe ingannare sulla materia dell’amore.
Si potrebbe essere indotti a non servirsi della ragione o servirsene in modo scorretto, improprio, al fine di giustificare una convinzione errata, che si desidera comunque seguire a prescindere dalle contraddizioni che ne scaturiscono in realtà, magari perché è ciò che viene più facile e spontaneo, come non mettere in dubbio che l’amore sia solo un sentimento, e che se c’è e si sta bene, bene, altrimenti si deve lasciare l’altro.
Oppure si può continuare ad essere assillati da dubbi su cosa sia davvero l’amore e su ciò che si deve fare, dubbi che solo la ragione usata correttamente può risolvere in modo definitivo. Per questo è necessario ragionare sulla natura dell’amore, per scoprire la sua verità.
Se vuoi bene al partner, come puoi capire quale bene dovresti donargli?
Cos’è l’amore? Amare l’altro per amore dell’altro, quindi gratuitamente. Bene, ma cosa devi volere per amare davvero? Cosa significa amare l’altro in concreto? Ricordiamo S. Tommaso d’Aquino, che risponde citando Aristotele:
“L’amore consiste specialmente nel fatto che «chi ama vuole del bene all’amato» (Aristotele, Retorica, II, c. 4, n. 2)”[2]:
l’amore è volere il bene dell’amato. Ma se vuoi bene all’altro, qual è il bene che devi dargli, nell’ambito della relazione di coppia? Devi comprendere qual è il bene che devi volergli. Se vuoi amare, vuoi donare qualcosa alla persona amata. E questo dono deve essere un bene per la persona amata.
Qual è allora questo bene? Come possiamo capire in cosa consiste? “Non l’amore bisognava dipinger cieco, ma l’amor proprio” (Voltaire). Esso, oltre ad essere cieco, offusca la vista, rendendo incapaci di distinguere il bene dal male, perché fa vedere bene ciò che piace e viene spontaneo, e male ciò che non piace e non viene subito spontaneo. Dunque, per discernere correttamente il bene dal male e capire quale bene si deve donare, bisogna avere per guida la ragione, non certo l’amor proprio.
Come è necessario amare nella relazione di coppia? Cosa si deve donare? Se stessi? In che senso?
L’amore è l’opposto dell’egoismo, è mettere l’altro al primo posto: la generosità
Passiamo all’analisi della materia dell’amore.
Nel post PER QUALE MOTIVO DOVRESTI RIMANERE PROPRIO CON QUELLA PERSONA? ho spiegato che per amare davvero il proprio partner è necessario amarlo più di se stessi, ovvero il sacrificio di sé. Infatti non ci si può sacrificare per l’altro (in modo autentico) senza amarlo più di se stessi, perché è necessario amare l’altro più di se stessi per poter compiere il sacrificio della rinuncia alla propria voglia di piacere e felicità immediata, di emozioni e sentimenti sempre appaganti e stimolanti, cioè per sacrificare l’amor proprio per amore dell’altro. Questa, come la gratuità, è una condizione indispensabile per poter amare davvero, e si può chiamare generosità. Perciò la generosità nella relazione di coppia è amare l’altro più di se stessi, il sacrificio di sé per l’altro.
Poiché essa è la negazione dell’egoismo, che è amare se stessi più dell’altro, e l’egoismo è a sua volta la negazione dell’amore, la generosità è la prima caratteristica che abbiamo scoperto della materia della scelta di amare. Dalla generosità dedurrò anche le altre, che sono tre, e insieme esse costituiranno le quattro modalità con cui si deve amare, riguardanti la materia della scelta. Lascerò da parte la gratuità, visto che riguarda l’intenzione.
La gratuità e la generosità non sono equivalenti: la prima caratterizza l’intenzione buona, mentre la seconda la materia buona. Si può agire per amore dell’altro, gratuitamente, senza pretendere un tornaconto, ma non generosamente, cioè senza mai sacrificarsi, non dando tutto il bene che si potrebbe e dovrebbe, quindi con una buona intenzione ma una materia difettosa. Viceversa ci si può anche sacrificare temporaneamente, ma senza farlo per amore dell’altro (ad esempio solo per ottenere piacere o qualcos’altro in cambio), quindi con una materia buona ma un’intenzione sbagliata o imperfetta.
La generosità è il dono del bene maggiore possibile (a seconda del tipo di relazione)
Se vuoi dare meno di quanto puoi, stai amando più te stesso/a
Amare è donare qualcosa all’altro. Dovendo amare l’altro più di te stesso/a, è necessario che il dono sia il maggiore che Tu possa dargli. Se non dessi all’altro il bene maggiore che hai il potere di dare nella relazione di coppia, significa che lo terresti del tutto o in parte per te, e quindi non ameresti l’altro più di te stesso/a. Perché bisogna dare all’altro il bene maggiore? Perché se gli si dà un bene minore in realtà si sta amando più se stessi dell’altro. Poiché l’amore implica amare l’altro più di se stessi, per amare veramente è necessario dare all’altro il bene maggiore. Dunque, se lo ami più di te stesso/a, devi dargli il bene maggiore che puoi donare.
Puoi donare il massimo bene solo se non metti al primo posto te stesso/a
D’altra parte, per dare all’altro il bene maggiore possibile, è necessario amarlo più di te stesso/a, perché solo così puoi rinunciare a tenerlo per te del tutto o in parte. Mentre se amassi più te stesso/a, non daresti il dono maggiore o lo terresti del tutto o in parte per te, e sarebbe un dono parziale, come quello di chi non prende un vero impegno nella relazione con l’altro. In conclusione amare l’altra persona più di se stessi implica donarle il bene maggiore, e donarle il bene maggiore implica amarla più di se stessi. Poiché l’implicazione vale sia in un verso che nell’altro, le due cose sono equivalenti: si ama l’altra persona più di se stessi se e solo se le si dona il bene maggiore.
Amare è donare il bene maggiore possibile
Dunque la generosità coincide con il dono del bene maggiore possibile. Affinché la scelta di amare sia materialmente tale, la volontà deve perseguire non un bene, un oggetto qualsiasi, ma il bene maggiore. Poiché amare è donare questo bene all’altro, tale bene, a cui la volontà deve tendere, deve essere il bene maggiore che si può donare all’altro a seconda del tipo di relazione.
Il male morale non è scegliere un male, ma scegliere male fra i beni
Determinare qual è veramente il bene maggiore secondo l’ordine della realtà, che corrisponde alla scelta giusta, spetta alla ragione, in grado proprio di discernere la verità e di distinguerla dalla falsità, anche in ambito morale e pratico. In realtà tutto ciò che vogliamo e scegliamo, lo vogliamo perché almeno sotto qualche aspetto ci appare come un bene, cioè qualcosa di desiderabile, appetibile da parte della volontà.
Dunque il male morale non consiste nello scegliere un male, ma nello scegliere male fra i beni. Esiste una gerarchia, un ordine tra i beni, corrispondente al loro essere, al loro grado di perfezione: le cose hanno più o meno valore, sono più o meno buone.
L’atto buono è la scelta giusta fra di esse: è scegliere un bene maggiore invece di un bene minore; mentre l’atto cattivo è la scelta sbagliata: quella di un bene inferiore a scapito di uno superiore. Se per es. uno uccide una persona per placare la rabbia che le ha provocato, sceglie male, perché sceglie il benessere che ricava placando la propria ira distruggendo il bene, senz’altro maggiore, della vita di una persona.
La relazione di coppia è l’unione psico-fisica delle persone
Questo oggetto che specifica l’amore è già potenzialmente presente nella volontà di amare. Perché questa volontà tenda dunque al bene maggiore, occorre comprendere quale deve essere la natura di questo amare nella relazione di coppia. La caratteristica distintiva dell’amore nella relazione di coppia è appunto la particolarità di questo bene maggiore, la sua essenza.
Ogni forma di amore vero consiste nel donare gratuitamente qualcosa, un bene. Ma nella relazione di coppia tale bene ha carattere particolare, che lo distingue inequivocabilmente. Infatti tale dono, per essere il maggiore possibile in una certa relazione (di coppia, di amicizia, tra genitori e figli ecc.), deve avere determinate caratteristiche, le modalità specifiche con cui si deve amare a seconda del tipo di rapporto. Quindi un certo tipo di amore implica amare con delle modalità specifiche, altrimenti non si ama affatto o non si ama secondo quel tipo di amore.
Analizziamo solo l’amore nella relazione di coppia. Essa è caratterizzata dall’unione delle persone, coinvolgente tutte le loro dimensioni: fisiche e non fisiche (negli altri rapporti, come l’amicizia pura, il tipo di unione è diverso). Ricaviamo allora le altre tre modalità, dipendenti proprio dalla speciale unione delle persone, ciò che distingue l’amore nella relazione di coppia. Faccio però l’ipotesi che non ci siano impedimenti all’unione, che considererò nel post COSA PUÒ IMPEDIRE DI VIVERE UNA VERA RELAZIONE DI COPPIA? Quando è giusto lasciare il partner?, perché in tal caso non si può o non si dovrebbe stare con l’altro. Ma si tratta di ragioni serie, non certo dovute alle qualità dell’altro o a personali cambi di idea e di sentimenti. Tutte le affermazioni seguenti vanno considerate in questa ipotesi.
Caratteristiche del bene maggiore da donare nella relazione di coppia
Il bene da donare all’altra persona deve essere il maggiore che Tu possa darle nel contesto dell’unione di coppia, indipendentemente da fattori esterni, perché la condizione deve riguardare ciò che dipende soltanto da te.
Poiché ci troviamo in una realtà finita (non infinita) immersa nel tempo e nello spazio e anche materiale (ma non solo), e noi stessi siamo esseri finiti e con un corpo, quindi pure materiali, questo bene deve essere il maggiore che hai il potere di dare nel contesto dell’unione psico-fisica, possedendolo Tu stesso/a, e deve essere il maggiore possibile anche materialmente, nello spazio e nel tempo.
Perennità
Un bene che ha fine nel tempo è minore rispetto allo stesso bene che però non ha fine nel tempo che si ha a disposizione, e un bene che non viene fornito con la maggiore continuità possibile è minore rispetto allo stesso bene fornito però con la maggiore continuità possibile.
Quindi la condizione di massimo relativamente al tempo implica la perennità, termine che comprende anche il requisito della continuità (senza mancanze interne, nei limiti del possibile), ovvero del non trascurare l’altro. Questa deve essere assunta come impegno nel presente, da mantenere ogni giorno, non come previsione del futuro o decisione da prendere più in là.
Esclusività
Non potendo donare ciò che è materiale in quantità infinita ma finita, limitata, dividendo la materia in parti le porzioni diminuiscono di quantità ed estensione spaziale: la parte è minore del tutto. Pertanto il bene da donare non deve essere diviso fra più persone, compresi se stessi, e allora lo si deve donare a una sola persona.
Il dono del bene maggiore nella relazione di coppia implica dunque l’esclusività, altrimenti non sarebbe il massimo che puoi donare: avendo a disposizione un certo bene intero che è il massimo, dividendolo fra più persone dai solo una parte a quella con cui stai, e questa parte è sempre minore dell’intero. Quindi non stai dando tutto quanto sei in grado di dare, e il dono non è il massimo.
Unione totale
Il bene in considerazione deve inoltre essere qualcosa che solo Tu puoi dare alla persona amata, perché la vuoi amare Tu in persona, unendoti a lei personalmente. Perciò questo bene deve essere qualcosa di interno a te, non esterno, in quanto deve dipendere solo da te e non da altro o da altri.
Essendo quel bene intrinsecamente tuo, per darglielo di fatto devi stare insieme alla persona amata, perché puoi donarlo solo rendendone partecipe l’altro, quindi unendoti a lui. Ma trattandosi del bene maggiore possibile, per renderlo totalmente partecipe di esso è necessario che ti unisca totalmente a lui, in unione totale.
Il bene maggiore da donare è il dono completo di te stesso/a
Cos’è che solo Tu hai il potere di donare o non donare (in assenza di impedimenti); il massimo che puoi dare nel contesto della relazione di coppia e quindi darlo in modo continuo e perenne; che puoi donare interamente ad una sola persona; che è interno e non esterno a te; e infine che puoi donare pienamente solo unendoti totalmente all’altro? È il dono completo di te stesso/a. Non l’annientamento o la fusione, che annullerebbero una o entrambe le persone, ma il dono proprio di te stesso/a, seppure completo, nella tua integrità.
Ora possiamo finalmente riprendere per l’ultima volta, per precisarla definitivamente, la definizione dell’amore data da S. Tommaso citando Aristotele: “L’amore consiste specialmente nel fatto che «chi ama vuole del bene all’amato» (Aristotele, Retorica, II, c. 4, n. 2)”[3]: quanto dimostrato conferma l’intuizione di Gerard Gilleman, che precisa tale definizione in riferimento all’amore di amicizia, ma che vale a maggior ragione per l’amore nella relazione di coppia, in cui si esprime il massimo del dono di sé, nella sua completezza:
“Ricordiamo qui la definizione di Aristotele: «Velle alicui bonum [volere il bene a qualcuno]». Qual è questo «bonum [bene]»? Può essere qualsiasi cosa. Ma se fossi io stesso, quel bene che voglio al mio amico? Nulla vieta di interpretare in questo modo San Tommaso; anzi, tutto ci spinge verso il movimento del suo pensiero, così come lo abbiamo testé ricordato. Una delle forme della definizione dell’amore può dunque essere: «Velle alteri seipsum [volere (dare) all’altro se stessi]»[4].
L’amore è volere e fare il bene dell’altro, essere-per-l’altro, pro-esistenza
In ultima analisi l’amore, che è volere e fare il bene dell’altro, nella relazione di coppia si manifesta come il culmine dell’essere-per-l’altro della cosiddetta pro-esistenza (esistenza-per l’altro), tutta dedita alla realizzazione concreta e continua dell’unione amorosa con l’altra persona mediante il dono completo e definitivo di sé.
Quali sono le 5 caratteristiche distintive del vero amore in una relazione di coppia?
Riassumendo, il bene che vuoi all’altro, se vuoi amarlo davvero, deve essere un dono gratuito, e il dono più grande che Tu possa fargli. La cosa più grande che hai il potere di dare sei Tu, dunque quel dono sei Tu. Questo dono infatti, per essere attuato autenticamente, deve necessariamente rispettare le condizioni di:
- gratuità, per essere un dono autentico, disinteressato, incondizionato, con l’intenzione di amare l’altro puramente per amore dell’altro, a prescindere dal tornaconto anche sentimentale;
- generosità, perché il sacrificio di te stesso/a per donarti completamente all’altro, lo puoi fare solo amandolo più di te stesso/a;
- perennità, poiché vivi nel tempo, e per donare totalmente te stesso/a devi donarti in tutto il tempo in cui vivi, o finché l’altro vive;
- esclusività, giacché se ti doni completamente, non puoi donarti a più di una persona, ad esempio fisicamente, visto che possiedi un solo corpo;
- unione totale, dal momento che non puoi donare completamente te stesso/a all’altro o all’altra senza unirti totalmente a lui o a lei.
Cosa implicano la generosità, la perennità e l’esclusività
Non essere egoisti
La necessità della generosità implica la negazione dell’egoismo, e quindi amare il partner più di se stessi e il sacrificio di sé per lui o lei, anche se può essere duro, difficile e doloroso, come sopportare e resistere in certe situazioni, perdonare in certi casi e rinunciare ad altre persone, cose o passioni.
Se vuoi amare davvero, allora non devi mettere te stesso al primo posto, bensì la persona al tuo fianco, e questo è indispensabile soprattutto nel caso in cui si crei un conflitto tra l’amore per l’altro e l’amor proprio, che potrebbe spingerti a lasciarlo se non accettassi di sacrificarti, mettendolo da parte per far spazio a quello per l’altro.
Mai lasciare né trascurare il partner
La necessità della perennità implica la negazione della possibilità di lasciare il partner, di trascurarlo ad esempio con assenze prolungate e facilmente evitabili, e di prendere “pause” o lasciarlo per poi tornare insieme (ma sarebbe comunque meglio che abbandonarlo definitivamente).
Se vuoi amare davvero, allora non devi lasciare mai la persona con cui stai, e inoltre non devi trascurarla deliberatamente, come non vedendola per niente o partendotene per periodi lunghi senza costrizione o necessità.
Non tradire
La necessità dell’esclusività implica la negazione della permissibilità del tradimento e delle forme inappropriate di rapporti e condivisioni con altre persone al di fuori della relazione di coppia.
Il dono completo di se stessi si può vivere esclusivamente con una persona, ed implica la negazione, l’esclusione delle altre da tale unione.
“Sciogli questo enigma: «Se ne hai poco, puoi dividerlo fra molti, se ne hai molto, è indivisibile». La donna rispose: «È l’amore»”.
Non si devono però escludere le altre persone da tutti i diversi aspetti della vita, perché la coppia non deve chiudersi al mondo esterno. Ma se vuoi amare davvero, allora non devi tradire la persona con cui stai, né condividere con altre persone gesti e atteggiamenti inappropriati al di fuori della coppia.
Cosa implica l’unione totale
La necessità dell’unione totale implica la negazione dei limiti con cui ci si unisce al partner, e comporta una comunione totale di vita. Se vuoi amare davvero, allora devi unirti totalmente alla persona con cui stai, anima e corpo, senza riserve.
Se non è ancora possibile o giusto, per le ragioni che considereremo nei post SESSO E UNIONE TOTALE – 1) Un valore da preservare? – 2) Aspettare il matrimonio o no? Convivere o sposarsi direttamente?, quello deve essere comunque l’obiettivo, se vuoi arrivare ad un amore pienamente realizzato.
Di conseguenza il bene da donare nella relazione di coppia, per essere il maggiore possibile, deve corrispondere all’unione più perfetta di sé con l’altro, che è quella gratuita, generosa, perenne, esclusiva e totale.
Se vuoi amare veramente, devi puntare a questa scelta; e se non hai ancora raggiunto o hai abbandonato le sue caratteristiche, devi mirare a queste o recuperarle.
Il vero amore nella relazione di coppia è il dono completo di sé, per amore dell’altro
Le modalità con cui si deve amare nella relazione di coppia, oltre alla gratuità, sono dunque quattro: la generosità, la perennità, l’esclusività e la totalità dell’unione. Queste quattro modalità individuano l’essenza del dono maggiore possibile che si deve fare per amare davvero, e corrispondono al dono completo di se stessi. Ecco quali sono la materia buona e l’intenzione buona nella vera scelta di amare: il dono completo di sé, per amore dell’altro.
Per quanto ciò sia sempre più difficile nella nostra società, per fortuna ci sono ancora persone convinte che “l’amore maturo è amore di donazione, e la piena maturazione consiste nel dono di sé”. Benissimo, però bisogna precisare che questa maturazione non è spontanea né necessaria come quella fisica, ma è libera e dunque volontaria. Infatti se non la si vuole non avviene, e si può benissimo continuare ad essere egoisti, non donando, o non donando gratuitamente, o non donando completamente se stessi, cioè non amando una sola persona per tutta la vita, più di se stessi e in unione totale (o almeno verso la totalità).
Inoltre non appare convincente ed esaustivo dire semplicemente che se si è maturi si dona se stessi, perché questo deve essere dimostrato a partire dalla natura dell’amore e della persona umana, e l’entità del dono di sé va analizzata accuratamente nelle sue implicazioni pratiche, non sbandierata come una bella frase che poi nessuno realizza o ha intenzione di realizzare concretamente.
Se vuoi amare davvero il tuo partner, devi amarlo gratuitamente, generosamente, perennemente, esclusivamente e in unione totale
Quindi, se vuoi amare veramente in una relazione di coppia, la ragione stabilisce che allora devi donare gratuitamente e completamente te stesso/a alla persona con cui stai, cioè generosamente, perennemente, esclusivamente e in unione totale.
Ora sai che o ami in questo modo, o non ami affatto il tuo partner. Ma amare è una scelta che solo Tu puoi compiere per mezzo della tua libera volontà.
Naturalmente il discorso su cosa significa amare non si ferma qui, perché non basta capire e rispettare certe condizioni imprescindibili: bisogna anche metterle in pratica, fare scelte e atti concreti, che saranno oggetto di altri post successivi.
Nel prossimo post: LA VERITÀ DELL’AMORE: COSA SIGNIFICA AMARE? – 2) Bisogna impegnarsi e amare per sempre?
- Perché bisogna impegnarsi ad amare in un modo preciso?
- Per amare davvero bisogna amare per tutta la vita?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
NOTE
- Fondazione della metafisica dei costumi, in Scritti morali, op, cit., p. 88. ↑
- Somma contro i Gentili, III, cap. 90, arg. 5. ↑
- Somma contro i Gentili, III, cap. 90, arg. 5. ↑
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Gerard Gilleman, Le primat de la Charité en théologie morale. Essai Méthodologique, E. Nauwelaerts-Desclée de Brouwer, Leuven-Paris 1952 (trad. it. Il primato della carità in teologia morale, Morcelliana, Brescia 1959), pp. 113 s., cit. in Juan José Pérez-Soba, Amore: introduzione a un mistero, Edizioni Cantagalli – Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, Siena-Roma 2012, p. 352. ↑
