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NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE? – 2) Dai problemi sentimentali al problema della scelta: restare con il partner o lasciarlo?

Di CuoreMenteSpirito
NON SONO PIÙ INNAMORATO/A. CHE FARE 2 Dai problemi sentimentali al problema della scelta restare con il partner o lasciarlo

 

Non ti senti più innamorato/a e ti chiedi se è meglio restare con il partner o lasciarlo? Questi post ti aiuteranno a riflettere e a prendere la decisione giusta.

 

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Dai problemi sentimentali al problema della scelta giusta: restare con il partner o lasciarlo? Amare o non amare?

 

Dopo il periodo dell’innamoramento hai il problema di scegliere se restare con il partner o lasciarlo

Se nella vita hai attraversato almeno un momento di crisi, dovuto a qualcuno dei molti problemi descritti, e non hai lasciato il tuo partner, sicuramente hai già usato una facoltà che ti ha permesso di opporti alle percezioni anti-teleologiche dell’amore: la volontà. Ma se l’hai usata per proteggere il tuo sentimento di amore per la persona con cui stavi, che a parte quel momento sentivi comunque e oltre ogni dubbio più forte e importante per te, perché eri ancora innamorato, ti è venuto spontaneo non lasciarla.

Così non hai scelto sacrificandoti per l’altro, ma per salvaguardare l’unione e il tuo sentimento di amore, la cosa che globalmente ti dava la maggiore felicità, nonostante certi dubbi momentanei. Quindi non hai scelto per l’altro, bensì per la tua felicità, per te stesso. Ma a parte ciò, hai basato la tua scelta sul sentimento dell’amore, cioè su qualcosa di molto fragile, instabile e che non è eterno.

Infatti quando l’innamoramento è finito, cioè non si è più innamorati perché il sentimento di amore non è più così forte come prima, non viene più così spontaneo restare insieme anziché lasciare il partner, specialmente nei momenti in cui i dubbi sono più forti e la situazione è più difficile. Quando si è ancora innamorati ci si trova nella fase sentimentale o “estetica” dell’amore (dal greco aisthētikós = ‘che concerne la sensazione’, derivato di ‘sentire, percepire’), in cui è facile scegliere di restare insieme spinti dalla forza del sentimento di amore. Quando tale periodo finisce si pone invece un problema di scelta: puoi sentire o non sentire che preferiresti restare, e puoi sentire o non sentire che preferiresti lasciare.

 

Cosa senti, cosa vuoi, cosa devi e cosa puoi fare?

A seconda del momento e della forza di ciascuna sensazione:

  • puoi sentire cosa desideri, ammesso di riuscire a distinguere quale desiderio prevale;
  • ma forse non sai ancora cosa vuoi, perché non hai ancora usato la volontà a prescindere dai sentimenti;
  • e se non hai alcuna convinzione etica o religiosa a monte, che possa ispirare i valori morali da seguire, non sai cosa devi scegliere, perché non hai ancora usato la ragione per riflettere su questo problema;
  • ma una cosa la sai: puoi fare l’una o l’altra cosa, lasciare o non lasciare, e questo perché come uomini abbiamo il libero arbitrio, che è la libertà di scelta (ne parleremo in questa seconda serie di post a proposito della volontà e dei sentimenti. Ma per un approfondimento scientifico-filosofico più in generale sulla questione se esista e cosa sia il libero arbitrio, vedi questi futuri post). Esso è diverso dalla piena libertà, che è cosa ben più grande e difficile da conseguire (come spiegherò in un altro post di un’altra serie); e non è onnipotenza, perché non possiamo scegliere qualunque cosa immaginiamo: abbiamo solo alcune alternative possibili.

Tutto ruota attorno a questi quattro verbi chiave: sentire, volere, potere e dovere. Un post dopo l’altro, ti sarà sempre più chiaro il rapporto fra di essi.

 

Dal problema sentimentale a quello morale: qual è la scelta giusta?

Quando si usufruisce del libero arbitrio per attuare una scelta fra due alternative possibili, in questo caso lasciare o restare con il partner, si sceglie una delle due cose in quanto rispetto all’altra la si considera un bene, ovvero la scelta giusta, e non si sceglie l’altra in quanto la si considera un male relativamente all’altra, cioè la scelta sbagliata.

Appare dunque evidente che dal problema sentimentale, provocato dalla comparsa della spinta a lasciare al termine dell’innamoramento, scaturisce un problema morale: capire qual è la scelta giusta. Esso riguarda una delle domande fondamentali dell’uomo: cosa devo scegliere, cosa devo fare, come mi devo comportare nella vita, nelle varie circostanze? Come posso scegliere bene per conseguire la piena realizzazione di me stesso ed essere felice? Il problema morale è quale sia la scelta giusta da effettuare tra quelle possibili e perché.

 

Il dubbio viene perché il sentimento dell’amore non è l’amore: non è unico, assoluto, eterno ed immutabile

Il problema non si porrebbe se le considerazioni puramente sentimentali sull’amore (percezioni teleologiche) esposte nella prima serie (vedi i post COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? – 1) Esclusività della persona amata: si può amare più persone contemporaneamente?, 2) Vorresti che fosse felice?, 3) “Ti amerò per sempre”?, 4) Desiderio di unione totale: vorresti stare con lui/lei?) fossero uniche e complete, cioè se il sentimento dell’amore coincidesse con l’amore e fosse costante, unico, assoluto, eterno ed immutabile.

Tale sentimento, così concepito, non farebbe che suscitare le quattro percezioni teleologiche dell’amore; e ispirando la propria condotta a queste ultime non si porrebbe alcun problema di scelta: basterebbe realizzare quelle, se tanto c’è sempre e solo il sentimento dell’amore a spingere con sufficiente insistenza verso la loro attuazione. Ma abbiamo visto che la verità è ben diversa:

  • il sentimento di amore non è costante nel tempo, bensì instabile, fugace e fluttuante;
  • non è unico, perché vi sono altri sentimenti in contrasto con esso (le percezioni anti-teleologiche);
  • non è assoluto, perché il suo regno è relativo ad un preciso periodo, quello dell’innamoramento;
  • non è eterno, perché l’innamoramento ha fine nel tempo;
  • non è immutabile, bensì mutevole, perché la sua forza diminuisce al termine dell’innamoramento e poi resta volubile.

 

Amare l’altro o amare più se stessi? I sentimenti sono troppo inaffidabili per decidere

Allora diventa sensato e urgente porsi il problema morale: cosa fare? Restare con il partner o lasciarlo? Amare l’altro o amare più se stessi? Perché è questa la domanda che ci si pone quando l’amore per l’altro entra in conflitto con l’amor proprio.

Adesso sappiamo che i sentimenti possono essere repentini nel nascere come nel cessare, e la passione è così altalenante che è ben difficile fondare una scelta su di essa.

Per esempio a volte i miei sentimenti ardono per Chiara, in alcuni periodi più e in altri meno, e cambiano anche da un giorno o da un momento all’altro. Un attimo la passione si spegne o è quasi spenta e l’istante successivo riesplode. Talvolta diventavo triste e malinconico al pensiero e al ricordo di Maddalena, oppure la mia memoria si crogiolava nel pensiero e nel ricordo di Cristina, e ogni tanto sognavo (adesso raramente) sia l’una che l’altra. A volte desidero solo Chiara e altre volte sono combattuto da tentazioni generiche o verso altre persone. In certi momenti anche in me sorgeva (o riaffiora) il dubbio: lasciarla o non lasciarla? Visto che ci sto ancora insieme, mi pare chiaro che io non ho scelto in base ai soli sentimenti.

Spero che tutto ciò che abbiamo appurato in questo post basti a dimostrare che i sentimenti non sono per nulla affidabili, che magari vivono un attimo e poi si spengono dando adito ad altri stati d’animo o rinascono in forma diversa, come le intense e brevi fiamme sprigionate da sottili fogli di carta. Fiamme sempre in divenire, che crescono, aumentano, si affievoliscono, mutano forma e colore continuamente. Chi vorrà prendere le decisioni importanti della propria vita costruendole su fondamenta scosse di continuo dai terremoti del cuore, e troppo fragili per resistervi?

 

Una lettera che illustra efficacemente il nostro problema

Riporto una lettera trovata sul quotidiano di Roma Metro, che descrive bene il punto a cui siamo giunti e il problema che ci troviamo ad affrontare (corsivo mio):

Amore svanito all’improvviso

CUORE. Non avrei mai pensato che potesse capitarmi una cosa simile. All’improvviso, dopo due anni d’amore intenso e burrascoso, sento di non amarla più. Tutto svanito nel nulla, la passione, l’interesse, l’emozione di stare insieme. Non so perché. So soltanto che la guardo e non capisco più perché l’ho scelta. Ma ho paura di dirle la verità. In realtà ho più paura dei miei sentimenti, che cambiano così repentinamente. Parafrasando Battiato, mi sembra di non avere più un centro di gravità permanente. Quanto devo aspettare prima di parlarle? E se poi me ne pentissi?”.

 

Qual è la decisione giusta da prendere? Come potremo capirlo nei prossimi post?

 

Se la tua fase di innamoramento è finita, non puoi evitare la scelta fra restare con il partner o lasciarlo, amare veramente l’altro o più te stesso/a

Perché l’innamoramento finisca, spero di averlo spiegato abbastanza dettagliatamente. Ma se sei arrivato a questo punto, al termine dell’innamoramento, non puoi più aspettare: è necessario che Tu faccia una scelta, una scelta che non puoi evitare, fra lasciare il partner o restarci insieme, amare veramente l’altro o amare più te stesso. Escludendo tresche e rapporti occasionali (per i quali vedi il post HAI AVUTO (O TEMI) UNA DELUSIONE IN AMORE? – 1) Forse per il momento è meglio soltanto “divertirsi”?), rispetto a lasciare o non lasciare una persona non c’è una terza possibilità.

Nei prossimi post occorrerà valutare le motivazioni più diffuse per cui si sceglie di restare o lasciare, e dimostrare che queste alternative coincidono rispettivamente con amare più se stessi o amare veramente l’altro, e non c’è una terza possibilità, in questa fase. Ma non si può semplicemente amare l’altro come si ama se stessi? Certo che sì, anzi è quello l’obbiettivo; però vedremo che non ci si arriva senza aver prima scelto di amare e non usare l’altro.

Dunque lasciare o non lasciare, amare o non amare? Qual è la scelta giusta e perché? È questo il problema morale, un problema che ora bisogna risolvere urgentemente perché ci riguarda quasi tutti, e ne va della nostra vita!

 

Con quale disciplina e metodo potremo risolvere il problema?

La parte della filosofia che si occupa del problema morale si chiama etica o filosofia morale. La soluzione, cioè l’etica dell’amore che proporrò in questa seconda serie di post, sarà un’etica naturale, cioè:

  • fondata sulla vera natura della persona umana;
  • in grado di analizzare la vera natura dell’amore e la sua differenza dall’egoismo;
  • che perviene ad una morale riconosciuta e dimostrata dalla ragione, propria della natura umana e pertanto universale;
  • sarà dunque un’etica dell’amore puramente razionale, filosofica, “laica”, che non chiama in causa una rivelazione soprannaturale di Dio e la fede in essa, ma risulta comprensibile e praticabile (almeno in parte) da tutti coloro che la accettano con onestà intellettuale e si impegnano a rispettarla con una volontà ben disposta; e tutti gli esseri umani possiedono per natura l’intelligenza e la volontà, per cui quella che ricerchiamo è un’etica universale, ricavata con i soli strumenti della ragione naturale e quindi della filosofia, per quanto ad esse accessibile.

Infatti

L’apporto peculiare del pensiero filosofico permette di discernere, sia nelle diverse concezioni di vita che nelle culture, «non che cosa gli uomini pensino, ma quale sia la verità oggettiva» (S. Tommaso d’Aquino, De Caelo, 1, 22)”[1].

 

Quali altre discipline ci serviranno?

Per conseguire questi scopi, serviranno gli apporti anche di altre discipline filosofiche, in particolare la logica (necessaria in qualunque scienza e discorso umano) e soprattutto l’antropologia filosofica, da cui l’etica dipende direttamente, perché l’antropologia filosofica è una scienza teoretica che studia tutto l’uomo, nella specificità del suo essere psico-fisico, avvalendosi del metodo filosofico per scoprirne la natura e struttura essenziale, le sue cause ultime e aspirazioni più profonde; mentre l’etica è una scienza pratica (o meglio della pratica) che, partendo da quella base, studia ciò che l’uomo deve essere, specificando meglio il suo fine ultimo e i mezzi per conseguirlo, giustificando razionalmente i criteri e le norme per discernere gli atti buoni che deve compiere e le virtù da coltivare, dalle azioni cattive e dai vizi che deve evitare[2].

In un contesto come quello attuale, in cui regna la confusione non solo in ambito teorico, ma anche pratico, morale, è evidente che una riflessione etica rigorosa è indispensabile e urgente per correggere idee sbagliate e risolvere dubbi che hanno grandi ripercussioni su tutta la vita e l’umanità. (Le tematiche antropologiche ed etiche generali, al di là di quelle necessarie per rispondere alle presenti domande, saranno ampliate e approfondite in altre future serie di post in cui affronteremo le grandi domande sull’essere umano e sulla morale).

 

Di cosa parleremo nei prossimi post

Siccome nella prima serie di post mi sono occupato del sentimento dell’amore, delle percezioni e dei problemi collegati all’innamoramento, l’ho definita “estetica”, secondo la mia interpretazione dell’aggettivo “estetico” come concernente soprattutto le sensazioni e i sentimenti. La seconda serie invece la definisco “etica” perché esamina:

  • il problema morale, cioè qual è la scelta giusta? Restare con il partner o lasciarlo?
  • Quale scelta è quella di amare se stessi e quale invece quella di amare l’altro?
  • Come si può scegliere di amare con una facoltà superiore e più potente dei sentimenti, così volubili e inaffidabili?
  • Cosa significa amare veramente una persona?
  • Come si deve agire nel concreto e come si deve reagire ai propri sentimenti, alle percezioni teleologiche dell’amore e a quelle anti-teleologiche?
  • Se nella prima serie avevo esortato ad aprirsi alla bellezza in tutti i sensi (vedi i post APRIRSI ALLA BELLEZZA – 1) e2)), qui ricerchiamo la verità dell’amore;
  • se lì eravamo nel mondo dell’immediatezza dei sentimenti, qui ricerchiamo la mediazione della ragione, per capire come rispondere alle domande elencate sopra;
  • alla capacità di apertura alla bellezza, chiamata ricettività immanente passiva (vedi il post COSA SI PROVA QUANDO SI È INNAMORATI? (Parte IV) Desiderio di unione totale: vorresti stare con lui/lei?), corrisponderà qui la riflessività critica attiva;
  • alla passività con cui venivano percepiti i sentimenti, senza avere voce in capitolo, si opporrà l’azione decisa dalla volontà dotata del libero arbitrio, ossia della libertà di scelta.

 

Dalla fase estetica alla fase etica dell’amore, evitando di bloccarsi nello stadio sentimentale

Infatti è finita la fase estetica, in cui il sentimento dell’amore la faceva da padrone, con tutti i suoi alti e bassi e l’incertezza conseguente: è tempo di diventare padroni della propria vita, è tempo di passare alla fase etica del cammino dell’amore.

Ma si può anche decidere di chiudersi alla nuova fase, scegliendo di amare più se stessi e lasciare l’altro, chiudendosi in un nuovo stadio estetico: un altro blocco, un ulteriore irrigidimento nel corso della vita. Per uscirne bisognerà fare prima o poi la scelta opposta.

Le due scelte sono discusse nei prossimi post: prima quella di amare più se stessi e di lasciare l’altro; poi quella di amare veramente l’altro e di non lasciarlo. La prima è il regno dell’egoismo; la seconda, finalmente, dell’amore. E non parlo del sentimento dell’amore, ma del primo passo verso l’amore vero.

 

Nel prossimo post: DECIDERE SE RIMANERE INSIEME O LASCIARE IL PARTNER SOLTANTO IN BASE AI SENTIMENTI È UN BUON CRITERIO DI SCELTA?
  • Lo spontaneismo: decidere se restare con il partner o lasciarlo soltanto in base ai sentimenti è un buon criterio di scelta?
  • Hai lasciato o stai pensando di lasciare la persona con cui ti sei messo/a insieme da poco? Sarà la scelta migliore per te e per lei?

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.

Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

 

NOTE
  1. Papa San Giovanni Paolo II, enciclica Fides et Ratio, n. 69.
  2. Cfr. S. Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, vol. III: La natura e l’uomo (Filosofia della natura, Psicologia ed Etica), Ed. La scuola, Brescia 2013, pp. 189-191.

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