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Perché a volte facciamo scelte sbagliate? Come evitarle per costruire relazioni d’amore solide e durature?
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Perché possiamo sbagliarci su quale sia la verità e fare scelte sbagliate?
La differenza tra errore e ignoranza
Alla fine del post precedente VOLONTÀ, RAGIONE E SENTIMENTO – 2) Per amare serve anche la ragione? ci eravamo lasciati con la domanda: se la volontà non può decidere cosa è vero o falso, bene o male, ma sono l’intelligenza e la ragione che lo capiscono, pur non potendo costringere la volontà a seguire le loro indicazioni, allora perché si può sbagliare su quale sia la verità, formulando e accettando come vere proposizioni che sono false o ritenendo false quelle che sono vere, cadendo così in errore?
Come precisato da S. Tommaso d’Aquino, l’errore va distinto dall’ignoranza, che è la semplice assenza di conoscenza, mentre l’errore si verifica quando si formula o si condivide avventatamente un giudizio, prima di aver conosciuto bene l’oggetto e che tale conclusione sia evidente:
“Può infatti esserci ignoranza senza che uno emetta alcun giudizio su ciò che non conosce; allora si tratta di un ignorante e non di un errante; ma quando emette una sentenza falsa riguardo a cose che non conosce, allora si dice propriamente che cade in errore”[1].
Quali sono le cause degli errori?
L’errore spesso è dovuto all’influsso di fattori emotivi o volitivi che ci spingono a fare, approvare o rifiutare certe affermazioni anche quando non sappiamo esattamente come stanno le cose. Secondo S. Tommaso le cause principali che possono condurre all’errore sono tre:
- la complessità dell’oggetto da conoscere;
- la precipitazione (o frettolosità);
- e l’intromissione delle passioni (emozioni) nell’attività dell’intelletto[2].
Ora, escludendo il caso degli errori involontari, queste cause sono dovute più alla volontà che ai limiti intrinseci dell’intelletto umano o alle emozioni in se stesse.
Vediamo perché, considerando un classico esempio di ciò che impropriamente si dice “errore dei sensi”: il famoso bastone dritto, che immerso per metà in acqua sembra spezzato. Finché si osserva questo e si dice: “quello che vedo è un bastone che mi appare spezzato”, si dice una cosa vera e non si commette alcun errore. Ma se in base a questo si pretende di dire: “quel bastone è veramente spezzato”, si cade in errore. Facendo i dovuti controlli e ragionando infatti si capisce che il bastone non è realmente spezzato, ma sembra così per i diversi indici di rifrazione dell’aria e dell’acqua, con la conseguente deviazione dei raggi luminosi nel loro punto d’incontro.
Se sbagliamo, è colpa dei nostri sensi, dei limiti della nostra intelligenza o della nostra volontà? Cosa possiamo fare per evitare di pensare e dire cose errate e fare scelte sbagliate?
Dall’esempio sopra risulta chiaro che in realtà i sensi (come anche i sentimenti) presentano senza errore le loro percezioni, ed è poi l’intelletto che deve giudicare di esse valutando la loro affidabilità e ciò che è effettivamente deducibile sulla loro base.
Si possono fare considerazioni analoghe per ogni errore, che è sempre un giudizio dato senza che si sia effettivamente constatato quanto si afferma, determinato non dall’oggetto percepito, da un errore dei sensi o dell’intelletto, ma dal voler dire più di quanto si conosce con certezza. Ovviamente non possiamo aspettare sempre di arrivare a una conoscenza evidente ed esauriente prima di compiere tutte le azioni quotidiane: se facessimo così, rischieremmo di non parlare, di non muoverci e di morire di fame e di sete, come dovrebbe fare uno scettico coerente.
Tuttavia, riguardo alle verità decisive per la vita, occorre stare attenti prima di prendere posizione, cercando di conoscere adeguatamente le cose, ragionarci con la propria testa e fidandosi di chi dimostra di meritare fiducia, evitando così di cadere in errori che possono incidere assai negativamente sulla propria vita concreta[3].
A tale scopo non bisogna essere frettolosi né seguire acriticamente le proprie preferenze ed emozioni, per cui è necessario uno sforzo di volontà. Tornando ai fattori d’errore infatti, la frettolosità o precipitazione non consente di dedicare all’oggetto tutta l’attenzione che sarebbe necessaria, ma questo dipende dalla forza con cui la volontà vuole far uso della ragione, e dunque non è un errore dell’intelligenza, bensì una non piena applicazione della volontà all’intelletto.
A volte sbagliamo perché preferiamo seguire gli impulsi delle passioni, le abitudini e l’opinione comune piuttosto che sforzarci di informarci e ragionare
Inoltre, come spiega S. Tommaso,
“L’errore talvolta è dovuto all’impeto delle passioni, le quali assorbono e quasi legano il giudizio della ragione, fino a tal punto che essa non prende più in considerazione né questo (oggetto) né il suo opposto; ma la volontà insegue il piacere che le viene presentato dai sensi”[4].
Si tratta appunto di una deviazione della volontà, che si ripiega sugli stimoli dei sentimenti anziché rivolgersi alla ragione. Finché si è ancora in grado di intendere e di volere, è infatti compito della volontà tenere a bada le emozioni, facendo correttamente uso della ragione. Dunque è colpa sua se la ragione non viene utilizzata o viene usata approssimativamente, scorrettamente, strumentalmente, allo scopo disonesto di confermare che una certa convinzione è vera, quando è falsa, o è giusto seguire un determinato sentimento quando non lo è.
Le passioni a volte rendono difficile ragionare sollecitando la volontà a non usare la ragione, che potrebbe imporre di non seguire, moderare o frenare le passioni stesse qualora spingessero a sostenere credenze erronee o a compiere scelte sbagliate. Ma nella considerazione delle più fondamentali verità e scelte morali, l’intelligenza e la ragione non possono cadere da se stesse in errore, poiché i primi princìpi sono auto-evidenti e inconfutabili, e i ragionamenti seguono con necessità logica.
È la volontà, in quanto libera, che può liberamente decidere di non far uso della ragione o usarla in modo improprio per valutare e scegliere i comportamenti da attuare, lasciandosi guidare ad es. dall’opinione comune, dalle abitudini o dai sentimenti. Questi, se seguiti acriticamente, conducono spesso a scelte moralmente sbagliate, ma che possono essere riconosciute tali solo appunto attraverso un uso corretto della ragione, cosa che solo la volontà può decidere di consentire.
Si può sbagliare involontariamente? Fino a che punto i sentimenti influenzano la nostra capacità di intendere e di volere?
Se non abbiamo consapevolezza o intenzione di fare qualcosa, possiamo sbagliare involontariamente; ma siamo colpevoli se ignoriamo volontariamente ciò che dovremmo conoscere e agiamo liberamente
Affinché si possa scegliere liberamente di seguire o non seguire i sentimenti, i loro oggetti devono essere conosciuti dall’intelletto, cosicché la volontà possa agire. Altrimenti ne scaturirebbe un atto involontario, non scelto deliberatamente, consapevolmente e intenzionalmente. Senza la considerazione di un oggetto da parte dell’intelligenza (consapevolezza), la volontà non agisce in quella direzione, almeno non con l’intenzione orientata a tale oggetto, che è sconosciuto, e così l’atto risultante non è volontario “non lo si fa apposta”, anche se l’ignoranza diventa colpevole quando si ignora volontariamente ciò che si ha il dovere di conoscere.
Quando ad es. si cerca di afferrare o lanciare un oggetto e accidentalmente, “per sbaglio” si urta un’altra cosa o persona, non si conosce né vuole questo secondo effetto, si agisce senza quell’intenzione, e subito si dice: “Non l’ho fatto apposta!”, perché l’urto non è stato volontario; volontario era solo l’afferrare o il lancio che si intendeva effettuare, ignorando i suoi “effetti collaterali” nelle circostanze accidentali che si sono verificate. Così un atto provocato da un raptus, da una passione violenta e realmente incontrollabile, ad es. l’ira, senza poter intendere e volere ciò che si fa, non è volontario.
Le passioni possono spingere al loro oggetto e all’azione corrispondente distraendo da altri oggetti e altre azioni. Infatti la nostra attenzione è limitata, e se viene assorbita totalmente o quasi da una forte emozione, essa sollecita l’immaginazione, l’intelligenza e la volontà al punto da rendere difficile considerare ulteriori aspetti di un oggetto, altre cose o scelte alternative rispetto a ciò verso cui indirizza il sentimento.
Sentimenti antecedenti, concomitanti e conseguenti un atto di volontà
Va aggiunto però che i sentimenti possono nascere non solo spontaneamente prima dell’atto della volontà (passioni antecedenti), ma anche insieme o a seguito di esso: come spiega S. Tommaso, le passioni
“possono essere conseguenti […] in due modi. Primo, per ridondanza: quando cioè la parte superiore dell’anima vuole una cosa così intensamente che ne deriva un moto anche nella parte inferiore di essa. E allora la passione che consegue nell’appetito sensitivo è segno dell’intensità della volizione, e sta a indicare una bontà morale superiore. Secondo, per una scelta deliberata: cioè quando un uomo a ragion veduta delibera di farsi prendere da una passione per agire con maggiore prontezza, mediante la cooperazione dell’appetito sensitivo. E allora la passione accresce la bontà dell’atto”[5].
Per questo S. Tommaso afferma che la cosa migliore è non solo compiere il bene volontariamente, ma anche spinti dalle emozioni appropriate alla situazione o suscitandole intenzionalmente:
“Come è cosa migliore che l’uomo, oltre a volere il bene, lo compia anche esternamente, così contribuisce alla perfezione del bene morale il muoversi non soltanto con la volontà, ma anche con l’appetito sensitivo, secondo quanto dice il Salmo [83, 3]: «Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente», intendendo per cuore l’appetito intellettivo, e per carne quello sensitivo”[6].
Se manteniamo la capacità di intendere e di volere, i sentimenti che coltiviamo o assecondiamo e le azioni conseguenti sono volontari e ne siamo responsabili
Dunque basta che ci sia un minimo di possibilità di intendere e di volere, e allora una passione che si suscita o a cui si decide di non opporsi diventa volontaria, come pure l’atto conseguente, di cui il soggetto diviene moralmente responsabile, anche se le circostanze possono aumentare o diminuire la bontà o cattiveria morale dell’atto. Escludendo il caso degli atti involontari, quando si provano dei sentimenti, essi propongono alla volontà gli oggetti verso cui tendono, tramite l’intelligenza che li riconosce. Però siccome la volontà è libera, i sentimenti possono fare pressione e influenzare, ma finché si rimane capaci di intendere e di volere non possono mai determinare la volontà verso l’una o l’altra scelta volontaria, a meno che uno non decida liberamente di subirli e seguirli acriticamente.
Non si vuole niente che prima non sia conosciuto, ma lo si può volere anche senza ragionarci sopra. Infatti per volere qualcosa non è necessario averne una conoscenza intellettualmente esaustiva e veritiera, ma solo conoscerlo e valutarlo come bene appetibile. Perciò la volontà può tendere ad un oggetto proposto dai sentimenti quando viene conosciuto attraverso l’intelletto, che viene a conoscenza dell’impulso della passione e lo valuta, così la volontà può liberamente seguire questo impulso anche senza la mediazione della ragione, cioè senza voler ragionare. Solo la volontà può decidere di servirsi della ragione (o almeno di non impedirlo) come mediazione fra essa e gli oggetti conosciuti, per valutare se è bene o male fare una certa cosa e individuare la scelta giusta fra gli oggetti proposti alla volontà da tutte le altre facoltà umane, l’emotività e l’intelligenza.
Se non vogliamo ragionare possiamo dire e fare cose sconsiderate, di cui potremmo pentirci
Questo non significa certo che agire volontariamente senza ragionare toglie ogni responsabilità morale, come anche agire sconsideratamente, cioè senza considerare con l’intelletto ciò che si fa. La volontà non può decidere cosa è bene e cosa è male moralmente, ciò spetta all’intelligenza e alla ragione. Però la volontà è libera di fare sia il bene che il male, e di servirsi o non servirsi della ragione per capire qual è la scelta giusta e quali quelle sbagliate in una particolare situazione, specie quando si è in dubbio.
Ragionare o non ragionare su una scelta o un’azione da compiere non è certo indifferente, soprattutto quando si sa che non ragionando si possono fare cose sbagliate, di cui poi magari ci si pentirà.
Come evitare di sbagliare in amore? La ragione può aiutarci ad amare veramente e a non fare scelte sbagliate?
L’amore è volere bene all’amato, ma occorre ragionare su cos’è veramente questo bene
Se vuoi amare l’altro per amore dell’altro, allora non vuoi seguire immediatamente i tuoi sentimenti, positivi e negativi, senza rifletterci
Adesso veniamo a ciò che ci interessa riguardo all’amore. A seconda del momento, puoi sentire sia sensazioni che ti spingono a lasciare la persona con cui stai, sia sentimenti che ti spingono alla scelta opposta. Puoi fare sia l’una che l’altra cosa, ma forse non sai ancora cosa devi fare. Tuttavia se vuoi amare davvero, con l’intenzione del post PER QUALE MOTIVO DOVRESTI RIMANERE PROPRIO CON QUELLA PERSONA?, cioè per amore dell’altro, allora non vuoi seguire immediatamente i tuoi sentimenti a seconda della loro prevalenza, senza rifletterci, quindi senza la mediazione della ragione, perché la tua scelta non dipende da essi, e anche perché non vuoi più fidarti ciecamente di sensazioni che prima ti suggeriscono una cosa e poi un’altra, a volte ci sono e a volte non ci sono, e cambiano repentinamente.
Per non fare scelte sbagliate, devi ragionare su cosa comporta la scelta di amare
Affinché la tua intenzione non rimanga indeterminata e non ti conduca a scelte che in realtà non si addicono all’amore, devi ragionare. Se ragioni su ciò che comporta la scelta di amare, potrai scoprire cosa devi fare. Se hai la volontà di amare, allora sottoponi alla ragione il nostro problema morale – cosa è amare e cosa non lo è –: ragionando correttamente, riceverai da essa le indicazioni che è necessario seguire per amare veramente. Nel caso tu abbia già l’intenzione di amare l’altro per amore dell’altro, ora devi scoprire, tramite la ragione, cosa comporta materialmente questa scelta, per poterla attuare concretamente. Cosa significa amare l’altro in concreto? San Tommaso dà una risposta sintetica magistrale, citando Aristotele:
“L’amore consiste specialmente nel fatto che «chi ama vuole del bene all’amato» (Aristotele, Retorica, II, c. 4, n. 2)”[7]
Quale bene dovresti donare alla persona che ami?
L’amore è volere il bene dell’amato. Ma se vuoi bene all’altro, qual è il bene che devi dargli, se ci stai insieme? Devi comprendere qual è il bene che devi volergli: perciò, se lo vuoi, usa la ragione, ed essa dedurrà il bene a cui potrai successivamente tendere, sempre liberamente, se vorrai ancora amare davvero, però attraverso una volizione non più indeterminata, ma ben determinata.
Nei post successivi dovremo riflettere per scoprire in cosa consiste davvero l’amore nella relazione di coppia
Questa riflessione sulla verità dell’amore nella relazione di coppia sarà fra i post più importanti.
Chi non vuole amare non vuole sentir ragioni: vuole fare solo “ciò che sente”, anche se porta a non amare altri che se stesso
Se rifiuti la mediazione della ragione nei confronti dei sentimenti, la tua volontà ricade nell’immediatezza, poiché sceglie liberamente di seguire immediatamente ed acriticamente i suggerimenti dei sentimenti spontanei, senza considerare quali spingono a scelte e comportamenti che consentono di amare veramente e quali no.
Chi non vuole amare non vuole sentir ragioni: si rifiuta infatti volontariamente di ragionare, scegliendo la cosa più facile, decidendo a priori di seguire i sentimenti che lo spingono a non amare o preferendo restare con l’altro per motivazioni non basate sull’amore per l’altro, secondo i criteri sbagliati dei post DECIDERE SE RIMANERE INSIEME O LASCIARE IL PARTNER SOLTANTO IN BASE AI SENTIMENTI È UN BUON CRITERIO DI SCELTA? e COME SCEGLIERE SE RIMANERE INSIEME O LASCIARE IL PARTNER? – 1) Per continuare ad amare bastano le convenzioni morali e sociali?, – 2) Esiste la “persona giusta”?, – 3) Basta “stare bene insieme”?, – 4) Tutti gli amori finiscono? Come evitarlo?
Chi vuole amare veramente, ragiona per amare in accordo con la verità dell’amore su cui si basa quel tipo di relazione
Chi vuole amare veramente, deve farlo nel modo riconosciuto vero dalla ragione, altrimenti di fatto non ama, o non ama secondo quel tipo di amore (come quello nella relazione di coppia, che qui ci interessa), come spero risulterà evidente nei prossimi post. Senza la mediazione della ragione, la volontà sceglierebbe sì liberamente, ma immediatamente e quasi alla cieca. Solo usufruendo della mediazione della ragione la volontà può scegliere non solo liberamente, ma anche razionalmente e con certezza il bene secondo la verità, rispettando l’ordine della realtà. Solo così si sceglie in modo propriamente umano, perché l’uomo, oltre ad essere padrone delle proprie azioni e scelte grazie al libero arbitrio, possiede la ragione per esserne un padrone saggio anziché stolto.
Ma davvero la verità esiste? E la nostra ragione può veramente conoscerla, anche riguardo all’amore? Scopriamolo nei prossimi post!
Nel prossimo post: ESISTE UNA VERITÀ OGGETTIVA? ANCHE SULL’AMORE?
- La verità esiste? Che cos’è? È sempre relativa?
- La verità non esiste?
- È vero che non esistono verità (proposizioni vere) assolute e universali, e ogni affermazione è relativa? Tutte le convinzioni possono essere considerate vere in determinati contesti o da diversi soggetti, anche se sono in contrasto fra di esse? La verità è relativa o soggettiva?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
NOTE
- Questione disputata sul male, q. 3, a. 7. ↑
- Cfr. S. Tommaso d’Aquino, Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, II, d. 5, q. 1, a. 1, ad 4; d. 39, q. 3, a. 2, ad 5; Somma teologica, II-II, q. 53, aa. 3-4; B., Dizionario enciclopedico del pensiero di san Tommaso d’Aquino, alla voce “Errore”, pp. 220-221. ↑
- Cfr. S. Vanni Rovighi, Elementi di filosofia, vol. I: Introduzione, logica, teoria della conoscenza, op. cit., pp. 197-199; Istituzioni di filosofia, Ed. La Scuola, Brescia 1982, pp. 59-61. ↑
- Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, II, d. 39, q. 3, a. 2, ad. 5. ↑
- Somma teologica, I-II, q. 24, a. 3, ad 1um. ↑
- Ivi. ↑
-
Somma contro i Gentili, III, cap. 90, arg. 5. ↑

2 commenti
Fare una scelta decisa dove memoria- intelletto_ volontà sono concordi ma dove i sentimenti stridono è possibile?
Ciao Patrizia, è una bella domanda, anzi è proprio uno dei temi cruciali di questi post! Forse te ne sarai accorta se ne hai letto qualcun altro, puoi trovarne l’elenco qui https://cuorementespirito.it/amore-problemi-e-consigli/amore-e-relazione-di-coppia/
Bisognerebbe anzitutto capire se c’è un motivo particolare per cui, in una determinata situazione, come dici, i sentimenti stridono con una certa scelta volontaria e consapevole, perché le cause possono essere tante: su cosa si basa la relazione con il partner? La fase di innamoramento ha già fatto il suo corso, ma poi si avverte un calo sentimentale? Ci sono difetti dell’altro o discussioni che influiscono sui sentimenti e destano dubbi? Ci sono motivi seri che possono impedire di costruire o proseguire una relazione d’amore solida? A seconda del tipo di problema, si dovrebbe riflettere, decidere e agire nel modo migliore possibile per entrambi: questo sito cerca di aiutare proprio a far questo.
Intanto ti consiglio qui sotto ad esempio alcuni post che ti aiuteranno a riflettere sulla questione e a trovare una tua risposta; ma se desideri approfondire una particolare situazione in privato, puoi scriverci tranquillamente a info@cuorementespirito.it e ne parleremo molto volentieri (promesso che non chiederemo soldi né altro! XD)
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