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SESSO E UNIONE TOTALE – 1) Un valore da preservare?

Di CuoreMenteSpirito
SESSO E UNIONE TOTALE 1 Un valore da preservare?

Quali sono le 2 caratteristiche proprie del rapporto sessuale umano? Come vivere il sesso in pienezza?

 

Il sesso è un elemento indispensabile dell’amore pienamente realizzato nel matrimonio

Ogni amore autentico è generoso e gratuito (o incondizionato, disinteressato). Ma in che cosa l’amore nella vera relazione di coppia si distingue dall’amore negli altri rapporti umani (amicizia, parentela ecc.) e dal generico amore per il prossimo, che è universale anziché esclusivo? Nel post LA VERITÀ DELL’AMORE: COSA SIGNIFICA AMARE? – 1) L’amore è un compromesso o un dono? Di che cosa? abbiamo appurato che il suo tratto distintivo consiste nella particolare unione fisica e spirituale della coppia, basata sull’intima comunione di vita e di amore.

Un aspetto essenziale che la caratterizza è l’attrazione erotica e l’unione corporea, il rapporto sessuale, il sesso. Non si tratta di un qualcosa di accessorio, ma di un elemento imprescindibile del matrimonio (vedi il post precedente PER AMARE VERAMENTE BISOGNA SPOSARSI? Cosa comporta il matrimonio? È possibile scioglierlo?), perché esso prevede l’unione totale delle persone e quindi anche dei loro corpi.

Se questo ti sorprende, probabilmente è perché forse non hai mai riflettuto abbastanza sulla profondità, la bellezza e l’importanza dell’atto sessuale umano, e magari pensi che non vi sia nulla da capire in merito che Tu non abbia già sentito dire in continuazione. Perciò farò qualche considerazione importante, cercando per quanto possibile di non dilungarmi eccessivamente e di non andare troppo fuori tema. Per ulteriori spiegazioni e approfondimenti, sia di tipo biologico che etico e psicologico, rimando al libro sulla persona e sulla relazione di coppia Dal corpo alla persona di Leda Galli[1], semplice ma anche rigoroso nel trattare questo argomento.

 

Non ti va di leggere o non puoi? Clicca sul tasto sotto per ascoltare la video-lettura su Youtube!

 

L’essere umano è animale razionale; uomo e donna sono differenti ma pari per dignità umana

Per parlare ragionevolmente del sesso, occorre innanzitutto avere ben presente il suo profondo significato antropologico, radicato nell’intimo dell’essere umano.

L’uomo è un animale libero e razionale, di natura materiale (corpo) e spirituale (intelletto e libera volontà) (approfondimenti in quest’altra futura serie di post).

Inoltre è sessuato, cioè di sesso maschile o femminile: l’uomo e la donna sono pari (non uno superiore o inferiore all’altro) perché hanno la stessa dignità di persone umane, ma sono anche differenti (non uguali) e complementari perché di sesso opposto.

 

Per essere felici dobbiamo rispettare la nostra unità di cuore, mente e spirito

Affinché la persona si realizzi in pienezza, è dunque necessario che lo faccia integralmente, nella sua intrinseca unità di anima e corpo sessuato.

  • Se trascura, mortifica o ripudia anche solo una parte del proprio essere – corpo sessuato, intelletto e volontà – la persona umana non può realizzarsi come tale. Se rifiuta, manipola o disprezza la sua dimensione corporea e sessuata, cerca di essere puro spirito. Ma l’uomo non è un essere solo spirituale come gli angeli e, come diceva il filosofo Blaise Pascal,

“Chi vuole fare l’angelo, fa [finisce per fare] la bestia”[2].

Blaise Pascal
  • Se tenta di rinnegare la sua dimensione spirituale, cerca di essere solo un animale, ma in realtà diventa peggio di una bestia, perché gli animali sono per natura a-razionali e privi di libero arbitrio sui loro istinti deterministici, e così rimangono innocentemente. Mentre l’uomo che vuole comportarsi totalmente da animale seguendo solo i propri istinti, essendo consapevole, libero e non costretto da nessuno, fa volontariamente e colpevolmente una scelta che lo degrada.

In entrambi i casi la persona non si realizza interamente, perché mortifica una parte di sé, lacerando l’armonica unità della propria essenza materiale-spirituale.

Detto questo, è possibile riconoscere le due finalità del sesso, ossia i due fini o scopi verso cui tende, e trarre le conclusioni che scaturiscono da essi.

 

Il fine unitivo del sesso

 

Se ti unisci fisicamente a una persona, comunichi che le stai donando te stesso/a

Ogni parola e gesto umano, come dire “ti voglio bene” o dare un bacio, una stretta di mano o un pugno, comunicano sempre un messaggio oggettivo, al di là delle intenzioni e dell’effettiva corrispondenza o meno con il significato che si vuole esprimere.

Ora, nel rapporto sessuale, due persone donano reciprocamente il proprio corpo, si uniscono fisicamente. Con questo gesto, comunicano, consapevolmente o inconsapevolmente (è un dato di fatto), di appartenersi reciprocamente in modo perfetto e totale, poiché consegnano il proprio corpo all’altro, e quindi di fatto comunicano che si sta consegnando l’intera persona, perché l’uomo è unione sostanziale di anima e corpo (approfondimento in questi altri futuri post).

 

Il sesso è vero amore solo se è espressione del dono completo e definitivo di sé

Affinché il gesto sia veritiero, al legame corporeo deve allora corrispondere quello effettivo di tutta la persona, il dono completo e definitivo di sé scelto con la volontà razionale di amare (vedi il post COME ATTUARE LA SCELTA DI AMARE VERAMENTE E MANTENERE SOLIDA LA RELAZIONE? Cos’è la volontà razionale di amare?) e attuato realmente. Altrimenti si comunica col corpo qualcosa che non corrisponde alla propria scelta di vita e alla realtà, all’amore totale per l’altro e alla propria condizione concreta, cioè si dice una bugia vera e propria. Si consegna completamente il proprio corpo all’altro, senza tuttavia avergli donato totalmente se stessi, la propria persona intera, corpo e anima, per tutta la vita.

Dunque, in questo caso, nell’atto sessuale si comunica con il corpo qualcosa – l’unione totale –, che in realtà non esiste, ben sapendo di fare il contrario: per adesso ti do il mio corpo e mi prendo il tuo, ma poi forse mi riprenderò indietro me stesso e ti restituirò a te stessa, perché non ho ancora deciso o non posso ancora donarmi definitivamente a te.

 

Se non c’è unione totale, il sesso è una bugia

L’unione sessuale comunica l’unione completa delle persone, e allora se questa unione totale ancora non c’è, si tratta di una bugia e di una finzione:

“Cosa esprimono due corpi che si uniscono? Si dichiarano di appartenere l’uno all’altro. Se, prima del matrimonio, ho un rapporto fisico, dico con il mio corpo che siamo completamente uno per l’altro; ma, in verità, è una bugia, perché poi me ne torno a casa dai miei genitori. Il mio pensiero, il mio sentimento, la realtà attorno a me dicono che non è vero, che non è ancora possibile. È questo il primo motivo per cui i rapporti prematrimoniali non mi portano a realizzare il mio essere persona, perché rompono l’unità del mio essere (il corpo non è in unità con il resto) e l’unità con l’altra persona (non le esprimo il vero)”[3].

Francesco Châtel

 

Fuori dal matrimonio si fa “sesso senza amore”?

Ormai sappiamo che l’amore consiste nel dono completo e definitivo di sé, e quindi si realizza pienamente nel matrimonio. Allora, al di fuori di esso, si fa sesso senza amore pienamente realizzato, perché manca il dono completo, definitivo di se stessi, e questo svilisce in misura maggiore o minore il valore e la bellezza dell’atto unitivo come vero atto d’amore, capace di comunicare un indissolubile dono reciproco. Il rapporto sessuale è un atto d’amore con cui si comunica fisicamente il dono totale di sé.

Ma se questo dono non è ancora totale e definitivo, l’atto sessuale è ingiusto e non vero ma falso, perché in esso uniscono totalmente i loro corpi due persone che non si appartengono ancora completamente. Come quando si dice “ti amo” a una persona senza dimostrarglielo, tradendola o lasciandola quando non va più, è una finzione, un’ipocrisia, una menzogna che si dice con tutto il corpo attraverso un gesto non veritiero, e ciò intacca la bellezza profonda del sesso come espressione della perfetta unione tra due persone complementari che si donano a vicenda in modo totale, esclusivo, indissolubile.

 

Il fine procreativo del sesso

 

Il sesso tende naturalmente alla procreazione, e se ti doni completamente, doni al partner la possibilità di diventare madre o padre

Si sa bene che nell’atto sessuale naturale il maschio introduce nella femmina il suo sperma, che serve a fecondare l’ovulo femminile. E la fecondazione, l’incontro dei gameti maschile e femminile, è necessaria per la nascita di un nuovo individuo. Quindi unione e procreazione sono strettamente legate. Non ogni rapporto sessuale (anche naturale) produce necessariamente il concepimento di un figlio. Ma il concepimento naturale implica necessariamente l’unione sessuale dell’uomo e della donna, che ha comunque per sua natura una potenziale ed intrinseca finalità e valenza procreativa.

Inoltre se ci si ama davvero, fino in fondo, ci si dona senza limiti e senza riserve anche nell’atto sessuale, dando la possibilità di diventare madre e padre, dono che naturalmente può essere offerto solo l’uno attraverso l’altra nell’unione fisica completa dell’uomo e della donna.

Perciò le due finalità del sesso non sono affatto indipendenti, bensì intimamente connesse: l’atto sessuale è finalizzato per sua natura all’unione totale dell’uomo e della donna e alla procreazione di un altro essere umano.

 

La bellezza del sesso vissuto nella sua integrità, e la sua disintegrazione quando non si rispettano o si separano i suoi fini unitivo e procreativo

L’integrità, la “sintesi” di questi due aspetti che costituiscono il sesso, lo rende espressione altissima dell’amore umano. Quando due persone si amano e decidono di donarsi totalmente l’una all’altra per tutta la vita, esprimono il loro amore nel rapporto fisico, aprendosi alla generazione di una nuova vita:

“Due persone non sono che una sola cosa, e soltanto quando sono una sola cosa, esse diventano tre”.

Maurice Blondel

In tal modo il loro amore viene in un certo senso “sostanzializzato” nel figlio, segno incancellabile della loro unione. Così i due fini dell’atto sessuale naturale, quello unitivo e quello procreativo, si fondono in un’armonia perfetta. Il centro del discorso è questo: il significato del sesso, quando è vissuto in modo completo e integrale, è quello meraviglioso appena esposto. Ma se si rifiutano del tutto o in parte uno o più dei suoi aspetti costitutivi, la sua stupenda unità viene necessariamente infranta, la sua dignità umana offesa e le persone degradate, poiché il loro gesto è dis-integrato nelle sue finalità essenziali, e la loro dimensione corporea è dis-integrata rispetto a quella spirituale, in misura maggiore o minore a seconda dell’impegno da loro scelto e attuato.

Così viene compromessa o ostacolata la realizzazione delle due persone, sia singolarmente che come coppia, perché fingendo di essere totalmente unite quando non lo sono, non si amano integralmente e pienamente, donandosi reciprocamente in modo completo, anche se cercano di non vederlo o, più comunemente, ne sono inconsapevoli.

 

Ci sono metodi “contraccettivi” migliori di altri e leciti?

 

I metodi contraccettivi separano artificialmente il fine unitivo da quello procreativo del sesso

Sebbene l’unione corporea esprima l’unione totale delle persone, gli uomini praticano il sesso anche al di fuori di un impegno di fedeltà esclusiva e perenne, e hanno imparato pure a scindere artificialmente l’unione sessuale dalla procreazione, attraverso la contraccezione (unione fisica senza procreazione) e la fecondazione artificiale (procreazione senza unione fisica), disintegrando doppiamente l’originaria armonia, la bellezza, il valore unitivo e potenzialmente fecondo del rapporto sessuale e del concepimento naturale.

I metodi contraccettivi (= “contro il concepimento”) sono tecniche artificiali che vanno appunto contro una o più fasi del processo procreativo naturale, per impedire il concepimento, operando artificialmente una scissione, una disintegrazione tra le due finalità naturali del sesso. Vengono usati per compiere l’atto sessuale rifiutando deliberatamente e assolutamente la sua naturale, possibile conseguenza generativa.

 

Distinzione fra metodi contraccettivi, abortivi e naturali di regolazione delle nascite

Va però evitata la pericolosa confusione tra i metodi contraccettivi e i metodi abortivi, che non impediscono il concepimento ma uccidono l’embrione già concepito, una persona umana nelle sue prime fasi di vita (anche la subdola “pillola del giorno dopo”, in caso di concepimento già avvenuto, ha effetto antinidatorio, abortivo[4]) (sulla questione se l’embrione umano sia un individuo e una persona, vedi quest’altro futuro post). E non vanno confusi nemmeno con i metodi naturali di regolazione delle nascite.

Questi ultimi, al contrario di quelli artificiali, rispettano la verità del sesso e la dignità della persona umana, poiché si basano soltanto sull’individuazione (appunto con vari metodi, anche estremamente efficaci) dei segnali naturali inviati dal corpo femminile durante i periodi fecondi e infecondi, previsti dalla natura stessa, e vengono attuati per regolare le nascite, cioè per avere un figlio, differirlo o evitarlo quando ce ne sia la ragione, scegliendo solamente i giorni in cui unirsi o meno, ma sempre integralmente, senza alcun impedimento artificiale, il che non costituisce alcun problema morale, anzi fa parte della paternità e maternità responsabile.

Così non si separano volontariamente la finalità unitiva (reciproco dono integrale di sé) e quella potenzialmente procreativa dell’atto sessuale, naturalmente connesse, perché si segue semplicemente il ritmo della natura:

“Non si va contro nulla; non si cerca di bloccare alcunché né di alterare o interrompere processi naturali. Siamo nel rispetto più profondo di quelle leggi biologiche che non siamo stati noi a formulare e che meravigliosamente sottostanno all’evento più stupefacente che ci sia: il miracolo della vita”[5].

Leda Galli

 

I metodi naturali sono quelli moralmente più giusti

Per tali motivi anche Papa S. Paolo VI nell’enciclica Humanae Vitae scriveva, a proposito della “liceità del [= è lecito il] ricorso ai periodi infecondi”:

“A questo insegnamento della chiesa sulla morale coniugale, si obietta oggi, come osservavamo sopra (n. 3), che è prerogativa dell’intelligenza umana dominare le energie offerte dalla natura irrazionale e orientarle verso un fine conforme al bene dell’uomo. Ora, alcuni si chiedono: nel caso presente, non è forse razionale, in circostanze così complesse, ricorrere al controllo artificiale delle nascite, se con ciò si ottiene l’armonia e la quiete della famiglia e migliori condizioni per l’educazione dei figli già nati?

A questo quesito occorre rispondere con chiarezza: la chiesa è la prima a elogiare e a raccomandare l’intervento dell’intelligenza in un’opera che così da vicino associa la creatura ragionevole al suo creatore, ma afferma che ciò si deve fare nel rispetto dell’ordine da Dio stabilito. Se dunque per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi, o da circostanze esteriori, la chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere minimamente i principi morali che abbiamo ora ricordato.

 

[Che differenza c’è tra farlo nei periodi infecondi e usare contraccettivi?]

La chiesa è coerente con se stessa, sia quando ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi, sia quando condanna come sempre illecito l’uso dei mezzi direttamente contrari alla fecondazione, anche se ispirato da ragioni che possano apparire oneste e gravi. Infatti, i due casi differiscono completamente tra di loro: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali.

È vero che, nell’uno e nell’altro caso, i coniugi concordano con mutuo e certo consenso di evitare la prole per ragioni plausibili, cercando la sicurezza che essa non verrà; ma è altresì vero che soltanto nel primo caso essi sanno rinunciare all’uso del matrimonio nei periodi fecondi quando, per giusti motivi, la procreazione non è desiderabile, usandone, poi, nei periodi agenesiaci a manifestazione di affetto e a salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore veramente e integralmente onesto”[6].

 

Seguire il proprio istinto sessuale è sempre la cosa migliore? Qual è il suo vero scopo?

 

Usa la tua volontà e ragione per non essere schiavo/a del piacere sessuale, che serve per unirti veramente all’amato/a e generare nuova vita

Dopo aver individuato le due vere finalità del sesso – unitiva e procreativa –, si comprende che l’istinto sessuale è così forte proprio perché deve essere un incentivo verso di esse. Quando si ricerca il sesso non per i suoi veri scopi, con il naturale stimolo dell’istinto, ma si mira soltanto a soddisfare l’istinto come fine a se stesso invece che come mezzo per il raggiungimento dei primi, il gesto unitivo perde il suo vero significato originario.

O forse questo istinto è talmente forte da essere irresistibile? Ma l’uomo non è solo un animale: possiede l’intelletto e la volontà che lo rende libero di non sottostare agli istinti e ai sentimenti, e di moderare o frenare i propri impulsi quando non è opportuno assecondarli. Perciò chi non vuole usare il potere di queste facoltà ma si lascia trasportare solo dagli istinti, svilisce la sua essenza umana e pertanto non può realizzarsi come persona. Come può essere felice in questo stato di asservimento alle passioni, di schiavitù animalesca e disumana?

Certo il rapporto sessuale non può essere visto come mero atto meccanico e strumento di procreazione, ma deve essere valorizzato anche per il suo aspetto di unione totale, piacevole e gioiosa con l’altro sesso. La sua stessa natura comprende entrambe le finalità, unitiva e procreativa. Il piacere che ne scaturisce naturalmente deve essere goduto a pieno (pensando anche a quello dell’altro, come esortava pure papa S. Giovanni Paolo II!), non visto come qualcosa di sporco o vergognoso: “naturalia non sunt turpia (= le cose naturali non sono turpi)”.

 

Distinzione fra naturale e congenito, tendenza e comportamento sessuale

Attenzione: ciò che è naturale, essendo ciò che contraddistingue necessariamente la persona umana, non va confuso con ciò che è congenito. Ad esempio una malattia congenita è un’anomalia che non cambia la natura o essenza della persona umana, ciò per cui l’uomo è uomo, che in quanto tale va sempre e comunque rispettata nelle sue dimensioni spirituale e corporea. Allo stesso modo una tendenza, anche congenita o molto radicata a livello psicologico, comune o meno comune, non va confusa con il comportamento, perché una tendenza può essere spontanea e non volontaria, mentre il comportamento dell’uomo, in quanto libero, implica la considerazione della ragione e il consenso della volontà, che non è costretta a seguire ogni impulso spontaneo.

 

Se usi l’altra persona per il tuo piacere senza amarla veramente, facendo sesso senza amore, non lo vivi integralmente e non ti realizzi pienamente

Il piacere sessuale è buono, vero e bello nel contesto naturale del rapporto sessuale, la cui vera natura, ossia ciò che lo contraddistingue inequivocabilmente e consente di viverlo nella sua pienezza e verità, è quella di atto unitivo e potenzialmente fecondo dell’uomo e della donna uniti totalmente, esclusivamente e indissolubilmente, cioè sposati.

Quindi il piacere legato all’atto sessuale non va mai isolato dal dono di sé, dall’apertura alla vita o ricercato come fine a se stesso, perché in tal modo si compie un atto egoistico e non di amore vero per l’altro: ci si unisce all’altro non per fargli dono completo e potenzialmente fecondo di sé, per amore, ma per usarlo come strumento di godimento e soddisfazione dei sensi e dei sentimenti.

“Non c’è sesso senza amore,
è dura legge nel mio cuore,
che sono un’anima ribelle”,

Antonello Venditti

canta anche Antonello Venditti nella canzone Ricordati di me. Come detto sopra, staccando il piacere dall’unione personale completa, espressa dal rapporto sessuale, e/o impedendo artificialmente il suo corso naturale, lo si disintegra nei suoi elementi costitutivi, non vivendolo così a pieno, integralmente.

 

La castità non è reprimere la sessualità, ma ordinarla al dono totale, fedele e perenne di sé

Contrariamente a quanto si dice nel linguaggio comune, la castità consiste proprio nel vivere il sesso pienamente, integralmente, come spiega il Catechismo della Chiesa cattolica:

“La castità esprime la raggiunta integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale. La sessualità, nella quale si manifesta l’appartenenza dell’uomo al mondo materiale e biologico, diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell’uomo e della donna. La virtù della castità, quindi, comporta l’integrità della persona e l’integralità del dono. La persona casta conserva l’integrità delle forze di vita e di amore che sono in lei. Tale integrità assicura l’unità della persona e si oppone a ogni comportamento che la ferirebbe. Non tollera né doppiezza di vita, né doppiezza di linguaggio (Cf Mt 5,37)”[7].

Da ciò risulta evidente che la castità non è una mortificazione e repressione della propria sessualità, ma è piuttosto il suo corretto utilizzo, in cui si governano i propri desideri sessuali con la ragione e la volontà, mettendoli a servizio della loro reale finalità unitiva e potenzialmente procreativa (nel rapporto coniugale), anziché rendersi schiavi della lussuria, che è il suo contrario: proprio con l’esercizio del dominio di sé, si diviene liberi di donarsi in modo totale, esclusivo e continuo nel tempo.

 

La castità è la virtù opposta al vizio della lussuria, che si conquista nel tempo

Certo può sembrare difficile, specialmente per chi non è abituato; ma non è impossibile, anche se richiede tempo e pazienza, perché la castità è una virtù (parleremo delle virtù in generale e in amore nel post QUALI CATTIVE ABITUDINI IMPEDISCONO DI AMARE, E QUALI BUONE ABITUDINI LO RENDONO PIÙ FACILE?), che naturalmente si conquista gradualmente grazie allo sforzo della volontà e all’abitudine, che consente di ottenere una facilità sempre maggiore nel ripetere gli stessi atti buoni, evitando i cattivi (mentre ripetendo questi ultimi si rafforzano i vizi, come quello della lussuria).

 

Il sesso vissuto fuori dal matrimonio in modo non ordinato ai suoi fini reali, non realizza l’amore e le persone: per motivi non religiosi ma antropologici ed etici razionali

In sintesi, ogni atto sessuale reso intenzionalmente infecondo mediante la contraccezione o compiuto al di fuori del matrimonio, in cui uomo e donna si donano davvero totalmente e definitivamente, è disintegrato e disordinato, cioè non vissuto integralmente e non ordinato ai suoi veri fini, unitivo e procreativo. E questi due fini non possono essere scissi artificialmente e volontariamente senza che il sesso perda qualcosa della sua intrinseca armonia, la sua essenza di atto umano di amore esclusivo e perenne, completo e potenzialmente fecondo tra due persone complementari totalmente unite, e risulti per ciò stesso disintegrato, disordinato, snaturato e degradato rispetto alla grande bellezza che raggiunge se si rispetta la sua vera natura.

Il legame fisico esprime il reciproco dono totale e potenzialmente fecondo di sé, e solo la persona di sesso complementare e con cui si è sposati può accogliere totalmente e quindi anche fisicamente il dono completo e potenzialmente fecondo di sé. Se tra due persone non c’è complementarità sessuale, non può esserci unione totale. Se non può esserci o non c’è ancora unione totale e definitiva, fisica e spirituale, non può esistere o non esiste ancora il loro matrimonio, dunque nemmeno il rapporto sessuale che lo esprime nella sua pienezza e verità.

Come si vede, queste sono tutte cose oggettive, conoscibili e dimostrabili dalla pura ragione, e non relative a qualche persona, cultura o religione. Per questo le si può dimostrare con argomenti di tipo filosofico (quelli esposti sopra) e non psicologico, sociologico o teologico, poiché si tratta anzitutto di un tema antropologico ed etico, non religioso, anche se si presta ad approfondimenti teologici significativi (dogmatici, morali, sacramentali e pastorali), ma che andrebbero oltre l’etica puramente naturale su cui si basa tutta la presente serie di post.

 

Nel prossimo post

ci chiederemo se è giusto, utile e conveniente aspettare per vivere il sesso nel matrimonio, e se è meglio prima (o soltanto) convivere o sposarsi direttamente.

 

Nel prossimo post: SESSO E UNIONE TOTALE – 2) Aspettare il matrimonio o no? Convivere o sposarsi direttamente?
  • Esistono buoni motivi per aspettare il matrimonio, o la castità prematrimoniale non ha alcun senso?
  • Meglio la convivenza (almeno per prova), o il matrimonio?

 

Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli

 

Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.

Questo sito non è affiliato in nessun modo ad alcun servizio di consulenza psicologica.
Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni

 

NOTE
  1. Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2008.
  2. Pensieri, n. 358, cfr. n. 418 (numerazione Brunschvicg; corrispondenti ai nn. 329, 328 numerazione Chevalier).
  3. Francesco Châtel, Creati in dono, Città Nuova, Roma 2007.
  4. https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/abortiva-o-no-ecco-la-verit-sulla-pillola-del-giorno-dopo-; http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/acdlife/documents/rc_pa_acdlife_doc_20001031_pillola-giorno-dopo_it.html.
  5. L. Galli, Dal corpo alla persona, op. cit., p. 164.
  6. N. 16.
  7. Nn. 2337-2338.

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