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Continuando a raccontarti la mia vita, ti mostrerò che veramente una preghiera può cambiare la vita! Ma pregare chi, perché e in quale modo?
L’amore era per me solo dolore,
causato dalla mia ossessione errata.
Ma quando accettai che fosse mutata,
non altri poté farlo che il Signore.
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A chi affidarsi quando non si è in grado di uscire da una situazione difficile da soli?
La mia dolorosa situazione di amore non corrisposto
A causa della situazione descritta nei post precedenti AMORE NON CORRISPOSTO E MAL D’AMORE – 1) Quando ha senso continuare ad amare e provarci con una persona che non sembra interessata?, – 2) Quando è sbagliato continuare ad amare senza essere corrisposti?, – 3) Quando è giusto difendere il proprio amore, e quando invece si dovrebbe combattere un amore impossibile?, il dolore lacerante che mi portavo dentro diveniva giorno dopo giorno più insostenibile. Quando ero solo o insieme agli altri, prima di dormire, al risveglio e mentre camminavo per strada, lo sentivo contorcersi dentro di me, come un mostro che silenziosamente mi dilaniava dall’interno, senza tregua. Questa situazione andò avanti fino all’inizio di Febbraio 2007.
Il conforto di un amico non bastava
Un pomeriggio, non sapendo più come trovare un minimo di sollievo, telefonai al mio amico Emiliano. Ero del tutto in preda alla disperazione. Cercai di sfogarmi con lui e riuscii finalmente a versare qualche lacrima al telefono. Persino piangere era diventato difficile. Gli confessai che non ce la facevo proprio più, che non vedevo più alcuna via d’uscita e non sapevo come andare avanti. Lui cercò di starmi vicino, di comprendermi. Disse che immaginava quanto dovesse essere dura, ma non poté fare nulla per me, tranne tentare di consolarmi e darmi la piena disponibilità ad ascoltarmi quando avessi avuto bisogno di sfogarmi con lui. Di questo lo ringrazio tanto, come ringrazio chiunque mi sia stato vicino in quel terribile periodo.
Per andare avanti, avrei dovuto accettare che la mia vita cambiasse
Ma come ho già detto, nessuno poteva prendere per me le decisioni che mi avrebbero fatto uscire dalla sofferenza. Solo io potevo liberamente accettare di essere salvato. Ma dovevo essere disposto anche a delle rinunce e ad abbandonare le mie sicurezze, poiché se volevo farmi salvare, dovevo affidarmi del tutto a chi poteva salvarmi. Da solo non avevo ancora la forza di ammettere che continuare ad amare Maddalena, dato il suo rifiuto, era ormai sicuramente sbagliato e deleterio per entrambi, ed ero troppo debole per combattere quell’attaccamento e cercare un’altra persona da poter amare davvero.
Ma siccome ero – come ognuno è – libero di fare le mie scelte, giuste o sbagliate, masochistiche o meno, se volevo uscire dal tunnel dovevo almeno accettare l’offerta di aiuto di chi poteva tirarmi fuori da lì, visto che io da solo non ne avevo la forza. È chiaro che chi poteva aiutarmi, per farlo avrebbe dovuto cambiare la mia vita, e io sapevo bene che avrebbe potuto stravolgerla.
Una preghiera di libero affidamento senza condizioni
Uno solo era colui che poteva aiutarmi, che protendeva da tanto tempo la sua mano per rialzarmi, ma non mi avrebbe mai obbligato ad afferrare la sua mano, se io non avessi voluto. Infatti fino ad allora non l’avevo fatto, non l’avevo accettata. Ma quel giorno finalmente riuscii a fare la scelta giusta.
Premetto come sempre che in questa serie di post sull’amore, quando parlo di Dio, esprimo semplicemente la mia fede e testimonio la mia esperienza. In altre future serie di post su Dio – creazione/evoluzione, fede e credibilità del cristianesimo, troverai approfondimenti scientifici, filosofici e teologici più rigorosi.
Pregai ponendomi completamente nelle mani di Dio come non avevo mai fatto. Anche prima di allora avevo pregato nei momenti di sconforto, però senza mai essere disposto a rinunciare al mio attaccamento a Maddalena. Quella volta, ben sapendo che a Dio tutto è possibile, mi rivolsi a Lui sinceramente, con fiducia e senza condizioni (chiedendo aiuto anche alla Madonna):
«Io mi abbandono nelle tue mani. Tu sai meglio di me qual è il mio bene, sai Tu se io debba continuare ad amare Maddalena oppure no, ma io non ce la faccio più ad andare avanti così. Ti prego, fai qualunque cosa, persino farmi smettere di amarla, se questa è la tua volontà, basta che mi aiuti».
Dio “non mi aveva aiutato” prima perché rispetta la nostra libertà, nel bene e nel male
Perché prima di allora Dio non mi aveva aiutato? Si era dimenticato di me, della mia sofferenza? No, la sua mano era sempre tesa verso di me; ero io che continuavo liberamente a rifiutare il suo aiuto, come poi compresi.
La spiegazione nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo
Nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo il protagonista, che come me amava una ragazza che non poteva ricambiarlo, scrive ad un amico:
“Ecco, o Lorenzo, fuor delle mie labbra il delitto per cui Dio ha ritirato il suo sguardo da me. Non l’ho mai adorato come adoro Teresa. – Bestemmia! Pari a Dio colei che sarà a un soffio scheletro e nulla? Vedi l’uomo umiliato. Dovrò dunque io anteporre Teresa a Dio? – Ah! da lei si spande beltà celeste ed immensa, beltà onnipotente. Misuro l’universo con uno sguardo; contemplo con occhio attonito l’eternità; tutto è caos, tutto sfuma, e s’annulla; Dio mi diventa incomprensibile; e Teresa mi sta sempre davanti.”
Anch’io non accettavo di perdere l’attaccamento a chi comunque non potevo amare
È proprio ciò che avevo fatto anch’io fino ad allora. Non accettavo che Dio mi aiutasse, per paura che questo potesse comportare la cessazione dell’autolesionistica ed infruttuosa ossessione per Maddalena: avevo posto l’amore (sbagliato) per una creatura al di sopra di quello per il Creatore, come attestano i versi della mia poesia Ma tu Maddalena (vedi il post AMORE NON CORRISPOSTO E MAL D’AMORE – 1) Quando ha senso continuare ad amare e provarci con una persona che non sembra interessata?): “Dio mi perdoni se ti amo a dismisura! […] Sì, Egli è il Creatore e tu la creatura, ma tu Maddalena sei un miracolo della natura!”. Il problema non è il perdono di Dio, ma il fatto che mi stavo distruggendo da me stesso, l’inconsapevole capovolgimento dell’ordine Creatore – creatura che stava causando la mia progressiva autodistruzione.
Dio ci aiuta rispettando sempre la nostra libertà, anche quando scegliamo male
Misericordioso e massimamente rispettoso della libertà che Egli stesso ci ha donato (vedi i futuri post sulla questione scientifico-filosofica del libero arbitrio, e il futuro post sulla compatibilità o meno fra libero arbitrio umano e “prescienza” divina), Dio aspettava solo il mio “consenso” per salvarmi. “Dio si appoggia su di te per aiutarti”, recita perfino un proverbio del Burundi.
Quando feci quella preghiera, afferrai finalmente la sua mano, tesa da sempre, e bastò una mia piccolissima apertura a Lui per ricollocare liberamente il Creatore al di sopra della creatura nella mia vita, per consentirgli di salvarla.
Il povero Jacopo Ortis invece non riesce a mettersi nelle premurose mani di Dio, perché l’ha spodestato dal trono, e al suo posto ha collocato Teresa, un idolo che, oltre a costituire l’origine del suo dolore distruttivo, non può fare alcunché per impedire la sua volontaria distruzione. Ecco perché il protagonista, essendosi illuso che una creatura sia Dio, come si evince dal brano riportato, dichiara di non comprendere più un Dio che dovrebbe salvarlo ma che non può farlo senza che egli si disinganni, lo riconosca e si lasci salvare. Si è reso conto dell’idolatria (adorare qualcosa o una persona che non sia Dio), ma si ostina a rifiutarsi di disgiungere Dio da Teresa, che non accetta di perdere, proprio come facevo io con Maddalena.
A volte siamo noi a non voler uscire da una comoda anche se opprimente “prigione d’oro”
Quando ci troviamo in una prigione d’oro e nonostante la sofferenza non vogliamo uscirne, perché essendo d’oro la percepiamo come l’unica cosa di valore nella vita, Dio rispetta la nostra libera scelta, anche se stupida e masochistica, e siamo solamente noi stessi a condannarci all’infelicità.
Per questo l’amore impossibile o non corrisposto è una condizione che spesso o avvince più strettamente che mai l’anima dolorante a Dio, o la allontana irrimediabilmente da Lui, che solo può salvarla. In una situazione come la mia e quella di Jacopo Ortis, la vita o la morte dipendono unicamente dalla nostra libera scelta, perché Dio ha già scelto da sempre di salvarci, se anche noi lo vogliamo. Io alla fine riuscii ad affidarmi a Lui ed afferrai la sua forte mano; Jacopo Ortis invece finisce per suicidarsi.
Finché c’è vita, c’è speranza di cambiarla: Dio tende sempre la mano per salvarci
Però, rispetto a Dio, qualunque sia la nostra scelta in un certo momento della vita prima della morte, questa non è fatta una volta per sempre. Infatti io rifiutavo l’aiuto di Dio, prima di accettarlo, e anche dopo averlo accettato in quel momento, si sarebbero presentate in seguito altre occasioni in cui l’avrei rifiutato. Ma una cosa è certa: Dio resta comprensivo e misericordioso oltre qualsiasi umana immaginazione e capacità, e sta costantemente con la mano tesa verso di noi per salvarci, finché non ci decidiamo ad afferrarla. Anche quando la lasciamo, è sempre pronto a porgerla di nuovo, senza stancarsi mai.
Non immaginavo neppure lontanamente cosa si era messo in moto grazie alla mia preghiera: le vie del Signore sono infinite, e spesso più lunghe e tortuose di quanto ci aspettiamo, ma portano sempre al bene. Ci sarebbe voluto tempo per vedere dove mi avrebbero condotto alla fine, ma il primo prodigioso effetto fu pressoché immediato.
Quando è il momento di lasciarsi andare in una relazione? (Prima parte)
L’effetto quasi prodigioso della mia preghiera: una ragazza voleva conoscermi
Una decina di giorni dopo la mia preghiera, il 15 Febbraio 2007, mi trovavo durante la ricreazione al piano terra della scuola e stavo parlando con un gruppo di amici, quando all’improvviso qualcuno mi bussò sulla spalla. Mi voltai: era una ragazza riccia e mora. Mi chiese se mi andasse di parlare con una sua amica che desiderava conoscermi. Profondamente sorpreso, accettai.
Me la presentò: si chiamava Cristina, aveva gli occhi marroni e i capelli lunghi, color castano chiaro. La trovai molto carina. Eravamo entrambi piuttosto imbarazzati, ma nonostante questo trovammo il modo di fare due chiacchiere su ciò che facevamo. Lei era più piccola, stava in primo liceo mentre io in quarto. Anche lei andava molto bene a scuola. Mi chiese di scambiarci i numeri, ma io avevo lasciato il cellulare in classe al piano di sopra, perciò le diedi il mio, e al suono della campanella ci salutammo.
Ero sbalordito
Rimasi folgorato dalla sorpresa: non era mai successa una cosa simile in tutta la mia vita. Stentavo a crederci: io che non avevo mai avuto una ragazza, io che da quattro anni e mezzo amavo Maddalena in modo dolorosamente non corrisposto, non appena avevo fatto quella preghiera venivo adocchiato e scelto in tutta la scuola da una ragazza sconosciuta? Sì, è vero, ero cambiato e migliorato molto fisicamente, ma era da un anno e mezzo che ormai il mio aspetto era quello. Invece proprio in quel momento mi capitava questa cosa.
Dopo quella straordinaria ricreazione, non riuscii a capire niente durante la lezione di matematica: ero rimasto troppo frastornato, sconvolto ed estasiato a causa dell’incredibile evento avvenuto secondo la provvidenza di Dio (che comunque si serve anche dell’ordine naturale delle cose e delle libere scelte ed azioni delle persone, vedi l’approfondimento in questo futuro post), che aveva esaudito in maniera inimmaginabile la mia preghiera. Ero così distratto da questi pensieri che quella fu l’unica volta in cui assistetti ad una lezione di liceo, con sguardo felice ed ebete, senza capire un tubo, e non mi preoccupai nemmeno di chiedere spiegazioni a qualcuno. Tutti, ma soprattutto io, se ne meravigliarono molto. Ricordo ancora le simpatiche e divertite risatine di Giulia, la mia compagna di banco, che mi vedeva per la prima volta in quello stato e conosceva il motivo per cui stavo così.
Le prime uscite insieme e il primo bacio
Prima uscita con lei e l’amica
Il pomeriggio Cristina mi mandò un messaggio per invitarmi ad uscire insieme a lei e alla sua amica riccia (che si chiama Francesca). Andammo a fare una passeggiata nel parco di fronte alla scuola. Cristina mostrò un carattere abbastanza timido, mentre Francesca si rivelò una ragazza molto allegra, vivace ed espansiva. Successivamente, mentre parlavo con Cristina via SMS, venni a sapere che anche lei, come me, andava a Messa la Domenica. Avevamo un’altra cosa notevole in comune.
Seconda uscita da soli: la gioia dei primi gesti affettuosi
La seconda volta, pochi giorni dopo, uscimmo da soli. Avevo quasi diciotto anni, ma a causa della vita particolare che avevo avuto non ero mai uscito da solo con una ragazza prima di allora. Facemmo un giro per il quartiere (lei abitava nel mio stesso quartiere in periferia di Roma, abbastanza vicino a casa mia…). Cominciammo a parlare e ad aprirci di più, e così notai che, sebbene avesse quattro anni meno di me, dimostrava una sensibilità più vicina alla mia che a quella delle sue coetanee. Inoltre era molto dolce.
Camminare mano per mano
Quel giorno, mentre camminavamo su un ponte del quartiere, lei tutt’a un tratto avvicinò la sua mano alla mia. I nostri palmi si sfiorarono ed io lasciai che la sua mano intrecciasse la mia… era la prima volta che camminavo per mano con una ragazza. Fui attraversato da un brivido impetuoso e dolcissimo. Quel gesto mi sorprese tanto che dovetti fare uno sforzo considerevole per continuare a parlare come stavo facendo prima, dopo essermi comunque interrotto per un attimo, emozionatissimo. Poco dopo, Cristina mi mostrò le sue mani: aveva le unghie smaltate di rosa con l’estremità bianca (french manicure), e dei graziosi adesivi a forma di cuoricini e fiorellini. Le dissi, riferendomi agli adesivi:
«Che carini!»,
e lei, sorridendo, mi rispose:
«Sei dolcissimo…»,
con una voce altrettanto dolce.
Abbracci, baci sulla guancia, messaggi di gradimento
Poi mi abbracciò e mi baciò su una guancia. Ricambiai subito l’abbraccio e il bacio sulla guancia, pervaso da una gioia euforica e da possenti brividi che mi attraversavano il petto.
La riaccompagnai a casa e le dissi che ero preoccupato per lei, perché mi aveva detto che mangiava poco in quel periodo. Diceva che voleva dimagrire, ma io continuavo a ribadire che stava bene così, che era bella, e doveva mangiare.
Mentre stavo tornando verso casa mia, ricevetti un suo messaggio nel quale commentava che era stata benissimo e che ero molto dolce a preoccuparmi per lei, ma non dovevo.
Una nuova sensazione: bastava il pensiero per provare un brivido
In quei giorni, non appena ripensavo a Cristina e ai suoi teneri gesti, a lei che mi prendeva per mano, mi abbracciava e mi baciava sulla guancia, i ricordi erano vividissimi, e un fuoco caldo ed intenso che ardeva nel mio cuore si espandeva con impeto pervadendomi il petto, e allora venivo trafitto con voluttà da un brivido repentino che mi attraversava tutto il corpo: era la stessa dolcissima sensazione che avevo provato in quei momenti reali, che si ripresentava, con mia grande meraviglia, ogni volta che li rievocavo.
Tutto ciò non l’avevo mai provato né immaginato prima. Non ne ebbi paura, perché in quei giorni mi stavo lasciando andare, sicuro di essere nelle mani del Signore. Mai nel mio cuore aveva dimorato un sentimento così fisicamente ardente. Non dico grande, perché non parlo di quantità, ma di una particolare qualità: intendo precisamente “scottante”.
Non lo potei provare per Maddalena, perché in confronto il mio amore per lei aveva ben poco di vissuto e di condiviso. Lo vivevo solo dentro di me, senza mai poterlo esprimere concretamente. Se avessi condiviso con Maddalena gli stessi gesti affettuosi, probabilmente avrei provato sensazioni analoghe, ma non era andata così. La passione per Cristina risultò molto più coinvolgente e si infiammò così violentemente proprio perché fu la mia prima “storia” reale, che potesse esprimersi anche fisicamente.
Terza uscita: il primo bacio, fa paure e speranze
La terza volta che uscimmo insieme era il 20 Febbraio. Sentivo che quel giorno sarebbe accaduto qualcosa di importante. Ci recammo in un altro parco, accanto alla scuola dove insegnava mia madre. Mentre camminavamo, le indicai una panchina poco in vista e le chiesi se le andasse di sederci per parlare un po’. Acconsentì.
Ci raccontammo il nostro rispettivo passato. Scoprii che, come me, aveva alle spalle una brutta storia: era stata per un anno e mezzo con un ragazzo di nome Carlo, della sua età, che poi l’aveva lasciata, non molto tempo prima che conoscesse me. Mentre raccontava, io le accarezzavo i capelli. Mi disse che con me stava benissimo, ma che aveva paura. Io le raccontai di Maddalena, e le confessai che anch’io avevo paura. Ma aggiunsi che, se lo desiderava, avremmo potuto provare a stare insieme. Lei voleva, ma sembrava ancora un po’ indecisa e titubante.
Fu in quel momento, sotto un cielo nuvoloso e plumbeo che minacciava pioggia, che le diedi il mio primo bacio. Prima accostai delicatamente le mie labbra alle sue, poi mi riavvicinai, chiusi gli occhi e… beh, si capisce. La sensazione che avevo in quel momento era come essere trasportato in un altro mondo. Riguardo a come la baciai… beh, lasciamo perdere. Ma che vuoi fare, era il mio primo bacio, ero piuttosto agitato e non ero pratico su come si facesse: ora è facile parlare col senno di poi. Subito dopo però non ero sereno e spensierato, ma preoccupato, poiché vedevo Cristina ancora insicura, non mi aveva ancora detto un “sì” convinto, ed io temevo che avrei sofferto di nuovo. Mentre la riaccompagnavo a casa, le tenevo il braccio intorno alle spalle, ma mi sembrava turbata e pensierosa, come se avesse paura di illudermi.
Mi ero innamorato di nuovo
Il giorno dopo incontrai Francesca al cancello della scuola, che mi disse che piacevo a Cristina, ma che ci era rimasta per il fatto del giorno prima, ed era confusa. Scrissi sul mio diario:
Cristina: ecco la paura di scrivere e ripetere un nome che è riuscito a cancellarne un altro, ormai legato soltanto a un modo di pensare, vivere, soffrire e considerare un amore cristallizzato, ma ritenuto tale a prescindere dal sentimento, sepolto chi sa come, chi sa ormai da quanto. Ed ecco i miei sospiri, le mie gioie, le mie speranze, le mie paure scaturire adesso da qualcosa di più vero, per una persona più importante. Come potrò dimenticare tutto questo affetto reciprocamente dimostrato, come potrò ignorare ciò che provo stando con te e pensando a te, qualcosa che assaporo per la prima volta in tutta la mia vita? E come potrò permettere al timore e al dubbio di impedirmi di ammettere a me stesso e di confessare a te che sei troppo importante per me, che ho bisogno di te, che ti amo?
Com’è andata a finire? Lo scoprirai nel prossimo post!
Nel prossimo post: AFFERRARE LA MANO TESA PER SALVARE – 2) Quando lasciarsi andare e quando lasciar andare?
- Quando è il momento di lasciarsi andare in una relazione? (Seconda parte)
- Quando è il momento di lasciar andare e guardare avanti?
Vedi l’indice di tutta la serie: AMORE – problemi e consigli
Questi post offrono consigli e riflessioni importanti sui dubbi e problemi in amore, difficilmente trovabili altrove.
Tuttavia, se hai bisogno di aiuto psicologico diretto, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista.
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Giusto per avere un riferimento, vedi ad es. https://www.unobravo.com/focus/relazioni
